Questa cittadina veneta, discreta, piccola e appartata, si contende il titolo di “Capitale della pesca” con Mazara del Vallo, in Sicilia, l’una sull’Adriatico, l’altra sul Mediterraneo. Comunemente detta — a torto — la “piccola Venezia”, soprattutto per i palazzi in stile veneziano che si affacciano direttamente sui canali d’acqua che ne attraversano il centro storico, ha i suoi colori, profumi, ricette e cantilene che la rendono unica. Unica, sì, ma con due facce, quella dell’entroterra e quella della costa.
La sua identità culturale, economica e sociale è un intreccio fatto di mare, laguna e valli da pesca. Con più di 400 imbarcazioni attive per rifornire di pescato migliore e più variegato il mercato ittico internazionale, Chioggia è un nome importante a livello europeo, il cui comparto supera ampiamente gli 800 milioni di fatturato con circa 2.600 imprese e 8.500 addetti.
Nel voler conoscere i vari metodi di pesca, sono rimasta colpita dalla coccia volante con cui si pesca il pesce azzurro e che implica il lavoro in parallelo di due imbarcazioni di circa 20 metri. Di norma, escono in tre coppie, ossia sei pescherecci, perché è sempre meglio unire le forze. Viene poi ridistribuito il pescato in modo equo tra tutti sei in modo che nessuno rimanga senza guadagno. Questi pescatori vendono direttamente in banchina il loro pesce già lavorato e stoccato a bordo al quale manca solo l’etichettatura. Caricato su camion refrigerati, l’85% va all’estero, le alici in Spagna e le sardine in Germania.
Triglie, merluzzi e seppie vengono raccolti con rete a strascico più o meno vicino al fondo in base al peso che si dà alla rete, mentre sogliole, rombi, canestrelli e capesante su fondi sabbiosi molli vengono raccolti dai ramponi o rapidi, di norma quattro in contemporanea, reti a strascico a bocca orizzontale, attrezzo escogitato dai pescatori commerciali. Oltre alla pesca in mare aperto, sono stati sviluppati gli allevamenti di molluschi nelle valli.
La vera anima e lo spirito dei chioggiotti, gente di mare, è di mantenere le tradizioni pur essendo aperti alle novità e al mondo intero. Rammentiamo la famosa Sagra del Pesce, il terzo fine settimana di luglio, che richiama gente da tante nazioni e il fatto che l’esportazione del pesce sia alla base della loro economia. Chioggia infatti non ha un mercato del pesce “al” centro bensì un mercato rappresenta “il” centro della città, in cui si convivono pescherecci e automobili, canali e strade asfaltate.
I nomi delle imbarcazioni marinare chioggiotte diventano storia mettendo in risalto qualche saga familiare, qualche epopea, il temperamento di una persona o dell’equipaggio. Si percepisce anche qui l’umanità dietro il duro lavoro del pescatore che deve seguire regole ferree italiane e europee. Per fortuna, contrariamente a quanto temevano i professionisti del settore che vedevano di anno in anno ridursi le uscite in mare per ordine ambientale e sostenibilità, l’Unione Europea ha regolamentato nuovamente la pesca. Nell’Alto Adriatico, non sono più due periodi di fermo bensì uno solo estivo dal 31/07 al 13/09 per permettere il ripopolamento delle specie. È inoltre vietata la pesca entro 6 miglia sino al 31 ottobre. I pescatori devono lavorare 72 ore settimanali con tetti massimali annui. Viene consigliato anche il riposo durante il fine settimane sia per la natura che per l’uomo. Un altro problema è la chiusura del Mose a Venezia che li blocca sia in entrata che in uscita. Funziona per fortuna la Cassa Integrativa Salariale degli operai agricoli.
Chioggia incanta, stupisce e il visitatore si può meravigliare di quanto tutto sia concentrato in un’area ristretta. Bastano dieci minuti a piedi dall’Isola Cantieri tra i canali Lusenzo e San Domenico, dove si svolge il mercato ittico, al Corso del Popolo, salotto della città, con il Refugium Peccatorum (gruppo scultoreo settecentesco che raffigura la Madonna col Bambino e le allegorie delle virtù; si racconta che proprio di fronte a questa statua i condannati a morte sostassero per recitare le ultime preghiere, da cui l’epiteto “rifugio dei peccatori”), il Duomo, il Municipio e tante botteghe e ristoranti. Chioggia è anche gastronomia, divertimento balneare, arte, senza dimenticare che una delle più celebri commedie di Carlo Goldoni si intitola proprio “Le baruffe chiozzotte” (1762).
Josette Baverez Blanco
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