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Ristoranti di pesce

La Taverna da Nadia e Felice, il gusto della Chioggia autentica

of Bison G. O.


Non chiedetegli di dedicarsi ad altro, magari al meritato riposo, considerati i 67 anni di età e i 56 di lavoro. Lavoro ad 11 anni? Sì, se consideriamo i primi anni di servizio come cameriere nel campeggio di famiglia a Chioggia. E da lì Felice Tiozzo, attuale titolare de La Taverna da Nadia e Felice, non si è più fermato. «La mia vita imprenditoriale — sottolinea — si è sempre svolta a Chioggia e a contatto con clienti e turisti: dall’apertura della discoteca “Gillygaloo” insieme ad altri soci nel 1984, a quella di un negozio di abbigliamento nel 1988. L’idea di dedicarmi pienamente alla cucina e alla ristorazione, le mie passioni, ho iniziato a coltivarla nel 1992, quando sono tornato in campeggio».

Tra un corso e l’altro, in particolare presso il Campus Etoile Academy di Rossano Boscolo, da cui sono usciti chef di fama internazionale, Felice passa dal ristorante Ai Vaporetti nel 2003 a El Gato nel 2004, un locale rinomato e di dimensioni ragguardevoli. «Talmente impegnativo che, nel 2009, opto per un cambio di proprietà con gli allora titolari della Taverna. Loro cercavano qualcosa di più grande e io qualcosa di più piccolo. Ci siamo capiti e immagino sia andata bene ad entrambi, a me di sicuro, considerato che poi nel giro di qualche anno ho avviato anche un’attività di B&B con 5 camere attigua al ristorante. È un mestiere, quello del ristoratore e del cuoco, che non mi ha mai stancato. E finché continuerò a divertirmi seguiterò a portarlo avanti senza problemi.

Quello che ho acquisito nel mio percorso di formazione è stata soprattutto una sensibilità spiccata per la selezione delle materie prime, territoriali per quanto possibile, e per la preparazione e pulizia dei piatti, presentati in maniera un po’ estrosa, riconosciuti e a volte anche presi ad esempio da qualche altro ristorante locale».

Dall’arrivo di Felice la Taverna è cambiata sotto il profilo organizzativo di spazi e arredi. «Qualche miglioria abbiamo cercato di apportarla fin da subito, per quanto il restauro vero e proprio è stato fatto nel 2024. Appena preso il locale era più taverna, con tanti orpelli appesi senza un disegno organico. La nostra idea, invece, è sempre stata quella di un locale essenziale ed ordinato com’è effettivamente oggi. Anche questa è attenzione verso il cliente, che vogliamo si senta come a casa».

Da una quindicina d’anni la cucina chioggiotta di mare si è fatta spazio e ha conquistato una veste riconosciuta nel panorama nazionale. «Negli ultimi anni la ristorazione si è sviluppata tantissimo» sottolinea. «Diciamo che Chioggia è cresciuta sotto tanti aspetti, anche nell’ospitalità garantita ai turisti da parte degli stessi chioggiotti che, fino a vent’anni fa, non consideravano benissimo i “foresti”. Alcune campagne promozionali fatte a dovere e riconoscimenti internazionali, come l’inserimento nel 2022 nella lista ristretta delle città da visitare nel mondo secondo il New York Times, ci ha garantito considerazione da parte dei turisti e una maggior consapevolezza negli operatori economici e nei cittadini. Ciononostante, le potenzialità inespresse sono ancora parecchie nei settori della pesca, del turismo e dell’agricoltura, che dovrebbero essere maggiormente integrati. Anche il pescatore si è reso conto che con la propria barca, facendo attività di pescaturismo, riesce a “sbarcare” meglio il lunario. E questo porta vantaggi (più turismo) per tutti».

Tra le manifestazioni che più stanno riscontrando il favore del pubblico a Chioggia troviamo Cicchettando, kermesse nata in Riva Vena, tra le zone maggiormente riqualificate della città in questi anni sotto il profilo della proposta gastronomica e ristorativa, che poi si è imposta in tutto il territorio comunale, Taverna da Nadia e Felice compresa. «Chi ha rischiato con l’apertura dei locali in una zona che fino a qualche tempo fa era piuttosto trascurata ha il merito di averci creduto» evidenzia Felice. «40 ristoranti di tendenza che sono pieni da anni tutti i sabati e le domeniche, con tanto di coda. Posso solo augurare ai miei giovani colleghi di continuare così, dando la giusta importanza alla proposta ristorativa e all’accoglienza senza cedere all’ingordigia del momento. Devono sempre sapersi ritrovare nella cucina chioggiotta con materie prime e piatti di prim’ordine e di propria produzione, non acquistati da terzi. Mai adagiarsi sugli allori. Da presidente della manifestazione Cicchettando, ho sempre ricordato a tutti che non bisogna essere esosi».

La proposta della Taverna da Nadia e Felice, per quanto riguarda i piatti tradizionali chioggiotti e veneti, è molto simile a buona parte dei ristoratori locali: spaghetti alle vongole, frittura, grigliata, bollito misto, baccalà, sarde in saor, cicchetti, ecc… Grandi differenze non ce ne sono. «Siamo tutti fortunati per quanto riguarda il pescato fresco, potendo utilizzare quanto, per tipologia e quantità, non può finire nella distribuzione organizzata: moeche, canocchie di un certo tipo, lucerne (gallinelle di mare), zotoli (piccole seppie), ecc… Quello che invece rischierà negli anni a venire di metterci in difficoltà è la mancanza di manodopera, cuochi in particolare. È un lavoro che dà soddisfazioni ma bisogna essere disposti a sacrificarsi nelle giornate e negli orari di lavoro. Temo che questo porterà ad avere, mediamente, personale di cucina improvvisato o estraneo al territorio in cui esercita. E questo porterà ad una perdita di cultura gastronomica e di competenze su determinate lavorazioni e piatti. Penso ad esempio alla “Luserna incovercià” o a pesci e preparati simili che non si avrà più la voglia di pulire e cucinare, col risultato che perderemo l’abitudine a certi sapori e ci sarà un’omologazione pericolosa nella proposta gastronomica». E il prossimo locale? «Ci mancherebbe!».

Gian Omar Bison


La Taverna da Nadia e Felice 

Calle F. Cavallotti 348

30015 Chioggia (VE)

Telefono: 041 401806

Web: tavernachioggia.com



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