I panorami suggestivi e romantici che si affacciano sul Lago Trasimeno sono circondati da un’affascinante atmosfera, in cui arte, cultura, enogastronomia e natura convivono in perfetta armonia. Con una superficie di 128 km2, il Trasimeno è il quarto lago più grande d’Italia e si distingue per essere di tipo laminare, quindi molto basso. La profondità massima è, infatti, di 5 metri, ma a causa dei sempre più frequenti periodi di siccità, spesso non supera i 4 metri. Lo spettacolo che si può ammirare sulla riva è grande e nasce da particolarità rare da trovare altrove, come l’abbarbicamento delle case che sembrano scivolare in acqua, il verde che si fonde con il blu, l’intensità dei profumi e l’arte della pesca. Negli ultimi anni, complice la crisi economica, diversi giovani si sono avvicinati a questo antico mestiere, facendolo diventare un’attività di cui essere fieri.
Sono una cinquantina i pescatori che, con un amore fuori dal comune, hanno fatto della pesca tradizionale del Trasimeno un vero e proprio patrimonio da salvaguardare, tanto da farla entrare ufficialmente nella famiglia dei Presidi Slow Food dell’Umbria. Persico reale, carpa, pesce gatto, latterino, tinca, persico-trota, anguilla e capitone sono le specie ittiche protagoniste del lago. Ma la vera particolarità sta nella promozione di pratiche sostenibili.
«La nostra è una pesca passiva: stendiamo le reti e aspettiamo che il pesce, muovendosi, rimanga imprigionato nelle maglie. Funziona così da 3.000 anni, da quando l’uomo ha cominciato ad abitare le coste del nostro lago e a uscire in barca» sottolinea Aurelio Cocchini, un’esperienza da pescatore lunga quarant’anni, referente dei produttori.
«L’opportunità di diventare Presidio Slow Food — dice Guido Materazzi, un altro dei pescatori coinvolti nel progetto — arriva in un momento storico importante, in cui il mestiere del pescatore deve coniugare tradizione e innovazione, buone pratiche e sostenibilità economica».
Il forte senso di comunità della gente di qui è testimoniato dalle numerose forme di collaborazione reciproca, in particolare dalla Cooperativa Pescatori del Trasimeno (www.pescatorideltrasimeno.com), ancora oggi attiva, la cui fondazione risale al 1928. I soci si definiscono custodi di un ambiente naturalistico. Un ecosistema fragile, ma al contempo prezioso, nel quale i pescatori vivono in perfetta simbiosi e armonia con quello che il lago ha da offrire.
L’indotto generato da questa sapiente interazione ammonta a circa venti milioni di euro. I lavoratori conferiscono quotidianamente il pescato al magazzino della Cooperativa, dove viene lavorato dal personale addetto e distribuito sia agli operatori del settore turistico-ricettivo del territorio, sia ai privati, nei due punti vendita di San Feliciano e di Sant’Arcangelo. La pesca viene praticata tutto l’anno, impedita solo dall’eventuale presenza di ghiaccio, mentre i fermi biologici delle singole specie non sono mai contemporanei.
I sistemi di pesca utilizzati sono principalmente tre, che si tramandano da generazioni. Il più utilizzato è la classica rete verticale, che viene calata in acqua quotidianamente. La nassa, poi, è utilizzata come struttura di forma cilindrica con un’apertura a imbuto, che consente un facile ingresso alla preda, attirata dall’esca posta all’interno, ma ne ostacola l’uscita. Le nasse vengono lasciate legate a pertiche e controllate e pulite regolarmente per evitare che i fori si ostruiscano.
Il terzo sistema di pesca è il giacchio, una rete circolare, che viene fatta calare sul fondo come un lenzuolo e cattura i pesci fermi sui fondali più bassi. È un tipo di cattura che si fa prevalentemente in inverno, quando il freddo rende i pesci meno mobili.
Strumenti passivi e sostenibili permettono di mantenere in equilibrio la fauna ittica del lago. L’adesione di nuovi giovani pescatori, spiega Cinzia Borgonovo, referente Slow Food del Presidio e fiduciaria di Slow Food Perugia, ha «ridato entusiasmo e motivazione a raccontare il pesce di lago nel territorio e a farlo conoscere anche ai più giovani. Come Slow Food, ci è sembrato giusto aiutarli a sostenerne l’impegno e lo sforzo. Se guardo al futuro, poi, credo che il riconoscimento come Presidio si inserisca bene anche nel progetto di tutela dell’ecosistema lago, inteso sia dal punto di vista ambientale sia come risorsa per chi vive nei borghi rivieraschi».
Sarà fondamentale, infatti, la collaborazione con le comunità del territorio lacustre, anche per il recupero delle ricette tradizionali e la loro riproposizione.
Chiara Papotti
Nota
Fonte: www.fondazioneslowfood.com/it/presidi-slow-food/pesca-tradizionale-del-lago-trasimeno
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Lago di Garda: uno studio per la gestione sostenibile della pesca. 830.000 euro di fondi per il progetto che si concluderà nel 2027. Lombardia, Veneto e Trentino coinvolti
Regione Lombardia ha sottoscritto con Regione Veneto e Provincia Autonoma di Trento e Università degli Studi dell’Insubria un accordo per l’avvio del progetto di studio sul Lago di Garda e lo stato di conservazione della sua fauna ittica, ai fini della gestione delle attività di pesca. Lo ha annunciato l’assessore all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste Alessandro Beduschi. «L’iniziativa — ha dichiarato Beduschi — rinnova la collaborazione tra le tre amministrazioni che si affacciano sul Garda, per una gestione condivisa e sostenibile del patrimonio ittico del lago, un ambiente ricco di biodiversità ma esposto a diverse pressioni: dall’impatto umano alla presenza di specie invasive, fino all’inquinamento delle acque. Tutti fattori che negli ultimi anni hanno inciso sulla quantità e qualità del pescato». Lo studio si concluderà nel 2027 e dispone di un budget complessivo di 830.000 euro derivanti dal Fondo Europeo Feampa 2021-2027. Regione Lombardia destina 265.000 euro all’Università dell’Insubria, che riveste il ruolo di coordinatore scientifico del progetto. Nel lago operano circa 80 imprese di pesca professionale, che portano avanti un’attività storica e identitaria per il territorio. Il comparto, però, sta vivendo un periodo di difficoltà. Dovuto al calo delle catture e alla sospensione delle immissioni di coregone, legata a vincoli normativi ancora in vigore. Il progetto concentrerà le proprie analisi sulle specie di maggiore interesse per la pesca professionale, come coregone e agone, con particolare attenzione alla sostenibilità degli attrezzi e alla convivenza con il carpione del Garda, specie endemica e simbolo dell’ecosistema del lago. «Questo progetto — conclude Beduschi — rappresenta un esempio concreto di cooperazione tra istituzioni e mondo scientifico per la tutela di un patrimonio unico. Il Garda è un laboratorio di sostenibilità dove la salvaguardia ambientale e il sostegno alle imprese devono camminare insieme, per garantire un futuro alla pesca professionale e alla biodiversità del lago» (fonte: EFA News – European Food Agency). |
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Federpesca, preoccupazione per il futuro del comparto in Adriatico
Grande preoccupazione per il settore pesca dell’Adriatico dopo l’estensione a sette mesi della chiusura della pesca a strascico nelle aree delle cosiddette “barbare”. La decisione è stata presa durante la 48ª riunione della CGPM (Commissione Generale per la Pesca nel Mediterraneo), svoltasi a Malaga dal 3 al 9 novembre scorsi. Si tratta di una misura che rischia di compromettere gravemente la sopravvivenza delle imprese del comparto. «Una proposta che avrebbe un impatto devastante per le imprese dell’Adriatico, già vessate negli ultimi anni dalla riduzione delle giornate di pesca — dichiara Francesca Biondo, direttrice di Federpesca — e che è stata adottata dalla CGPM senza considerare gli effetti socio-economici e senza disporre di adeguati dati scientifici che attestino un reale stato di sofferenza degli stock di scampi». La direttrice prosegue: «Da anni denunciamo una modalità di operare della CGPM che non prevede alcun confronto democratico, né in sede di Agrifish né in Parlamento europeo. Un modus operandi che va fermato, perché sta mettendo in ginocchio le imprese di pesca dell’Adriatico ed è oltretutto in contrasto con le stesse linee guida politiche della presidente Von der Leyen, che nel suo insediamento aveva dichiarato: “dimostreremo che l’Europa proteggerà la propria sovranità alimentare e coloro che ci forniscono il cibo”. Purtroppo dobbiamo constatare che così non è — conclude Francesca Biondo — e restiamo certi che il confronto con il Governo italiano possa portare a misure di mitigazione in grado di evitare questo sfacelo e garantire un futuro sostenibile al comparto» (fonte: Federpesca, federpesca.it). |
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