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Tutto il biologico, oggi

Biologico: nuovo logo UE

di Didero L.

L’immagine, soprattutto al tempo dei media, è importante, anche per il biologico. Che ha certo meriti propri, potremmo dire “fondativi”, ma anche in questo caso vale il detto “fare bene e farlo sapere”. Ma se il consumatore — potenziale — non riconosce il prodotto semplicemente girando per le corsie di un supermercato, questo non si vende, per quanto ottimo e dotato di una grande sicurezza, come è il biologico per l’appunto. Problema non nuovo in verità, anzi vecchio ormai di una ventina d’anni, cioè dal 1991, anno nel quale fu emanato il primo Regolamento UE in materia (il ben noto 2092/91). Forse a questo aspetto non fu dedicata all’epoca una sufficiente attenzione e, a dire il vero, neanche negli anni successivi: per capire “un’etichetta Bio”, si diceva, serve una laurea, magari in tecnologie alimentari o in agraria. È una battuta, ma neanche tanto, e quando a Bruxelles, ad un certo punto, se ne occuparono, fu creato un logo che, tra i difetti segnalati, aveva anche quello, per esempio, di assomigliare ai prodotti Dop, che sappiamo essere un’altra cosa. Ma viene prima o poi il tempo del cambiamento e in questo 2010 ha avuto luogo anche quello relativo all’immagine che il biologico UE proietterà nel mondo, e ciò in base ad una legge pubblicata il 31/03/2010 sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, in altre parole il Regolamento comunitario 271/2010 che modifica il Reg. CE 889/2008 e comprende le disposizioni relative all’impiego del nuovo logo UE dei prodotti biologici. Crediamo pertanto di fare cosa utile nel segnalare ai lettori i punti più importanti della nuova norma europea, cercando di evitare il “burocratese” e lasciando gli sviluppi più tecnici alla consultazione del web, a cominciare dai siti ufficiali, da Bruxelles al Ministero per l’Agricoltura. E ciascuno può chiedere informazioni dettagliate agli Organismi di Controllo, che rimangono il “luogo” centrale del “sistema Bio”.

Entriamo nel percorso che ci interessa, che vedrà una sostanziale contemporaneità tra l’uscita di questo articolo e i tempi “formali” d’applicazione: dal mese di luglio 2010 sui prodotti biologici deve essere presente anche il logo comunitario di cui all’articolo 25, paragrafo 1, per quanto riguarda gli alimenti preconfezionati. Più in dettaglio, il numero di codice dell’Organismo di Controllo deve essere posizionato nello stesso campo visivo del logo biologico dell’UE e, immediatamente sotto il numero di codice dell’Organismo, deve comparire anche l’indicazione del luogo in cui sono state coltivate le materie prime agricole che compongono il prodotto. Il consumatore potrà quindi trovare le seguenti diciture: “Agricoltura UE”, quando la materia prima agricola è stata coltivata nell’UE, “Agricoltura non UE” quando la materia prima agricola è stata coltivata in Paesi Terzi, “Agricoltura UE/non UE” quando parte della materia prima agricola è stata coltivata nella Comunità e una parte di essa è stata coltivata in un Paese Terzo. Importante: l’indicazione “UE” o “non UE” può essere sostituita o integrata dall’indicazione di un Paese nel caso in cui tutte le materie prime agricole che compaiono nella lista degli ingredienti siano state coltivate in quel Paese. Occorre poi aggiungere che nell’indicazione precedente possono essere omessi, in termini di peso, piccoli quantitativi di ingredienti, a patto che la loro quantità non sia superiore al 2% della quantità totale, relativamente alle materie prime di origine agricola. Tale indicazione non deve figurare con colori, dimensioni e tipo di caratteri che le conferiscano un maggiore risalto rispetto alla denominazione di vendita del prodotto, e anche questo è un punto rilevante. Possiamo anche aggiungere che il logo e le relative diciture devono essere posizionate in modo da essere facilmente visibili, leggibili e ovviamente indelebili. Per quanto riguarda i riferimenti grafici del logo comunitario, questi devono rispettare le indicazioni riportate nell’Allegato XI del Reg. CE 889/2008.

È bene poi prestare attenzione al “campo d’applicazione” del logo UE dal punto di vista della composizione, che non può essere utilizzato per i prodotti con ingredienti biologici inferiori al 95%; per i prodotti della caccia e della pesca con ingredienti biologici; per i prodotti in conversione e per i prodotti che sono al di fuori del campo di applicazione del Regolamento 834/2007, per esempio i prodotti cosmetici, tessili, pet-food, ecc… In pratica, si è legiferato solo in materia di food e questi importanti e nuovi settori vivono (e soprattutto vivranno) sulla base di normative specifiche, che certamente si ispirano a quella del biologico “alimentare”, ma ovviamente non sono la stessa cosa. Il logo nasce ed è applicato ai prodotti del proprio ambito territoriale di competenza e pertanto rimane facoltativo per i prodotti importati dai Paesi Terzi. Tuttavia, se il logo comunitario figura nell’etichettatura, questa riporta anche l’indicazione del luogo in cui sono state coltivate le materie prime agricole presenti nel prodotto.

Ma torniamo al punto di partenza, cioè l’immagine che il consumatore da luglio in poi troverà sui prodotti biologici: una foglia. Può sembrare poco, ma questo logo è stato il frutto di una vastissima consultazione dei cittadini dei Paesi coinvolti, un concorso al quale hanno partecipato migliaia di persone che hanno votato per immagini diverse, non sempre dello stesso livello, occorre aggiungere, ma comunque frutto di uno sforzo creativo che non va trascurato. E, se non altro nel metodo, probabilmente non ha precedenti. La “foglia” si può quindi definire una creazione “democratica”, venuta dal basso, dalla gente interessata a “cliccare” su una tastiera per fare avanzare la propria idea. Un’idea che vale parecchi miliardi di euro e questo anche se le percentuali del prodotto biologico rispetto alla spesa alimentare sono ancora piccole — in Italia per esempio si stima che siano dell’ordine del 2%, per un valore di circa 2.500 miliardi di euro. Un mercato, il nostro, relativamente ancora modesto rispetto a quello della Germania, per sfruttare il consueto esempio di una realtà che vale circa il doppio di quella italiana. L’Italia è un grande produttore “Bio”, scavalcata dalla Spagna solo l’anno scorso per quanto riguarda gli ettari coltivati (dopo anni di inseguimento) ma che ha un fortissimo tessuto produttivo, 50.000 operatori e un export rilevante. E, da oggi, il logo UE come argomento in più per competere, essendo tuttavia necessaria un’appropriata campagna di comunicazione per farlo conoscere, evitando certi “silenzi” del passato.

Luciano Didero



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