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Acquacoltura

Coltivare il mare e i fiumi

of Redazione


L’acquacoltura è agricoltura. E riguarda tanto il mare quanto i fiumi. Con questa consapevolezza l’Associazione Piscicoltori Italiani – API, aderente a Confagricoltura, lo scorso febbraio ha partecipato a Fieragricola 2026 all’interno dello stand confederale, portando al centro della principale manifestazione agricola nazionale di Veronafiere il ruolo dell’acquacoltura come segmento avanzato dell’agricoltura italiana. Il convegno “Acquacoltura è agricoltura” si è svolto nell’ambito del Programma Nazionale Triennale della pesca e dell’acquacoltura 2025–2027, progetto “Attività API a favore dello sviluppo sostenibile dell'acquacoltura e della competitività delle imprese ittiche italiane”. Il Programma, promosso dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, rappresenta uno strumento strategico di sostegno al comparto, favorendo innovazione, ricerca applicata e rafforzamento competitivo in una fase di profonda evoluzione tecnologica.


Benessere animale: priorità strutturale del comparto

Aprendo i lavori, il presidente dell’API Matteo Leonardi ha ribadito che il benessere animale costituisce una priorità strutturale dell’acquacoltura italiana, sia negli impianti a mare sia in quelli in acqua dolce. «Il benessere animale non è un adempimento. È una responsabilità e una scelta strategica per l’intero comparto».

Nel quadro delle attività previste ai sensi del PNT 2025–2027, l’attenzione al benessere si dovrà tradurre anche nell’adozione diffusa di tecnologie intelligenti e sistemi di gestione avanzata. Oltre l’80% degli impianti italiani — dalla troticoltura agli allevamenti di orata e spigola — sta progressivamente dotandosi di sensori di ultima generazione, monitoraggio ambientale continuo e strumenti di gestione digitale. Si parla sempre più di acquacoltura 4.0: controllo in tempo reale dei parametri dell’acqua, gestione dell’alimentazione, analisi dei dati e possibilità di intervento da remoto anche tramite smartphone. Una trasformazione che consente di prevenire situazioni di stress nei pesci di allevamento, migliorare la stabilità delle produzioni e rafforzare la sostenibilità ambientale.


Ricerca scientifica e innovazione

Il professor Luca Bargelloni dell’Università di Padova ha illustrato il contributo della genetica applicata al miglioramento delle specie ittiche allevate. La selezione orientata alla resilienza, alla salute e alla stabilità produttiva rappresenta un ulteriore tassello nella costruzione di un modello di acquacoltura più solido e sostenibile. Innovazione biologica e innovazione digitale convergono così in un sistema che integra conoscenza scientifica e gestione tecnologica avanzata.


Produzione nazionale e sfide di mercato

Nel suo intervento, Claudio Pedroni, vicepresidente esecutivo per la maricoltura API, ha richiamato il quadro produttivo nazionale: nel 2024 l’acquacoltura italiana ha prodotto 51.000 tonnellate di pesce, per un valore di 287,6 milioni di euro. Le principali specie allevate sono la trota, in prevalenza in impianti a terra, e le specie marine come orata e spigola. Nonostante questo, circa l’85% del pesce consumato in Italia proviene dall’estero. Il comparto italiano si distingue per standard elevati di sostenibilità, tracciabilità e controllo sanitario, ma necessita di condizioni strutturali e pianificatorie coerenti per favorire investimenti e sviluppo. In questo contesto, il PNT 2025–2027 si configura come uno strumento essenziale per accompagnare il settore verso una maggiore competitività, sostenendo l’innovazione e valorizzando il ruolo dell’acquacoltura nella sicurezza alimentare nazionale. Coltivare il mare e coltivare i fiumi significa investire in tecnologia, benessere animale e sostenibilità. Significa rafforzare un comparto che contribuisce alla produzione di proteine di qualità, nel rispetto dell’ambiente e delle regole sanitarie.


>> Link: acquacoltura.org confagricoltura.it



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