Il mercato dell’UE dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura (FAP – Fishery and Aquaculture Products) ha registrato un calo complessivo dei consumi nel periodo 2014–2023, con il consumo totale e quello pro capite che hanno raggiunto i livelli più bassi nel 2023 (rispettivamente 10,25 milioni di tonnellate e 22,9 kg pro capite)1. Tuttavia, ci sono notevoli differenze tra gli Stati Membri. Mentre Paesi come la Lituania, la Francia e la Spagna hanno registrato cali, il consumo è aumentato in Italia, Polonia, Romania e Slovacchia. Il Portogallo e la Spagna sono rimasti i paesi con il consumo pro capite più elevato per tutto il periodo. Anche i modelli di consumo si sono evoluti in termini di diversità ittiche, con un calo del consumo di specie tradizionali come il merluzzo, mentre tonno e gamberetti hanno registrato una forte crescita.
I fattori economici, culturali e geografici continuano ad influenzare fortemente i modelli di consumo, con i paesi costieri che mantengono generalmente livelli di consumo più elevati e diversificati. In particolare, la forte tradizione di consumo di prodotti ittici freschi in Italia ha contribuito sia alla crescita dei consumi nel corso del decennio sia alla resilienza della domanda durante la crisi sanitaria.
L’analisi di quattro edizioni dell’indagine Eurobarometro (2016, 2018, 2021 e 2024) mette in luce i cambiamenti nelle abitudini di consumo, nelle preferenze e nei profili dei consumatori di prodotti alimentari in tutta l’UE. I risultati mostrano un graduale passaggio da modelli di consumo frequenti a modelli più occasionali, con un calo del consumo settimanale a casa e un aumento di quello fuori casa. I supermercati e gli ipermercati hanno ulteriormente rafforzato il loro ruolo di principali canali di distribuzione, mentre i mercati tradizionali hanno registrato un calo. Il prezzo e l’aspetto del prodotto rimangono i principali fattori che influenzano le decisioni di acquisto, ma altri aspetti quali l’origine, la praticità e la sostenibilità stanno acquisendo importanza. L’origine del prodotto è particolarmente apprezzata in diversi Stati Membri e tra i consumatori più anziani, mentre gli aspetti legati alla praticità (come i prodotti ready to eat) assumono un’importanza crescente, soprattutto per i consumatori di mezza età (di età compresa tra i 35 e i 44 anni) con limitazioni di tempo. Le considerazioni ambientali, sociali ed etiche rimangono nel complesso secondarie, ma stanno diventando più rilevanti tra i consumatori più giovani. Lo studio suggerisce inoltre che le tendenze di consumo siano influenzate non solo dalle preferenze dei consumatori, ma anche dalla struttura dell’offerta, che a sua volta può determinare la domanda. Il mercato FAP dell’UE è caratterizzato da una dipendenza strutturale dalle importazioni, da una produzione interna in calo e da strategie di vendita al dettaglio che privilegiano le specie in grado di offrire maggiore stabilità e prevedibilità, sia in termini di prezzo che di volume. Ciò contribuisce al crescente predominio di un numero limitato di specie in grado di soddisfare le esigenze del mercato in termini di disponibilità durante tutto l’anno e di affidabilità dell’approvvigionamento. Il prezzo rimane un fattore determinante dei modelli di consumo e la sua influenza si è rafforzata nel contesto inflazionistico, portando alcuni consumatori a ridurre gli acquisti o ad orientarsi verso prodotti sostitutivi. Tuttavia, lo studio suggerisce anche che le decisioni di acquisto non possono essere spiegate solo dal prezzo e dovrebbero essere comprese in modo più ampio, tenendo conto di fattori quali l’immagine del prodotto, il valore percepito e l’utilità per i consumatori.
Principali risultati
Il comportamento di consumo alimentare è un processo multifattoriale e dinamico, determinato dall’interazione tra le caratteristiche dei prodotti, i fattori individuali e il contesto più ampio. Nel caso dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura (FAP), diverse caratteristiche influenzano ulteriormente i modelli di consumo. Tra queste figurano l’elevata variabilità dell’offerta, che incide sulla disponibilità dei prodotti, forti aspetti culturali, in particolare nelle regioni costiere, e ostacoli specifici legati ai prodotti (ad esempio, la difficoltà percepita nella preparazione, la presenza di lische, ecc…). Questo studio mira a fornire una valutazione completa del consumo di FAP nell’UE nel periodo 2015-2024, analizzando l’evoluzione dei modelli di consumo nel tempo, valutando i cambiamenti nel comportamento e nelle preferenze dei consumatori e individuando i principali fattori trainanti della domanda e le principali sfide che influenzano il consumo negli Stati Membri. Di seguito sono riassunti i principali risultati e le sfide emerse.
Un calo dei consumi determinato dal cambiamento delle abitudini
L’analisi dei mercati dell’UE evidenzia un cambiamento nei modelli di consumo piuttosto che un semplice calo della domanda. Sebbene i volumi complessivi di consumo siano diminuiti dal 2019, la tendenza più marcata è rappresentata dal calo della frequenza di consumo, soprattutto a casa. I risultati mostrano costantemente un passaggio dal consumo settimanale regolare a modelli più occasionali. Questo cambiamento è particolarmente marcato tra i consumatori più giovani, che mostrano una minore familiarità con il pesce, competenze culinarie più limitate e aspettative più elevate in termini di praticità. Al contrario, i consumatori più anziani mantengono abitudini di consumo più stabili, riflettendo una maggiore familiarità culturale con i prodotti ittici freschi e surgelati.
La praticità, fattore chiave per i consumi ma anche vettore di standardizzazione
In tutti i mercati oggetto dello studio, gli operatori del settore hanno sottolineato la crescente domanda di prodotti facili da preparare, porzionati, preconfezionati, pronti da cucinare e pronti da consumare. Questa tendenza avvantaggia le specie che offrono prevedibilità dell’offerta e prezzi stabili, come il salmone, il tonno, i gamberetti, ecc… Tuttavia, questo cambiamento contribuisce anche alla standardizzazione dell’offerta attorno ad un numero ristretto di specie, il che potrebbe ridurre la consapevolezza dei consumatori riguardo alla diversità dei prodotti ittici freschi e surgelati nell’UE, in particolare nei paesi dell’Europa meridionale.
Il prezzo come fattore chiave ma insufficiente del consumo di prodotti a base di pesce
Nei mercati oggetto dello studio, il prezzo emerge come un fattore determinante, centrale ma complesso, del consumo di prodotti a base di pesce. Sebbene sia costantemente identificato come un fattore chiave nelle decisioni di acquisto, in particolare in un contesto inflazionistico, il suo ruolo non è lineare e non spiega appieno il comportamento dei consumatori. I prodotti a base di pesce sono percepiti come costosi e l’inflazione ha ulteriormente rafforzato questa percezione. Sebbene i prodotti ittici freschi comprendano un’ampia gamma di specie, corrispondenti a diversi livelli di prezzo, comprese opzioni molto convenienti, i consumatori continuano spesso ad associare il pesce a un consumo di fascia alta. Tuttavia, il consumo costantemente elevato di alcune specie costose, come il salmone, dimostra che altri fattori quali la praticità, la disponibilità e l’immagine del prodotto possono prevalere sulle considerazioni relative al prezzo. Ciò dimostra inoltre che i modelli di consumo sono determinati da una combinazione di fattori, e non solo dal prezzo.
Polarizzazione dei consumatori e frammentazione della domanda
I risultati dello studio evidenziano che i modelli di consumo dei FAP sono sempre più frammentati e polarizzati, poiché le interviste condotte negli Stati Membri hanno individuato modelli di consumo diversi:
La disponibilità e la struttura della distribuzione determinano il consumo dei prodotti ittici
I risultati dello studio sottolineano il ruolo determinante della struttura dell’offerta e dell’organizzazione della distribuzione nel plasmare la domanda di prodotti ittici. In molti mercati, le grandi catene di distribuzione svolgono un ruolo dominante e orientano sempre più l’offerta verso specie che combinano un’offerta prevedibile e prezzi stabili, il che le rende attraenti per i rivenditori. Queste specie corrispondono in genere a prodotti importati o d’allevamento come salmone, gamberetti, tonno, ecc… Allo stesso tempo, i canali di distribuzione tradizionali, quali pescherie, mercati all’aperto e banchi di pesce fresco, hanno gradualmente perso terreno. Questo declino è stato determinato dalle difficoltà nel reclutare personale qualificato e dal cambiamento delle abitudini dei consumatori, che privilegiano la praticità e la possibilità di fare acquisti in un unico punto.
Vi sono alcune preoccupazioni, soprattutto da parte degli operatori coinvolti nella produzione primaria, che questo cambiamento limiti la familiarità dei consumatori con le specie ittiche meno conosciute, indebolisca la consapevolezza della stagionalità e riduca la conoscenza delle modalità di preparazione del pesce fresco. Ciò potrebbe, a sua volta, influenzarne il comportamento di consumo e le preferenze.
Ruolo emergente ma ancora secondario degli aspetti legati alla sostenibilità
Gli aspetti ambientali, sociali ed etici stanno acquisendo maggiore importanza, come evidenziato sia dai risultati dell’Eurobarometro sia dalla consultazione delle parti interessate. I risultati suggeriscono che i consumatori più giovani siano più propensi a prestare maggiore attenzione a questi aspetti, sebbene i dati emersi dalla letteratura siano più sfumati.
Tuttavia, tali aspetti rimangono secondari rispetto al prezzo, alla convenienza e all’aspetto. La loro influenza è più marcata nelle relazioni business-to-business (B2B) che nelle decisioni di acquisto finali. Allo stesso tempo, gli stakeholder segnalano che i consumatori sono spesso sopraffatti da informazioni complesse, il che limita la loro capacità di utilizzarle in modo efficace nelle decisioni di acquisto.
Consumo di prodotti della pesca e dell’acquacoltura in EU
Andamento consumo pro capite
Nel 2023, il consumo apparente di FAP nell’UE è stato stimato a 10,25 milioni di tonnellate LWE, pari a 22,89 kg LWE pro capite, il livello più basso dell’ultimo decennio. Il consumo apparente nell’UE è diminuito del 21%, passando da 12,94 milioni di tonnellate LWE nel 2014 a 10,25 milioni di tonnellate LWE nel 2023. Una tendenza al ribasso simile è stata registrata nel consumo pro capite, che è sceso da 25,5 kg pro capite nel 2014 a 22,9 kg pro capite nel 2023. Più specificamente, il consumo apparente di prodotti ittici freschi e congelati è rimasto relativamente stabile tra il 2014 e il 2019 intorno ai 12,6 milioni di tonnellate LWE (Live weight equivalents repository, peso vivo equivalente), prima di diminuire del 13% tra il 2019 e il 2023. Tale calo coincide con un periodo in cui i settori della pesca e dell’acquacoltura dell’UE sono stati colpiti da una serie di crisi (sanitarie, energetiche, politiche, ecc…) che ne hanno sconvolto l’economia e hanno modificato il comportamento dei consumatori. Nello stesso periodo, la maggior parte degli Stati Membri ha registrato un calo del consumo di FAP, il che suggerisce reazioni simili per le crisi successive, sebbene l’entità del calo variasse da un paese all’altro. Alcuni Stati Membri si sono discostati da questa tendenza generale, con un consumo rimasto relativamente stabile o addirittura in aumento. La Lituania (terzo Stato Membro in termini di consumo pro capite nel 2014) ha registrato il calo più marcato nel periodo considerato. Il consumo pro capite lituano è diminuito del 55%, raggiungendo i 20,0 kg pro capite (12o Stato Membro nel 2023). Cali del consumo pro capite sono stati registrati anche in diversi altri Stati Membri, tra cui l’Austria (–14%; raggiungendo 11,7 kg pro capite nel 2023), i Paesi Bassi (–12%; 19,90 kg pro capite), la Spagna (–12%; 40,60 kg pro capite) e la Francia (–7%; 32,14 kg pro capite). Al contrario, si sono osservati lievi aumenti in Italia (+5%; raggiungendo i 30,30 kg pro capite nel 2023) e in Polonia (+5%; 13,67 kg pro capite) (rispettivamente al 4o e al 15o posto tra i consumatori di FAP nell’UE nel 2023). Gli aumenti più significativi sono stati osservati in Romania (+39%; raggiungendo gli 8,8 kg pro capite nel 2023), in Slovacchia (+31%; 10,2 kg pro capite), in Bulgaria (+27%; 7,6 kg pro capite) e in Ungheria (+27%; 5,8 kg pro capite). Il Portogallo e la Spagna sono rimasti gli Stati Membri con il consumo pro capite più elevato nel periodo tra il 2014 e il 2023. In sintesi:
Trend di consumo
Le tendenze di consumo dei prodotti ittici freschi si riflettono anche in marcati cambiamenti nelle specie consumate. Tali cambiamenti sono strettamente legati alle trasformazioni strutturali delle abitudini di consumo e sono ulteriormente influenzati dal contesto economico e dai relativi fattori trainanti, come illustrato nelle sezioni seguenti. Tra le 10 specie più consumate nell’UE, che rappresentano circa il 50% del consumo apparente di prodotti ittici freschi, 6 hanno registrato un calo dei consumi nel periodo 2014-2023. Inoltre, dal 2019, solo 2 di loro hanno registrato andamenti positivi dei consumi. In sintesi:
Evoluzione della spesa pro capite
La spesa delle famiglie per i FAP a livello dell’UE ha raggiunto i 62,8 miliardi di euro nel 2024, registrando un aumento del 4% in un anno. Nello stesso anno, le famiglie dell’UE hanno speso oltre 246 miliardi di euro in prodotti a base di carne e oltre 170 miliardi di euro in latte, formaggio e uova. Nel complesso, le famiglie europee hanno speso circa quattro volte di più per i prodotti a base di carne rispetto ai FAP e quasi tre volte di più per latte, formaggio e uova. Le tendenze della spesa delle famiglie per tutte e tre le fonti proteiche hanno seguito andamenti simili dal 2015 al 2021. Tuttavia, dal 2021, la spesa per latte, formaggio e uova è aumentata ad un ritmo superiore rispetto a quella per pesce e prodotti a base di carne. Nel 2024, la spesa pro capite per il pesce ha raggiunto i 13.923 euro a livello dell’UE, rappresentando il 5% della spesa alimentare totale pro capite. Nello stesso anno, il Portogallo è stato il Paese dell’UE con la spesa nominale più elevata per abitante per i prodotti ittici, raggiungendo i 416 euro, seguito da Lussemburgo e Spagna (rispettivamente 274 e 260 euro per abitante). Il Portogallo è stato lo Stato Membro con la quota più elevata di spesa per il pesce rispetto alla spesa alimentare totale (13%), seguito dalla Spagna (11%). Al contrario, Ungheria (1%), Bulgaria (2%), Slovenia (2%), Slovacchia (3%), Austria (3%) e Paesi Bassi (3%) sono gli Stati Membri con le quote più basse di spesa per il pesce.
Principali caratteristiche del consumo di FAP nell’UE
La quota delle 3 specie più consumate sul consumo totale fornisce un’indicazione della diversità del consumo di FAP negli Stati membri dell’UE: una quota più elevata riflette una minore diversità, con un consumo concentrato su un numero limitato di specie. Nel complesso, tale quota è diminuita a livello dell’UE tra il 2014 e il 2023, con cali osservati in 16 Stati Membri, il che suggerisce una crescente diversità nel consumo di FAP. I cali più marcati nella quota delle 3 specie più consumate sono stati registrati in Croazia e in Irlanda, con diminuzioni rispettivamente di 22 e 18 punti percentuali, ad indicare una diversificazione delle specie consumate. Le quote delle tre specie più consumate sono rimaste sostanzialmente stabili in Portogallo, Austria e Slovacchia, mentre il consumo si è concentrato maggiormente in Lituania (+30 punti), Polonia (+6 punti) e Germania (+4 punti). Nel 2023 la Germania ha registrato la minore diversità delle specie consumate, con le tre specie più consumate (merluzzo dell’Alaska, salmone e tonnetto striato) che rappresentavano il 63% del consumo totale, con un aumento di 4 punti rispetto al 2014. Analogamente, anche Irlanda, Polonia, Lituania, Ungheria e Finlandia hanno mostrato una bassa diversità dei consumi, con le prime 3 specie che rappresentavano tra il 49% e il 56% del consumo totale. Al contrario, Spagna, Francia, Italia e Grecia presentano un modello di consumo più diversificato. Tra le specie più consumate in Francia figuravano il salmone, il merluzzo d’Alaska e il tonnetto striato. Il salmone e il tonnetto striato erano tra le specie più consumate anche in Italia, insieme ai calamari. Tra le specie più consumate in Spagna figuravano nasello, merluzzo e salmone. I fattori geografici e sociodemografici influenzano ulteriormente il livello di consumo negli Stati Membri. La vicinanza alla costa emerge come un fattore determinante costante di un maggiore consumo di prodotti ittici freschi. Secondo l’indagine Eurobarometro del 2024, il 79% delle persone che vivono entro 5 km dalla costa dichiara di consumare pesce almeno una volta al mese, rispetto al 49% di coloro che vivono a oltre 200 km dalla costa. Gli Stati Membri costieri come Spagna e Portogallo registrano tassi di consumo settimanali rispettivamente del 64% e del 59%, mentre gli Stati Membri senza sbocco sul mare come Austria e Ungheria registrano solo il 9% e il 2%. Questa vicinanza alle zone di produzione e di sbarco, unita ad una maggiore conoscenza e familiarità con i prodotti ittici freschi, favorisce tradizioni di consumo più radicate in queste regioni.
Cambiamenti nelle abitudini di consumo
I risultati dell’indagine Eurobarometro suggeriscono cambiamenti significativi in termini di abitudini di consumo, caratterizzati da un passaggio da modelli di consumo frequenti a più occasionali. Nello specifico, il consumo settimanale di FAP a casa è diminuito dell’11% tra il 2016 e il 2024. Allo stesso tempo, il consumo occasionale è aumentato, come dimostra la quota crescente di intervistati che ha dichiarato di consumare FAP diverse volte l’anno o una volta l’anno o meno. I risultati dell’indagine hanno rivelato un leggero divario legato all’età nel consumo domestico, con le generazioni più anziane che consumano FAP più frequentemente rispetto ai consumatori più giovani, come illustrato nella sezione 5.3. È interessante notare che la percentuale di consumatori che dichiara di non consumare mai FAP fuori casa è diminuita in modo significativo, di 8,2 punti.
Evoluzione canali di distribuzione
I risultati relativi ai canali di distribuzione dei prodotti ittici freschi indicano che sia i negozi di alimentari, i supermercati o gli ipermercati, sia le pescherie o i negozi specializzati, rappresentano di gran lunga i principali canali di distribuzione di tali prodotti nell’UE. Mentre il numero di consumatori che acquistano i prodotti ittici freschi presso pescherie o negozi specializzati è rimasto stabile dal 2016, i consumatori che dichiarano di acquistarli presso grandi catene di distribuzione ha registrato un notevole aumento, passando dal 73% nel 2016 al 79% nel 2024. Il tasso di penetrazione degli altri canali di distribuzione è significativamente inferiore: il 14,2% per i mercati, che hanno registrato un forte calo (–12,3 punti rispetto al 2016); il 9,0% per gli acquisti effettuati direttamente presso l’allevamento o dal pescatore. Ciò potrebbe essere spiegato dalla diminuzione del numero di altri canali di distribuzione, come le pescherie in alcuni Stati Membri.
Cambiamenti nelle preferenze dei consumatori
L’analisi degli aspetti presi in considerazione dai consumatori al momento dell’acquisto di prodotti FAP mostra che i criteri tradizionali, quali prezzo e aspetto, restano fattori chiave che influenzano le decisioni di acquisto dei consumatori dell’UE. Allo stesso tempo, stanno acquisendo importanza gli aspetti legati ad origine, praticità e sostenibilità.
Prezzo
Il prezzo è sempre stato un fattore di acquisto importante. Nel 2024 è diventato il primo fattore, superando l’aspetto estetico: il 55% degli intervistati lo ha indicato come elemento principale di scelta.
Aspetto del prodotto
L’aspetto del prodotto (ad esempio, freschezza e presentazione) è rimasto un criterio importante, sebbene la sua rilevanza sia leggermente diminuita dal 2016, passando dal 60% al 52% nel 2024.
Origine del prodotto
Anche l’origine di prodotto è rimasta un aspetto importante, classificandosi al terzo posto tra i fattori più rilevanti considerati dai consumatori al momento dell’acquisto, sebbene la sua importanza abbia subito fluttuazioni tra il 2016 e il 2024. Tuttavia, si possono notare differenze significative tra gli Stati Membri. Nel 2024, gli intervistati in Francia, Finlandia, Germania, Slovacchia, Slovenia, Svezia e Lussemburgo hanno segnalato un livello di attenzione all’origine superiore alla media dell’UE, con oltre il 45% degli intervistati in ciascun Paese che lo ha indicato come un aspetto importante. Inoltre, l’interesse per l’origine dei prodotti ittici freschi sembra aumentare con l’età: gli anziani (65+) sono i più interessati all’origine (49%), rispetto alle generazioni più giovani (38% per i consumatori di età compresa tra i 15 e i 24 anni). Le preferenze per la produzione europea o locale sono motivate anche da considerazioni concrete quali distanze di trasporto più brevi, maggiore freschezza e trasparenza, nonché dal desiderio di sostenere le economie locali e preservare le pratiche di pesca tradizionali. Nel complesso, questi risultati rivelano che l’origine del pesce, sia essa locale, nazionale o europea, costituisce un potente indicatore di qualità agli occhi dei consumatori. Nei Paesi mediterranei come Francia e Italia, il concetto di “pesca costiera” riscuote particolare successo tra i consumatori. Circa il 70% degli intervistati in questi mercati ha espresso un forte sostegno a un marchio di pesca costiera, soprattutto se associato a origine nazionale, alta qualità, rispetto dell’ambiente, sostegno alle comunità locali/costiere e pratiche di pesca artigianale.
Facilità e tempi di preparazione
Al contrario, la facilità di preparazione e il tempo necessario sono diventati fattori più rilevanti, passando da circa il 20% nel 2016 al 25% nel 2024, il che potrebbe riflettere una crescente domanda di praticità. La fascia d’età che manifesta il maggiore interesse in questa categoria è quella dei consumatori di età compresa tra i 35 e i 44 anni. Questa tendenza trova conferma nella letteratura. Uno studio sulla disponibilità a pagare per i prodotti ittici ha rilevato che i formati pronti da cucinare sono particolarmente apprezzati, con i consumatori disposti a pagare 0,50 €/kg in più per i prodotti ittici pronti da cucinare rispetto a quelli interi. La Spagna ha rappresentato un’eccezione: i consumatori spagnoli erano disposti a pagare 0,25 €/kg in più per le specie ittiche intere rispetto alle alternative pronte da cucinare. Inoltre, questa tendenza verso la praticità è in linea con l’aumento osservato dei grandi rivenditori che offrono prodotti ittici freschi pronti da cucinare e pronti da consumare, a scapito degli operatori di pescheria che offrono prodotti freschi.
Marchi ed etichette di qualità
Altri aspetti sembrano avere minore rilevanza. I marchi e le etichette di qualità hanno subito variazioni nel tempo, ma continuano ad essere citati da circa un quarto dei consumatori. In pratica, questi comprendono un’ampia gamma di sistemi, quali etichette green, certificazioni di qualità, marchi collettivi ed etichette commerciali, che promuovono diverse caratteristiche e attributi dei prodotti alimentari. I risultati dell’indagine suggeriscono che i consumatori prestino attenzione a questi aspetti, sebbene la loro influenza sulle decisioni di acquisto rimanga relativamente moderata.
Considerazioni ambientali
Le considerazioni ambientali, sociali o etiche, sebbene menzionate da una quota minore di intervistati (17% nel 2024), mostrano un graduale aumento nel tempo. Tuttavia, questa quota nasconde differenze significative sia tra gli Stati membri che tra le fasce d’età dei consumatori. In particolare, Austria, Paesi Bassi e Svezia si distinguono come i Paesi in cui i consumatori sono più interessati a questi aspetti, con rispettivamente il 30%, il 33% e il 43% degli intervistati. L’interesse è inoltre più elevato tra i consumatori più giovani: il 27% dei consumatori sotto i 24 anni li cita, rispetto al 15% tra i consumatori di età pari o superiore a 65 anni. Dai risultati dell’indagine Eurobarometro sulle informazioni che dovrebbero figurare sull’etichetta dei prodotti ittici freschi, quelle relative a data di cattura o di produzione rimangono di gran lunga le più attenzionate, sebbene in calo negli ultimi anni (69% degli intervistati nel 2024). Ciò è coerente con la forte importanza attribuita dai consumatori all’aspetto e alla freschezza. Le informazioni ambientali sono la seconda categoria di informazioni attesa dai consumatori, citata da circa un terzo degli intervistati. Ciò dimostra che, sebbene non rappresentino il fattore principale che determina l’acquisto dei prodotti ittici freschi (essendo al sesto posto tra gli aspetti considerati al momento dell’acquisto), si tratta di informazioni che molti consumatori vorrebbero vedere riportate sulle etichette dei prodotti.
Fonte: EUMOFA – European Market Observatory for Fisheries and Aquaculture Products
Note
1. Consumo apparente (totale e pro capite): quantità stimata di prodotti della pesca e dell’acquacoltura consumati nell’UE. Il consumo pro capite indica la quantità consumata da ogni singolo cittadino dell’UE.
|
EUMOFA European Market Observatory for Fisheries and Aquaculture Products Case Study – Consumption of fishery and aquaculture products in the EU (Luglio 2026) |
To subscribe to a Magazine or buy a copy of a Yearbook
From traditional advertising to digital tools such as Newsletter and Direct Email Marketing. Let's build together the most effective communication strategy for your growth.
Find outFrom traditional advertising to digital tools such as Newsletter and Direct Email Marketing. Let's build together the most effective communication strategy for your growth.
Find out