it en
Risultati
Attualità 

Etichettatura, mercato e fiducia: la sfida del pesce in Europa

of Güelfo A.


Nel momento in cui questo articolo viene scritto, l’Europa si trova immersa in un cambiamento di scenario geopolitico ed economico che potrebbe incidere profondamente sulle nostre vite nei prossimi anni. Le decisioni che si stanno prendendo a livello politico ed economico internazionale, insieme alle tensioni commerciali con gli Stati Uniti, hanno messo in evidenza diversi aspetti. Il più importante è forse la forte dipendenza europea da risorse essenziali come l’energia, l’approvvigionamento di materie prime e, nel caso specifico che riguarda questa rivista, di pesce e prodotti ittici. Questa dipendenza potrebbe essere almeno in parte ridotta attraverso un maggiore sviluppo dell’acquacoltura in Europa. Il continente dispone infatti di coste e fiumi perfettamente adatte a questa attività, di imprenditori pronti ad assumere la sfida di aumentare la produzione di pesce e frutti di mare, di personale scientifico e tecnico altamente specializzato, di tecnologie avanzate e di un mercato di consumo consolidato. Nonostante queste condizioni favorevoli, la realtà è diversa. La produzione acquicola europea — e italiana — è sostanzialmente stagnante da oltre un decennio. Il problema non riguarda soltanto l’Italia, ma interessa la grande maggioranza dei Paesi dell’Unione Europea. Tra i fattori che contribuiscono a questo stallo vi sono l’elevato livello di burocrazia necessario per ottenere le autorizzazioni all’avvio delle attività e una certa opposizione da parte delle comunità locali all’installazione di impianti lungo le coste. Naturalmente questi non sono gli unici elementi che influenzano lo sviluppo del settore, ma rappresentano alcuni dei più evidenti.


Mislabeling nei prodotti di pesca e acquacoltura e sue implicazioni per il mercato europeo ad AquaFarm 2026

Durante la fiera AquaFarm 2026 ci siamo posti una domanda semplice ma fondamentale: il consumatore sa realmente dove vengono prodotti il pesce e i frutti di mare che consuma?

Nel caso della distribuzione al dettaglio la risposta può essere relativamente chiara. Nella maggior parte dei casi esiste infatti la possibilità di conoscere l’origine del prodotto attraverso l’etichettatura obbligatoria. Tuttavia, nel caso del canale Ho.re.ca., questa possibilità risulta spesso più limitata, poiché non è sempre obbligatorio indicare in modo esplicito l’origine o il metodo di produzione nei menu o nelle informazioni offerte al cliente. Con l’obiettivo di favorire un maggiore dialogo tra i diversi attori della filiera – dalla distribuzione al dettaglio al canale Ho.re.ca. – la rivista on-line misPeces, di cui sono editore, insieme all’Associazione Piscicoltori Italiani (API), ha organizzato a Pordenone una sessione bilaterale tra Spagna e Italia dedicata al fenomeno del mislabeling nei prodotti della pesca e dell’acquacoltura e alle sue implicazioni per il mercato europeo.

All’incontro hanno partecipato esperti della distribuzione, del mondo accademico e rappresentanti dei produttori italiani.

Tra le principali conclusioni emerse dal confronto vi è stata la necessità di rafforzare la trasparenza lungo tutta la filiera e di migliorare i sistemi di informazione al consumatore, affinché le imprese che operano correttamente non siano penalizzate da pratiche scorrette. In un mercato sempre più globale, dove una quota significativa dei prodotti ittici consumati in Europa proviene da Paesi Terzi, garantire chiarezza sull’origine, sulla specie e sul metodo di produzione non è soltanto una questione normativa, ma rappresenta un elemento fondamentale per tutelare il valore del prodotto, la fiducia dei consumatori e la competitività delle imprese europee. Promuovere una maggiore trasparenza e una migliore informazione lungo tutta la catena di distribuzione non significa solo contrastare le frodi, ma anche rafforzare il ruolo dell’acquacoltura europea come settore strategico per la sicurezza alimentare e per lo sviluppo sostenibile del sistema agroalimentare europeo.Questa trasparenza rappresenta prima di tutto un diritto dei consumatori, ma anche un modo per riconoscere e valorizzare il lavoro che ogni giorno svolgono i nostri piscicoltori.

Rendere più visibile l’origine e il metodo di produzione dei prodotti ittici significa infatti restituire valore al lavoro delle imprese che operano nel rispetto delle regole e degli standard europei.

Come ulteriore beneficio, un rafforzamento dell’acquacoltura europea contribuirebbe a ridurre la dipendenza dell’Unione Europea dalle importazioni di pesce e frutti di mare provenienti da Paesi Terzi, rafforzando al tempo stesso quella sovranità alimentare che negli ultimi anni si è rivelata particolarmente fragile.

Alejandro Güelfo

misPeces.com



Activate your subscription

To subscribe to a Magazine or buy a copy of a Yearbook