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Schede specie marine commerciali

Il gambero bianco o gambero rosa "Parapenaeus longirostris (Lucas, 1846)

di Lucchetti A.

Biologia

Parapenaeus longirostris (Lucas, 1846) noto come gambero bianco o gambero rosa è un crostaceo abbastanza comune distribuito nell’intero bacino Mediterraneo e nell’Atlantico, sia occidentale (dal Massachussetts alla Guyana Francese) che orientale (dal Portogallo all’Angola). La specie, pur essendo diffusa in tutti i mari italiani, risulta molto più abbondante nel Tirreno centrale, nel canale di Sicilia e nello Ionio; nell’Adriatico centro-settentrionale le concentrazioni del gambero bianco sono sempre state piuttosto limitate, anche se negli ultimi anni la tendenza sembra aver subito un cambiamento di rotta e la specie comincia ad essere abbastanza diffusa anche in questo bacino.

P. longirostris appartiene al vasto ordine dei Decapodi e rientra, insieme ad altre importanti specie commerciali come la mazzancolla (Melicertus kerathurus), nella Famiglia Penaeidae . Come descritto in un precedente numero, l’ordine dei Decapodi, con oltre 10.000 specie, è il più vasto dei Crostacei e raggruppa organismi che è possibile grossolanamente individuare nei gamberi, granchi, paguri e aragoste. Per la descrizione delle caratteristiche generali dei Decapodi si rimanda all’articolo sulla mazzancolla (Il Pesce n. 2/2006).

Esemplare di P. longirostris: vista laterale.

Come tutti i Peneidi il corpo del gambero rosa è compresso lateralmente e la parte anteriore (cefalotorace) è ricoperta da un carapace da cui si diramano 13 paia di appendici (Fig. 1). Sul carapace, in corrispondenza del quale l’esoscheletro è più calcarizzato ed ispessito, è presente a livello della regione gastrica un caratteristico dente che permette di distinguere facilmente il gambero rosa dagli altri Peneidi (Falciai e Minervini, 1992); sulla superficie laterale sono presenti due suture longitudinali ben evidenti. Sono, poi, presenti le spine antennale, epatica e branchiostegale. La superficie esterna del gambero rosa è praticamente liscia e priva di setole.

Il rostro del gambero rosa è diritto o appena sinuoso e leggermente incurvato verso l’alto, dotato di 5-9 spine nella parte dorsale e privo di spine in quella ventrale. Il rostro prosegue posteriormente in una carena fin quasi al bordo del carapace. Il telson, che presenta un solco mediano dorsale, è ristretto, acuto, con tre denti fissi (Fig. 2).

Gli occhi sono peduncolati e privi di tubercoli. La colorazione di P. longirostris è rosa-arancio tendente al rosso-violaceo sul carapace e, soprattutto, sul rostro. Nelle femmine la colorazione delle gonadi varia dal bianco al verde in funzione dello stadio di maturità sessuale; nelle femmine mature, come succede in molti crostacei, è possibile osservare in trasparenza gli ovari verdi. Questa specie presenta dimorfismo sessuale e le femmine sono più grandi dei maschi; la lunghezza totale massima riscontrata è stata di 19 cm su individui femmina (Fischer et al., 1987).

Dagli studi effettuati sembra che il gambero rosa possa raggiungere i 3-4 anni (Froglia, 1982; Levi et al., 1995). Il nome inglese della specie è deep-water rose shrimp; infatti, il gambero rosa popola i fondali da 20 a 700 m di profondità risultando però più abbondante su fondi sabbio-fangosi del piano batiale tra 100 e 400 m (Bombace, 1972).

Come già accennato, in Italia la specie è più abbondante nel versante tirrenico e nell’Adriatico meridionale dove la popolazione più ricca sembra essere quella delle coste albanesi. La distribuzione batimetrica di P. longirostris sembra essere legata alle dimensioni degli individui; infatti, generalmente gli esemplari di dimensioni minori si rinvengono a profondità ridotte (massimo 200 m), mentre gli individui più grandi appaiono molto più abbondanti oltre i 200 m (Ribeiro-Caschalho e Arrobas, 1987). Già Froglia (1974) aveva osservato questo fatto nelle acque siciliane, sottolineando come la taglia media degli esemplari catturati aumentasse all’aumentare della profondità; in particolare, individui con carapace inferiore a 20 mm erano abbondanti in fondali inferiori a 250 m e praticamente assenti oltre i 400 m.

La fase riproduttiva di P. longirostris inizia di preferenza nel periodo primaverile, anche se esemplari maturi si rinvengono per tutto l’arco dell’anno. Gli individui di sesso femminile raggiungono la piena maturità tra l’autunno e l’inverno quando, come già accennato, gli ovari assumono una colorazione verde intensa. La colorazione degli ovari è data dalle caroproteine e varia rapidamente alla sola esposizione aerea per cui il colore non è un carattere sufficiente per determinare lo stadio maturativo. In Mediterraneo, gli esemplari raggiungono la maturità sessuale entro il primo anno di età (Froglia, 1982).

Esemplari di gambero rosa catturati in un’ora in medio Adriatico.

Il rapporto tra sessi sembra essere influenzato dalla profondità; infatti, a basse profondità, inferiori a 200 m, le femmine sembrano essere più abbondanti, mentre tra 200 e 400 m il rapporto femmine maschi tende a mantenersi intorno a 1; infine, oltre i 400 m, la tendenza si inverte e gli individui di sesso maschile diventano più abbondanti (D’Onghia et al., 1998).

Dopo l’emissione invernale si sviluppano le diverse fasi larvali planctoniche tipiche dei crostacei Decapodi (nauplius, zoea, mysis) fino alla post-larva morfologicamente simile all’adulto; questa in primavera raggiunge i fondali della platea continentale (100-200 m di profondità) e comincia la fase di vita bento-pelagica (Heldt, 1938).

Il gambero rosa presenta uno spettro alimentare piuttosto ampio; infatti, alterna fasi di predazione attiva in cui si ciba di cefalopodi, pesci e crostacei di piccole dimensioni ad altre in cui invece si limita a setacciare il fondale in cerca di prede più facili come bivalvi, vermi policheti, gasteropodi ed echinodermi.

Pesca

Il gambero rosa viene pescato principalmente con reti a strascico e rappresenta un’importante specie commerciale per le flotte di tutti i paesi Mediterranei, soprattutto italiane e francesi; la specie viene intensamente pescata anche al largo del Senegal; tuttavia, in questa zona la sua importanza economica è minore.

In Italia, come accennato, le aree di maggior abbondanza della specie sono il Tirreno centro meridionale, il Canale di Sicilia, lo Ionio e il sud Adriatico (Fig. 3). Negli ultimi anni, tuttavia, la risorsa sembra aver subito un incremento anche nel centro-nord Adriatico (Fig. 4).

Il gambero rosa non rappresenta mai la principale specie bersaglio di un’attività di pesca, ma viene sempre catturato in associazione ad altre specie che vivono nella stessa zona e che hanno un’importanza commerciale superiore, come naselli, seppie, rane pescatrici, ecc…; ma, forse pure in dipendenza di un aumento della richiesta di mercato, ultimamente i pescatori pongono molta più attenzione e pazienza durante le fasi di cernita del prodotto a poppa, anche durante i periodi in cui l’abbondanza della specie è minore (Fig. 5).

Le catture più abbondanti di gambero rosa vengono realizzate nei mesi invernali, fino a primavera inoltrata, nonostante la specie sia reperibile nei mercati in piccole quantità tutto l’anno. Inoltre, una certa stagionalità nella cattura è osservata in relazione alle condizioni meteo-marine o alla maggiore disponibilità di altre specie commercialmente in competizione con il gambero rosa, quali il gambero rosso (Aristaeomorpha fogliacea) e il gambero viola (Aristeus antennatus). Sia la normativa italiana che quella europea non stabiliscono taglie minime di cattura per questa specie; in Italia, solo la Regione Sardegna con un Decreto dell’Assessore della difesa dell’ambiente (n. 412 del 10/5/1995) ha definito una dimensione minima di cattura per il gambero rosa, ponendo come limite i 2 cm di lunghezza di carapace, anche se è ammessa una tolleranza del 10% in peso di esemplari sotto misura sul totale catturato.

Consumo

Il gambero rosa ha carni molto buone e dal gusto delicato, ma il valore economico è inferiore rispetto ad altri peneidi come la mazzancolla. Viene commercializzato sia fresco che congelato.

Le carni sono ricche di proteine (circa il 13%) mentre grassi e zuccheri sono molto scarsi. Da questo deriva che il valore energetico è piuttosto limitato (al di sotto delle 100 kcal). Come nella maggior parte dei crostacei il contenuto in colesterolo è abbastanza elevato e si aggira sui 150 mg per 100 grammi di parte edibile.

A livello commerciale il gambero bianco entra in diretta concorrenza con il gambero rosso e il gambero viola sebbene la sua durata di conservazione sia superiore a queste specie. La freschezza del prodotto, come in generale tutti i crostacei, è valutabile tramite alcuni fattori oggettivi: il gambero non deve odorare di ammoniaca, la testa non si deve staccare facilmente dal resto del corpo e non deve essere annerita, le carni devono essere sode, compatte e non “frollate” o liquefatte.

Alessandro Lucchetti

Bibliografia

  • Bombace G. (1972). Considerazioni sulla distribuzione delle popolazioni di livello batiale con particolare riferimento a quelle bentoniche. Quad. Lab. Tecnol. Pesca, 1 (4):65-82.
  • D’Onghia G., Matarrese A., Maiorano P., Perri F. (1998). Valutazione di Parapeaeus longirostris (Lucas, 1846) (Crustacea, Decapoda) nel Mar Ionio settentrionale. Biol. Mar. Medit., 5 (2): 273-283.
  • Fischer W., Bauchot M. L., Schneider M. (1987). Fiches FAO d’identification des espèces pour les besoins de la pêche (Révision 1). Méditerranée et mer Noire. Zone de pêche 37. 1. Vegetaux et Invertebres. Publication préparée par la FAO (Project GCP/INT/422/EEC). Rome, FAO : 760 pp.
  • Froglia C. (1982). Contribution to the knowledge of the biology of Parapenaeus longirostris (Lucas) (Decapoda, Penaeidea). Quad. Lab. Tecnol. Pesca, 3 (2-5): 163-168.
  • Heldt H. (1938). La reproduction chez les Crustacés Décapodes de la famille dés pénéides. Inst. Océanogr., 18:31-206.
  • Levi D., Andreoli M. G., Giusto R. M. (1995). First assessment of the rose shrimp, Parapenaeus longirostris (Lucas, 1846), in the Central Mediterranean. Fish Res., 21: 375-393.
  • Ribeiro-Caschalho A., Arrobas I. (1987). Observation on the biology of Parapenaeus longirostris (Lucas, 1846) from the south coast of Portugal. Inv. Pesq., 51 (Suppl. 1): 210-212.
  • Falciai L., Minervini R. (1992). Guida dei crostacei decapodi d’Europa. Franco Muzzio Editore. 182 pp.


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