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Speciale Aquafarm

Eritrea, un paese ricco di risorse ittiche e opportunità per l’Italia

of Redazione


Lo scorso 19 febbraio, nell’ambito della manifestazione fieristica AquaFarm, si è svolto un workshop dedicato alla presentazione della ricerca di mercato sulle opportunità di business nel comparto ittico e agri-food in Eritrea realizzata da ICE-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane. L’appuntamento, organizzato in presenza e in diretta streaming con il supporto della nostra rivista Il Pesce, è stato caratterizzato da una forte valenza internazionale, sia per i temi trattati che per il profilo dei partecipanti. Oggetto dell’incontro è stata la presentazione di un quadro organico, realistico e attuabile per lo sviluppo sostenibile della filiera ittica eritrea, sia marina che continentale. Nel corso dei lavori sono stati illustrati programmi concreti, capaci di attivare processi di crescita inclusiva, creazione d’impresa, innovazione tecnologica e incremento degli scambi commerciali tra Italia ed Eritrea.


Gli speaker
Moderatore del workshop è stato Ike Olivotto, professore ordinario dell’Università Politecnica delle Marche UNIVPM che ha coordinato gli interventi di Giuseppe Manenti, direttore dell’ufficio ICE di Nairobi, e di Gianluigi Negroni, esperto in fishery value chain. All’incontro ha preso parte in presenza Fessahazion Pietros Menghistu, Ambasciatore dello Stato di Eritrea in Italia, mentre in collegamento streaming Alfonso Di Riso, Ambasciatore d’Italia in Eritrea, ha portato il proprio saluto ai partecipanti rinnovando la necessità di lavorare per creare opportunità di business tra i due Paesi. Nel corso della presentazione hanno inoltre contribuito ai temi trattati Francesca Biondo, direttrice di Federpesca in collegamento da Roma, e Alessandro Basta, imprenditore italiano che ha raccontato l’esperienza imprenditoriale della sua azienda con sede a Mombasa, Kenya. Tra i contributi istituzionali si segnala anche quello di Asmerom Kidane, rappresentante permanente dello Stato dell’Eritrea presso la FAO, l’IFAD – Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo e il WFP – World Food Program in Italia. L’evento, ospitato all’interno di AquaFarm e preceduto da un saluto di benvenuto del presidente di Pordenone Fiere, Renato Pujatti, è stato un’occasione unica per mettere in luce i punti di forza della catena del valore della filiera della pesca e dell’acquacoltura in Eritrea.






Eritrea, risorse ittiche per un comparto da sviluppare

Partendo dai dati raccolti nel giugno 2025 nel corso della missione esplorativa dell’Ambasciata d’Italia in Eritrea e di ICE Nairobi, condotta congiuntamente con il Ministero delle Risorse Marine dell’Eritrea, Gianluigi Negroni ha illustrato lo stato dell’arte della pesca e delle attività di acquacoltura in un Paese che conta oltre 800 riserve di acqua dolce, 1.340 km di coste, 360 isole nel Mar Rosso, 1.000 specie ittiche e un’elevata biodiversità corallina.

«Questo workshop è stato un’occasione importante per far conoscere l’Eritrea e le sue opportunità agli operatori italiani» ha sottolineato Fessahazion Pietros Menghistu. «Per quanto riguarda la pesca, il tratto di Mar Rosso su cui si affaccia il Paese è molto ricco, non soltanto in volumi, ma anche di qualità di prodotto. Le risorse ittiche sono pregiate e la familiarità con l’Italia rappresenta un’ottima base per lo sviluppo del comparto ittico».

«La ricerca sul settore della pesca in Eritrea presentata nella cornice di AquaFarm 2026 è stata scelta per le caratteristiche uniche di questo Paese caratterizzato da lunga costa, grande disponibilità di pesce e necessità di tecnologia che l’Italia può offrire», ha ricordato Giuseppe Manenti. «Riteniamo quindi che il nostro Paese sia il miglior partner per l’Eritrea, non solo per l’elevata esperienza e capacità di innovazione tecnologica, ma anche per il know-how nella piccola e media pesca. Con questa doppia valenza possiamo davvero offrire all’Eritrea una possibilità di sviluppo, di miglioramento delle condizioni di pesca, e delle condizioni di vita della popolazione». Grazie alla collaborazione delle autorità eritree, esperti italiani hanno elaborato la ricerca sulla base di visite sul campo e interviste condotte nelle principali aree produttive del Paese. Il seminario ha rappresentato un’importante occasione di confronto tra consulenti, autorità locali e operatori dell’intera filiera ittica, approfondendo le opportunità di cooperazione tra i due Paesi e favorendo lo sviluppo tecnologico, la tutela dell’ambiente e la promozione del consumo di pesce come parte integrante di una dieta sana ed equilibrata. Le risorse ittiche — sia marine sia di acqua dolce — caratterizzate da condizioni ambientali particolarmente favorevoli all’estrazione del sale, presentano un potenziale produttivo significativo e una base infrastrutturale di buona qualità, facilmente recuperabile. La domanda interna di prodotti ittici è ancora molto bassa (inferiore a 1 kg pro capite annuo), dovuta alla forte tradizione locale nell’allevamento di ruminanti (bovini, ovini, caprini, cammelli) che ne ha limitato i consumi. Tuttavia, si registra una tendenza costante alla crescita, spinta anche dagli intensi processi di urbanizzazione in atto e dall’evoluzione delle abitudini alimentari. Ancor più sostenuta è la crescita di domanda di pesce fresco, trasformato o vivo, dei mercati regionali (Africa Orientale e Penisola Araba) e internazionali (UE, Cina, Medio Oriente), con particolare interesse per prodotti certificati, tracciabili, di qualità e provenienti da filiere sostenibili. Permangono sfide significative, che potrebbero trasformarsi in punti di forza attraverso un approccio progettuale realistico e sostenibile.

«Abbiamo assistito ad un evento di grande valore dal quale abbiamo sicuramente tratto informazioni molto rilevanti» ha concluso Ike Olivotto. «La prima è che le cooperazioni sono sicuramente vincenti se diventano concrete. La seconda è che se vogliamo garantire la sicurezza alimentare globale guardando al futuro non possiamo più considerare i singoli oceani separatamente, ma dobbiamo riconoscere che esiste un unico grande mare». Questo mare, governato da diversi Paesi, dovrà essere amministrato in modo sostenibile per preservarne le risorse, integrando la pesca tradizionale con l’innovazione dell’acquacoltura. Pesca e acquacoltura dovranno lavorare in sinergia per soddisfare le esigenze alimentari future.

Con questa edizione Agenzia ICE era presente per il quarto anno consecutivo ad AquaFarm, con il proprio Ufficio Agroalimentare che ha curato l’organizzazione di un incoming di operatori esteri provenienti da diversi Paesi, tra cui Albania, Azerbaigian, Bosnia ed Erzegovina, Croazia, Georgia, Grecia, Israele, Kenya, Marocco, Slovenia e Tunisia, al fine di incrementare la visibilità internazionale della manifestazione.


Conclusioni

Il workshop ha raggiunto con successo l’obiettivo di illustrare le opportunità di business in Eritrea per i settori ittico e agri-food. Ci auguriamo che questo incontro segni l’inizio di una crescita strutturata della filiera della pesca e dell’acquacoltura, promossa da Agenzia ICE e dall’Ambasciata d’Italia in Eritrea in stretta collaborazione con gli stakeholder locali e le numerose imprese italiane che hanno partecipato all’evento.


Link utili


www.pesceineritrea.it

Link alle slides dell’evento disponibili in lingua inglese e italiana.

www.ice.it

Per approfondire temi e progetti di sviluppo di ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane.


Nota

Photo © Agenzia ICE.





Pesca, acquacoltura e agroalimentare in Eritrea: opportunità di business a cura di ITA – Italian Trade Agency


Il rapporto presentato da Agenzia ICE ad AquaFarm 2026 ha concluso un processo di analisi tecnico-strategica della filiera della pesca in Eritrea, integrato con i contributi ricevuti dalle parti coinvolte e interessate, nazionali ed internazionali


Gli obiettivi

L’obiettivo generale del lavoro è stato quello di fornire un quadro organico, realistico e attuabile per lo sviluppo sostenibile della filiera ittica eritrea — sia marina che continentale — e di quella salifera, identificando i principali vincoli e potenzialità, e proponendo programmi concreti che possano attivare, in tempi relativamente brevi, processi di crescita inclusiva, creazione di impresa e incremento delle esportazioni. 


L’approccio e la metodologia di ricerca applicata

Nel corso della missione, sono state visitate le principali aree di produzione, lavorazione e distribuzione, dialogando con rappresentanti delle istituzioni, delle aziende para-statali, delle cooperative di pescatori, dei tecnici e dei partner di sviluppo. L’approccio seguito ha privilegiato l’osservazione diretta, l’ascolto attivo, il confronto con le pratiche già in atto e la valutazione delle tecnologie esistenti, così da poter proporre soluzioni adatte al contesto nazionale eritreo, economicamente sostenibili e socialmente radicate. La metodologia impiegata è stata fondata su alcuni principi chiave: gradualità degli interventi, modularità dei programmi, utilizzo di tecnologie appropriate, centralità della formazione, autosufficienza energetica e valorizzazione del mercato interno come leva di sviluppo, senza ovviamente dimenticare il grande potenziale rappresentato dalle esportazioni per equilibrare la bilancia dei pagamenti.


Strategia e risultati

Questo approccio ha permesso di costruire una strategia a più livelli, capace di adattarsi alle specificità delle zone costiere e dell’entroterra, e di integrare le attività produttive della pesca con quelle dell’acquacoltura, della trasformazione, della distribuzione e del commercio. Le analisi effettuate hanno evidenziato un notevole potenziale di sviluppo, ancora largamente inespresso. Secondo le stime più recenti, il Rendimento Massimo Sostenibile (MSY – Maximum Sustainable Yield, la quantità massima che si può catturare da uno stock ittico senza comprometterne capacità di rigenerazione e produttività futura, NdR) delle risorse ittiche eritree si colloca tra le 41.000 e le 86.500 t/anno.

Alcuni considerano queste stime in difetto, in quanto abbondantemente al di sotto delle stime delle altre aree della piattaforma continentale del Mar Rosso. Prendendo in considerazione una scarsa completezza dei dati per la mancanza di record affidabili sulle statistiche di pesca, si deve tener presente la pesca non registrata. È quindi prudente utilizzare i dati minimi della MSY. Nuovi studi dovranno confermare i dati delle previsioni di stima alta o bassa. Oggi la produzione effettiva rappresenta meno del 5% di questo potenziale. Specie demersali come cernie e dentici, piccoli pelagici come sardine e acciughe, crostacei di pregio come gamberi e aragoste potrebbero alimentare una quota significativa di esportazioni.

La missione ha riscontrato le seguenti problematiche:

  • una lunga linea costiera disseminata di villaggi inattivi o attivi solo stagionalmente nella pesca sotto-costa, per mancanza di infrastrutture e adeguate strutture di servizio (una situazione che ha finito per concentrare l’attività intorno ai pochi poli attrezzati: Massaua, Assab e pochi altri);
  • l’assenza di una catena del freddo efficiente sia in mare che nei pochi punti di sbarco attualmente funzionanti. 
  • una notevole difficoltà di accesso ai pezzi di ricambio e barriere normative all’importazione di tecnologie;
  • una diffusa carenza di fornitura energetica e varie limitazioni logistiche;
  • una scarsa formazione tecnica e grande fragilità del sistema di manutenzione.

Se da una parte tutto ciò costituisce un indubbio ostacolo allo sviluppo della filiera ittica e al pieno dispiegamento del suo potenziale produttivo (a cui aggiungere l’assenza di sistemi di tracciabilità e certificazione, indispensabili per l’accesso ai mercati europei e al pieno rilancio delle esportazioni), dall’altra, in un’ottica disincantata e che premi il “Sistema Italia”, quest’insieme di condizioni può portare a progettare soluzioni che facciano perno sulla pesca artigianale sotto-costa (che nel nostro ambito mediterraneo si esprime in bordate di pesca di 1-3 giorni di media, simili a quelle praticate dalle imbarcazioni artigianali eritree), basata su una rete integrata di villaggi “rivitalizzati” in chiave socio-economica e energetica (con tecnologie appropriate e solarizzate), appoggiata su alcuni poli da organizzare e meglio strutturare lungo la costa, e possibilmente meno dipendente dalla catena del freddo, grazie a modalità di lavorazione “non refrigerata” del pescato, eseguite a piè di sbarco. Un progetto che nell’insieme proponga soluzioni di questo tipo, da attivare attraverso sotto-progetti ad hoc, vedrebbe infatti il nostro Paese come interlocutore favorito sia grazie alla tipologia artigianale di pesca adottata (prevalentemente sotto-costa e di qualità, trovandosi qui le specie più pregiate), sia grazie alla tipologia di lavorazioni “non refrigerate” (artigianali e di buon valore aggiunto) da eseguire presso i siti di sbarco. In entrambi i casi, queste tipologie rappresentano di fatto veri e propri punti forza della nostra filiera ittica e agro-alimentare, su cui abbiamo abbondanti competenze e tecnologie da offrire.

A questo approccio, che potrebbe sciogliere in modo brillante e sostenibile, in linea col nostro sistema produttivo, gli attuali nodi (ma anche futuri, visto il carattere complesso, logistico e energetico, di una affidabile catena del freddo) della filiera ittica eritrea, creando impresa, posti di lavoro e valore aggiunto a livello locale, abbiamo dedicato un’ipotesi, tutta da sviluppare in un futuro si spera prossimo, denominata “Progetti di resilienza climatica e economica dei villaggi costieri”. Nell’immediato, e in risposta alle criticità sopra menzionate, il rapporto, non volendo comunque postulare una soluzione unica e mono-direzionale, in un contesto, come quello eritreo, tutto da valutare e verificare all’atto pratico, ha preferito articolare una strategia che affrontasse tutte le componenti della filiera ittica attraverso nove programmi principali, ciascuno dei quali corredato da sotto-progetti pilota facilmente attivabili. Questi programmi riguardano:

  • la fondamentale mappatura delle risorse ittiche;
  • la pesca industriale (e semi- industriale);
  • la pesca artigianale;
  • l’acquacoltura;
  • la rigenerazione delle saline;
  • la necessità di ricollocare nel flusso della catena di valore i villaggi costieri;
  • la trasformazione del pesce;
  • la promozione e l’organizzazione del consumo interno e delle esportazioni; la formazione tecnica e l’assistenza post-vendita.



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