it en
Risultati
Osservatorio internazionale

Approvvigionamento di prodotti ittici nel mercato UE

of Redazione


Nel 2023, l’approvvigionamento dell’UE1 di prodotti della pesca e dell’acquacoltura per il consumo umano — compresa la produzione interna e le importazioni — ammontava a 12,38 milioni di tonnellate di peso vivo equivalente (PVE). Si è trattato del livello più basso dell’ultimo decennio (2014-2023). L’offerta è in calo dal 2018, ad eccezione di una breve ripresa tra il 2020 e il 2021, che ha fatto seguito ad un brusco calo nel 2020 a causa della crisi del Covid, che ha colpito le catture, la produzione acquicola e le importazioni. Tra il 2021 e il 2022, l’approvvigionamento è diminuito di nuovo, anche se in misura minore (–2%), poiché sono diminuite anche le catture, l’acquacoltura e le importazioni. Nel 2023, la tendenza al ribasso è proseguita con un ulteriore calo del 3%. Sebbene l’offerta derivante dalle catture abbia mostrato segni di ripresa2 (+1%, pari a +22.679 tonnellate di PVE dal 2022), ciò non è stato sufficiente a compensare le riduzioni della produzione acquicola (–4%, pari a –44.695 tonnellate di PVE) e soprattutto delle importazioni (–3%, pari a –295.930 tonnellate di PVE). Di conseguenza, il consumo apparente stimato dell’UE3 è diminuito del 2%, raggiungendo 10,25 milioni di tonnellate di PVE, il livello più basso degli ultimi dieci anni, e quasi 240.000 tonnellate di PVE in meno rispetto al 2022. Nel 2023, si stima che il cittadino medio dell’UE consumasse 22,89 kg di PVE di prodotti della pesca e dell’acquacoltura. La maggior parte di questo consumo è costituita da prodotti selvatici e, più specificamente, da prodotti della pesca importati4. I prodotti selvatici hanno costituito 16,36 kg di PVE del consumo apparente totale pro capite, mentre i prodotti di allevamento hanno coperto i restanti 6,53 kg di PVE. I dati disponibili sulle catture non distinguono tra catture destinate al consumo umano e catture destinate a usi non alimentari, pertanto l’EUMOFA elabora stime basate su proxy5. I dati sulle catture qui presentati si riferiscono alle stime delle catture destinate al consumo umano incluse nel bilancio di approvvigionamento dell’UE. Come accennato, l’offerta derivante dalle catture è aumentata dal 2022 al 2023, specialmente per via dell’aumento delle catture di melù. Allo stesso tempo, si stima che anche le catture per usi non alimentari siano aumentate, grazie alle catture di melù e cicerello. L’UE mantiene un elevato livello di consumo apparente di prodotti della pesca e dell’acquacoltura soprattutto grazie alle importazioni dai Paesi Terzi. L’autosufficienza, definita come la capacità degli Stati Membri dell’UE di soddisfare la domanda tramite la propria produzione, può essere stimata calcolando il rapporto tra la produzione interna e il consumo apparente interno. Nel decennio 2014–2023, l’autosufficienza dell’UE nei prodotti della pesca e dell’acquacoltura ha mostrato significative variazioni. Nel 2014, ha raggiunto un picco del 46,1%, in gran parte attribuibile ai notevoli livelli di produzione, in particolare nel settore della pesca. Tuttavia, dal 2018 si osserva una chiara tendenza al ribasso, dovuta principalmente alla continua riduzione della produzione interna, sia della pesca che dell’acquacoltura. Questa tendenza è proseguita fino al 2022, quando il tasso di autosufficienza è sceso al 37,4%, il punto più basso nel periodo analizzato. Nel 2023, il tasso è salito leggermente al 38,1%, tornando a un livello paragonabile a quello del 2021.


Analisi delle specie principali

La soddisfazione della domanda di prodotti della pesca e dell’acquacoltura dell’UE dipende in gran parte dalle importazioni, in particolare di tonno, salmone, pollack d’Alaska, gamberi e merluzzo nordico. Nel 2023, l’insieme di queste cinque specie ha rappresentato il 44% del consumo apparente totale di prodotti della pesca e dell’acquacoltura nell’UE. Per questo gruppo, il tasso di autosufficienza complessivo dell’UE era solo del 12%. A seguire, l’evoluzione dell’autosufficienza per i 15 prodotti di maggiore consumo apparente nell’UE.


Tonno

Nel 2023, il consumo apparente del gruppo di prodotti “tonnidi” comprendeva per il 95% tonno e per il 5% pesce spada. Il tasso di autosufficienza di questa categoria ha raggiunto il 35%, o il 34% se si considera solo il tonno. Nel decennio analizzato, l’UE ha mostrato il livello più alto di autosufficienza per il tonno nel 2014. L’istituzione di accordi di libero scambio con i principali Paesi produttori, insieme all’aumento dei Contingenti Tariffari Autonomi (CTA)6 per le importazioni di tonno a partire dal 2013, ha portato ad un aumento dei volumi delle importazioni e ad un calo dell’autosufficienza nel 2015. Va considerato che queste importazioni includono una quota importante di catture dell’UE delle flotta d’altura, sbarcata in Paesi Terzi e poi importata nuovamente nell’UE. Il tasso è rimasto relativamente stabile fino al 2017, prima di aumentare nel 2018 grazie dell’aumento delle catture di tonnetto striato da parte delle flotte spagnole e francesi e della riduzione delle importazioni. Tuttavia, tali catture hanno iniziato a diminuire nel 2019, continuando nel 2020, causando un’ulteriore riduzione dell’autosufficienza. Tra il 2020 e il 2021, questo si è leggermente ripreso grazie alla diminuzione delle importazioni — le più basse dal 2016 — e all’aumento delle catture. Nel 2022, una nuova diminuzione delle catture, in concomitanza con l’aumento delle importazioni, ha determinato un nuovo calo dell’autosufficienza. Nel 2023, tuttavia, la tendenza si è invertita: l’autosufficienza è salita al 34%, grazie all’aumento delle importazioni e della produzione, sia della pesca che dell’acquacoltura.


Salmonidi (salmone, trota)

Nel 2023, meno dell’1% del salmone consumato nell’UE è stato prodotto a livello nazionale. La maggior parte delle importazioni UE di salmone proveniva dalla Norvegia, che rappresentava oltre l’80% del volume totale delle importazioni. Inoltre, i flussi commerciali intra-UE tra gli Stati Membri dell’UE consistevano in gran parte in riesportazioni di prodotti originariamente importati da Paesi Terzi. Per contro, grazie ad impianti di acquacoltura ben consolidati, l’UE ha mantenuto un elevato livello di autosufficienza per la trota7, con una media vicina al 90% per tutto il decennio 2014-2023.


Pesci demersiali (merluzzo nordico, pollack d’Alaska)

Nel 2023, per quattro specie di pesci demersali — pollack d’Alaska, merluzzo nordico, nasello e merluzzo carbonaro — è stato registrato un consumo apparente pro capite combinato di 4,69 kg di PVE, che ha rappresentato il 29% del consumo apparente totale di prodotti della pesca nell’UE. Se si considerano anche i prodotti di allevamento, questa quota corrisponde al 20% del consumo apparente totale. Poiché tutto il pollack d’Alaska consumato nell’UE viene importato, gli Stati Membri dipendono completamente da fornitori extra-UE per soddisfare la loro domanda. Il pollack d’Alaska è stata la terza specie più consumata nell’UE, dopo il tonno e il salmone. Per le altre tre specie di pesci demersali (merluzzo nordico, nasello e merluzzo carbonaro), il tasso di autosufficienza combinato dell’UE è stato del 18% nel 2023. Per il merluzzo nordico, l’autosufficienza è rimasta al 5% per il terzo anno consecutivo, segnando il livello più basso in un decennio e rappresentando quasi la metà della media decennale del 9%. Questo calo è stato in gran parte determinato da una tendenza alla diminuzione delle catture da parte di Spagna, Danimarca, Francia, Portogallo e Polonia, probabilmente dovuta sia a una riduzione generale delle quote d merluzzo nordico negli ultimi anni, sia alle riassegnazioni post-Brexit8. Anche l’autosufficienza del merluzzo carbonaro ha continuato a diminuire, toccando nel 2023 il livello più basso del decennio, con il 9%. Fino al 2021, la tendenza al ribasso era dovuta principalmente all’aumento del consumo apparente che dipende dalle importazioni, mentre le catture dell’UE sono diminuite costantemente. Tra il 2021 e il 2022 le catture si sono stabilizzate e la flotta francese, il principale produttore di merluzzo carbonaro, ha registrato un aumento del 3% rispetto all’anno precedente. Nel 2023, tuttavia, si è registrato un nuovo calo delle catture, legato alla diminuzione delle catture da parte della flotta tedesca, a causa della riduzione delle quote assegnate alla Germania. Per il nasello, l’autosufficienza è scesa dal picco del 43% raggiunto nel 2021 al 39% del 2023, pur rimanendo leggermente al di sopra della media decennale del 38%. Questa riduzione è stata determinata principalmente dalla diminuzione delle catture da parte della flotta spagnola;


Pesci pelagici (aringa, sgombro, sardina)

Con catture che nel 2023 hanno raggiunto 1,02 milioni di tonnellate di PVE, si stimava che i piccoli pelagici coprissero il 26% della produzione totale dell’UE di prodotti della pesca e dell’acquacoltura destinati al consumo umano nell’UE. Se si considera esclusivamente la produzione selvatica, la loro quota sale al 36%. Questo livello di produzione è nettamente superiore alle importazioni UE di piccoli pelagici, che nello stesso anno hanno totalizzato meno di 720.000 tonnellate di PVE, indicando che l’UE è ampiamente autosufficiente nel soddisfare la domanda di piccoli pelagici. Nel giro di qualche anno, l’UE ha registrato un’autosufficienza complessiva del 100% o superiore per le tre specie più consumate di questo gruppo (aringa, sardina e sgombro). Nel 2023, l’autosufficienza per l’aringa è scesa al 67%, riflettendo sia il calo della produzione sia l’aumento delle importazioni. Si tratta inoltre di uno stock condiviso che, a seguito dell’Accordo di Commercio e Cooperazione tra UE e Regno Unito, prevede un trasferimento al Regno Unito, con conseguente riduzione della quota spettante all’UE rispetto al periodo pre-Brexit. Per lo sgombro, l’UE ha soddisfatto la sua domanda totale con tassi di autosufficienza superiori al 100% dal 2013 al 2017. Tuttavia, le catture di sgombro hanno registrato un trend negativo a partire dal 2018, con conseguente riduzione dell’autosufficienza. Nel 2022 si è registrato un minimo decennale dell’85%, seguito nel 2023 da una modesta ripresa dell’87%. Questo aumento è coinciso con una maggiore produzione dell’UE, ma anche con un aumento delle importazioni. Le quote per lo sgombro sono diventate più difficili da determinare dopo la Brexit, poiché sono coinvolte più parti (UE, Regno Unito, Norvegia, Isole Faroe, Islanda, Groenlandia), il che significa che le negoziazioni sulle quote tra gli altri Stati costieri possono ridurre (o limitare) la quota dell’UE. Per quanto riguarda le sardine, nel 2023 l’autosufficienza dell’UE è scesa al 67%, continuando la tendenza al ribasso osservata nel 2022. Tra il 2018 e il 2019, il calo delle catture e l’aumento delle importazioni avevano già ridotto l’autosufficienza, facendola passare dal 77% al 66%. Nel 2020, i principali produttori — Croazia, Francia, Spagna, Paesi Bassi e Portogallo — hanno registrato un aumento delle catture8, compensando i cali delle flotte italiane e greche e un ulteriore aumento delle importazioni. Nel 2021, sia le importazioni che le catture hanno subito un lieve calo, ma nel 2022 e nel 2023 le catture sono diminuite rispettivamente del 5% e del 13%. Allo stesso tempo, nel 2022 le importazioni sono aumentate dell’1%, contribuendo al calo dell’autosufficienza, per poi diminuire del 9%; una riduzione che, in termini di autosufficienza, non è stata sufficiente a compensare il calo dell’offerta derivante dalla produzione.


Altri prodotti di diversi gruppi merceologici (gamberi, cozze, orata, surimi, calamaro)

Altri prodotti molto consumati nell’UE sono i gamberi (appartenenti al gruppo dei crostacei), le cozze (bivalvi e altri molluschi e invertebrati acquatici), i calamari (cefalopodi), il surimi (prodotti acquatici diversi) e l’orata (altri pesci marini). Tra le specie più consumate nell’UE, oltre ai piccoli pelagici citati in precedenza, la cozza e l’orata sono tra le poche che mostrano alti livelli di autosufficienza, anche grazie agli impianti di acquacoltura ben consolidati. Nel 2023, entrambe hanno registrato un tasso di autosufficienza del 74%, in calo rispetto al 2022, soprattutto a causa della diminuzione della produzione acquicola. Per quanto riguarda l’orata, tale calo è stato accompagnato anche da un aumento dell’offerta proveniente da Paesi extra-UE (principalmente dalla Turchia). Invece, l’UE dipende fortemente dalle importazioni di gamberi e di calamaro. Nel corso del decennio in esame, l’autosufficienza per i gamberi si è attestata a una media del 11%, senza variazioni di rilievo. Le specie di gamberi più consumate, tutte prevalentemente d’importazione, sono gamberone, mazzancolla e gambero rosso argentino, sia congelati che preparati/conservati. Nel caso del calamaro, l’autosufficienza ha mostrato notevoli variazioni negli ultimi due anni. Nel 2022 ha raggiunto il 19%, con un balzo del 12% rispetto al 2021, per poi scendere al 15% nel 2023. Questa evoluzione riflette i cambiamenti nelle catture della flotta spagnola. Non è possibile stimare il tasso di autosufficienza del surimi, in quanto si tratta di un prodotto trasformato composto da varie specie (principalmente pollack d’Alaska e melù) per il quale non sono disponibili statistiche di produzione specifiche. La produzione di surimi dell’UE — e di conseguenza il suo consumo — dipende fortemente dalle importazioni di prodotti a base di surimi da Paesi extra-UE, in particolare dal pollack d’Alaska proveniente dagli Stati Uniti. I principali mercati dell’UE per il surimi sono Francia, Spagna e Italia.

Fonte: EUMOFA – European Market Observatory for Fisheries and Aquaculture Products


Note

  1. Conformemente alle linee guida di Eurostat sulla produzione e diffusione di dati statistici da parte dei servizi della Commissione dopo l’uscita del Regno Unito dall’UE, poiché il periodo di riferimento più recente è il 2023, il Regno Unito è escluso dalle aggregazioni UE dei singoli anni. Inoltre, i dati dell’UE includono la Croazia dal 2013, data di ingresso nell’UE di questo Paese. 
  2. I dati sulla produzione ittica inclusi nel bilancio di approvvigionamento riguardano le catture destinate al consumo umano, che sono quindi diverse dai dati sugli sbarchi analizzati in questo rapporto. 
  3. Il bilancio di approvvigionamento è elaborato sulla base della seguente equazione, calcolata in peso vivo equivalente: (catture + prodotti da acquacoltura + importazioni) – esportazioni = consumo apparente. I dati inclusi nel bilancio di approvvigionamento disponibile su EUMOFA sono dettagliati per gruppi di prodotti e principali specie commerciali. Eventuali discrepanze nei totali sono dovute ad arrotondamenti.
  4. La fonte utilizzata per la raccolta dei dati sulle importazioni e sulle esportazioni è Eurostat – Comext (codice dataset: ds-045409, estrazione effettuata il 22 aprile 2025).
  5. Le fonti principali dei dati sulle catture sono FAO (per i Paesi non-UE) ed Eurostat (per gli Stati membri dell’UE, codice dataset: fish_ca_main, estrazione effettuata il 3 luglio 2025).
  6. I Contingenti Tariffari Autonomi mirano a stimolare l’attività economica delle industrie dell’Unione, migliorando la capacità competitiva, creando occupazione, modernizzando le strutture, ecc... Di norma vengono concessi a materie prime e semilavorati o componenti che sono disponibili nell’UE ma in quantità insufficienti. Ulteriori dettagli al link https://taxation-customs.ec.europa.eu/customs-4/calculation-customs-duties/customs-tariff/quota-tariff-quotas-and-ceilings_en
  7. Si tratta di trote d’acqua dolce e da allevamento nell’oceano.
  8. Dopo l’uscita del Regno Unito dall’UE, la quota britannica sia per il merluzzo nordico che per il merluzzo carbonaro è aumentata gradualmente nell’ambito dell’Accordo di Commercio e Cooperazione (TCA).
  9. Questi Paesi non hanno come obiettivo gli stessi stock, che sono soggetti a misure di gestione diverse.



The EU Fish Market (Il mercato ittico dell’UE) ha l’obiettivo di fornire un’analisi strutturale dell’intera industria UE della pesca e dell’acquacoltura. Questo rapporto risponde alle seguenti domande: cosa è prodotto/esportato/importato, quando e dove, cosa è consumato, da chi e quali sono i principali trend. Attraverso un’analisi comparativa, è possibile valutare la performance dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura nell’ambito del mercato dell’Unione europea confrontandola con quella degli altri prodotti alimentari. Nel presente rapporto, le variazioni in termini di valore e di prezzo per periodi superiori a cinque anni sono analizzate deflazionando i valori con il deflatore del PIL (base=2020); per periodi più brevi, sono analizzate le variazioni di valore e di prezzo nominali.

La pubblicazione è uno dei servizi forniti dall’Osservatorio Europeo del Mercato per i Prodotti della Pesca e dell’Acquacoltura (EUMOFA). EUMOFA, sviluppato dalla Commissione Europea, rappresenta uno degli strumenti della Politica di Mercato nel quadro della Politica Comune della Pesca. [Regolamento (UE) N. 1379/2013 sull’organizzazione comune dei mercati nei prodotti della pesca e dell’acquacoltura, Articolo 42]. Come strumento di market intelligence, EUMOFA fornisce indicatori regolari settimanali, trend di mercato mensili e dati strutturali annuali lungo la catena di approvvigionamento. Il database è basato su dati forniti e validati dagli Stati Membri e dalle istituzioni europee. Il sito EUMOFA è disponibile al pubblico da aprile 2013 in tutte le 24 lingue dell’UE.

>> Link: eumofa.eu




Activate your subscription

To subscribe to a Magazine or buy a copy of a Yearbook