È risaputo e consolidato che le acque che bagnano le coste italiane rappresentano una delle principali risorse economiche del paese. Mentre le nostre spiagge, nelle stagioni calde, giocano il ruolo di attrattive mete turistiche, i mari rappresentano un’importante riserva per la biodiversità e sorgente fondamentale dell’industria ittica nazionale, come ad esempio la mitilicoltura.
È noto però come l’incuria dell’uomo stia infestando il mare di plastica, cassette, bottiglie e quant’altro, uno scempio simile al-l’im-brattamento di un’opera d’arte, confermata recentemente dalle Nazioni Unite che parlano di 100 milioni di tonnellate di rifiuti plastici a livello globale. In questo contesto i mari italiani non sono da meno, anzi: in uno studio del 2008 intitolato A global map of human impact on marine ecosystems (“Una mappa globale dell’impatto dell’uomo sugli ecosistemi marini”) la prestigiosa rivista scientifica Science ha indicato il Mare Adriatico come uno dei punti a rischio di inquinamento marittimo più alto. A fronte di tutto ciò, nel mondo sono state promosse attività di ricerca e sviluppo, come il Plastic Disclosure Project, con l’obiettivo di introdurre nel mercato tecnologie responsabili ed efficienti.
Tra le varie tecnologie sostenibili si fa spazio in Italia un nuovo sistema di allevamento mitili, già sperimentato con successo in Nuova Zelanda e altri paesi nel mondo, che si propone come la tecnica di mitilicoltura più automatizzata e al tempo stesso più ecologicamente responsabile a livello globale.
I materiali e i metodi utilizzati derivano da una profonda conoscenza e della biologia del mitile e del lavoro sull’imbarcazione, e sono stati ideati con l’obiettivo di creare un sistema di allevamento contemporaneamente sostenibile ed economicamente vantaggioso, sia dal punto di vista economico che da quello ecologico.
Una delle principali innovazioni introdotte dal sistema è il particolare tipo di corda utilizzata per ospitare la crescita dei mitili. A differenza dei sistemi attualmente in uso nel Mare Mediterraneo, dove si ricorre all’uso di reti tubolari in plastica come supporto alla crescita del mollusco, queste simulano alla perfezione l’ambiente naturale algoso per mezzo di fibre e anelli, offrendo così ai mitili un mezzo ideale al quale aggrapparsi, vivere e riprodursi senza impedimenti, migliorando le caratteristiche di robustezza e di supporto delle reste che resistono anche alle condizioni del mare più critiche.
Il tipo di corda adatto dipende dalla quantità e dalla qualità del “seme” che un’azienda si aspetta di produrre, nonché dalle caratteristiche delle acque in cui si lavora; tutte, però, offrono grandissimi vantaggi. Innanzitutto permettono di non utilizzare più le reti di plastica per trattenere il prodotto, eli-minando alla base il problema dell’inquinamento marino che può verificarsi in caso di perdita del prodotto dovuta alle mareggiate: la particolare conformazione delle corde, infatti, fa sì che per trattenere i mitili sia necessaria solamente una calza di cotone, biodegradabile in pochi giorni. Inoltre, le corde possono essere riutilizzate fino a 10-15 cicli di produzione, essendo incredibilmen-te convenienti sia dal punto di vista economico, sia da quello ambientale.
Altra caratteristica fondamentale che definisce il nuovo metodo è il modo in cui le reste rimangono sospese in profondità: invece di popolare i vivai di numerose colonne di mitili distinte, si utilizza una resta unica per ogni dorsale, ripiegata a spirale in maniera tale da permettere ai molluschi di espandersi all’interno del loro spazio vitale. Questa disposizione, unita all’utilizzo di attrezzatura specifica sull’imbarcazione, anche se può sembrare banale, in realtà rivoluziona tutto il processo di semina e lavorazione sul vivaio, ottimizzando tempi, costi e produttività.
Stando alle parole dei produttori e di chi lavora da qualche tempo con queste tecnologie, infatti, è possibile lavorare fino a 20 km di corda al giorno ed effettuare la raccolta da 5 fino a 15 tonnellate di prodotto in un’ora.
Il punto di forza del nuovo metodo, che fino ad ora è stato implementato a livello produttivo solo fuori dall’Italia, è che offre numerosi vantaggi a fronte di pochi semplici accorgimenti, essendo scalabile e facilmente integrabile nei vivai italiani di qualsiasi dimensione utilizzando le stesse imbarcazioni.
Le attrezzature e i materiali necessari per implementare il sistema sono prodotti in Italia dall’azienda leader del settore Luciano Cocci Srl, che, investendo in ricerca e sviluppo e lavorando con alcuni vivai del riminese, per prima ha creduto alla possibilità di migliorare le tecniche di allevamento mitili nei nostri mari, aumentando l’efficienza economica e diminuendo drasticamente l’impronta ecologica dell’intero processo agricolo marittimo.
>> Link: www.cocci.it
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