La produzione ittica di pesca ed acquacoltura in Europa non è comparabile a quella asiatica, che realizza i 3/4 della produzione globale. L’Europa non ha neanche i tassi di crescita nel settore registrati in Africa o in America Latina, soprattutto per l’acquacoltura. Eppure, questa regione continua ad essere uno degli attori più importanti ed influenti dell’economia ittica mondiale. È questo uno dei messaggi più interessanti che emerge dalla nuova edizione de Lo Stato Mondiale della Pesca e dell’Acquacoltura (The State of World Fisheries and Aquaculture – SOFIA 2026) della FAO. Se la geografia di produzione si sposta sempre più verso l’Asia, quella del commercio continua ad avere uno dei suoi punti nevralgici in Europa. Nel 2024, infatti, il continente ha rappresentato il 38% del valore delle esportazioni mondiali di prodotti acquatici e il 41% delle importazioni, confermandosi il principale mercato globale del settore. L’Unione Europea, da sola, rimane il più grande mercato unico mondiale, con importazioni pari a 64 miliardi di dollari, di cui circa la metà generate dagli scambi tra gli stessi Stati Membri. Una posizione costruita sull’elevata domanda interna, la disponibilità media di alimenti acquatici della regione raggiunge 21,2 kg pro capite, un valore sostanzialmente in linea con la media mondiale, sul commercio intenso tra gli Stati Membri e su filiere altamente integrate. L’Europa è oggi uno dei principali snodi del commercio ittico mondiale: importa, trasforma, distribuisce e riesporta prodotti provenienti da tutti i continenti, mantenendo un ruolo strategico lungo l’intera catena del valore.
Una produzione stabile, un settore maturo
Questa centralità commerciale contrasta con un peso produttivo relativamente contenuto. L’Europa contribuisce infatti a circa il 7% della produzione mondiale di pesca e acquacoltura: una quota modesta rispetto all’Asia ma caratterizzata da produzioni ad alto valore aggiunto e standard produttivi tra i più elevati al mondo. La produzione di pesca si mantiene sostanzialmente stabile: nel 2024 l’Europa è stata responsabile del 14% della produzione mondiale. Questa performance riflette anche decenni di gestione regolamentata, monitoraggio degli stock e misure di conservazione che sono oggi elementi imprescindibili per garantire la sostenibilità del settore nel lungo periodo. Il rapporto FAO descrive un settore europeo dell’acquacoltura ormai maturo che continua a crescere ma con ritmi molto contenuti rispetto ai tassi di crescita registrati in Africa o in America Latina, dove il settore è cresciuto a tassi che si aggirano intorno al 7 % tra il 2000 e il 2024. Nello stesso periodo, la produzione acquicola europea è cresciuta da 2,1 a 3,5 milioni di tonnellate, raggiungendo un picco di 3,6 milioni nel 2021. Dietro questa apparente stabilità si nascondono però dinamiche molto diverse. Il Nord Europa, trainato dalla Norvegia, continua a rappresentare il principale motore della crescita, mentre l’Europa orientale mantiene una traiettoria positiva. Al contrario, l’Europa meridionale mostra una leggera tendenza al ribasso e quella occidentale continua un lento declino. Il risultato è un settore nel quale la crescita dipende dalla capacità di generare maggiore valore lungo tutta la filiera, riducendo l’impatto ambientale, aumentando l’efficienza, investendo nella digitalizzazione e rafforzando la resilienza delle filiere.
L’Italia tra i grandi protagonisti
Anche l’Italia conferma questa dinamica. Pur non figurando tra i maggiori produttori mondiali, il nostro Paese si conferma il 5o importatore mondiale di prodotti ittici per valore, con circa il 4% del valore delle importazioni globali, dietro soltanto a Stati Uniti, Cina, Giappone e Spagna. Il dato conferma l’importanza del mercato italiano all’interno delle filiere internazionali e testimonia una domanda interna solida, sostenuta dalla tradizione alimentare e da un’elevata propensione al consumo di prodotti ittici. Per le imprese italiane della trasformazione, della distribuzione e dell’acquacoltura questa posizione rappresenta al tempo stesso una grande opportunità e una responsabilità. La crescente attenzione dei consumatori verso sostenibilità, tracciabilità, qualità e certificazioni rende infatti sempre più strategici gli investimenti in innovazione e nella valorizzazione del prodotto.
Produrre meglio, non di più: la sfida futura per il continente
L’indicazione che ne emerge è chiara: mentre la crescita quantitativa continuerà ad arrivare soprattutto dall’Asia, il futuro dell’Europa dipenderà dalla sua capacità di rafforzare il vantaggio competitivo costruito su standard qualitativi elevati, innovazione tecnologica, tracciabilità e sostenibilità ambientale. Innovazione, digitalizzazione, efficienza energetica, sostenibilità ambientale, tracciabilità e qualità saranno i principali fattori di competitività di un settore che rimane tra i più avanzati e integrati al mondo. In altre parole, il futuro della pesca e dell’acquacoltura europea non sarà determinato da quanto riuscirà a produrre, ma da come riuscirà a produrre. È questo, probabilmente, uno dei messaggi più importanti che il nuovo rapporto SOFIA della FAO consegna agli operatori del settore.
Nota
Il link al rapporto: www.fao.org/publications/fao-flagship-publications/the-state-of-world-fisheries-and-aquaculture/en
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