L’acquacoltura è oggi il settore zootecnico con il maggiore potenziale di crescita a livello mondiale e l’Italia non fa eccezione. Tuttavia, per sostenere questa espansione in modo duraturo e responsabile, è necessario sviluppare una filiera davvero circolare, capace di valorizzare le risorse e ridurre gli sprechi. Un tassello fondamentale di questa transizione è rappresentato dall’innovazione nel campo dei mangimi, dove l’utilizzo di ingredienti alternativi e sostenibili potrebbe contribuire sia al benessere dei pesci allevati sia alla tutela dell’ambiente.
Tra le sostanze più interessanti in questo ambito spicca la chitina, un biopolimero naturale presente nell’esoscheletro di crostacei e insetti e nelle pareti cellulari dei funghi. Si tratta del secondo polisaccaride più abbondante in natura dopo la cellulosa e, negli ultimi anni, ha attirato grande attenzione come ingrediente funzionale nei mangimi per pesci. Numerosi studi ne hanno evidenziato i potenziali effetti positivi sulla crescita, sulla salute intestinale e sulla risposta immunitaria degli organismi acquatici. Tradizionalmente estratta da fonti marine, come granchi e gamberetti, la chitina pone però questioni legate alla sostenibilità delle materie prime impiegate.
Negli ultimi anni, gli insetti sono emersi come una valida e sostenibile alternativa nelle formulazioni mangimistiche per l’acquacoltura. Le loro caratteristiche nutrizionali e ambientali sono particolarmente promettenti: contengono un’elevata percentuale di proteine e lipidi di alta qualità, hanno un ottimo profilo nutraceutico e richiedono pochissime risorse in termini di acqua e suolo. Inoltre, gli insetti sono veri e propri bio-convertitori naturali: possono trasformare scarti agroalimentari in biomassa ricca di nutrienti, contribuendo alla riduzione dei rifiuti e alla produzione di ingredienti a basso impatto ambientale.
Ma l’interesse verso gli insetti non si limita alle proteine. Il loro allevamento genera sottoprodotti come esuvie ed esoscheletri, naturalmente ricchi di chitina. Questi residui, se opportunamente trattati e valorizzati, possono diventare una fonte preziosa per la produzione di additivi funzionali destinati ai mangimi per i pesci, contribuendo così a chiudere i cicli produttivi e a rafforzare la circolarità dell’intero settore.
In questo contesto, la trota iridea (Oncorhynchus mykiss) rappresenta una delle specie di maggior interesse per l’acquacoltura europea e italiana. La troticoltura è oggi un comparto consolidato e competitivo, ma la sfida della sostenibilità resta centrale. Oltre ad ottimizzare continuamente le formulazioni mangimistiche, è fondamentale migliorare la gestione dei residui organici, come mangimi non consumati, feci e scarti di lavorazione, attraverso processi di recupero e valorizzazione che riducano l’impatto ambientale e aumentino l’efficienza della filiera. In questo contesto si inserisce il progetto ACInA (Acquacoltura Circolare: valorizzazione integrata degli scarti ed estrazione di sottoprodotti di valore dall’Insetticoltura a supporto delle produzioni Agricole ed ittiche), un progetto innovativo finanziato dalla Fondazione Caritro e coordinato dall’Università Politecnica delle Marche.
L’obiettivo? Creare una filiera integrata e sostenibile che unisca acquacoltura, agricoltura e insetticoltura, con un’attenzione particolare al territorio trentino.
In un’epoca in cui la sostenibilità non è più una scelta ma una necessità, ACInA propone un modello di economia circolare capace di valorizzare ogni residuo produttivo. Il principio è semplice ma rivoluzionario: ciò che oggi è considerato uno scarto può diventare una nuova risorsa per un altro comparto. Tutto parte dagli allevamenti di mosca soldato nera (Hermetia illucens), insetto in grado di crescere su scarti agricoli locali ricchi di sostanze organiche. Le esuvie (i resti dell’esoscheletro dopo la muta) e gli insetti adulti morti, spesso trattati come rifiuti, sono invece una miniera di chitina, biopolimero naturale dalle importanti proprietà funzionali. Attraverso specifici processi di estrazione, la chitina viene recuperata e inserita nelle formulazioni di mangimi destinati all’allevamento della trota iridea, una delle specie più rappresentative dell’acquacoltura europea ed italiana, specialmente in Trentino. Ma il ciclo non finisce qui; anche gli scarti dell’acquacoltura, come scarti di macellazione e deiezioni dei pesci, vengono valorizzati grazie a tecnologie di compostaggio e pirolisi, capaci di generare fertilizzanti organici di alta qualità per l’agricoltura.
Il risultato è un sistema produttivo a “rifiuti zero”, dove nulla si spreca e tutto viene riutilizzato, riducendo l’impronta di carbonio e rafforzando i legami tra ecosistemi terrestri e acquatici. Per garantire che le soluzioni sviluppate siano realmente sostenibili e replicabili, il progetto include analisi dei flussi produttivi e studi di ciclo di vita (LCA), valutando gli impatti tecnici, economici e ambientali. ACInA si inserisce così perfettamente negli obiettivi del Green Deal europeo, del “Pacchetto per l’Economia Circolare” e della “Strategia per la Bioeconomia”, proponendosi come un modello virtuoso di innovazione sistemica.
Gli attori del progetto ACInA
In definitiva, ACInA rappresenta molto più di un progetto di ricerca: è un laboratorio di innovazione circolare, dove università, enti ed imprese lavorano insieme per dimostrare che un futuro “zero waste” è possibile. Un’iniziativa che, non solo tutela l’ambiente, ma crea valore economico, conoscenza e nuove opportunità per i territori coinvolti.
Federico Conti
Daniele Caterino
Carla Maggetti
Filippo Faccenda
Elia Ciani
Matteo Zarantoniello
Elena Marcolla
Fabio Brambilla
Francesco Fatone
Ike Olivotto
Anna Laura Eusebi
info
Progetto ACInA (Bando Ricerca e Sviluppo 2023/24 Fondazione Caritro project n. 2023.0598), finanziato da Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto. Per informazioni:
prof.ssa Anna Laura Eusebi, Università Politecnica delle Marche – Dipartimento di Scienze e Ingegneria dei Materiali, dell’Ambiente e dell’Urbanistica (a.l.eusebi@staff.univpm.it);
prof. Ike Olivotto, Università Politecnica delle Marche – Dipartimento di Scienze della vita e dell’Ambiente (i.olivotto@staff.univpm.it).
In foto: applicazione di tecniche istologiche e molecolari da parte del Gruppo di Acquacoltura presso UNIVPM.
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