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Frodi nel settore ittico: un rischio sistemico per mercato, imprese e consumatori

of Redazione


Le frodi nel settore ittico non sono un fenomeno marginale e possono verificarsi in ogni fase della filiera, dalla produzione alla distribuzione fino alla ristorazione. Il comparto della pesca e dell’acquacoltura, del resto, è tra i più articolati e globalizzati al mondo: il solo commercio internazionale coinvolge 12 000 specie e vale circa 195 miliardi di dollari (2022). In un sistema così esteso, le pratiche fraudolente possono riguardare l’etichettatura, l’origine geografica, il metodo di produzione e la sostituzione delle specie, con implicazioni economiche e reputazionali per l’intero comparto.

A livello mondiale non esiste una stima ufficiale e consolidata della prevalenza delle frodi nel settore della pesca e dell’acquacoltura. Tuttavia, evidenze empiriche analizzate in un recente rapporto dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) indicano che circa il 20% di questo settore possa essere esposto a qualche forma di frode. Il rapporto documenta casi in tutti i continenti, confermando che si tratta di un fenomeno diffuso e trasversale.

Anche nei mercati europei e nordamericani non mancano criticità. In 23 Paesi dell’Unione Europea, il 31% dei punti vendita analizzati in uno studio citato nel rapporto presentava prodotti ittici con etichette errate. Negli Stati Uniti, dove meno dell’1% dei prodotti importati viene sottoposto a test specifici, alcune indagini suggeriscono che fino ad 1/3 dei prodotti in vendita potrebbe non corrispondere a quanto riportato sulla confezione.

In Italia sono stati segnalati casi di spigola allevata venduta come selvaggia, mentre un’analisi di 185 campioni prelevati in ristoranti di sushi ha rilevato una quota, seppur limitata (3%), di prodotti con etichettatura non conforme.

I margini illeciti possono derivare da pratiche diverse: dalla commercializzazione di pesce decongelato come fresco alla sostituzione di specie a basso valore con altre più pregiate. Altre forme di irregolarità includono anche l’impiego di coloranti o altri additivi per mascherare qualità o peso dei prodotti.

Per le imprese che operano nel rispetto delle regole, la frode rappresenta prima di tutto una distorsione della concorrenza. Le differenze di prezzo tra specie e tra prodotto allevato e selvatico possono generare margini illeciti significativi. In un mercato sempre più sensibile alla sostenibilità, alla tracciabilità e all’origine delle materie prime, il rischio non è solo economico ma anche reputazionale.

Episodi di frode, anche isolati, possono compromettere la fiducia dei consumatori e influenzare negativamente interi segmenti di mercato, con ripercussioni lungo tutta la filiera.

Non vanno trascurati i rischi per la salute. Informazioni non veritiere o la sostituzione di specie può esporre i consumatori a sostanze allergeniche non dichiarate o a livelli elevati di contaminanti. «Le frodi alimentari nel settore ittico possono passare inosservate per vari motivi: in assenza di quadri normativi o di standard, o di sistemi di ispezione adeguati, o di sufficienti capacità di analisi di laboratorio, che sono l’unico modo per rilevarle con certezza» spiega Esther Garrido Gamarro, responsabile della pesca della FAO che ha curato la stesura del rapporto Frodi alimentari nel settore della pesca e dell’acquacoltura.


La prima linea di difesa sono le autorità competenti

I consumatori si possono proteggere leggendo attentamente le etichette e comprando solo da fonti affidabili, ma la prima linea di difesa, secondo il rapporto FAO, sono le autorità competenti. «Devono capire come funzionano le varie filiere, capire le forme molteplici che possono assumere le frodi in questo settore, saper riconoscere i segnali d’allarme e includerli nei loro protocolli di ispezione» dice Gamarro.

Un altro elemento fondamentale è il coordinamento, dato che le frodi alimentari spesso attraversano i confini e coinvolgono più autorità. «Con un’azione coordinata tra le autorità di controllo e le forze dell’ordine si può impedire l’entrata sul mercato di pesce fraudolento, danneggiato o pericoloso per la salute, come è stato nel caso dell’Europol che ha bloccato tonnellate di pesce che era stato ripetutamente congelato e scongelato e di conseguenza aveva raggiunto livelli nocivi di istamine» spiega Gamarro.


Strumenti sempre più avanzati

Parallelamente, gli strumenti e le tecniche di laboratorio a disposizione per l’identificazione delle frodi sono sempre più avanzati. Dal saggio immunoenzimatico all’analisi degli isotopi stabili alla risonanza magnetica nucleare al sequenziamento del DNA di ultima generazione, queste tecniche permettono di identificare e tracciare le specie e di rilevare eventuali patogeni. E se la scienza ancora non ha elaborato un metodo standard per determinare se e quante volte un prodotto ittico sia stato congelato, si possono scoprire certe frodi utilizzando le differenze tra la composizione degli acidi grassi del pesce selvatico e di quello d’allevamento, mentre i rapporti tra carbonio e azoto aiutano a determinare la provenienza geografica delle principali specie ittiche in commercio.

Per combattere la frode nell’ittico, secondo il rapporto FAO, occorre migliorare i sistemi di tracciabilità e armonizzare i requisiti di etichettatura, anche con l’inclusione obbligatoria dei nomi scientifici delle specie. Attraverso una comprensione chiara della filiera dei prodotti, supportata da una governance efficace, meccanismi di coordinamento tra autorità competenti e strumenti di laboratorio adeguati si può garantire che le frodi vengano bloccate sul nascere, assicurando un mercato trasparente che premia i produttori responsabili e tutela la salute dei consumatori e dell’ambiente.

Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) 

fao.org


(photo © FAO / Cristiano Minichiello)



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