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Gli assaggi di Max Rella

Salento kosher e Sicilia sperimentale

di Rella M.


Cantine LEUCI, Guagnano (LE)

I vitigni autoctoni del Salento e la tradizione del vino kosher: è la cifra di Cantine Leuci, un’azienda vitivinicola pugliese che ha focalizzato la sua attenzione verso prodotti decisamente particolari. Fondata nel 1924 da Lucio Leuci, la cantina è gestita oggi dalla terza generazione della famiglia, ovvero Francesco Leuci e la moglie Luisa Rizzo. Con 30 ettari di vigneti, Leuci produce mediamente ogni anno 250.000 bottiglie suddivise in 18 etichette. Alla base produttiva quasi interamente uve autoctone come Negroamaro e Primitivo, più alcune varietà internazionali. Oltre alla valorizzazione del terroir, Leuci si è affermata nel tempo come uno dei principali produttori di vino kosher del Sud Italia. La specializzazione in questo segmento rappresenta infatti il cuore della strategia aziendale: sono 14 le etichette kosher, circa l’80% della produzione totale.

Questo progetto fu avviato con la vendemmia del 2013 grazie alla collaborazione con consulenti romani e con il rabbino di Napoli. Nella tradizione ebraica, il termine kosher indica ciò che è idoneo/adatto al consumo secondo le norme religiose riservate agli alimenti. 

Il vino riveste un ruolo centrale nei riti e nelle festività ebraiche. All’interno della produzione kosher vanno però distinte due categorie principali: i vini Mevushal e i vini non Mevushal.

I primi sono sottoposti ad un processo di pastorizzazione che consente loro di essere manipolati e serviti anche da persone non ebree senza perdere lo status di vino kosher. La cantina produce 9 etichette di questa tipologia, oltre il 60%. I vini non Mevushal, al contrario, non subiscono pastorizzazione e richiedono regole religiose più rigide; se aperti o manipolati in modo non conforme perdono lo status di kosher. L’azienda propone 5 etichette di questo tipo.

La realizzazione dei vini kosher richiede procedure tecniche e “religiose” estremamente rigorose. Le attrezzature devono infatti essere nuove o sottoposte a “kasherizzazione” mediante ripetuti lavaggi con acqua, svuotamenti e cicli di sanificazione della durata di giorni. Le linee produttive vengono trattate con soluzioni di acqua e soda sotto la supervisione di un rabbino.

Le operazioni fondamentali devono essere svolte da un supervisore ebreo ortodosso autorizzato, che interviene in fasi cruciali come l'avvio dei macchinari e lo scarico delle uve. Al contrario, la vendemmia manuale può essere effettuata da lavoratori non ebrei, poiché l’uva al suo stato naturale è considerata intrinsecamente adatta.

La produzione deve inoltre rispettare i limiti del calendario religioso: è vietato lavorare durante lo Shabbat o le principali festività ebraiche, un vincolo che comporta complessità organizzative nel periodo di vendemmia.

I vini sono destinati sia all’Italia — specialmente a città con comunità ebraiche o forte vocazione turistica come Roma e Venezia — che all’estero, con un mercato ampio che include Stati Uniti e Canada.

Abbiamo assaggiato per la linea kosher il rosato Cisaria da uve Negroamaro in purezza (un Mevushal con pastorizzazione “flash” a 86 °C e immediato abbattimento della temperatura); fresco e piacevole, è ideale con carni bianche, crostacei e piatti di pesce. Per i rossi un altro Mevushal, il Salice Salentino Dop Idume ottenuto da un uvaggio di Negroamaro e Cabernet Sauvignon coltivati ad alberello pugliese e a spalliera e con macerazione sulle bucce per 8-10 giorni; un vino importante, con una bella speziatura, note di pepe sul finale, da accompagnare a piatti di carne rossa e selvaggina.

Infine, il Terra Guaniani Salice Salentino DOP da uve Negroamaro e breve macerazione sulle bucce per 8-10 giorni, raccomandato per accompagnare carne grigliata e formaggi stagionati.

www.vinileuci.it 


FEUDO Santa Tresa Vittoria (RG)

Il Cerasuolo di Vittoria è l’unica Docg della Sicilia e rappresenta una delle espressioni più autentiche della viticoltura dell’isola. Il suo areale si estende tra le province di Ragusa, Caltanissetta e Catania, nel cuore della Sicilia sud-orientale. Qui il paesaggio alterna coste sabbiose, dolci colline calcaree e terreni rossi, mentre il clima, influenzato dalle brezze dello scirocco e dai venti di maestrale, crea le condizioni ideali per la coltivazione di due vitigni autoctoni che da secoli convivono in questo territorio: il Frappato e il Nero d’Avola, unici protagonisti dell’uvaggio del Cerasuolo di Vittoria.

Il Frappato di Vittoria è una varietà dalle caratteristiche peculiari. Si distingue per il grappolo dalla spalla ampia, la buccia spessa e una fertilità contenuta, con una media di 0,8 grappoli per tralcio. Germoglia precocemente ma raggiunge la maturazione tardivamente, regalando vini eleganti, fragranti e ricchi di profumi. La sua natura di rosso “atipico”, caratterizzato da freschezza e da un frutto intenso, ha fatto sì che nella tradizione venisse servito in abbinamento al pesce. Il Nero d’Avola, al contrario, conferisce corpo, struttura e colore: è una varietà più vigorosa e produttiva, seppur maggiormente sensibile alla peronospora.

Tra le aziende simbolo del territorio spicca Santa Tresa, la cantina dei fratelli Stefano e Marina Girelli, imprenditori trentini che hanno avviato un importante lavoro di valorizzazione del patrimonio viticolo locale. La tenuta, che prende il nome dall’omonima contrada, si estende per 50 ettari, 40 dei quali coltivati a vigneto in un unico corpo aziendale. La restante superficie è destinata ad uliveti, agrumeti e altre essenze, secondo un modello improntato alla biodiversità. L’azienda è certificata biologica e ha recentemente ottenuto anche la certificazione Equalitas.

Uno dei progetti più significativi riguarda un campo sperimentale di 5.600 m2 realizzato in collaborazione con l’Università di Palermo e il vivaio governativo Polsen. Qui è stata allestita una collezione ampelografica composta da 18 varietà e 31 fenotipi, con l’obiettivo di studiare e preservare la ricchezza genetica della viticoltura locale. La raccolta comprende, tra gli altri, 4 fenotipi di Nero d’Avola, 2 di Frappato, 2 di Grillo, 2 di Perricone e 3 di Catarratto. «Attraverso questo progetto, condiviso anche con altre aziende dell’isola, non solo recuperiamo biodiversità, ma analizziamo il comportamento dei diversi fenotipi nei vari areali di coltivazione» osserva l’enologo di Santa Tresa Mattia Giacomelli.

La collezione comprende anche vitigni reliquia come Nocera, Orisi, Vitrarolo, Zibibbo nero, Inzolia nera e Albanello. Quest’ultimo, un vitigno a bacca bianca quasi scomparso dopo la fillossera, era storicamente utilizzato per produrre il vino ambrato di Comiso, una tipologia che ricordava il Marsala. Completano il vigneto sperimentale 16 accessioni di vite dalle origini ancora sconosciute, oggetto di studio.

L’attività di recupero ha prodotto risultati concreti. Dal vitigno Orisi, moltiplicato partendo da una dozzina di piante individuate, sono state ottenute 1.523 viti che hanno consentito la produzione di 1.910 bottiglie numerate dell’annata 2020. Autorizzato alla coltivazione nel 2020, dalla vendemmia 2025 il vitigno può essere riportato in etichetta nell’ambito della Igt Terre Siciliane. Anche l’Albanello è tornato in produzione nel 2024 e viene attualmente impiegato in un blend con Zibibbo e Fiano.

La vinificazione delle uve di Santa Tresa avviene nella vicina cantina Cortese, distante circa 6 km e anch’essa di proprietà della famiglia Girelli, dal 2016. Qui vengono prodotti sia i vini Santa Tresa che quelli a marchio Cortese, mantenendo però una rigorosa separazione delle uve provenienti dalle rispettive aziende. «La vinificazione avviene in un’unica struttura, ma ogni cantina utilizza esclusivamente le proprie uve», sottolinea l’ad Silvio Balloni.

Nel complesso Santa Tresa produce 280.000 bottiglie l’anno in 12 etichette, Cortese 120.000 con 8 referenze. Tra le produzioni di punta figurano due interpretazioni del Cerasuolo di Vittoria provenienti dai caratteristici terreni rossi della tenuta, per una produzione complessiva di circa 25-30.000 bottiglie, cui si aggiungono altre 4-6.000 bottiglie firmate Cortese.

Abbiamo assaggiato il Rosa di Santa Tresa, un rosato ottenuto da Nerello Mascalese e Frappato. Si presenta con un delicato colore rosa tenue e un bouquet fresco che richiama fragolina di bosco, ribes, melograno e leggere note floreali. Al palato spiccano vivacità, sapidità e una piacevole vena minerale, con un finale fresco e salino. Un vino agile e versatile, ideale come aperitivo o in abbinamento a piatti di pesce, verdure e carni bianche.

Come rosso il Rina Russa Frappato Terre Siciliane IGP, ottenuto da uve Frappato in purezza. Di colore rubino brillante, ha intensi profumi di piccoli frutti rossi e di fragoline di bosco. Al palato è fresco, equilibrato e di buona persistenza, con tannini fini che ne valorizzano la bevibilità.

Chiude la degustazione il Cerasuolo di Vittoria Docg, prodotto da un blend di Nero d’Avola (60%) e Frappato (40%) con rese molto contenute. Nel calice si presenta rosso rubino con riflessi violacei; al naso emergono note di marasca, susina e sfumature balsamiche e speziate. In bocca è strutturato e armonioso, con tannini morbidi, buona persistenza e un equilibrio che lo rende particolarmente versatile, dagli arrosti ai piatti di tonno e pesce alla griglia.

www.santatresa.com


Massimiliano Rella


In foto – I vini assaggiati di Cantina Leuci: il rosato Cisaria, Terra Guaniani Salice Salentino DOP e il Salice Salentino Dop Idume.




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