it en
Risultati
Acquacoltura

AlFunFeed: la nuova frontiera dei mangimi per un’acquacoltura efficiente e sostenibile

of Redazione


Negli ultimi anni il pesce ha assunto un ruolo sempre più centrale nella nostra alimentazione, affermandosi come una fonte proteica di alto valore biologico. Le sue proteine, facilmente digeribili, sono accompagnate da un profilo nutrizionale ricco e completo, che include acidi grassi Omega-3, vitamine e micronutrienti essenziali, rendendo il pesce un alimento fondamentale per una dieta equilibrata. Questa crescente attenzione si riflette in un aumento costante dei consumi a livello globale: secondo i dati FAO, nel 2022 il consumo medio mondiale ha raggiunto circa 20,7 kg pro capite all’anno, quasi il doppio rispetto ai 9,1 kg registrati negli anni ’60. Un trend che non solo testimonia l’evoluzione delle abitudini alimentari, ma riflette anche una maggiore consapevolezza del legame tra salute, alimentazione e qualità dei prodotti che portiamo in tavola.

A sostenere questa domanda non è più soltanto la pesca tradizionale, oggi vicina ai propri limiti biologici, ma soprattutto l’acquacoltura, che oggi fornisce la maggior parte del pesce destinato al consumo umano. Il settore gioca un ruolo strategico nel garantire continuità dell’offerta e standard qualitativi elevati.

Per continuare a crescere e soddisfare una popolazione mondiale in aumento, è però fondamentale che l’acquacoltura si sviluppi secondo criteri di reale sostenibilità: riduzione dell’impatto ambientale, uso efficiente delle risorse, innovazione tecnologica, sostenibilità economica e attenzione alla qualità del prodotto approcciando tutte le sfide principali per il futuro del comparto ittico.

In questo scenario, i mangimi rappresentano da sempre uno dei nodi centrali dell’acquacoltura. Fin dai primi allevamenti intensivi, lo sviluppo del settore è stato strettamente legato alla disponibilità di fonti proteiche in grado di garantire le elevate performance richieste dal mercato.

Per decenni, la farina di pesce ha costituito il pilastro nutrizionale dei mangimi, grazie al suo profilo amminoacidico completo e all’elevata digeribilità. Con l’aumento della produzione e la crescente pressione sugli stock ittici naturali, però, è apparso chiaro che questa dipendenza non poteva rappresentare una soluzione sostenibile a lungo termine. A partire dagli anni ’90, ricerca e industria mangimistica hanno avviato un percorso di diversificazione delle fonti proteiche. Inizialmente, l’attenzione si è concentrata sulle proteine vegetali — soia, glutine di mais, pisello e colza — per poi integrare progressivamente sottoprodotti di origine animale, come quelli derivanti dalla lavorazione del pollame, cercando di trovare un equilibrio tra qualità nutrizionale e sostenibilità.

Negli ultimi anni, l’interesse si è spostato verso soluzioni più innovative, come le farine di insetti, simbolo di economia circolare. Pur mostrando grande potenziale, queste fonti proteiche restano ancora costose e spesso disponibili in quantità limitate, limitandone la diffusione su larga scala.

Queste alternative hanno permesso di ridurre l’impiego della farina di pesce, ma hanno anche evidenziato limiti significativi: squilibri nel profilo amminoacidico, presenza di fattori anti-nutrizionali, impatti ambientali legati alle coltivazioni intensive e, in alcuni casi, criticità normative o di accettabilità da parte del consumatore.

Come sottolinea il prof. Ike Olivotto, dell’Università Politecnica delle Marche, la ricerca scientifica sta oggi esplorando con crescente interesse le Single Cell Proteins (SCP). «Si tratta di proteine ottenute da microrganismi — funghi, lieviti o batteri — coltivati attraverso processi di fermentazione controllata» spiega Olivotto. «Queste biomasse offrono un elevato contenuto proteico, un profilo amminoacidico completo e componenti funzionali come fibre e polisaccaridi, che possono avere effetti benefici sulla salute degli animali, simili a quelli dei prebiotici. Alcune SCP sono già utilizzate anche nell’alimentazione umana, in alimenti funzionali, prodotti alternativi alla carne e integratori proteici».

Ed è proprio in questo scenario che nasce il progetto europeo AlFunFeed, sostenuto dalla Sustainable Blue Economy Partnership e coordinato dall’Università di Vigo (Galizia, Spagna). Il progetto coinvolge università e aziende di diversi Paesi europei, tra cui Italia (Università Politecnica delle Marche), Portogallo (CIIMAR), Spagna (ODS Protein S.L.) e Grecia (University of Thessaly), con l’obiettivo di innovare profondamente la produzione dei mangimi per l’acquacoltura.

AlFunFeed sperimenta l’impiego di SCP ottenute dalla fermentazione di funghi filamentosi coltivati su substrati derivati dagli scarti della produzione di macroalghe destinate al consumo umano. In particolare, vengono utilizzate tre specie di funghi (Neurospora crassa, Rhizopus oryzae e Fusarium venenatum) per produrre tre diverse biomasse proteiche. Queste SCP sostituiranno parzialmente le fonti proteiche convenzionali nelle diete della spigola europea (Dicentrarchus labrax), una delle specie più allevate in Europa e modello ideale per valutare l’efficacia delle proteine alternative, soprattutto nelle specie carnivore.

L’aspetto più innovativo del progetto è la capacità di integrare sostenibilità e circolarità in un unico modello produttivo. Le SCP sono prodotte in fermentatori controllati, che non richiedono ampie superfici agricole e garantiscono biomasse con caratteristiche costanti, indipendenti dalle variazioni climatiche stagionali. Questo approccio rende l’acquacoltura più resiliente e stabile, offrendo fonti proteiche affidabili e meno esposte alle fluttuazioni del mercato globale, valorizzando allo stesso tempo gli scarti delle macroalghe e trasformandoli in risorse ad alto valore aggiunto.

AlFunFeed rappresenta una tappa fondamentale verso una nuova generazione di mangimi sostenibili. Come evidenzia il prof. Olivotto, «Questo progetto dimostra che nutrire il pianeta e rispettare l’ambiente possono andare di pari passo. Le SCP non sono solo un’alternativa nutrizionale, ma un vero motore di innovazione, in grado di rendere l’acquacoltura europea più efficiente, resiliente e competitiva. Se confermato su scala industriale, il modello sviluppato da AlFunFeed potrebbe diventare uno standard per il futuro del settore, portando benefici concreti sia agli allevatori che ai consumatori».

Consorzio di AlFunFeed


Nota

Per ulteriori informazioni:

  • visitare il sito web alfunfeed.eu;
  • contattare il prof. Ike Olivotto, Università Politecnica delle Marche – Dipartimento di Scienze della vita e dell’Ambiente (i.olivotto@staff.univpm.it).


In foto: il consorzio di AlFunFeed durante il kick off meeting a Vigo, in Spagna.




Activate your subscription

To subscribe to a Magazine or buy a copy of a Yearbook