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Riflessioni sul volume degli scambi commerciali nel comparto dei pesci ornamentali a livello nazionale e comunitario

di Monticini P.

http://data.un.org), inquadrandosi in un contesto di sviluppo socio-economico delle popolazioni meno abbienti, le quali, in questo modo, hanno a disposizione fonti di reddito ricavato in modo sostenibile e rinnovabile, con impatti minimi sugli ecosistemi naturali. Oggi più del 90% delle specie d’acqua dolce commercializzate a fine ornamentale risulta essere riprodotto in cattività. Il discorso risulta molto diverso per le specie marine; infatti, ancora oggi la maggior parte di queste viene pescata con metodi molto spesso non idonei, direttamente nei luoghi d’origine, contribuendo al notevole depauperamento degli ecosistemi e della barriera corallina, in particolare del Sud-est asiatico (Filippine e Indonesia). La presenza sul mercato di specie ornamentali di cattura da parte dei Paesi produttori, quindi, non sempre  risulta rispettare le esigenze di salvaguardia ambientale di bio-sicurezza nei confronti dei Paesi importatori, in ottemperanza alle normative internazionali e comunitarie che nel corso degli anni si sono fatte sempre più stringenti dal punto di vista sanitario.
La situazione dei Paesi importatori è in continua evoluzione, come logica conseguenza delle turbolenze economiche e politiche internazionali verificatesi negli ultimi periodi (in particolare a partire da fine 2008). Alla luce delle ultime rilevazioni statistiche, queste sembrano infatti aver causato una sensibile contrazione delle transazioni commerciali, in un ambito, come già scritto, da sempre (i dati sono disponibili a partire dal 1976) in rapida crescita e sviluppo, e potrebbero rappresentare una base di supporto socio-economico determinante in diversi Paesi in via di sviluppo.
Le problematiche più sentite, discusse e affrontate da parte degli o-peratori del settore risultano comunque essere quelle di tipo sanitario e di interpretazione sull’applicabilità delle innumerevoli normative vigenti, in ambito di welfare animale e di salvaguardia di specie in pericolo di estinzione (si veda l’articolo “Aspetti legislativi della produzione e commercio del comparto del pesce ornamentale”, in Il Pesce n. 4/2009). Le norme attualmente applicate in questo settore sono la Decisione della Commissione 2006/656/CE, la Decisione della Commissione 2003/858/CE e la Decisione della Commissione 2006/680/CE del 6 ottobre 2006, in modifica alla Decisione 2003/858/CE. Per le importazioni di ornamentali destinati alla sola immissione in ambienti controllati (acquari) non si applica la 2006/88/CE (DLgs 148/08).
Obiettivo di questa pubblicazione è fornire un completamento, dal punto di vista del volume delle transazioni commerciali, dei dati statistici, e una loro possibile interpretazione e analisi critica sia in conseguenza delle normative di cui sopra (e dei relativi uffici preposti al controllo: PIF, UVAC, ecc…), sia in conseguenza della crisi economica avvenuta negli ultimi tempi.

Origine dei pesci ornamentali
Come accennato in precedenza, un gran numero di Paesi sembra essere coinvolto nel commercio di pesci ornamentali. Solo poche zone geografiche sono però interessate da queste attività. Il Sud-est asiatico è un’area con molti Paesi esportatori. Ci sono molti allevatori in questa regione, di solito di tipo professionistico, e quasi tutte le specie sono riprodotte su larga scala. I fiumi e le foreste ancora incontaminate sono anche importanti fonti di specie ittiche autoctone ornamentali. Nel sud della Cina vi è un enorme mercato interno, verso il quale, al momento, risulta essere indirizzata tutta la produzione, che quindi non pare destinata all’esportazione. Dati statistici finali non sono disponibili alla data del 2006.
La seconda area d’interesse è l’Unione Europea. In particolare i paesi dell’Europa centrale e orientale. La Repubblica Ceca ha una quota del 30% delle esportazioni europee, poi c’è la Spagna, con il 29% del totale. Per quanto riguarda quest’ultima, soltanto una piccola parte viene riprodotta a livello nazionale, mentre il restante 99% proviene da ri-esportazione, triangolazioni con Africa e Sud America.
Altre fonti di pesci ornamentali sono la regione amazzonica con il 5-6% e la regione dei Grandi Laghi in Africa (4-5%). La quota di mercato bassa del Sud America è legata alle norme sempre più severe sulla protezione degli animali imposte da Brasile e Perù; numerose sono, infatti, le normative a livello nazionale che stanno di fatto limitando il prelievo di esemplari selvatici (tra queste possiamo elencare la Brazil Portaria n. 62-N del 1992, IBAMA).
Va poi rilevato che nel Sud-est asiatico e nella Repubblica Ceca ormai quasi tutte le specie provenienti dai fiumi amazzonici sono riprodotte su larga scala. Sono offerti sul mercato esemplari di buona qualità a prezzi competitivi, condizioni commerciali molto ben definite, catena di approvvigionamento e logistica molto buona ed efficiente.

Trans-shipping
Risulta essere un fenomeno tipico ed esclusivo del commercio di pesci ornamentali vivi. Esistono agenti che svolgono funzioni essenzialmente di tipo logistico e di collegamento tra gli esportatori e gli importatori, i quali possono essere di medie e piccole dimensioni. Ogni importatore grossista può effettuare anche diversi ordini, ognuno di piccole dimensioni, dove i costi fissi hanno normalmente una notevole incidenza sugli esemplari alla vendita. Compito del trans-shipper è quello di raggruppare i piccoli ordini in commesse di più grosse dimensioni con i benefici di cui sopra: riduzione dei costi di spedizione, spese sanitarie limitate a un singolo operatore, espletamento di un’unica pratica doganale, ecc… Questo permette a piccoli operatori del settore di ottenere esemplari provenienti da differenti aree geografiche e differenti fornitori, anche in modeste quantità e a prezzi competitivi. La maggiore controindicazione di questo tipo di commercio è che i pesci sono acquistati a scatola chiusa, senza quindi subire un periodo più o meno lungo di quarantena prima di finire nelle vasche dei negozianti e successivamente negli acquari degli appassionati, con conseguenti gravi problemi di tipo sanitario.

Transazioni commerciali
L’industria del pesce ornamentale muove annualmente, a livello nazionale, un discreto numero di esemplari. Per quanto concerne il loro numero, non è dato saperlo. Possiamo soltanto risalire al peso di ogni singolo box, quindi di ogni spedizione, e stimare il valore delle varie spedizioni. Il peso è determinato dal contenuto di acqua dove i pesci sono imballati, oppure dal peso del substrato dove gli organismi marini sono ancorati (ad esempio, rocce vive, coralli duri, ecc…). La percentuale di spazio realmente occupata dai pesci è difficilmente determinabile e dipende in larga misura dalle specie e dalla taglia dei soggetti interessati; risulta essere comunque minima (qualche punto percentuale) rispetto al totale. Per determinare questi valori sono utilizzate basi di dati statistici fornite dalla FAO (FIES) a partire dal 1990 fino al 2007 (anno prima della crisi economica), e dati forniti da UNdata a partire dal 1994 fino al 2009. Dati grezzi relativi al numero e al tipo di esemplari movimentati non risultano al momento disponibili o comunque non sono interpretabili. Spesso i dati forniti dai Paesi esportatori non sono omogenei dal punto di vista della rilevazione statistica. Il valore delle transazioni è in dollari americani (USD).
Dal punto di vista comunitario, a partire dal 2000, si è assistito a un costante incremento delle transazioni commerciali in termini di export, anche se il mercato europeo si contraddistingue per un elevato volume degli scambi commerciali in entrata. Le esportazioni comunitarie sono rivolte principalmente a esemplari di elevato valore aggiunto, dal costo elevato, o ad esemplari di alta genealogia. Da valutare comunque se nei dati forniti da UNdata, relativi alla esportazioni, sono inclusi i volumi delle riesportazioni da Paesi Terzi, come nel caso della Spagna. I maggiori esportatori in area comunitaria sono quelli asiatici quali Singapore, Indonesia, Thailandia.
La Repubblica Ceca è uno dei maggiori produttori europei di or-namentali, il comparto è in continua ascesa e la lunga tradizione che questo Paese detiene, lo sviluppo tecnologico e la possibilità di utilizzare nuove conoscenze scientifiche sono alla base di questo mercato a partire dagli anni ‘70; a impianti gestiti in modo familiare si sono sostituiti nuovi allevamenti tecnicamente avanzati e di grandi dimensioni. I punti di forza sono legati alla vicinanza dagli altri partner europei, un’ottima organizzazione logistica, una elevata offerta in termini di specie e di taglie commercializzate, un ottimo rapporto prezzo/qualità, un trasporto via gomma con consegne anche frequenti, bassi quantitativi ordinabili. A livello globale il volume in punti percentuale risulta essere di circa 7,5%, 23.527 x 1.000 USD (dato FAO del 2007).
Dal punto di vista nazionale le transazioni in uscita, a partire dal 2000 fino al 2009, secondo i dati forniti da UNdata, risultano essere trascurabili e si limitano a triangolazioni commerciali con altri partner europei, in particolare con Germania e Olanda. La notevole flessione degli scambi è in corrispondenza dei problemi economici degli anni 2008 e 2009 (dati forniti da UNdata). Non risultano dati di rilievo in ambito FAO per quanto riguarda il volume degli scambi in uscita. Da notare il picco statistico, probabilmente un errore di rilevazione o una duplicazione di dati, relativo al periodo 2007 e 2008.
Gli scambi commerciali in entra-ta a livello comunitario sembra abbia-no subito una flessione soltanto nel 2008 e nel 2009 i maggiori Paesi im-portatori risultano essere, come si evince dalle rilevazioni UNdata e FAO FIES, la Germania con 27.567 x 1.000 USD, la Francia con 21.033 x 1.000 USD, il Regno Unito con 34.078 x 1.000 USD, rispettivamente 8,42%, 6,43%, 10,41% rispetto ai dati forniti fino al 2007 da FAO FIES.
Le transazioni nazionali, per quanto riguarda le importazioni, sono disponibili a partire dal 1976, ma risultano essere significative nel-l’ultimo decennio con un costante in-cremento fino al 2006; i dati forniti dalla FAO riportano un volume pari a 14.386 x 1.000 USD nel 2007, ultimo anno disponibile con una percentuale di 4,39% a livello globale. I dati forniti da UNdata risultano essere, fino al 2007, in linea con quelli forniti dalla FAO e a dir poco errati per gli anni 2008 e 2009, i quali riportano un incremento record di circa quattro volte il volume rilevato negli anni precedenti, proprio nel periodo di maggior crisi finanziaria e quindi di maggior flessione delle transazioni commerciali. Una possibile interpretazione è quella di una duplicazione di dati da parte di enti nazionali preposti al conteggio e alla valutazione delle transazioni, quali gli uffici UVAC e PIF; alcune interviste a negozianti e grossisti hanno messo in luce una sovrapposizione di adempimenti da parte di soggetti preposti alla vendita e al controllo.

La biomassa
Il numero di esemplari inseriti dentro ad ogni sacchetto risulta fattore limitato dal quantitativo d’acqua e varia a seconda della specie e della taglia ordinata. Altro fattore di primaria importanza è il tempo di transito, cioè il tempo che decorre tra il packaging (inizio procedura) e la fase iniziale della stabulazione in vasca (fine procedura). Molti pesci sono imballati in piccoli volumi d’acqua; se il tempo di transito risulta essere breve, 12-14 ore di viaggio permettono, infatti, di incrementare la densità anche del 50%. La densità è generalmente associata alla taglia e al metabolismo di ogni singola specie e aumenta con l’aumentare del peso dei pesci e con un diminuito metabolismo. Più i pesci sono di taglia grande, più sono meno attivi, consumano meno ossigeno e producono minori quantitativi di metaboliti azotati quali ammoniaca (NH3). Durante il trasporto, comunque, il peso vivo dei pesci (biomassa) occupa in percentuale una minima parte, circa 5-10%, mentre il resto viene occupato dal mezzo in cui i pesci vengono spediti.
Solitamente in ogni sacchetto di polietilene lo spazio viene riempito principalmente con ossigeno e acqua; la ratio tra questi due mezzi risulta solitamente da 4:1 a 6:1. Queste proporzioni permettono di ottenere una buona superficie di scambio acqua-aria e di conservare una buona riserva di ossigeno disponibile per i pesci spediti, anche nel caso in cui si verifichi della mortalità all’interno del sacchetto, oppure nel caso in cui i pesci siano sottoposti a lunghi periodi di transito.

La mortalità
Si definisce come mortalità o DOA (Death On Arrival) il conteggio del-le perdite subite durante una spedizione; queste vengono rilevate dal momento dell’arrivo (fine del periodo di transito) fino alle 24 ore successive. Gli operatori del settore sono molto riluttanti a comunicare i dati relativi alla mortalità subita durante le varie transazioni, quindi non è interpretabile l’andamento del fenomeno. In questi casi, generalmente la mortalità è rimborsata dall’esportatore nei successivi ordini. I costi fissi di spedizione rimangono sempre a carico dell’importatore. Le cause di un’elevata mortalità sono spesso causate da un non perfetto funzionamento della supply chain, da problemi di tipo strutturale da parte di chi spedisce, dalle errate caratteristiche fisico-chimiche dell’acqua di spedizione e infine da problemi di temperatura. Unici dati riportati sono quelli forniti dal Project Piaba di cui forniamo una breve tabella descrittiva (Tabella 8). Una stima realistica della mortalità complessiva può essere valutata, durante tutti i vari passaggi della catena, attorno a circa il 30%; viene solitamente rilevata una mortalità superiore per pesci di cattura, in particolare provenienti da Sud America, Perù e Brasile, oppure per pesci marini spesso catturati con cianuri provenienti da Filippine e Indonesia.
Altra problematica relativa alla rilevazione delle perdite è a partire da quando questa deve essere conteg-giata: dall’inizio del tempo di tran-sito, oppure, nel caso in cui i pesci siano di cattura, dal momento in cui questi sono stabulati per la prima volta nel Fishing Campo dei Piaberos (nel caso si tratti di pesci amazzonici)? Come esemplifica-zio-ne, ripor-tia-mo una catena del valore di esem-plari provenienti dal Rio Negro (Tabella 9). Un aspetto da valutare attentamente, perché le problematiche non sempre sono significative dal punto di vista dei Paesi importatori, ma rivestono valore vitale per chi ne fa motivo di sostentamento e fonte di guadagno sostenibile nei Paesi in via di sviluppo.


Pierluigi Monticini


Bibliografia

www.globefish.org

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