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Il pesce in tavola

Il grongo, un gigante buono tutto da riscoprire

of Manicardi N.


Per il consumatore, l’aspetto fisico del grongo non è certo dei più attraenti poiché, date le dimensioni, appare come una specie di mostro marino, una sorta di gigantesco serpente d’acqua salata dal corpo potente e senza scaglie, con la forma tipica degli anguilliformi, che ricorda sia la murena che l’anguilla e che può raggiungere i 3 metri di lunghezza. È considerato l’anguilliforme più grande al mondo; in lunghezza può essere superato dalle murene giganti, che tuttavia tendono ad essere più sottili e leggere.

Vive inabissandosi fino a 500 metri e potendo raggiungere anche i 3.600 durante le migrazioni. Il suo habitat è costituito dagli ambienti pietrosi dove si nasconde tra sassi, cavità, fessure, dune e relitti di imbarcazioni da cui esce solo di notte, quasi esclusivamente per nutrirsi voracemente di crostacei, molluschi, cefalopodi, pesci e carcasse. Nonostante abbia denti piccoli, il suo morso lascia il segno e può essere molto pericoloso, specialmente se l’animale è di grosse dimensioni.

Trovarselo in tavola, di conseguenza, può far sorgere retropensieri poco adatti alla convivialità e al buon appetito. Eppure, nonostante la sembianza così poco invitante, i pescatori — che pure l’hanno sempre temuto e rispettato — hanno anche sempre cercato di catturarlo dato che le sue carni sono sì ricche di spine, ma soprattutto di ottimi nutrienti quali proteine ad elevato valore biologico, minerali (selenio, fosforo, potassio, ferro e zinco), vitamine (specialmente D e del gruppo B) e, benché non sia un pesce azzurro, acidi grassi polinsaturi Omega-3 a lunga catena (con ottime concentrazioni di EPA e DHA), iodio e bassi livelli di sodio e colesterolo. Non è nemmeno un pesce bianco nonostante il candore delle carni, definibili tra magre e semi-grasse, per cui è considerato mediamente calorico. Nonostante queste più che positive qualità nutrizionali il consumo alimentare del grongo, tuttavia, attualmente si è molto ridotto rispetto al passato ed è pure per questo motivo, oltre che per la pressoché totale assenza di predatori o competitori biologici, che l’IUCN (International Union for Conservation of Nature) lo segnala come una specie a rischio minimo di estinzione. Nonostante la fonte principale di approvvigionamento sia la pesca professionale di tipo industriale, sarebbe comunque preferibile rivolgersi alla piccola pesca artigianale, che è perfettamente in grado di portarlo a riva utilizzando il palamito, lo strascico o le reti da posta. Nella pesca con la lenza, invece, sia professionale che dilettantistica, il grongo crea al pescatore e a se stesso una situazione difficile perché afferra e ingoia l’esca con la quasi totalità del corpo dentro la tana e spesso muore per colpa dell’amo. Essendo considerato di scarso valore commerciale, viene inoltre spesso ributtato morto in mare (soprattutto quando è di piccole dimensioni). È un vero peccato e da tanti punti di vista. Si tratta davvero di uno spreco che andrebbe evitato incentivandone il consumo che oltretutto, essendo esclusivamente effettuato in cottura, non sembra costituire un mezzo primario di trasmissione di Anisakis simplex. La scelta gastronomica è amplissima: ai ferri, al forno con patate, alla pizzaiola, alla mediterranea, all’acquapazza, fritto, lessato, in umido e come ingrediente ottimale per cacciucco, zuppa di pesce, brodetto… Le ricette di sicuro non mancano!

Ricette italiane, del nostro mare, perché il grongo è particolarmente diffuso soprattutto nel versante italiano del Mar Adriatico centro-settentrionale (dov’è assente la murena ma abbondante l’anguilla). Lo si trova anche nell’Oceano Atlantico Orientale (dalla Norvegia e dall’Islanda fino al Senegal) dove, tra Gibilterra e le Azzorre, è stata individuata una zona di riproduzione che si ritiene fornisca il ricambio della popolazione dell’Europa settentrionale. Sembra che vi siano aree simili anche nel Mediterraneo, ancora tutte da scoprire. È presente pure nel Mar Nero. Le femmine producono diversi milioni di uova. Una volta schiuse, le larve iniziano a nuotare verso le acque più basse, dove vivono fino alla maturità e iniziano a tornare per ripetere il ciclo. Il grongo si unisce al partner per scopi riproduttivi una sola volta nella vita.

Nunzia Manicardi


In foto: il grongo (photo © hellofish.it).



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