†
†
Modena, 6 settembre 2007. Un altro grande della scena musicale Ë sparito dietro le quinte. Luciano Pavarotti sta ora seduto nel suo camerino, stringe con ostinazione il bianco fazzoletto, Ë provato da una recita fuori programma, Ë stremato per la fatica e líemozione del grande passaggio. In lontananza, consolatorio, gli arriva líeco dellíultimo, fragoroso applauso. Per noi in platea o sui palchetti rimane spazio per riflessioni sulla sua figura, ampia e generosa. La citt‡ della Ghirlandina Ë ora fioca di luce e fioca di voce: allíet‡ di 71 anni, il maestro si Ë spento, cosciente e molto sereno, nella sua casa, alle 5 di questa mattina, sconfitto da un tumore al pancreas. Gli era accanto líaffetto della moglie Nicoletta e della figlioletta Alice, assieme a quello delle tre figlie, Lorenza, Cristina e Giuliana, avute dalla prima moglie Adua. La notizia, data per prima dalla Cina, ha fatto rapida il giro del mondo. Molti capi di Stato e di Governo e presidenti delle pi˘ importanti istituzioni mondiali, come líOnu, hanno espresso il loro cordoglio; vari teatri hanno messo il lutto, come quello de La Fenice a Venezia, o quello dellíOpera di Vienna, mentre il Metropolitan di New York diffonde allíesterno, in continuazione, le arie interpretate da ìThe Big Lucianoî; quanti lavorarono con lui e lo conobbero, direttori díorchestra, cantanti, registi, scenografiÖ, pronunciano parole di ammirazione e profonda amicizia; il rimpianto non arriva solo dai protagonisti della musica operistica, ma anche da quello di altre forme di musica. Líirlandese Bono Vox, sensibile anima di un gruppo rock, ha detto: ´Luciano era líopera stessa!ª. Zeffirelli: ´Cíerano i tenori e poi cíera PavarottiªÖ Commosso il ricordo del soprano Mirella Freni: ´Ho perso un fratelloª, non riferendosi solo al fatto di aver avuto la stessa balia.
†
†
|
ìConsidero splendida una vita spesa per la musica. E proprio ad essa ho dedicato la mia esistenzaî (L.P. 1935-2007) |
†
†
´Che vocina ardita! Da grande far‡ il tenoreª, aveva esclamato scherzoso il medico che lo colse al parto nel 1935. E fu profetico. Suo padre Fernando, che esercitava la nobile arte di fornaio nellíesercito, aveva grande passione per la lirica: era cantante e Luciano ne fu influenzato. Dapprima voce spontanea, ha poi avuto come maestri Arrigo Pola ed Ettore Campogagliani.
DebuttÚ nel 1961 al teatro dellíOpera di Reggio Emilia, Rodolfo ne La BohËme di Puccini. Si avviÚ sulla strada del successo, toccando ferro per scaramanzia (un chiodo storto sempre in tasca), e divenne la migliore incarnazione del tenore popolare dopo Enrico Caruso, percorrendo tutto il mondo in 46 anni di carriera. Nel 1963 fu al Covent Garden di Londra e poi in giro per líAustralia con Joan Sutherland. Nel 1968 fece la sua prima apparizione a New York, dove stabilÏ con la grande metropoli e il suo teatro un legame strettissimo: memorabile la sua interpretazione nel febbraio 1972 de La Fille du RÈgiment di Donizetti che mandÚ il pubblico in visibilio, riscuotendo ben 17 chiamate e ovazioni al sipario. Gi‡ da vivo faceva parte della leggenda ed era entrato nel cuore delle nuove generazioni e del pubblico degli stadi in occasione di una recente Coppa del Mondo con líaria Nessun dorma della Turandot di Puccini: quella che la banda reale del corpo di guardia ha suonato oggi stesso a Londra, davanti a Buckingham Palace, in omaggio del tenore pi˘ amato e pi˘ applaudito dei nostri tempi. I suoi concerti pi˘ celebri sono quelli de I tre tenori ó con Placido Domingo e JosË Carreras ó e i Pavarotti and friends, tenuti a scopo benefico. Le arie cantate non erano soltanto quelle dellíopera, ma anche quelle delle romanze pi˘ popolari.
Diffuse líamore per la lirica, dette prestigio al nome díItalia, conferÏ lustro alla citt‡ nativa che lo piange. Si muoveva spigliato e cordiale tra i tanti amici nel mondo, a Hollywood come a Roma. Cantava nelle chiese, rendeva omaggio a Caruso che considerava maestro assieme a Gigli, Schipa e Di Stefano. Da molti considerato il pi˘ grande della sua generazione, aveva lasciato fama di sÈ in Cina nel 1986, dove si ricorda la sua interpretazione di O sole mio. Indimenticabile nel 2004 il suo addio alla scena a New York, con la Tosca, quando, dopo líaria E lucean le stelle, vi fu una toccante interruzione per salutarlo. Tenne un ultimo concerto a Taipei nel dicembre 2005 e nel febbraio 2006 ebbe luogo la sua ultima apparizione in pubblico a Torino per líapertura delle Olimpiadi invernali. Ancora Puccini, dunque, ma fu grande interprete anche di Verdi, Gluck, Bizet, Caldara, LeoncavalloÖ
Fino allíultimo la voglia di vivere gli fece credere di vincere il male e allontanare da sÈ líaddio al mondo. La sua voce divina, cosÏ la definisce Domingo, dal timbro inconfondibile, rimarr‡ sempre negli angoli bui delle strade e delle case a illuminare la vita. Ci rattrista che Luciano sia stato sconfitto dal male: se níË andato il corpo con la sua ombra, ma ci rimane líarte con la sua luce.
Ha lasciato scritto: ´Spero di essere ricordato come cantante díopera, ovvero come rappresentante di una forma díarte che ha trovato la sua massima espressione nel mio Paeseª.
Edizioni Pubblicit‡ Italia rende omaggio a un grande artista.
Manrico Murzi
Per abbonarti a una nostra Rivista o acquistare la copia di un Annuario