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Commercializzazione

Valutazioni commerciali a livello europeo e nazionale di Anguilla anguilla

di Monticini P.

A causa delle sue caratteristiche biologiche e fisiologiche e ad un sempre più elevato sfruttamento intensivo, in particolare da parte dei paesi del Sud-Est asiatico, l’anguilla ha subito una notevole flessione nella consistenza numerica delle popolazioni migratorie in risalita dalle foci dei fiumi verso le acque interne.

A livello nazionale, le anguille sono una delle specie più importanti per il comparto ittico; la diminuita disponibilità di subadulti in fase larvale è dovuta principalmente all’impatto antropico e al cambiamento morfologico dei corsi d’acqua nonché alla elevata domanda da parte dei paesi asiatici.

fishbase.org). In conseguenza della Conferenza Internazionale CoP 14 del 2007 (Conference of the Parties), l’anguilla è stata inserita nell’Appendice II della Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora (CITES). L’entrata in forza della decisione presa dalla CoP 14 è stata posticipata di 18 mesi, quindi alla data del 13 marzo 2009 la specie Anguilla anguilla è ufficialmente entrata a far parte della Appendice II della CITES e successivamente in Allegato B del Regolamento CE 338/1997 relativo alla “protezione di specie di flora e fauna attraverso il controllo del loro commercio”. Nella fattispecie del Regolamento sopra citato, ogni movimento in importazione da Paesi extra-UE o esportazione fuori del territorio comunitario dovrà essere accompagnato da specifiche licenze e permessi per operare.

Si ricorda che l’inserimento nell’Appendix II include specie pro-tette, non in pericolo imminente di estinzione, soggette a controllo (il commercio deve risultare

compatibile con la loro sopravvivenza ed è soggetto ad autorizzazione tramite certificato CITES).

In Italia, il rispetto della complessa legislazione comunitaria in recepimento alla Convenzione di Washington è demandata al controllo di più soggetti: Ministero dell’Ambiente, Ministero delle Politiche Agricole, Corpo Forestale dello Stato.

Di tutto quanto sopra si è deciso di esaminare i movimenti commerciali di import/export sia a livello comunitario (EU-27), che a livello italiano. Sono stati presi in considerazione gli anni a partire dal 2000, ritenendo che questi possano essere maggiormente significativi per valutare l’andamento del mercato di questa specie.

Lo United Nations Commodity Trade Statistic DataBase (UnData) contiene e raggruppa più di un miliardo di dati relativi agli scambi commerciali delle varie Commodity Code a partire dal 1962. Raccoglie ogni anno i dati di più di 140 Paesi Membri, che attraverso il loro contributo forniscono dettagli statistici utili poi a livello internazionale. Ogni database viene aggiornato a intervalli regolari.

Le Commodity Code oggetto di indagine sono quelle che raggruppano le seguenti categorie merceologiche: Fish, Molluscs, Aquatic Invertebrates (Cod. 03); Anguilla fresca o refrigerata (Comm. Code 30266), Anguilla surgelata (Comm. Code 30376), Anguilla viva (Comm. Code 30192).

Dal punto di vista comunitario, rispetto alle Commodity Code prese in esame, per quanto riguarda le esportazioni, risulta una generale notevole flessione in particolare a partire dal 2005, soltanto le esportazioni di prodotto surgelato (Tabella 5) sembrano aver risentito dell’inserimento dell’anguilla nell’Allegato II della CITES, in quanto il crollo è avvenuto a partire dal 2007-2008. Il volume degli affari, sia per il prodotto surgelato (Tabella 5) che per quello fresco (Tabella 1), a partire dal 2005, risulta, in termini economici, assolutamente trascurabile.

Per quanto riguarda invece il livello delle esportazioni di prodotto vivo Comm. Code 30192 (Tabella 9), esisteva, a livello comunitario, un buon volume degli scambi (con il miglior risultato ottenuto nel 2005 pari a circa 68 milioni di USD), terminato con il 2008 a 39 milioni di USD. I dati forniti per il periodo 2009 indicano un sostanziale decremento dei volumi fino a 4 milioni di USD, probabilmente dovuto a scarsità di materia prima disponibile sul mercato.

Dal volume degli scambi in esportazione, si può dedurre che, a livello comunitario, i prodotti surgelati e freschi o refrigerati sono utilizzati principalmente per rifornire il mercato interno, anche se con le notevoli flessioni negli scambi negli ultimi esercizi presi in esame. Per quanto riguarda invece l’export di prodotto vivo, il mercato ha risposto in modo positivo fino agli ultimi periodi. Da valutare se questa diminuzione è causata soltanto da una flessione generalizzata delle transazioni commerciali, oppure se il prodotto vivo disponibile è stato indirizzato principalmente al mercato comunitario interno.

Da un esame sommario delle tabelle relative alle importazioni (Tabelle 2, 6, 10) risulta un volume degli scambi notevole per il prodotto surgelato e vivo, ma trascurabile per quanto riguarda le importazione di prodotto fresco o refrigerato (Tabella 2).

Per quanto riguarda le importazioni di prodotti vivi e surgelati si è verificata comunque una flessione generalizzata degli scambi in corrispondenza degli ultimi due anni presi in esame, 2008 e 2009. In particolare risulta singolare, per quanto riguarda il prodotto surgelato, un picco nel 2007 con un totale di 35 milioni di USD e una successiva e costante flessione fino a 16 milioni di USD nel 2009.

Per quanto riguarda invece il prodotto vivo (Tabella 10), abbiamo un livello di importazioni che è rimasto costante a partire dal 2004 con 7,8 milioni USD fino al 2008 con 8,1 milioni USD, per poi accusare una flessione a 5,6 milioni USD nel 2009.

Le due situazioni sopra esposte, se confrontate con i livelli delle esportazioni, indicano che a livello comunitario il prodotto surgelato è quasi totalmente di importazione, mentre il prodotto vivo ha una maggiore incidenza per quanto riguarda le esportazioni. Il livello con maggiore andamen-to lineare sembra essere quello delle importazioni di prodotto vivo, che non sembra risentire delle turbolen-ze dovute alle decisioni di inserire l’anguil-la nel registro CITES, o magari perché il mercato internazionale offre maggiori e più numerose fonti di approvvigionamento.

A livello italiano, le situazioni prese in esame per quanto riguarda le esportazioni mostrano un livello trascurabile per il prodotto fresco (Tabelle 3, 7) e un livello leggermente superiore per quanto riguarda il prodotto vivo (Tabella 11), ma i volumi ottenuti nel 2000, pari a quasi 8 milioni di USD, saranno difficilmente riproducibili in futuro; il dato del 2009 presenta un saldo di 1,2 milioni di USD, ben lontano da quello di dieci anni prima. La flessione è costante nel tempo, non sembrano aver influito le decisioni a livello internazionale, bensì un più generalizzato calo del mercato o un maggiore utilizzo per il mercato interno.

Anche dal punto di vista della produzione in tonnellate l’andamento risulta essere fortemente deficitario, si passa da 1,2 milioni di kg nel 2000 a 117.000 kg nel 2009. La comparazione tra il livello delle esportazioni comunitarie e quello delle esportazioni nazionali non è significativo, visti i differenti andamenti dei grafici. Per quanto riguarda le importazioni, il trend è trascurabile per il prodotto fresco e surgelato (Tabelle 4, 12), mentre per quanto riguarda il prodotto vivo (Tabella 12) il trend ha subito un costante aumento fino al 2006, con 9,3 milioni di USD e 767.000 kg di prodotto acquistato.

Successivamente si è assistito a una flessione delle importazioni fino a 6,7 milioni USD del 2009 pari a 610.000 kg.

Un confronto con le esportazioni porta a valutare che il mercato interno non si autoalimenta, in quanto il bilancio è a favore delle importazioni di diverse unità.

Conclusioni

In definitiva il trend conferma, almeno a livello comunitario e a livello italiano, una costante flessione, questo in un contesto globalizzato, dove, se da un lato le produzioni relative all’acquacoltura sono in rapida ascesa, dall’altro vedono diminuire drasticamente le catture nell’ambito delle attività di pesca.

Eventuali soluzioni possono essere un incentivo alla ricerca nell’ottenere tecniche di riproduzione massiva in ambiente controllato, come già successo per altre specie ittiche di interesse commerciale, oppure l’adozione di prelievi in natura di tipo sostenibile, senza intaccare cioè gli stock selvatici pronti per la migrazione riproduttiva, infine limitare gli aumenti dei prezzi dovuti a una sempre più aumentata domanda da parte dei paesi del Sud-Est asiatico.

Pierluigi Monticini



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