Con oltre 1.340 km di costa continentale e più di 360 isole, l’Eritrea si affaccia su una delle aree marine più produttive e incontaminate del Mar Rosso. La biodiversità qui è sorprendente: oltre 1.000 specie di pesci, 220 specie di coralli (l’ecosistema corallino, di grande valore, è definito spesso un vero “giardino tropicale sommerso”) e un elevato tasso di endemismo, dovuto all’isolamento naturale del bacino. Le acque sono particolarmente ricche grazie ai fenomeni naturali di upwelling e ai venti monsonici che portano nutrienti vitali, favorendo così una produzione ittica superiore rispetto ad altre aree del Mar Rosso.
Un potenziale enorme, ancora inespresso
Secondo le stime più recenti, il Rendimento Massimo Sostenibile (MSY – Maximum Sustainable Yield, la quantità massima che si può catturare da uno stock ittico senza comprometterne capacità di rigenerazione e produttività futura, NdR) delle risorse ittiche eritree si colloca tra le 41.000 e le 86.500 t/anno. Alcuni considerano queste stime in difetto, in quanto abbondantemente al di sotto delle stime delle altre aree della piattaforma continentale del Mar Rosso. Prendendo in considerazione una scarsa completezza dei dati per la mancanza di record affidabili sulle statistiche di pesca, si deve tener presente la pesca non registrata. È quindi prudente utilizzare i dati minimi della MSY. Nuovi studi dovranno confermare i dati delle previsioni di stima alta o bassa. Oggi la produzione effettiva rappresenta meno del 5% di questo potenziale. Specie demersali come cernie e dentici, piccoli pelagici come sardine e acciughe, crostacei di pregio come gamberi e aragoste potrebbero alimentare una quota significativa di esportazioni. Le specie marine più pescate in Eritrea includono:
La filiera della pesca: protagonisti e risorse
La pesca è un settore di grande rilievo economico e sociale, con un ruolo centrale per le comunità costiere. Il settore è strutturato in quattro sottosettori principali: pesca a piedi, artigianale, semi-industriale e industriale. Il Ministero della Pesca guida l’integrazione e lo sviluppo di tutti gli attori coinvolti, favorendo la partecipazione attiva nella gestione sostenibile delle risorse marine, base imprescindibile per le politiche nazionali del settore. Tra gli obiettivi principali vi sono il sostegno alla pesca artigianale, il potenziamento delle esportazioni e la creazione di un ambiente favorevole agli investimenti, sia nazionali che stranieri.
Iniziative di sviluppo
A sostegno dell’industria ittica nazionale, nel 2004 è nata la National Fishery Corporation (NFC), organismo pubblico che coordina le attività di pesca e lavorazione del pesce, contribuendo a rilanciare il settore dopo anni di crisi. Il governo, col supporto dell’IFAD, ha avviato il Fisheries Development Project (FDP) per rafforzare le cooperative ittiche e sostenere i pescatori artigianali. Il progetto mira a migliorare la sicurezza alimentare e le condizioni di vita delle comunità costiere. Le iniziative includono la formazione relativa alla lavorazione del pesce, l’installazione di macchine per il ghiaccio e la promozione del consumo di pesce.
Filiera e infrastrutture
La quasi totalità del prodotto fresco passa attraverso i canali della National Fisheries Corporation, che gestisce i principali siti di sbarco e impianti di lavorazione a Massaua ed Assab. Tuttavia, la scarsità di punti di sbarco attrezzati, l’assenza di una catena del freddo diffusa e la limitata capacità di stoccaggio frenano lo sviluppo. Recenti investimenti, come quelli finanziati dalla Banca Africana per lo Sviluppo, hanno permesso di costruire nuove infrastrutture per lo sbarco e la lavorazione del pescato, soprattutto nella Costa sud.
Sfide e prospettive
Nonostante le risorse disponibili, la pesca in Eritrea affronta diverse sfide, tra cui la pesca illegale, la mancanza di infrastrutture adeguate e la scarsa familiarità della popolazione con il consumo di pesce. Il Governo sta lavorando per affrontare questi problemi attraverso regolamentazioni più severe e programmi di sensibilizzazione.
Prospettive di crescita
Investimenti mirati in infrastrutture, lavorazione e logistica, uniti a programmi di formazione e gestione sostenibile degli stock, potrebbero trasformare il settore in un pilastro economico nazionale. Secondo le proiezioni, con una filiera pienamente operativa, l’Eritrea potrebbe generare oltre 50 milioni di dollari l’anno in valuta estera, migliorando al contempo la sicurezza alimentare e creando migliaia di nuovi posti di lavoro.
Dalle acque interne alla maricoltura: la nuova frontiera dell’acquacoltura eritrea
Oltre al suo patrimonio marino, l’Eritrea dispone di un’importante risorsa ancora poco sfruttata: gli oltre 800 bacini artificiali costruiti nelle regioni interne. Più di 80 di questi sono già stati popolati con tilapia, carpe e pesce gatto africano, mostrando un potenziale produttivo significativo per migliorare la sicurezza alimentare e i redditi nelle comunità rurali.
Strategie nazionali e specie candidate
La Strategia Nazionale di Sviluppo dell’Acquacoltura 2023–2027 punta ad integrare la maricoltura nel Mar Rosso e l’acquacoltura interna in un unico piano di crescita sostenibile. Tra le specie marine prioritarie troviamo cernie, dentici, orate, pesce latte (Chanos chanos), ostriche, alghe e oloturie. Sul fronte delle specie d’acqua dolce, tilapia e carpe restano le più promettenti, grazie alla loro adattabilità e richiesta di mercato.
Infrastrutture esistenti e opportunità PPP
Il Paese dispone già di alcune infrastrutture strategiche: la stazione sperimentale di Halibay per test di maricoltura, la stazione di Mai-Serwa per acqua dolce, impianti di lavorazione del pesce e un mangimificio a Massaua. Il riutilizzo di strutture dismesse, come l’ex allevamento di gamberi di Massaua, potrebbe avvenire attraverso partenariati pubblico-privati (PPP) con investitori stranieri e locali.
Raccomandazioni per lo sviluppo
Per massimizzare il potenziale del comparto, è essenziale investire in formazione tecnica, fornitura di attrezzature e ricerca applicata per individuare le tecnologie più adatte. Lo sviluppo di incubatoi, la produzione locale di mangimi e l’integrazione con l’agricoltura possono rendere l’acquacoltura eritrea un settore resiliente al cambiamento climatico e competitivo sui mercati internazionali.
Pesca artigianale e filiera locale: cuore della comunità costiera
La pesca artigianale, radicata nella tradizione e nelle pratiche comunitarie, rappresenta il cuore pulsante delle economie costiere eritree. È caratterizzata da tecniche tradizionali e bassa tecnologia: nei circa 60 villaggi di pesca, per lo più concentrati a sud di Massaua e nelle isole dell’arcipelago delle Dahlak, centinaia di imbarcazioni in vetroresina lunghe 5-12 metri, spinte da motori fuoribordo, solcano le acque alla ricerca di specie di barriera ad alto valore commerciale.
Organizzazione e tecniche di pesca
Le battute di pesca durano in media dai 3 agli 11 giorni, a seconda della stagione e delle condizioni meteo. La ripartizione dei proventi avviene secondo il sistema tradizionale, “siham”, che prevede una divisione equa tra equipaggio e armatore dopo la detrazione delle spese di viaggio. Gli attrezzi più usati sono le reti da posta e le lenze per specie pelagiche e di barriera.
Mercati e catena del valore
Oltre l’80% del pescato fresco viene commercializzato attraverso canali ufficiali gestiti dalla National Fisheries Corporation. I piccoli pelagici essiccati, insieme a prodotti come cetrioli di mare e opercoli di lumaca, seguono invece circuiti più informali ma altrettanto vitali per l’economia locale.
Sfide e prospettive
La pesca artigianale affronta difficoltà legate alla mancanza di infrastrutture nei siti di sbarco, all’insufficienza della catena del freddo e alla debolezza delle reti di coordinamento. Potenziare i servizi costieri, promuovere la formazione e rafforzare la governance sono azioni chiave per garantire redditività e sostenibilità a lungo termine.
Acque interne, futuro in movimento: il potenziale delle 800 dighe dell’Eritrea
Quando si pensa all’Eritrea, l’immaginario corre subito alla sua costa spettacolare sul Mar Rosso, alle barriere coralline e alle acque turchesi. Eppure, c’è un altro tesoro blu, meno visibile ma altrettanto prezioso: le oltre 800 dighe e bacini artificiali disseminati nelle regioni interne. Questi specchi d’acqua, creati per immagazzinare risorse idriche a scopo agricolo e domestico, possono diventare la culla di una nuova economia basata sulla pesca e sull’acquacoltura estensiva.
Dalle dighe per irrigazione alla risorsa alimentare: una pesca per tutti
Secondo le valutazioni del Ministero delle Risorse Marine, più di ottanta di questi bacini ospitano già popolazioni di tilapia, carpe e, in alcuni casi, pesce gatto africano. Si tratta di stock ben insediati, cresciuti senza grandi interventi, che si nutrono delle risorse naturali dell’invaso e che, con un minimo di gestione, potrebbero garantire un importante flusso costante di proteine fresche alle comunità locali. La pesca estensiva in acque interne ha un grande pregio: non richiede tecnologie sofisticate né investimenti eccessivi. Reti, piccole imbarcazioni leggere, qualche cassetta di ghiaccio: l’equipaggiamento necessario è alla portata di molti, specialmente se fornito tramite progetti comunitari o cooperative. Inoltre, essendo praticata in ambienti controllati, riduce il rischio di sovrasfruttamento e preserva la biodiversità.
Acquacoltura in gabbie e stagni
Oltre alla pesca di cattura, le dighe offrono spazio per allevamenti in gabbie galleggianti o in stagni scavati vicino all’invaso. Queste tecniche permettono di incrementare la produzione senza compromettere l’equilibrio ecologico. La tilapia, in particolare, si presta bene a questi sistemi, così come la carpa e il pesce gatto africano.
Sfide da affrontare, opportunità
In molte aree mancano competenze tecniche specifiche, attrezzature adeguate e, soprattutto, una cultura alimentare orientata al consumo di pesce: il consumo annuo pro capite di pesce infatti è basso, stimato tra 0,5 e 1 kg, rispetto alla media africana di circa 8 kg. Inoltre, le vie di trasporto verso i mercati urbani sono spesso poco efficienti, riducendo le possibilità di vendita del prodotto fresco. Eppure, con interventi mirati, queste dighe possono diventare uno strumento formidabile contro l’insicurezza alimentare. Formazione, fornitura di kit di avvio, creazione di cooperative e campagne di sensibilizzazione possono innescare un circolo virtuoso: più pesce disponibile, più reddito per le famiglie, maggiore varietà nella dieta e meno pressione sugli stock marini. In alcune vi sono già delle cooperative di pescatori che stanno avendo successo.
Conclusioni
L’Eritrea rappresenta un patrimonio ittico di straordinario valore ancora largamente inesplorato e sottoutilizzato, sia per le sue ricche e diversificate acque marine del Mar Rosso sia per le numerose risorse di acque interne. Con oltre 1.340 km di costa e più di 800 bacini artificiali nelle regioni interne, il Paese dispone di un potenziale produttivo ittica ampiamente superiore rispetto all’attuale sfruttamento, stimato solo intorno al 5% del massimo rendimento sostenibile. La valorizzazione delle risorse marine, con un ecosistema unico e specie ittiche di pregio, rappresenta un’opportunità strategica per la crescita economica e sociale, in grado di generare significativi introiti in valuta estera e di migliorare la sicurezza alimentare. La pesca artigianale, cuore pulsante delle comunità costiere, necessita però di interventi mirati per rafforzare infrastrutture, catene del freddo, formazione e governance, al fine di garantirne sostenibilità e resilienza. Parallelamente, lo sviluppo delle acque interne e dell’acquacoltura costituisce una frontiera promettente per diversificare e ampliare la produzione ittica nazionale. L’allevamento di specie adattabili come tilapia, carpa e pesce gatto africano, integrato con sistemi di gestione innovativi e partenariati pubblico-privati, può contribuire a creare nuovi posti di lavoro e rafforzare la sicurezza alimentare nelle aree rurali. Per cogliere appieno queste opportunità, è fondamentale promuovere un approccio integrato e sostenibile che coinvolga tutti gli attori della filiera — istituzioni, comunità locali, investitori pubblici e privati — e favorisca investimenti in infrastrutture, tecnologie e capitale umano. Solo così l’Eritrea potrà trasformare il proprio “tesoro blu” in un volano di sviluppo duraturo, competitivo e rispettoso dell’ambiente, con benefici concreti per la sua popolazione e per il futuro del settore ittico nazionale.
Gianluigi Negroni
Nota
Il presente articolo deriva da una missione per l’ITA (Italian Trade Agency; responsabile dott. Giuseppe Manenti) di Nairobi, con giurisdizione anche sull’Eritrea e Tanzania.
Bibliografia
In foto: la pesca nel Paese avviene principalmente lungo la costa del Mar Rosso eritreo, un’area ricchissima di biodiversità marina. L’attività è svolta sia da flotte artigianali che da operatori semi-industriali (photo © Dave Primov).
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1 – dati MSY/Specie
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2 – PROGETTI PILOTA
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3 – ECONOMIA COSTIERA
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4 – DATI CHIAVE
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5 – SPECIE CONSIGLIATE
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