Biologia
Il merlano (Merlangius merlangus – Linneo, 1758), conosciuto localmente come molo, moletto, morgano, orfacio, arface, è una specie presente in tutti i mari italiani sebbene molto comune solo in Adriatico, soprattutto oltre i 30 m di profondità; nelle regioni meridionali e in Sardegna è una specie poco conosciuta e di scarso interesse commerciale.
Figura 1 – Esemplare di molo o merlano (M. merlangus).
M. merlangus è diffuso particolarmente nel nord-est Atlantico, dalla Norvegia all’Islanda fino al Portogallo, aree in cui riveste una discreta importanza commerciale. In Mediterraneo è presente nel mar Egeo, in Adriatico e nelle aree adiacenti, mentre è raro o del tutto assente nella altre zone; e presente anche nel mar Nero.
Alcuni autori hanno osservato differenze morfologiche tra i merlani del mar Adriatico e quelli del mar Nero, tanto da ipotizzare l’esistenza di due diverse sottospecie: M. merlangus merlangus (L) e M. merlangus euxinus (Nordman, 1840).
Figura 2 – Esemplare di nasello (M. merluccius).
Il merlano è appartenente alla famiglia Gadidae, che in Italia è rappresentata da specie che hanno scarso o nullo interesse commerciale, come Antonogadus megalokynodon, Gaidropsarus mediterraneus e Gadiculus argenteus, e da altre specie che, sebbene differentemente apprezzate nelle diverse regioni italiane, tuttavia hanno una certa rilevanza commerciale, come il potassolo o melù (Micromesistius poutassou), la busbana (Trisopterus minutus capelanus), la musdea (Phycis blennioides e Phycis phycis).
Il merlano è un pesce dal corpo snello e affusolato, leggermente compresso ai lati.
Il capo è stretto e allungato, la bocca è piuttosto grande e presenta un piccolo barbiglio mandibolare (fig. 1).
La mascella superiore sopravanza nettamente quella inferiore ed entrambe sono munite di denti.
Nella mascella superiore è presente una fila esterna di denti grandi e appuntiti e altri, più piccoli, nella parte interna.
Nella mandibola, invece, i denti più piccoli sono in posizione esterna, mentre quelli più grandi (più lunghi di quelli della mascella superiore) formano una fila interna.
Possiede tre pinne dorsali consecutive e ravvicinate; la prima è sub-triangolare e un poco più lunga che alta, la seconda è leggermente più bassa della prima ed è più lunga delle altre due dorsali.
La terza pinna dorsale è trapezoidale, più bassa e più corta della seconda.
Analogamente, nella parte ventrale, sono presenti due pinne anali contigue, delle quali la più anteriore è la più lunga di tutte le pinne.
La seconda anale inizia a contatto del termine della prima ed è simmetrica alla terza dorsale. La pinna caudale è triangolare e tagliata in linea retta all’estremità posteriore.
Le pinne pettorali si estendono fino all’inizio della seconda dorsale. Le pinne sono prive di raggi spinosi.
Il corpo è ricoperto di squame molto piccole che, insieme all’abbondante secrezione mucosa, rendono la superficie molto liscia; la colorazione è molto variabile e va dal giallastro-bruno al grigio-blu sul dorso, dal bianco all’argentato sul ventre.
Spesso, è presente una piccola macchia scura alla base delle pinne pettorali.
Le pinne dorsali e la caudale presentano una colorazione analoga a quella del dorso, mentre le anali sono più chiare.
Le pettorali sono ocra-giallo e hanno, come detto, una macchia nera alla base.
Le ventrali sono pressoché trasparenti.
Figura 3 – Esemplare di busbana (T. M. capelanus, sopra) e di merlano (sotto).
Gli esemplari giovanili possono facilmente confondersi con il nasello (Merluccius merluccius), con la busbana e con il potassolo, tuttavia esistono dei caratteri che permettono di distinguere le diverse specie.
Il nasello (fig. 2) è privo del barbiglio mandibolare, ha solo due pinne dorsali, presenta una cresta ossea a forma di “V” nella parte superiore del capo che manca nel molo, ha denti molto più pronunciati, una colorazione argento metallica e, complessivamente, il corpo è più cilindrico rispetto a quello del molo.
La busbana (fig. 3) ha muso più corto, barbiglio mandibolare più lungo, corpo più alto del merlano e occhio più grande.
Il potassolo (fig. 4) è privo di barbiglio mandibolare, ha una colorazione del dorso bluastra (da cui il nome inglese blue whiting) e ha una consistenza generale delle carni molto molliccia.
In Italia, sono comuni esemplari di 20-30 cm, ma la specie può raggiungere dimensioni di 70 cm di lunghezza totale (Coehn et al., 1990) e oltre 3 kg di peso (IGFA, 2001).
Le femmine sono in genere più grandi rispetto ai maschi della stessa età.
La specie può raggiungere i 10 anni di età (Jardas, 1996).
Come dimostra la sua distribuzione a livello planetario, M. merlangus è una specie batipelagica che predilige acque fredde, pertanto la sua distribuzione è più settentrionale rispetto alle altre specie di gadidi e, infatti, è molto comune in centro-nord Adriatico, dove in inverno le basse profondità e freddi venti di bora fanno abbassare notevolmente la temperatura media dell’acqua.
Il mar Adriatico si differenzia notevolmente dagli altri mari italiani proprio per la presenza di specie ad areale nordico assenti altrove, come ad esempio il merlano, lo spratto (Sprattus sprattus) e la passera di mare (Platictys flesus).
Queste, insieme ad altre specie, potrebbero essere la testimonianza della fauna atlantica di climi temperato freddi penetrata in Mediterraneo durante le glaciazioni.
Queste specie sarebbero sopravvissute in nord Adriatico proprio grazie alle sue peculiari caratteristiche ambientali.
Figura 4 – Esemplare di potassolo (M. potassou).
Il merlano vive sia negli strati intermedi che superficiali ma in generale preferisce nettamente stazionare in vicinanza del fondo, tanto che le catture più abbondanti vengono realizzate proprio con reti a strascico.
In genere, il merlano in Adriatico è più abbondante in quelle aree dove scarseggia il nasello, segno evidente che le due specie entrano direttamente in competizione per risorse e spazi.
Il molo vive preferibilmente tra 30 e 100 m di profondità su fondali di varia natura, da sabbiosi a fangosi fino anche a quelli rocciosi; forma piccoli branchi e si nutre di un vasto spettro di prede, dai gamberi e granchi, ai molluschi, da piccoli pesci ai cefalopodi.
La percentuale dei pesci nella dieta aumenta con l’età.
Il molo depone le uova durante l’inverno fino a primavera (Giovanardi e Rizzoli, 1984), le larve sono pelagiche e gli stadi giovanili possono trovarsi al largo sotto l’ombrello delle meduse (fig. 5).
I giovanili passano, quindi, alla vita bentonica non prima di aver raggiunto i 5-10 cm di lunghezza.
La crescita è molto rapida e ad 1 anno i moli hanno già raggiunto la taglia di 15-19 cm, a 2 anni 22-25 cm, a 3 anni 30-34 cm.
La prima maturità sessuale viene raggiunta dopo circa 2 anni, alla taglia di circa 24-25 cm (Vecchi, 2002).
Figura 5 – Giovani merlani protetti dai tentacoli di una medusa.
Pesca
M. merlangus viene catturato essenzialmente con reti a strascico, anche se gli esemplari di dimensioni più grandi possono venir insidiati anche con palangari di profondità.
Le catture più abbondanti (da 1 a 2,5 kg/h) vengono ottenute in nord Adriatico in corrispondenza della foce del Po, soprattutto nei mesi invernali, quando le nuove reclute si uniscono allo stock.
Il molo viene in genere catturato e in seguito commercializzato, in associazione ad altre specie, come la busbana (fig. 6).
Una parte consistente degli esemplari catturati a strascico viene, però, spesso rigettata in mare morta; infatti, l’estrema fragilità della specie fa sì che, durante il traino, il contatto tra i moli catturati all’interno del sacco e gli altri pesci o altro materiale (resti antropici, pietre, conchiglie, ecc…) danneggi gli esemplari di merlano che, solitamente, riportano danni alla pelle e perdono così qualsiasi valore commerciale.
Il rigetto in mare di questi esemplari ha sicuramente un effetto negativo sullo stock di merlani e a lungo termine può determinare degli squilibri alle reti trofiche.
È per questo che nell’ottica di una corretta gestione delle risorse la riduzione dei rigetti mare si profila come una delle pratiche da ridurre al minimo, anche alla luce dalla scarsa selettività che caratterizza le reti a strascico mediterranee.
E per tale motivo la Commissione europea, con il Reg. 1967/06, ha inteso porre un limite ai rigetti in mare, modificando le maglie che caratterizzano attualmente i sacchi delle reti a strascico: a partire da giugno 2010, le maglie del sacco delle reti a strascico dovranno passare dall’attuale maglia romboidale da 40 mm di apertura, alla maglia quadrata da 40 mm di apertura che risulta essere molto più selettiva. L’impiego di tale maglia assicurerà la fuga degli esemplari giovanili che ora in alcune aree vengono intensamente catturati dalla tradizionale maglia romboidale.
M. merlangus viene intensamente catturato soprattutto nel mare del Nord dalle imbarcazioni del Regno Unito, olandesi, danesi, tedesche, norvegesi, francesi. Anche questa zona, così come le acque mediterranee, è caratterizzata da stock multispecifici, pertanto la porzione di bycatch (pesca accidentale indesiderata, Ndr) può essere considerevole.
In queste aree il merlano viene catturato congiuntamente al merluzzo bianco ed all’eglefino e diviene specie target solo in alcuni periodi dell’anno, ma in genere rappresenta semplicemente una cattura accessoria nel tentativo di pescare altre specie. Perciò anche in questa zona esistono Regolamenti comunitari volti a limitare il rigetto di merlani in mare.
Figura 6 – Merlani commercializzati in associazione ad altre specie ittiche.
Consumo
Il merlano, come detto, appartiene alla famiglia Gadidae che nei mari del Nord Europa e nel nord Atlantico comprende specie importantissime a livello mondiale come il cod (Gadus morhua) e l’haddock (Melanogrammus aeglefinus) che arrivano ai mercati italiani in filetti.
Il G. morhua e il Gadus macrocephalus sono le uniche due specie che ai sensi del DM 31/01/2008 possono riportare la denominazione di “baccalà” (se si tratta di merluzzo nordico salato) e stoccafisso (se si tratta di merluzzo nordico essiccato).
Il merlano, che nelle nostre acque non raggiunge dimensioni importanti ed è spesso il tipico prodotto da “frittura”, nel mare del Nord può raggiungere dimensioni considerevoli e viene lavorato per ottenere filetti.
Secondo i dati dell’ISMEA la produzione complessiva di merlani dell’UE per l’anno 2005 si è attestata intorno alle 33.000 tonnellate, mentre quella italiana sulle 2.000 tonnellate, dato che probabilmente potrebbe essere sottostimato, visto che una parte del prodotto pescato può non passare attraverso i mercati ittici.
I prezzi all’ingrosso e al consumo sono costantemente molto bassi, tuttavia il molo è un pesce dalle carni bianche ottime e delicate; pertanto, il merlano rappresenta una specie che i consumatori dovrebbero prendere in considerazione nell’ottica di una diversificazione dei consumi e di una rivalutazione delle cosiddette “specie povere”.
Alessandro Lucchetti
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