Intervista da Nomisma Agroalimentare
Dopo intensi negoziati, la presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen ha presentato il nuovo collegio dei commissari per il prossimo quinquennio. La nomina di Raffaele Fitto, come vice presidente esecutivo con delega alle Riforme e alla Coesione, e di Christoph Hansen, come Commissario all’Agricoltura, è una buona notizia per l’agroalimentare europeo. In più, come Presidente della Commissione Ambiente del Parlamento europeo è stato nominato Antonio De Caro, che si è spesso contraddistinto per un approccio equilibrato e pragmatico. Ne parliamo con il Professor Paolo De Castro (in foto), Presidente del Comitato Scientifico di Nomisma, che approfondisce i principali temi di politica agricola che plausibilmente verranno affrontati non appena il collegio si sarà insediato.
“È molto importante mettere in risalto il ruolo di Raffaele Fitto, perché si occuperà del Piano di Next Generation UE, ovvero di attuare le riforme e gli investimenti indicati nel Pnrr. Inoltre, come ha precisato la Presidente Von der Leyen nella lettera di missione, Fitto dovrà sovraintendere anche l’agricoltura, l’agroalimentare, la pesca, gli oceani, il turismo e i trasporti, occupandosi di produttività, innovazione e competitività” - sottolinea De Castro.
“La supervisione di Fitto su questi importanti dossier rafforza anche la posizione del nuovo commissario all’agricoltura Christoph Hansen, giovane e brillante economista lussemburghese che per cinque anni ha lavorato nella commissione permanente INTA per il commercio (Committee on International Trade, ndr). È molto preparato ed esperto di temi agroalimentari, per questo ritengo che ci siano le premesse per essere ottimisti. Dopo un ultimo quinquennio estremamente complesso” - prosegue De Castro.
La Politica Agricola Europea: dagli obiettivi a soluzioni concrete
Entrando nel merito della Politica Agricola Europea, è forte il richiamo ai punti salienti contenuti nel Dialogo Strategico sul futuro dell'agricoltura nell’UE, redatto dal professore tedesco Peter Strohschneider. “Questo documento presenta una valutazione puntuale delle sfide e delle opportunità̀ in questo ambito, seguita da una serie di raccomandazioni puntuali. Il rapporto, che esamina e mette insieme le due componenti ambientale ed economica, è stato approvato da tutti gli stakeholders, incluse molte associazioni ambientaliste. E questa è una novità importante, perché alcuni temi delicati che in passato avevano suscitato grandi proteste sono stati apprezzati all’unanimità. Innanzi tutto, quello della transizione ecologica, che certamente va fatta ma con gli agricoltori, e non contro. In concreto cosa significa? Che la competitività, l'efficienza e la resilienza delle imprese vanno preservate prevedendo risorse adeguate e un piano di investimenti che favoriscano l’implementazione delle soluzioni auspicate. A mio avviso, le istituzioni comunitarie non possono limitarsi a definire gli obiettivi, ma devono anche indicare come raggiungerli e con quali risorse. Un esempio, la riduzione dei prodotti fitosanitari in agricoltura: per rispettare determinati target senza mettere in crisi l’intero comparto non ci si può limitare a fissare un vincolo ma è indispensabile promuovere e sostenere soluzioni alternative, come ad esempio il ricorso ai droni, all’agricoltura di precisione, alle tecniche di evoluzione assistita” - commenta De Castro.
Innovazione e nuove tecnologie
Se la strada sembra tracciata, occorre ribadire la sfida che gli agricoltori europei dovranno affrontare nei prossimi anni e quale ruolo dovrà avere l’UE. “Sostenibilità e competitività non sono incompatibili ma devono andare di pari passo. Un eccessivo sbilanciamento sui temi ambientali rischia di non portare benefici concreti né all'ambiente né al settore agroalimentare. Non basta definire i target, occorre coinvolgere gli agricoltori come parte attiva e mettere a disposizione le opportune risorse. Come è successo negli Stati Uniti con la legge federale Inflation Reduction Act, che accompagna i farmers americani verso la transizione ecologica con investimenti per 20 miliardi di dollari, necessari per adottare buone pratiche basate su innovazione e nuove tecnologie”.
È necessario conciliare le diverse sensibilità dei Paesi del Nord Europa e di quelli mediterranei
Un altro aspetto cruciale, destinato a caratterizzare i lavori della nuova commissione, riguarda le differenze di visione e di sensibilità che sui temi agroalimentari caratterizzano i paesi del Nord Europa rispetto a quelli dell’Europa mediterranea. “Esiste una cultura del cibo molto diversa fra i membri dell’UE e questo si riflette anche sulle decisioni in ambito agricolo. Quella mediterranea che pervade l’Italia, la Spagna, la Grecia, la Francia e il Portogallo, spesso è molto distante dalla cultura dei Paesi del Nord e dell’Est Europa. Un esempio concreto: quando parliamo di lotta all'alcolismo, condivisa all’unanimità, in alcuni Paesi del nord Europa viene interpretata come divieto assoluto mentre i paesi mediterranei, pur stigmatizzando l’abuso, riconoscono che un consumo moderato di vino, per una persona sana, non è nocivo e anzi, in alcuni casi, può addirittura far bene. Il compromesso risiede nel riconoscere la ricchezza delle tradizioni europee. Va comunque detto che con la Brexit e l’uscita del Regno Unito dall’UE, sui temi dell’agroalimentare l’Europa è meno nord-centrica rispetto al passato ed è aumentato il peso delle istanze avanzate dall’Italia, dalla Spagna e dalla Francia”.
La PAC, il bilancio e i temi prioritari sul tavolo della commissione
Come ha dichiarato la Presidente Von der Leyen, non appena la nuova commissione sarà operativa, entro 100 giorni le indicazioni emerse nel Dialogo Strategico dovranno essere tradotte e messe in campo in una roadmap. “Un aspetto cruciale riguarda la riforma della PAC, in scadenza nel 2027. Il nuovo piano quinquennale della politica agricola comune ha un compito delicato: conciliare la dimensione ambientale con quella economica. Prima però va redatto il Multiannual Financial Framework, il quadro finanziario pluriennale della Commissione Europea che regola il bilancio annuale e stabilisce i capitoli di spesa di tutte le politiche europee per i sette anni successivi. Vedremo se saranno confermate le risorse destinate alla PAC o ci saranno dei tagli” – commenta De Castro.
Con queste premesse, i dossier sul tavolo destinati a ricadere sul settore agroalimentare sono molteplici. “Si va dal packaging, dove servirà un approccio pragmatico che consenta di trovare soluzioni che non mettano in ginocchio le nostre imprese, all'autosufficienza di alcune materie prime, come ad esempio la soia, indispensabile nella filiera dell’alimentazione zootecnica e che oggi viene importata per l’80%. Nel primo caso, con la precedente commissione è stato già raggiunto un buon compromesso fra riciclo e riuso, che però ora va tradotto da enunciato in testi legislativi cogenti”.
“L’auspicio è che l’UE tenga conto sempre più delle specificità dei singoli membri lasciando maggiori margini di manovra ai Paesi. Obiettivi comuni sì, però meno norme vincolanti uguali per tutti e, soprattutto, il ripristino di criteri di sussidiarietà. La spinta verso un maggior ruolo dell’Europa per far fronte alle sfide globali non è affatto in contrasto con questo sacrosanto principio” - conclude De Castro.
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Linkedin Nomisma Agroalimentare
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