È noto che le persone che non consumano carne beneficiano di una ridotta probabilità di incorrere in malattie cardiovascolari o in alcuni tipi di tumore: gli effetti di questo tipo di alimentazione sulla salute mentale sono tuttavia meno note
È noto che le persone che non consumano carne beneficiano di una ridotta probabilità di incorrere in malattie cardiovascolari o in alcuni tipi di tumore: gli effetti di questo tipo di alimentazione sulla salute mentale sono tuttavia meno noti. In letteratura sono infatti pubblicati dati discordanti, specie per quanto concerne l’associazione di un pattern alimentare vegetariano o vegano con il rischio di episodi di natura depressiva.
In questo studio brasiliano, condotto su circa 14.000 soggetti, gli autori hanno rilevato che coloro che dichiaravano di seguire una dieta priva di carne, sia bianca che rossa, ma anche di pesce e di tutti gli alimenti di origine marina, erano incorsi in un episodio di natura depressiva, nella settimana precedente alla valutazione clinica, con una frequenza circa doppia rispetto ai soggetti con alimentazione invece onnivora. La valutazione nutrizionale ha permesso di rilevare alcune carenze specifiche tra i soggetti che escludevano carne e pesce dalla dieta: l’apporto di vitamina B12, di vitamina D, di acidi grassi omega-3 era per esempio sensibilmente inferiore rispetto al gruppo degli onnivori. Secondo gli autori, tuttavia, queste carenze possono spiegare non più del 10% dell’eccesso di patologie depressive riscontrate tra i consumatori di diete senza carne e senza pesce. È importante sottolineare che la struttura dello studio non consente di definire se esista una vera relazione di causalità tra la dieta di queste persone e la maggiore prevalenza di sintomi depressivi; non si può infatti escludere che la relazione abbia in realtà una direzione inversa, e che siano le patologie depressive ad aumentare la probabilità di adottare diete senza carne e senza pesce.
Certamente, gli effetti sulla psiche e sulla salute mentale dei vari pattern alimentari sono a tutt’oggi poco studiati; sarebbe invece importante approfondire lo studio di queste relazioni, anche alla luce della crescente diffusione della depressione nel mondo e dell’impatto molto negativo di questa patologia sulla qualità della vita delle persone colpite e dei loro caregivers.
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