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Tonno: da simbolo della crisi a storia di successo

of Redazione


Solo dieci anni fa era il simbolo della pesca eccessiva, al centro di articoli e reportage che raccontavano stock in rapido declino, messi sotto pressione da una domanda crescente e da regole fragili e frammentate. Oggi il quadro è cambiato: secondo l’ultimo rapporto FAO sulla situazione delle risorse mondiali della pesca marina (Review of the state of world marine fishery resources 2025, openknowledge.fao.org/handle/20.500.14283/cd5538en), l’87% delle principali popolazioni di tonno sono stimate essere biologicamente sostenibili. Un risultato che fa del tonno una delle storie di ripresa più riuscite del settore ittico.

Protagonista fuori e dentro i mari

Il tonno è ovunque: nelle scatolette che riempiono le nostre dispense, sulle griglie mediterranee, nei sushi bar delle città di tutto il mondo. Un pesce amatissimo che muove un’industria da decine di miliardi di dollari. Ma per molti Paesi è soprattutto sussistenza e vita quotidiana. Per i piccoli Stati insulari del Pacifico e dell’Oceano Indiano è cibo, lavoro e reddito. E in mare, da predatore al vertice della catena alimentare, il tonno svolge un ruolo ecologico chiave. Il suo declino avrebbe avuto effetti a catena, ambientali ed economici, fino a minacciare la sicurezza alimentare di milioni di persone. Alle Maldive, ad esempio, dove il tonnetto si pesca ancora con canna e lenza — un metodo selettivo ed a basso impatto — un declino degli stock metterebbe a rischio l’intero sistema di sussistenza di molte comunità.


Una sfida globale

Gestire una risorsa così preziosa non è semplice. I tonni percorrono migliaia di chilometri attraversando acque di diversi Paesi e mari internazionali. Questa mobilità, unita a una domanda in crescente, li ha resi particolarmente vulnerabili alla pesca intensiva. La svolta è arrivata nel 2007 con il Processo di Kobe, che ha riunito per la prima volta le cinque organizzazioni regionali di pesca responsabili della gestione del tonno. Obiettivo: più cooperazione, più trasparenza, più scienza. Da allora le cose hanno cominciato a cambiare.


Atlantico e Mediterraneo: il ritorno del tonno rosso

Il caso più emblematico è quello del tonno rosso dell’Atlantico e del Mediterraneo. A fine anni 2000 era sull’orlo del collasso. Grazie ai piani della Commissione Internazionale per la Conservazione dei Tonnidi dell’Atlantico (ICCAT), con controlli sulle catture, sistemi di tracciabilità e osservatori a bordo, si sono visti i primi miglioramenti. Oggi le catture sono raddoppiate rispetto al minimo storico del 2009, la biomassa è in ripresa e il tonno rosso è tornato persino nelle acque di Regno Unito e Irlanda da cui sembrava essere scomparso. Restano sfide importanti, come il contrasto alla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN), ma il recupero è ormai un simbolo di ciò che scienza e cooperazione possono ottenere. «Il recupero del tonno rosso dimostra che misure basate su rigorose evidenze scientifiche e accompagnate da un forte impegno politico, possono davvero cambiare le sorti di uno stock» commenta Camille Jean Pierre Manel, Segretario esecutivo ICCAT.


Pacifico: cooperazione e sviluppo

Dall’altra parte del mondo, nel Pacifico centro-occidentale, la pesca del tonno è vitale per l’economia di molti piccoli Stati insulari. Gli 8 Paesi membri dell’Accordo di Nauru, per esempio, controllano oltre metà della produzione mondiale di tonnetto striato, la specie alla base del tonno in scatola. La Commissione della Pesca del Tonno del Pacifico Centro-Occidentale (WCPFC, www.wcpfc.int), in stretta cooperazione con questi Stati, ha introdotto nel 2014 un quadro strategico di cattura per le specie commercialmente più importanti che ha portato, per esempio, a nuove regole il tonnetto striato. I benefici si sono visti: minore pressione sugli stock ittici, la pesca è rimasta entro limiti sicuri e ci sono state maggiori entrate per i Paesi insulari. E c’è dell’altro. «La vera forza di questa cooperazione è il dialogo costante tra scienza e politica: i dati raccolti diventano decisioni concrete, discusse in modo trasparente anche con ONG e società civile» spiega Rhea Moss-Christian, direttore esecutivo della WCPFC. Oggi gli Stati insulari puntano ancora più in alto: con la nuova East New Britain Initiative (ENBi) mirano a sviluppare la catena del valore del tonno, conquistando un ruolo diretto in un’industria da 6 miliardi di dollari l’anno.


Oceano Indiano: nuove regole per una gestione efficace

Anche nell’Oceano Indiano si registrano progressi. La Commissione per il Tonno dell’Oceano Indiano (IOTC, iotc.org) ha introdotto un Totale Ammissibile di Cattura (TAC) per il tonnetto striato prima a livello regionale e di recente ripartito tra i Paesi Membri, rendendo la misura applicabile e facile da monitorare. Per il tonno obeso (bigeye), a lungo sovrasfruttato, è stata approvata nel 2022 una nuova procedura di gestione. Gli effetti si vedranno nei prossimi studi. «Produrre dati credibili è fondamentale. Per questo abbiamo rafforzato la capacità dei nostri membri di raccogliere e analizzare informazioni sugli stock, migliorando la qualità della base scientifica» sottolinea Paul de Bruyn, segretario esecutivo della IOTC.


La cooperazione paga

Naturalmente, avere regole non basta: occorre farle rispettare. Negli ultimi anni, iniziative congiunte hanno rafforzato i controlli, contrastato la pesca INN, e promosso maggiore trasparenza. Strumenti come l’Accordo sulle misure dello Stato di approdo ed il Sistema globale di informazione e di allerta rapida, entrambi strumenti della FAO per combattere la pesca INN, stanno avendo un impatto concreto, insieme a progetti globali come il Common Oceans Tuna Project, che coinvolge governi, scienziati e ONG per il raggiungimento di una pesca del tonno sostenibile. Il caso del tonno dimostra che con regole efficaci, solide basi scientifiche e cooperazione reale è possibile cambiare rotta. Le sfide non mancano, inclusi i cambiamenti climatici e la perdita di biodiversità, ma la storia del tonno è la prova che conservazione e uso sostenibile possono andare di pari passo quando la scienza guida e la politica ha la forza di seguirla.


Nota

Photo © FAO / Giulio Napolitano.



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