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Statistiche

Il patrimonio bovino e suino al 1 º giugno 2006

di De Santis A.

L’indagine sulla consistenza del bestiame: riferimenti legislativi e metodologia

L’Istituto nazionale di statistica effettua la rilevazione del patrimonio zootecnico nazionale bovino e suino a cadenza semestrale (1° giugno e 1° dicembre), secondo quanto disposto dalle Direttive 93/23/CE e 93/24/CE, recentemente modificate dalle Decisioni della Commissione 2004/760/CE e 2004/761/CE del 26 ottobre 2004.

Le citate decisioni della Commissione Europea stabiliscono le norme specifiche di esecuzione delle indagini, le definizioni delle variabili d’osservazione nonché le deroghe per alcuni degli Stati Membri.

Le categorie di bestiame per le quali è richiesta la consistenza in azienda differiscono per le varie specie: per i bovini vengono considerati l’età, il sesso e la destinazione produttiva; per i suini il peso, il sesso e la destinazione produttiva; per i bufalini il numero di bufale e di altri bufalini (in cui sono compresi i vitelli bufalini).

Le categorie di bovini per le quali è rilevato il numero di capi in azienda sono quelli di età inferiore ad 1 anno (destinati ad essere macellati come vitelli ed altri), da 1 anno a meno di 2 anni (maschi e femmine), di 2 anni e più (maschi e femmine).

Le categorie di suini fanno riferimento ai lattonzoli di peso inferiore a 20 kg, ai capi da ingrasso da 20 kg a meno di 50 kg e a quelli da riproduzione di 50 kg e più (verri, scrofe montate ed altre scrofe).

L’indagine è condotta su un campione casuale di 5.256 aziende zootecniche selezionate dall’archivio delle aziende agricole del Censimento dell’Agricoltura – Anno 2000 aggiornato in base all’indagine “Struttura e produzione della aziende agricole – Anno 2003”.

Il disegno campionario tiene conto degli errori massimi fissati a livello nazionale dalle direttive europee: l’1% sul numero di bovini in totale, l’1,5% sul numero di vacche e il 2% sul numero di suini, con un intervallo di fiducia corrispondente al 68%. Il piano di campionamento utilizzato è di tipo stratificato e l’integrazione delle mancate risposte totali avviene attraverso il metodo statistico della ponderazione vincolata.

La tecnica di indagine a cui si ricorre per la raccolta dei dati è la Cati (Computer Assisted Telephone Interviewing); in questo modo le informazioni sono richieste telefonicamente al conduttore di azienda e registrate dal rilevatore direttamente su computer [De Santis A., 2006].

I risultati dell’indagine

Al 1° giugno 2006 il patrimonio bovino italiano è pari a circa 6,2 milioni di capi, in diminuzione dell’1,1% rispetto alla stessa data dell’anno precedente (Tavola 1). La riduzione interessa sia i bovini di due anni e più (–1,8%), sia i bovini di età inferiore a un anno (–1,0%), mentre risultano in aumento, seppur dello 0,3%, i capi di due anni e più.

Dall’esame dei dati sulla consistenza del bestiame per la specie bovina (Prospetto 1) si rileva che, nel periodo 2002-2006, la dinamica del patrimonio bovino subisce una continua flessione.

Nel dettaglio, quasi tutte le categorie destinate alla macellazione presentano una variazione positiva di consistenza, soprattutto i vitelli, il cui numero di capi rilevati in azienda passa da 496.000 nel 2005 a 504.000 nel 2006, con una variazione dell’1,7% (Tavola 1). L’eccezione è costituita dalle femmine da macello di due anni e più, con un segno negativo pari a –5,1%.

Al 1° giugno 2006 il patrimonio bufalino è pari a 240.000 capi, in aumento rispetto all’anno precedente (+1,3%). In particolare, la categoria che più delle altre ha contribuito a tale risultato è quella della bufale, i cui capi passano da 144.000 nel 2005 a 149.000 nell’anno successivo (+3,8%) (Tavola 1).

Nella Tavola 2 sono riportati i dati mensili di macellazione1, relativi al periodo giugno 2005-maggio 2006: il numero dei capi bovini abbattuti diminuisce dell’1,5% rispetto al precedente periodo giugno 2004-maggio 2005.

Al 1° giugno 2006 i suini ammontano a 9,2 milioni di capi, in diminuzione dello 0,7% rispetto alla stessa data dell’anno precedente (Tavola 4). In particolare, diminuiscono i suini da ingrasso (–1,4%) e i suini di peso incluso tra i 20 e i 49 kg (–2,3%), mentre aumentano i lattonzoli del 2,4%. Tra i suini da ingrasso si segnala la diminuzione di tutte le categorie, ad eccezione del segno positivo (+2,6%) della categoria di animali di peso compreso tra 80 e 99 kg. Infine, i suini da riproduzione di 50 kg e più risultano sostanzialmente stabili (+0,6%). In particolare i verri fanno registrare un –36,9%, mentre le scrofe montate fanno registrare un segno positivo pari al 3,9%.

Il dato relativo al patrimonio suinicolo nazionale è da attribuire all’aumento delle macellazioni di suini, pari allo 0,7 % nel periodo giugno 2005-maggio 2006 (Tavola 2) e al commercio con l’estero di animali vivi. L’entità delle esportazioni resta, comunque, molto limitata (+98,3%), interessando poco più di 65.000 capi vivi tra giugno 2005 e maggio 2006 (Tavola 3).

Ne consegue una scarsa incidenza del fenomeno sulla consistenza del patrimonio suinicolo nazionale. Questo, peraltro, continua ad essere alimentato dai flussi di importazione che riguardano circa 653.000 capi suini, con una diminuzione del 29,4% rispetto al periodo precedente.

Aurora De Santis

Note

1. Cfr. per la macellazione la pagina www.istat.it/agricoltura/datiagri/carnirosse e per il commercio estero la pagina www.coeweb.istat.it/.

Bibliografia

De Santis A. (2006), La consistenza degli allevamenti bovini e suini al 1° giugno 2006, Tavole di dati del 9 novembre 2006, ISTAT.

www.istat.it/agricoltura/datiagri/carnirosse/

www.coeweb.istat.it/



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