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Pesca

Masculina da magghia, la piccola acciuga pescata come tremila anni fa

of Papotti C.


Il mare è ancora nero quando le barche lasciano il porticciolo. A bordo non ci sono grandi attrezzature né tecnologie sofisticate, ma mani esperte che ripetono gesti tramandati da generazioni. Le reti scivolano lentamente nell’acqua e il silenzio è interrotto solo dallo sciabordio delle onde. È così che, nel Golfo di Catania, prende vita una delle più antiche forme di pesca del Mediterraneo. Il suo frutto è la Masculina da magghia, una piccola acciuga che racchiude una storia lunga quasi tremila anni. Oggi è tutelata come Presidio Slow Food, nato per salvaguardare non soltanto un prodotto, ma una tecnica di pesca che rischiava di scomparire insieme ai pochi pescatori che ancora la praticavano. Perché il valore della Masculina da magghia non risiede soltanto nelle sue carni: è il modo in cui arriva sulla tavola a renderla unica.


Quando è la rete a creare l’eccellenza

A differenza di molte specialità ittiche, la Masculina da magghia non deve la propria fama ad una particolare specie ittica. A fare la differenza è il metodo di cattura. Le alici vengono pescate con le antiche reti menaidi, chiamate localmente tratte, già conosciute nel Mediterraneo in epoca classica. Durante la cattura, la testa del pesce rimane delicatamente impigliata nella magghia, la maglia della rete da cui il prodotto prende il nome. Questo provoca un naturale dissanguamento che rende le carni più chiare, compatte e raffinate nel gusto, con una sapidità equilibrata e una consistenza particolarmente delicata. Un dettaglio tecnico, all’apparenza insignificante, che diventa invece il segreto della sua qualità.


Un’eredità che arriva dal passato

Le reti menaide sono considerate tra gli strumenti di pesca più antichi ancora utilizzati nel Mediterraneo. Alcuni studiosi ne fanno risalire l’origine all’epoca omerica, quando le comunità costiere affidavano già alle reti la cattura dei piccoli pesci azzurri. Oggi questa tecnica sopravvive in pochissimi luoghi. Uno dei più importanti è il Golfo di Catania, dove piccoli porti come San Giovanni Li Cuti, Ognina e Aci Trezza custodiscono una tradizione che continua a scandire la vita delle comunità marinare. Qui la pesca non è soltanto un’attività economica: è un patrimonio culturale costruito sull’esperienza, sull’osservazione del mare e sul rispetto dei suoi tempi.


Il tempo del mare

La stagione della Masculina da magghia coincide con la primavera e l’inizio dell’estate, tra aprile e luglio. Le uscite avvengono nelle ore che precedono l’alba, quando il mare è più favorevole e i banchi di alici si avvicinano alla costa. Non esistono automatismi. Sono l’occhio del pescatore, la conoscenza delle correnti, del vento e delle abitudini del pesce a determinare il successo della battuta di pesca. Ogni giornata è diversa dalla precedente e ogni cattura è il risultato di esperienza, pazienza e profondo rispetto per il mare. Quando le reti vengono issate a bordo, le Masculine ( o i Masculini)brillano ancora d’argento sotto le prime luci del mattino: un’immagine che si ripete da secoli e che ancora oggi rappresenta uno dei simboli della piccola pesca siciliana.


Dal mare alla tavola

La freschezza è uno dei tratti distintivi della Masculina da magghia. Una parte del pescato viene consumata poche ore dopo la cattura, mentre un’altra segue l’antica tradizione della conservazione sotto sale. Le alici vengono sistemate nei tradizionali cugnitti, recipienti in terracotta nei quali maturano lentamente. Il sale accompagna il tempo della trasformazione senza coprire il sapore del pesce, esaltandone invece gli aromi e permettendo di conservarlo per molti mesi. È una pratica nata dall’esigenza di preservare il pescato, diventata nel tempo una delle espressioni più autentiche della cultura gastronomica della costa catanese.


Un piccolo pesce che racconta un grande mare

La Masculina da magghia potrebbe sembrare una semplice alice. In realtà è il simbolo di un equilibrio fragile, costruito nei secoli tra uomo, mare e biodiversità. Oggi la piccola pesca artigianale affronta sfide sempre più complesse: il numero dei pescatori diminuisce, il ricambio generazionale è difficile e la concorrenza della pesca industriale mette a rischio attività che non possono essere misurate solo in termini di quantità. Salvarla significa quindi difendere un sapere antico, un’economia locale e un modo sostenibile di vivere il mare. Forse è proprio questo il suo valore più grande. Non solo essere un’eccellenza gastronomica, ma ricordarci che esistono ancora luoghi in cui il tempo è scandito dall’alba, dalle stagioni e dal mare. E che ogni volta che una menaide viene calata in acqua, continua a vivere un gesto che il Mediterraneo conosce da quasi 3.000 anni.

Chiara Papotti


In foto: le piccole acciughe catturate con il metodo tradizionale delle menaidi (photo © www.mecumparituriddu.it).




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