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Acquacoltura

Coltivare alghe: una nuova frontiera sostenibile per l’acquacoltura

of Redazione


Per lungo tempo considerate un alimento di nicchia o legate quasi esclusivamente alle tradizioni asiatiche, le alghe stanno oggi entrando con decisione nel dibattito globale su alimentazione, sostenibilità e futuro dell’acquacoltura. La loro coltivazione è sempre più osservata con interesse, non solo per il valore nutrizionale, ma anche per il potenziale economico e ambientale che essa può offrire, soprattutto in un contesto di crescente pressione sui sistemi agricoli terrestri e sulle risorse naturali. Nel periodo 2013–2023, la produzione globale di alghe da acquacoltura è aumentata di circa il 50%, raggiungendo 37,6 milioni di tonnellate, quasi interamente da produzioni in mare. La coltivazione delle alghe marine si caratterizza per un impatto ambientale relativamente contenuto: non richiede infatti suolo agricolo, irrigazione né fertilizzanti chimici e può contribuire alla produzione di alimenti ad alto valore nutrizionale. È per questo che il settore sta emergendo come una possibile componente dei sistemi alimentari del futuro, con ricadute che vanno ben oltre l’ambito strettamente alimentare.


Una risorsa alimentare produttiva ancora sottoutilizzata in molte regioni

Il potenziale delle alghe si manifesta in modo particolarmente evidente nei contesti più vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico e all’aumento dei prezzi alimentari. In molte regioni del mondo, dove l’accesso a diete diversificate è limitato o economicamente difficile, la coltivazione delle alghe può rappresentare infatti una soluzione concreta per integrare l’apporto di micronutrienti, vitamine, minerali, proteine e acidi grassi Omega-3. Accanto alla dimensione nutrizionale, il settore offre opportunità interessanti anche sul piano produttivo. Le alghe trovano infatti impiego in una pluralità di filiere: dall’alimentazione umana e animale ai composti bioattivi per l’industria nutraceutica e cosmetica, fino ad applicazioni emergenti nei biocarburanti, nelle bioplastiche e nei biopolimeri. Un ventaglio di utilizzi che apre la strada a modelli di economia circolare e a nuove prospettive per l’acquacoltura.


Benefici ambientali e integrazioni con altre produzioni

Dal punto di vista ambientale, la coltivazione delle alghe marine presenta elementi di forte interesse. Le alghe assorbono l’eccesso di nutrienti, come azoto e fosforo, provenienti dal deflusso agricolo e presenti nelle acque costiere, contribuendo a ridurre l’eutrofizzazione e il rischio di fioriture algali nocive. Inoltre, catturano anidride carbonica e possono svolgere un ruolo nella protezione delle coste, attenuando o dissipando l’energia delle onde e aumentando la resilienza delle comunità costiere di fronte a eventi climatici estremi. Le strutture utilizzate per la coltivazione possono anche offrire un habitat a pesci e invertebrati, favorendo la biodiversità marina. In questo quadro, l’integrazione delle alghe con altre specie allevate, come i molluschi, all’interno di sistemi di acquacoltura multitrofica integrata rappresenta una delle direzioni più promettenti: un modello capace di riciclare nutrienti, migliorare la qualità dell’acqua e aumentare l’efficienza complessiva della produzione a basso impatto ambientale.


Il ruolo delle donne nelle filiere delle alghe

Un aspetto spesso poco visibile, ma centrale nello sviluppo del settore, riguarda il ruolo delle donne. Secondo dati dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), nel 2022 le donne rappresentavano circa 1/4 della forza lavoro globale in acquacoltura, con percentuali ancora più elevate proprio nel comparto delle alghe. In alcuni Paesi, come la Repubblica Unita di Tanzania, le donne costituiscono la grande maggioranza degli operatori lungo l’intera filiera. Dai Caraibi all’Africa fino all’Asia, il lavoro delle donne impegnate nella coltivazione delle alghe mette in luce il potenziale trasformativo dell’acquacoltura: non solo come fonte di cibo e reddito, ma anche come leva per l’emancipazione economica, l’innovazione e lo sviluppo locale.


Verso uno sviluppo sostenibile del settore

La crescita del comparto richiede tuttavia un accompagnamento adeguato. La FAO lavora con numerosi Paesi per sostenere uno sviluppo sostenibile delle filiere delle alghe marine, intervenendo su aspetti normativi, tecnici e organizzativi, e promuovendo catene del valore più inclusive ed efficienti. Negli ultimi anni, l’interesse verso questo settore è aumentato in molte regioni. «Le alghe marine stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante nelle strategie per un’economia oceanica sostenibile», spiega Alessandro Lovatelli, responsabile dell’acquacoltura presso la FAO. «Negli ultimi anni, diversi Paesi dell’America Latina hanno richiesto la nostra assistenza tecnica per sviluppare filiere più strutturate e sostenibili nel settore», aggiunge. In questo contesto si inserisce il documento programmatico Seaweed for the future, che raccoglie evidenze ed esperienze e offre raccomandazioni ai decisori politici per sostenere lo sviluppo del settore in coerenza con gli obiettivi di sostenibilità. Un ulteriore riferimento è rappresentato dalle Linee guida FAO per l’acquacoltura sostenibile, che forniscono un quadro utile anche per orientare la crescita della coltivazione delle alghe verso modelli responsabili, in grado di contribuire alla sicurezza alimentare, alla resilienza economica e alla tutela degli ecosistemi.


Alghe e Mediterraneo: un’opportunità da costruire

Anche nel Mediterraneo sta crescendo l’attenzione verso la coltivazione delle alghe come possibile leva per diversificare le produzioni acquicole e valorizzare le risorse marine locali. In Italia, l’interesse è ancora in fase iniziale, ma non mancano esperienze che indicano una direzione possibile. Lo chef e pescatore Antonio Morritti, ad esempio, guarda alle alghe come ad una risorsa ancora poco valorizzata ma ricca di potenzialità. Con l’obiettivo di avviare una produzione lungo la costa italiana, ha fondato la cooperativa Innovazione Tecnologica Alghe Cooperativa Adriatica (I.T.A.C.A.), impegnata nello sviluppo di ricette e prodotti ispirati alla nostra cucina a base di ingredienti derivati dalle alghe. «Le alghe sono una risorsa essenziale, in grado di nutrire il pianeta e che simboleggia un futuro più sano e sostenibile», afferma Morritti, che ha partecipato alla mostra globale From Seeds to Foods presso la FAO. «Oggi più che mai, le alghe rappresentano un’alternativa gustosa che riduce l’impatto ambientale dei cibi tradizionali», conclude. Esperienze come questa mostrano come il settore non sia limitato a contesti geografici lontani, ma possa trovare spazio anche nel bacino mediterraneo. La sfida, per i Paesi che si affacciano su questo prezioso bacino, sarà quella di tradurre l’interesse crescente in filiere strutturate, compatibili con le specificità ambientali e normative del territorio, e capaci di coniugare innovazione e sostenibilità e generare valore lungo tutta la catena produttiva.



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