Se, da un lato, la produzione dell’acquacoltura ha registrato un aumento notevole a livello globale negli ultimi 30 anni, dall’altro la produzione aggregata di prodotti ittici d’allevamento in tutti gli Stati Membri dell’UE è rimasta stabile per lungo tempo, mentre in alcuni Paesi, tra i quali l’Italia, si sono osservate importanti riduzioni in alcuni settori. È pertanto evidente la necessità di rivedere, oltre ai sistemi produttivi ed ai relativi costi, la strategia dell’offerta e l’evoluzione delle abitudini del consumatore. L’atteggiamento del consumatore del XXI secolo nei confronti delle scelte alimentari è mutato considerevolmente rispetto al passato. Vi è, in primis, un’aumentata consapevolezza del prezioso valore del cibo ai fini del miglioramento del benessere mentale e fisico e della prevenzione/limitazione di condizioni patologiche (per esempio, malattie cardiovascolari e degenerative, diabete, cancro, e disturbi gastrointestinali). Si associano anche:
Nell’evoluzione delle tendenze di consumo, uno degli aspetti più evidenti è rappresentato dall’orientamento verso prodotti la cui preparazione richiede attività semplici e tempi brevi. Lo shift verso cibi più semplici da una parte e la sostituzione della preparazione domestica con i servizi di trasformazione svolti durante la trasformazione industriale e/o commerciale dall’altra, conducono ad acquistare non ingredienti ma segmenti di pasto già pronti, in tutto o in parte.
La ricerca di un maggiore grado di elaborazione non comporta necessariamente, da parte dell’industria, un intervento sul prodotto in quanto tale, ma spesso implica solamente una differenziazione basata sul tipo di confezionamento e/o di porzionatura. Assume quindi grande rilievo la presentazione del prodotto nelle forme, dimensioni e formulazioni più adatte alle specifiche occasioni di acquisto-preparazione-consumo, pur mantenendo il legame con i vantaggi salutistici.
In tal senso, le maggiori industrie alimentari mondiali stanno già affrontando la sfida legata alla diffusione di una “alimentazione funzionale”, potenziando il loro background scientifico in ambito nutrizionale, produttivo e tecnologico, e lanciando sul mercato una serie di prodotti caratterizzati da un evidente link alimento-vantaggio salutistico, e da attraenti caratteristiche sensoriali e tecnologiche.
Il progetto “I-FISH – Sistema intelligente di produzione, distribuzione e tracciabilità di alimenti funzionali a base di pesce” risponde a nuove esigenze della società occidentale e, in particolare, di quella italiana: maggior attenzione alla qualità dei cibi, domanda di cibi funzionalizzati per categorie di consumatori con specifiche esigenze nutrizionali, riduzione dei tempi dedicati alle preparazioni alimentari in casa. A tal fine, si configura l’idea di proporre nuovi prodotti alimentari derivati dall’itticoltura: filetti di pesce (spigola e orata), pesci di allevamento da consumare per intero (trotelle) e preparati alimentari a base di pesce con proprietà funzionali rispondenti a stretti vincoli di qualità. In particolare, si ricercherà l’ottenimento di fortificanti di matrice naturale a partire dalla valorizzazione di scarti e sottoprodotti del settore alimentare, puntando alla sostenibilità economica ed ambientale dei processi di recupero dei bioattivi. Per la viabilità industriale dell’idea progettuale è necessario, da un lato, conoscere e darsi i mezzi per seguire nel tempo la domanda dei consumatori e, dall’altro, creare linee produttive stabili che consentano di assicurare e di mantenere gli standard previsti per i prodotti. Parallelamente, il progetto punterà ad un sistema di monitoraggio, alerting e suggerimento a supporto della produzione e distribuzione di alimenti funzionali a base di pesce. Appurate le opinioni ed i fabbisogni del consumatore, il progetto svilupperà quindi mediante un nuovo approccio di Intelligenza Artificiale (di seguito IA) di tipo neuro-simbolico, l’elaborazione di un piano di informazioni utili a lui dirette che lo aiuti nelle proprie scelte.
La peculiarità del progetto è la customizzazione di questi strumenti in ambito della conoscenza applicata all’alimentazione a base di pesce e per il pesce (inteso come mangimi), rivolta ad operatori di settore (customer) e cittadini (consumer) dei prodotti ittici fortificati.
L’IA può rivoluzionare il marketing del settore dell’acquacoltura, migliorando la gestione dei dati, la personalizzazione delle strategie e l’efficienza operativa e può essere un efficace supporto ai ricercatori che operano in questo settore in veloce evoluzione.
Molti tra i lettori di questo articolo hanno avuto modo di interagire, per curiosità o per lavoro, con applicazioni di AI Generativa, come ChatGPT, Gemini, Perplexity o altre applicazioni simili e l’adozione dei modelli di linguaggio di grandi dimensioni (LLM) anche nell’acquacoltura sta emergendo come un’innovazione significativa, contribuendo a migliorare la sostenibilità e l’efficienza del settore. È quanto emerso nella sessione “Tecnologie nuove nell’acquacoltura (precision aquaculture, Artificial Intelligence e robotica)” della 8a edizione di Aquafarm (Pordenone, 12-13 febbraio 2025), in occasione della quale è stato presentato un nuovo utilizzo dell’Intelligenza Artificiale.
L’IA è presente da tempo nel mondo dell’industria ittica, specialmente grazie a tecnologie di trattamento automatico delle immagini (locali o da satelliti) o l’uso di sensoristica (Internet of Things) per monitorare la qualità dell’ambiente o la salute degli animali, ed ora, approccia anche la cosiddetta IA generativa, basata sui LLM. Se le applicazioni basate sui LLM come ChatGPT, Gemini, Perplexity, Deepseek… sono diventate di comune utilizzo personale, non è altrettanto diffuso il loro utilizzo nelle aziende. Un recente studio dell’Osservatorio dell’AI 2025 del Politecnico di Milano riporta come oltre un terzo di tutta la popolazione italiana utilizzi per sé questi strumenti, mentre a livello aziendale solo alcune tra le Large Companies le hanno sistematicamente adottate nei loro processi ed assai limitata è l’adozione nelle piccole e medie imprese e negli enti della pubblica amministrazione. A questo fatto concorrono diversi fattori, tra i quali le scarse competenze specialistiche, la difficoltà di comprendere gli scenari di trasformazione ed impatto (e di misurare il costo/beneficio per le organizzazioni) e il continuo rilascio accelerato di nuove tecnologie.
Il progetto I-FISH, presentato nella sessione dedicata all’IA di Aquafarm 2025, ha proposto due concreti casi d’uso in cui il valore aggiunto dei LLMs risulta evidente e scalabile anche per chi opera nel settore ittico: uno rivolto ai ricercatori e l’altro agli imprenditori ed addetti del marketing. La tecnologia di base per i due scenari, sviluppata da Expert.ai Spa, con i contributi dell’Università di Insubria ed il team di R&D del Gruppo VRM di Verona (presente in fiera con il proprio marchio NaturAlleva), è la medesima perché il problema risolto grazie ai “robot” (intesi come applicazioni software di IA, non come umanoidi) è il medesimo: trovare le “pepite informative” in un mare di dati che ci sommerge. Da un lato, migliaia di papers scientifici, nell’altro milioni di news, articoli di riviste, normative, siti web… Come posso (io umano) non perdere informazioni importanti? Come rimanere costantemente aggiornato?
Le capacità di analisi, sintesi e strutturazione delle informazioni dimostrate dall’IA sono straordinarie e anche l’industria ittica non può ignorarle ma, come evidenziato in I-FISH, è necessario “iniettare” la conoscenza degli esperti del dominio ittico nei modelli generici e nelle applicazioni che li utilizzano prima di una loro concreta adozione sul campo. Senza un addestramento puntuale, un arricchimento mirato della conoscenza e l’introduzione negli algoritmi di specifici vincoli (o guardrail), è facile incorrere in allucinazioni o risposte sbagliate o troppo generiche, che non solo limitano il valore aggiunto, ma possono addirittura generare pericoli e rischi derivanti dall’utilizzo dell’IA. Per questo, ad esempio, in I-FISH si è data grande rilevanza al contributo dei collaboratori delle varie unità di ricerca del progetto che addestrano l’IA per analizzare grandi dataset e trovare le migliori risposte relative ai fabbisogni nutrizionali del pesce, anche in funzione del tipo di arricchimento che si vuole impartire al prodotto destinato al consumo.
L’apporto degli esperti di settore (siano essi ricercatori o imprenditori) secondo il paradigma dello Human in the loop (l’uomo al centro) è un prerequisito per rendere fruibile in modo trasparente e verificabile le applicazioni, secondo il modello di explainability e accountability che caratterizza l’approccio all’IA europeo definito nell’AI Act. Con il termine IA Ibrida, alla base della tecnologia di Expert.ai, si intende un IA dove uomo e macchina cooperano in modo stretto e sinergico anche quando operano su logiche data-driven navigando rapidamente quantità di informazioni impossibili da gestire per un essere umano. Non si delegano ad una black box o alla sola forza di calcolo le scelte ed i risultati delle analisi, ma si fa in modo che le competenze ed i valori degli esperti umani, siano determinanti per dare il giusto peso alle informazioni riconosciute e proposte dal sistema in output. Ecco perché “Ibrida” è uno dei significati della I- presente nel nome del progetto I-FISH: un mix di potenza di calcolo (approccio neurale) e conoscenza strutturata di settore (approccio simbolico), tipica dell’AI neuro-simbolica o ibrida, appunto.
In conclusione, l’Intelligenza Artificiale sta cambiando radicalmente il modo di fare marketing e ricerca anche nel settore ittico. I vantaggi legati alla capacità di analisi di enormi quantità di dati, la possibilità di individuare pattern e trend, per esempio, per anticipare le scelte dei consumatori, o comprenderne a fondo preferenze, abitudini e bisogni, sono un valore irrinunciabile per competere in un mercato sempre più globale e competitivo.
Benché il progetto I-FISH sia diretto ad un prodotto di nicchia e si concluderà a fine 2026, le sue ricadute possono già essere di stimolo per altri percorsi innovativi in tutta l’industria italiana dell’acquacoltura, sia per quanto riguarda il ruolo della nutrizione nei vantaggi sulle performance del pesce e sulla qualità nutrizionale dei filetti, sia per quanto riguarda l’adozione di strumenti evoluti che abilitano un costante e rapido adattamento delle strategie di mercato e dei temi della ricerca scientifica. Solo in questo modo il Sistema Italia potrò essere un attore protagonista della sfida dell’alimentazione funzionale in atto a livello globale.
Marco Saroglia
Università dell’Insubria e Università delle Fiandre Orientali
Filippo Nardelli
Expert.ai Spa
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