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Interviste

Da problema a opportunità

of Redazione


Sono abbastanza impressionanti le immagini e i video girati a metà settembre delle gigantesche colonie di Granchi blu (Callinectes sapidus) che hanno letteralmente invaso alcune spiagge emiliano-romagnole, impedendo a chi avrebbe voluto godere dell’ultimo bagno in mare prima di “chiudere” la stagione anche solo di fare qualche passo nell’acqua, limpidissima in questi giorni di fine estate. «La spiegazione più logica è quella che si tratti di un fenomeno passeggero, con l’abbassamento delle temperature dovrebbero lasciare le spiagge, per ritirarsi verso il mare aperto» ha commentato Sasa Raicevich, ricercatore di Ispra (istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), interpellato dai giornalisti de Il Resto del Carlino. Oggi, ad oltre due anni da quell’invasione aliena che ha danneggiato in maniera massiccia il comparto dell’allevamento ittico nazionale, creando problemi a vario titolo a chiunque faccia parte della filiera e dell’economia blu, ci facciamo raccontare da Massimo Genari come si è mossa e come si sta muovendo Copego – Consorzio Pescatori di Goro Soc.coop. OP, attore importante del settore della molluschicoltura di cui occupa la direzione generale. Tra studio del fenomeno, viaggi al di fuori dell’Italia per confrontarsi con altre realtà e investimenti consistenti, Genari ci spiega come sia stato possibile trasformare in positivo una situazione avversa, generando nuovo lavoro e nuove competenze, una nuova stabilità economica e una concreta prospettiva di crescita.


Quando il Granchio blu, una delle specie invasive più problematiche per gli ecosistemi marini e per l’economia ittica, ha iniziato a diffondersi nei nostri mari, come avete reagito in Copego?

«Nel maggio 2023, con l’esplosione della presenza del Granchio blu, la preoccupazione tra i nostri soci pescatori e nel comparto è stata immediata e reale. Si trattava di una specie invasiva che, arrivando da altri ecosistemi, ha alterato gli equilibri locali, mettendo in seria difficoltà la pesca tradizionale. Fin da subito, come Copego, abbiamo scelto di non limitarci a “subire” l’emergenza e di cercare invece una risposta concreta, ovvero trasformare una minaccia ambientale in una nuova opportunità economica per il nostro territorio».


Da dove siete partiti per affrontare un cambiamento così radicale?

«Abbiamo impostato un percorso chiaro, fatto di studio, viaggi, osservazione diretta e investimenti. Era fondamentale capire come altri Paesi, già da tempo alle prese con il Granchio blu, avessero trovato soluzioni efficaci. Il primo passo è stato un viaggio a Salonicco, in Grecia, nel febbraio 2024: lì il Granchio blu è presente da oltre 30 anni e abbiamo visto con i nostri occhi come venga pescato e lavorato. Poi, a giugno 2024, ci siamo recati negli Stati Uniti, in Virginia, nella baia di Chesapeake — di questo viaggio, fortemente voluto e organizzato da Giacomo Cocci, dell’azienda Cocci Luciano Srl di Coriano (RN), abbiamo parlato nell’articolo “L’esperienza USA nella lotta al Granchio blu”, Il Pesce n. 4/2024, pag. 21, NdR —, dove questa specie è considerata una risorsa da generazioni. È lì che abbiamo capito come poter proteggere i nostri allevamenti di vongole e, al contempo, come strutturare una filiera di trasformazione sostenibile e redditizia».


Avete continuato l’esplorazione anche in altre realtà?

«Sì, a settembre 2024 abbiamo visitato la Turchia e poi a novembre la Tunisia, dove ci sono impianti di lavorazione molto avanzati. In quei viaggi abbiamo raccolto informazioni tecniche preziose: dalla conservazione alla lavorazione, fino ai canali commerciali. Tornati in Italia con le idee chiare, a fine 2024 abbiamo avviato le prime fasi sperimentali di lavorazione del Granchio blu nel nostro stabilimento, coinvolgendo le nostre socie nella pulitura e preparazione del prodotto. Poi, nel marzo 2025, ci siamo strutturati seriamente, con una linea dedicata e investimenti in macchinari, tra cui tunnel di congelamento e celle di stoccaggio».


Come ha reagito il mercato a questa nuova proposta?

«Molto bene. Grazie ad un grande lavoro di squadra tra pesca, trasformazione e rete commerciale, il Granchio blu lavorato da Copego ha superato i confini nazionali. Attualmente esportiamo negli Stati Uniti e in Corea del Sud, mercati molto ricettivi e attenti alla qualità. Per andare nello specifico, ad oggi abbiamo spedito 8 container, 2 dei quali in California, 3 in New Jersey e 3 in Corea del sud, per un totale di 149.000 kg (149 t) di Granchio blu congelato! Altri due container sono in partenza nei prossimi giorni per Savannah. Inoltre, un nostro agente ha effettuato un viaggio esplorativo in Cina, dove stiamo già costruendo relazioni commerciali promettenti».


Avete anche partecipato a fiere internazionali, giusto?

«Esatto. A marzo 2025 abbiamo partecipato al “Seafood Expo North America” di Boston. È stata un’opportunità strategica per far conoscere il nostro prodotto e ampliare il portafoglio clienti. I riscontri sono stati più che positivi».


Che impatto ha avuto questo progetto sui soci e sulle socie della cooperativa?

«Un impatto molto concreto. Le nostre socie sono oggi coinvolte in tutte le fasi della lavorazione: pulitura, preparazione, confezionamento. Questo ha generato nuovo lavoro, nuove competenze e, soprattutto, stabilità economica. Sul lato della pesca, prima i soci non avevano reali sbocchi di mercato se non il mercato ittico di Goro. Oggi possono contare su una filiera interna di trasformazione e vendita che ha permesso anche un aumento importante del prezzo di conferimento del Granchio blu: dai 0,05-0,50 €/kg del 2023 siamo passati a 1,00–1,50 €/kg nel 2025».


Nonostante questa nuova attività, Copego resta fortemente legata alla propria missione originaria.

«Assolutamente. Il nostro DNA resta quello dell’acquacoltura: siamo e vogliamo rimanere il primo produttore europeo di vongole veraci. È il nostro cuore pulsante, ciò per cui Copego è nata e continuerà a impegnarsi. Ma, da veri pescatori, sappiamo che il mare cambia, e che dobbiamo saperci adattare. Valorizziamo ciò che il mare ci offre con rispetto, competenza e spirito cooperativo».


Qual è il messaggio che vuole lanciare oggi alle istituzioni e al comparto della pesca?

«Abbiamo fatto tanto, ma la strada è ancora lunga. Per continuare a innovare, crescere e affrontare le sfide ambientali ed economiche, abbiamo bisogno di un sistema che funzioni. Servono politiche che sostengano davvero le imprese cooperative, la pesca artigianale e l’acquacoltura sostenibile. Il futuro della pesca italiana dipende dalla capacità di fare rete, unire le forze e credere nel potenziale del nostro mare».


Consorzio Pescatori di Goro Soc. Coop. OP
Via A. Brugnoli, 298 – 44020 Goro (FE)
Telefono: 0533 793111
Web: www.copego.it



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