La produzione ittica globale è aumentata nel 2015 del 2,6% rispetto all’anno precedente: così riportano le rilevazioni statistiche dell’Osservatorio Globefish della FAO. Ormai più della metà di queste quantità è ottenuta dall’itticoltura; infatti la quota derivante dalla pesca è risultata in calo ed è destinata a diminuire costantemente nel futuro. Nello stesso 2015 il prezzo medio globale dei prodotti ittici (FAO Fish Price Index) è calato in maniera significativa insieme al volume dei prodotti commercializzati (–10%), a ragione sia della minore domanda delle principali specie ittiche, sia del rafforzamento del dollaro statunitense. Il rallentamento della domanda nei nuovi paesi sviluppati (Cina e Russia in particolare) o in via di sviluppo — il crollo dell’economia del Brasile è il caso più eclatante tra quelli che hanno avuto rilievo nelle cronache internazionali — ha condotto alla situazione di decremento osservata. Nell’area euro le importazioni sono cresciute marginalmente nel 2015, così come è accaduto in Giappone. Nell’ambito dei prodotti della pesca, buoni prezzi hanno comunque spuntato il merluzzo, soprattutto quello dell’Alaska, le telline e i cefalopodi, mentre il tonno — a causa di buone catture e dei bassi prezzi del carburante — ha risentito di un calo nella prima metà del 2015 con una controtendenza solamente nella parte terminale dell’anno.
Tra le specie oggetto di allevamento si è rilevato un calo nel prezzo dei gamberetti, determinato da produzioni decisamente abbondanti, mentre il salmone ha fatto registrare un’impennata del prodotto di derivazione norvegese (e parzialmente di quello di altri paesi dell’emisfero settentrionale) controbilanciato però dal prezzo in picchiata del salmone cileno. I principali paesi produttori hanno visto un andamento alquanto differenziato: se per la Norvegia, il maggiore produttore del continente europeo, le esportazioni del 2015 hanno raggiunto livelli da record sia per il merluzzo sia per il salmone e per i salmonidi allevati in genere, la Cina ha subito una drastica diminuzione dei volumi esportati fondamentalmente per un rallentamento delle attività nel settore della trasformazione dei prodotti ittici.
Anche la Tailandia ha sofferto del calo sensibile dei corsi di mercato per tonno e gamberetti, che si è tradotto in un ridimensionamento notevole degli scambi commerciali con l’estero. In Sud America i timori per un effetto fortemente negativo del fenomeno meteorologico noto come El Niño sulla pesca delle acciughe si sono alla fine rivelati totalmente infondati, e ciò ha portato a catture molto abbondanti sino alla metà del mese di novembre del 2015, che si sono riflesse sul prezzo delle farine di pesce; tale pressione al ribasso non è stata tuttavia proporzionale, poiché la domanda sostenuta del settore dell’acquacoltura ha assorbito l’offerta mondiale, sebbene gli allevatori siano sempre più orientati a trovare fonti alimentari alternative.
La sostenibilità ambientale, accanto alla qualità e alla sicurezza alimentare, rappresenta un tema all’ordine del giorno nei rapporti con i consumatori; la recente approvazione per il consumo umano, da parte della Food and Drug Administration degli Stati Uniti, di un salmone geneticamente modificato ha suscitato un ampio e clamoroso dibattito innanzitutto nel paese a stelle e strisce, con molti negozi che si sono esplicitamente rifiutati di venderlo per le ripercussioni reali, o anche solamente potenziali, sulla loro immagine di fiducia verso i consumatori, che anche negli Stati Uniti vedono una quota in crescente aumento di coloro i quali sono alla ricerca di all natural food, categoria a cui non si possono certo ascrivere i cibi OGM.
Le prospettive per il futuro non sono affatto chiare, poiché le preoccupazioni circa l’andamento economico in alcuni dei maggiori paesi importatori di prodotti ittici, inclusa l’area europea — caratterizzata da una crescita modesta, con l’euro deprezzato rispetto al dollaro USA e la sterlina in caduta libera sulle altre valute — potrebbero deprimere la domanda a livello globale per molte delle categorie merceologiche.
Unico elemento di ottimismo è rappresentato dal dollaro USA forte in un mercato che appare comunque in grado di continuare a recepire maggiori volumi.
Roberto Villa
Per abbonarti a una nostra Rivista o acquistare la copia di un Annuario