La Tanzania sta vivendo un momento decisivo nel suo percorso nel comparto dell’acquacoltura. Per decenni, le acque abbondanti del Paese, il clima favorevole, le vaste risorse territoriali e la crescente domanda di pesce hanno rappresentato un potenziale in gran parte inutilizzato. La situazione sta ora cambiando. La produzione è in aumento, l’allevamento in gabbia si sta ampliando, la capacità degli incubatoi e dei mangimifici è in crescita e sta emergendo un interesse per gli investimenti lungo tutta la catena del valore. La Tanzania sta considerando l’acquacoltura sempre più non semplicemente come attività di sussistenza, ma come settore strategico per la sicurezza alimentare e nutrizionale della nazione, l’occupazione, gli investimenti e la crescita economica. L’opportunità arriva al momento giusto. A livello globale, l’acquacoltura è attualmente diventata la principale fonte di produzione di animali acquatici: nel 2024, gli animali acquatici d’allevamento hanno superato per la prima volta i 100 milioni di tonnellate, rappresentando il 53% della produzione totale di animali acquatici (FAO, 2026). Quella africana, tuttavia, rappresenta ancora una quota relativamente modesta della produzione acquicola globale, nonostante la forte domanda demografica e il notevole potenziale in termini di risorse naturali. La Tanzania si trova quindi in un punto di snodo importante: tra un’economia alimentare acquatica globale in rapida espansione e un mercato africano con un notevole margine di crescita.
Un paese fatto apposta per l’acquacoltura
È difficile non notare i vantaggi geografici della Tanzania. La Repubblica Unita di Tanzania comprende la Tanzania continentale e Zanzibar, con 1.424 km di costa sull’Oceano Indiano e vasti ecosistemi marini e costieri. Nell’entroterra, il Paese condivide tre dei Grandi Laghi africani — Vittoria, Tanganica e Nyasa — e possiede numerosi laghi minori, fiumi, bacini artificiali e zone umide. Le abbondanti risorse terrestri e idriche offrono opportunità per la produzione in stagno e altre forme di produzione terrestre in molte regioni. Queste risorse naturali coincidono con un mercato in crescita. Il Ministero della Zootecnia e della Pesca identifica la crescita demografica, l’urbanizzazione e la crescente consapevolezza dei benefici nutrizionali degli alimenti di origine acquatica come importanti fattori trainanti della domanda. Tuttavia, l’attuale consumo pro capite di pesce, pari a 10,2 kg, è inferiore alla media globale di 21,3 kg, il che sottolinea l’opportunità di aumentare la disponibilità e l’accessibilità del pesce d’allevamento (FAO, 2026). La posizione della Tanzania, situata tra la Comunità dell’Africa Orientale (EAC) e la Comunità per lo Sviluppo dell’Africa Australe (SADC), insieme alle sue infrastrutture di trasporto e portuali, costituisce una piattaforma ideale per rifornire i mercati nazionali, regionali e dell’Africa in generale.
Dall’agricoltura di sussistenza a un settore emergente
La storia dell’acquacoltura in Tanzania non è nuova. Risale al 1927, quando l’allevamento della trota fu introdotto nei corsi d’acqua freddi del Kilimangiaro e di Mbeya (Bailey, 1966). L’allevamento di tilapia in stagno seguì all’inizio degli anni ‘50, mentre negli anni ‘60 e ‘70 l’attenzione si concentrò sulla produzione di avannotti per il ripopolamento dei bacini idrici (Balarin, 1985). Durante gli anni ’80 e ’90, il governo e i partner di sviluppo hanno sostenuto lo sviluppo della piscicoltura, compresa la creazione di una capacità acquicola nazionale. Una pietra miliare istituzionale di grande rilievo si è avuta nel 2008 con l’istituzione di una Divisione dedicata all’acquacoltura all’interno del Ministero responsabile della pesca e dell’acquacoltura. Oggi il settore è sostenuto dai Centri di sviluppo per l’acquacoltura (Aquaculture Development Centres) e dalle Scuole professionali per acquacoltori (Aquafarmer Field Schools), mentre la ricerca e la formazione sono affidate all’Istituto di Ricerca sulla Pesca della Tanzania (TAFIRI), all’Agenzia per l’Istruzione e la Formazione nel Settore della Pesca (FETA) e alle università, tra cui l’Università di Dar es Salaam, l’Università di Agraria Sokoine, l’Università di Dodoma e l’Università di Agraria e Tecnologia Mwalimu Julius Nyerere. Il panorama produttivo si sta inoltre diversificando, passando dalla predominanza dell’allevamento in stagno su piccola scala all’allevamento ittico commerciale su larga scala in gabbia nei Grandi Laghi, mentre nelle aree urbane e periurbane stanno emergendo stagni intensivi, vasche, sistemi di acquacoltura a ricircolo (RAS) e canali di allevamento integrati in stagni (IPRS). Sebbene i costi elevati, i requisiti tecnici, l’affidabilità dell’approvvigionamento energetico, la gestione della qualità dell’acqua e il controllo delle malattie rimangano ostacoli ad una più ampia diffusione dei sistemi RAS, questi sistemi rappresentano l’orientamento del settore verso una produzione più intensiva e controllata.
I numeri: un settore in espansione
Gli ultimi dati del Ministero mostrano un settore in rapida crescita. La produzione totale dell’acquacoltura è passata dalle 44.735 tonnellate nel 2020/21 alle 234.525 tonnellate nel 2025/26, 59.345 tonnellate delle quali di animali acquatici — tra cui pesci, gamberi, granchi e cetrioli di mare — e 175.180 tonnellate di alghe. Il valore complessivo dichiarato è stato di 446,8 miliardi di TZS (scellini tanzaniani, pari a circa 170 milioni di dollari USA). Anche gli indicatori di supporto sono altrettanto significativi. Nello stesso periodo, il numero di gabbie per la piscicoltura è aumentato da 473 a 3.343, gli incubatoi da 24 a 67, la produzione di avannotti da 24,2 milioni a 212,8 milioni e l’utilizzo commerciale di mangimi per pesci da circa 1.182 tonnellate a oltre 23.600 tonnellate.
Due motori di crescita: la tilapia e le alghe marine
La tilapia del Nilo (Oreochromis niloticus) è la specie dominante nell’allevamento d’acqua dolce, grazie a conoscenze produttive consolidate, all’accettazione da parte dei consumatori e alla sua adattabilità. Anche la tilapia del Tanganyika (Tanganyika tilapia) e altre specie adatte al contesto locale contribuiscono all’acquacoltura d’acqua dolce. L’allevamento in stagno rimane la base per molti allevatori, mentre l’allevamento in gabbia offre una via verso una produzione più intensiva in laghi e bacini idrici idonei. Il numero di gabbie è aumentato da 50 nel 2014/2015 a 3.343 nel 2025/2026, con la partecipazione sia di piccoli allevatori che di grandi imprese commerciali. Il settore marino è guidato dalle alghe marine. La Tanzania è uno dei principali produttori africani di alghe marine, contribuendo per oltre il 90% alla produzione africana di alghe marine (Lukwambe e Bwathondi, 2024). Le principali specie coltivate sono lo Spinosum (Eucheuma denticulatum) e il Cottonii (Kappaphycus alvarezii), mentre gamberetti, granchi di fango, cetrioli di mare, Milk fish (Chanos chanos) e ostriche perlifere offrono ulteriori opportunità di diversificazione laddove tecnicamente e ambientalmente fattibile.
Dagli allevamenti alla catena del valore: costruire un ecosistema
La prossima fase dello sviluppo dell’acquacoltura in Tanzania dipenderà meno dal numero di allevamenti e più dalla capacità del Paese di costruire l’ecosistema necessario per produrre pesce in modo efficiente, costante e redditizio. I principali ostacoli allo sviluppo del comparto includono la disponibilità limitata di fattori di produzione di qualità, l’adozione disomogenea di pratiche di gestione migliorate, gli scarsi investimenti commerciali, l’inadeguatezza delle infrastrutture della catena del freddo e di valorizzazione del prodotto, nonché le lacune in termini di competenze e conoscenze (Shoko et al., 2022). Questi ostacoli rappresentano anche opportunità di investimento. La Tanzania ha infatti bisogno di:
Un allevamento commerciale di successo può diventare un punto di riferimento per un ecosistema molto più ampio, creando domanda di novellame, mangimi, attrezzature, finanziamenti, trasporti, trasformazione, tecnologia e servizi professionali, ecc… Questo è l’effetto moltiplicatore che può trasformare l’acquacoltura da “semplice” attività produttiva in una piattaforma industriale e occupazionale decisamente più ampia.
Il Governo come catalizzatore, il settore privato come motore
L’orientamento politico della Tanzania è sempre più incentrato sulla creazione di un contesto favorevole in cui l’impresa privata possa guidare l’espansione commerciale. L’acquacoltura è riconosciuta all’interno del più ampio quadro politico nazionale in materia di pesca ed “economia blu”, mentre la Legge sulla pesca e il Regolamento sulla pesca (acquacoltura) del 2024 costituiscono il principale fondamento normativo, insieme alla legislazione che disciplina le risorse idriche, il territorio, l’ambiente, i mangimi e la salute animale. Il Governo sta inoltre investendo nelle basi della crescita del comparto. I Centri di sviluppo per l’acquacoltura vengono ripristinati e ne vengono costruiti di nuovi in località strategiche; le Aquafarmer Field Schools stanno rafforzando la divulgazione tecnica tra allevatori; la pianificazione territoriale e la valutazione ambientale strategica vengono utilizzate per facilitare uno sviluppo ordinato e sostenibile dell’allevamento in gabbia. Attraverso la partnership con la Banca per lo Sviluppo Agricolo della Tanzania (Tanzania Agricultural Development Bank – TADB), il Governo sta fornendo finanziamenti agevolati per stimolare l’allevamento commerciale in gabbia e altre imprese acquicole. Sono state fornite a 2.095 beneficiari un totale di 536 gabbie per un valore di 12,574 miliardi di TZS, insieme ad avannotti e mangimi (MLF, 2026). Finora sono state prodotte complessivamente 593 tonnellate di pesce per un valore pari a 4,617 miliardi di TZS.
La prossima frontiera: tecnologia e digitalizzazione
La trasformazione della Tanzania avrà anche una dimensione tecnologica, orientata alla digitalizzazione dell’acquacoltura, con un maggiore ricorso a sensori per il monitoraggio della qualità dell’acqua (continuous water-quality sensors), alimentazione automatizzata, registri digitali degli allevamenti, intelligenza artificiale per la stima della biomassa e la previsione dei rischi, telerilevamento, aerazione di precisione, tracciabilità digitale e piattaforme integrate di gestione degli allevamenti. La tecnologia non dovrebbe essere adottata come fine a se stessa. Il suo valore risiede nel miglioramento della produttività, nella riduzione dei rischi di produzione, nel rafforzamento della tracciabilità e nel rendere l’acquacoltura più prevedibile e quindi finanziabile.
Sostenibilità: crescita senza compromettere la base di risorse
I laghi, i fiumi, le zone umide, il litorale e gli ecosistemi marini della Tanzania sono al tempo stesso beni produttivi e risorse pubbliche. La loro salute è fondamentale per l’acquacoltura, la pesca e altri servizi ecosistemici. Con l’espansione dell’allevamento in gabbia, la pianificazione territoriale, la valutazione ambientale, l’analisi della capacità di carico e un monitoraggio efficace assumono un’importanza sempre maggiore (Banini et al., 2024). Il programma di zonizzazione del settore da parte del governo costituisce una base importante. L’individuazione di 99 siti idonei all’allevamento in gabbia, che coprono circa 220 km² nel Lago Vittoria, mira a ridurre i conflitti tra gli utenti delle risorse, a facilitare investimenti ordinati e a proteggere gli ecosistemi acquatici (FAO, 2025). La fase successiva dovrà consolidare queste basi attraverso la valutazione della capacità di carico specifica per ciascun sito, il monitoraggio ambientale, pratiche responsabili di ripopolamento e alimentazione, misure relative alla salute dei pesci e alla biosicurezza, la prevenzione delle fughe, l’assegnazione trasparente degli spazi e sistemi efficaci di verifica della conformità. La sostenibilità non dovrebbe essere vista come un vincolo agli investimenti, ma piuttosto come un fattore che li favorisce. I produttori devono poter contare sul fatto che le risorse rimangano produttive, le comunità hanno bisogno della garanzia che lo sviluppo commerciale sia inclusivo e i finanziatori necessitano di prove che le imprese possano operare in condizioni ambientali e normative prevedibili. Questo è il significato concreto della “Trasformazione Blu”: produrre più alimenti di origine acquatica migliorando al contempo le prestazioni ambientali, la resilienza e i benefici sociali (FAO, 2022).
La questione dei finanziamenti: la Tanzania riuscirà ad attrarre investimenti privati?
Il capitale sarà determinante. L’acquacoltura ha dimostrato di avere un potenziale in termini di domanda e produzione, ma il finanziamento rimane una sfida, in particolare per i piccoli produttori privi di garanzie reali, di dati di produzione affidabili o di una storia creditizia consolidata. Le iniziative governative di prestiti agevolati dimostrano come i finanziamenti pubblici mirati possano aiutare a costruire uno storico di produzione (production track records) e a ridurre le barriere di ingresso. Il passo successivo consiste nel mobilitare capitali commerciali su scala più ampia. Le opportunità spaziano dagli allevamenti per l’ingrasso agli incubatoi, ai mangimifici, alle gabbie, alle catene del freddo, alla trasformazione, alla logistica, alle assicurazioni, alle tecnologie digitali e ad altre infrastrutture di supporto. Finanziamenti misti, garanzie di credito, assicurazioni, leasing di attrezzature, finanziamenti ai fornitori, investimenti azionari e partnership tra agricoltori e investitori possono tutti contribuire a rendere il settore più attraente per gli investimenti.
L’opportunità regionale della Tanzania
Le opportunità offerte dall’acquacoltura in Tanzania vanno oltre il mercato interno. La sua posizione geografica, i porti, i collegamenti stradali e ferroviari e l’accesso ai mercati dell’EAC, della SADC e dell’Area di libero scambio continentale africana (AfCFTA – African Continental Free Trade Area) costituiscono una base solida per il commercio regionale. Un settore competitivo potrebbe rifornire di pesce i mercati limitrofi, sviluppando al contempo il commercio regionale di novellame, mangimi, attrezzature, tecnologia e competenze professionali. Questo ruolo regionale è importante perché la crescita dell’acquacoltura in Africa rimane concentrata in un numero limitato di Paesi, nonostante la popolazione del continente e la domanda di alimenti nutrienti continuino ad aumentare. La Tanzania ha l’opportunità di diventare più di un semplice produttore: può trasformarsi in un polo regionale dell’acquacoltura che colleghi l’Africa orientale e meridionale con la tecnologia, i capitali, le conoscenze e i mercati globali. Ecco perché l’acquacoltura, nel contesto più ampio dell’Economia Blu, è riconosciuta come uno dei settori trainanti per il raggiungimento dell’obiettivo di un’economia da 1.000 miliardi di dollari previsto dalla Tanzania Development Vision 2050 (URT, 2025).
Cosa deve succedere ora?
Per il comparto dell’acquacoltura in Tanzania, oggi si richiede un passaggio consapevole dalla crescita della produzione alla crescita della produttività, della competitività e del valore. Sono 5 le priorità che emergono in modo particolare:
Se questi elementi si riuscissero a combinare, la Tanzania potrebbe passare dall’essere un Paese noto per il potenziale della propria acquacoltura ad un Paese riconosciuto per i risultati ottenuti in questo settore. L’opportunità non consiste semplicemente nel produrre più pesce, ma nel costruire una moderna industria ittica in grado di creare posti di lavoro, rafforzare la sicurezza alimentare e nutrizionale, attrarre investimenti e contribuire alla “Trasformazione Blu” dell’Africa.
L’invito della Tanzania al mondo
È proprio per questo che World Aquaculture Tanzania 2026 (WA26T), organizzato in concomitanza con Aquaculture Africa 2026 (AFRAQ26), riveste grande importanza. Dal 1o al 4 dicembre prossimi, Dar es Salaam riunirà la comunità mondiale dell’acquacoltura presso il Centro Congressi Internazionale Julius Nyerere. Il programma prevede sessioni scientifiche e tecniche, una fiera commerciale internazionale, forum di settore, attività per studenti, workshop e corsi di formazione, opportunità di networking ed escursioni legate all’acquacoltura. Il tema principale, “L’acquacoltura motore della trasformazione blu”, è particolarmente azzeccato. Esprime l’ambizione della Tanzania di trasformare le risorse acquatiche in cibo nutriente, mezzi di sussistenza, investimenti, innovazione e crescita economica sostenibile, nonché la più ampia esigenza dell’Africa di sviluppare sistemi alimentari acquatici produttivi, inclusivi, resilienti e rispettosi dell’ambiente. La Tanzania non sta invitando il mondo semplicemente per ammirare il proprio potenziale. Sta invitando ricercatori, produttori, investitori, responsabili politici, aziende tecnologiche, finanziatori, partner di sviluppo e giovani professionisti a scambiare conoscenze, costruire partnership e contribuire a plasmare la prossima generazione dell’acquacoltura africana. WA26T e AFRAQ26 offrono una piattaforma per collegare i laghi e le coste della Tanzania con la tecnologia globale; i suoi agricoltori con nuovi mercati; i suoi imprenditori con il capitale; i suoi ricercatori con le reti internazionali; e il suo settore emergente con l’economia alimentare acquatica globale in espansione. La Tanzania è pronta a raccontare la propria storia nel campo dell’acquacoltura e invita il mondo a contribuire a scriverne il prossimo capitolo!
Dott. Nazael Amos Madalla
PhD, Direttore della Divisione Acquacoltura del Ministero
dell’Allevamento e della Pesca
Repubblica Unita di Tanzania
Bibliografia
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World Aquaculture Tanzania 2026 (WA26T), ovvero la 5a edizione della conferenza e esposizione internazionale annuale della World Aquaculture Society e della Sezione africana della World Aquaculture Society (AFRAQ2026), è ospitata dal Governo della Repubblica di Tanzania. L’evento si terrà a Dar es Salaam, in Tanzania, dal 1o al 4 dicembre prossimi, presso il Julius Nyerere International Convention Centre (JNICC), una struttura congressuale ed espositiva di livello mondiale situata in Tanzania. Dal 2022, la WAS ha ospitato con successo le Conferenze annuali sull’acquacoltura in Africa (AFRAQ) in Egitto (2022), Zambia (2023), Tunisia (2024) e, recentemente, l’Aquaculture Safari in Uganda (2025). Le conferenze AFRAQ attraggono solitamente un gruppo eterogeneo di partecipanti provenienti da quasi 100 Paesi, tra cui professionisti dell’acquacoltura, produttori, ricercatori, responsabili politici, rappresentanti del settore, partner per lo sviluppo, studenti e vari altri soggetti interessati. Per il WA26T sono attesi circa 2.000 partecipanti. L’evento vedrà la partecipazione di relatori di spicco nelle sessioni plenarie, presentazioni di ricerche all’avanguardia, una mostra dedicata alle innovazioni nel settore dell’acquacoltura e molto altro ancora. I partecipanti avranno l’opportunità di creare una rete di contatti, condividere conoscenze e collaborare per affrontare le sfide e le opportunità chiave che si presentano sia nel panorama africano che nell’industria globale dell’acquacoltura. >> Link: was.org/meeting/code/AFRAQ26 |
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