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Gli assaggi di Max Rella

Irpinia e Crotonese

of Rella M.


TENUTA CAVALIER PEPE, S. Angelo all’esca (AV), Irpinia

Situata in Irpinia, area tra le più vocate del panorama enologico italiano, Tenuta Cavalier Pepe è un’azienda a conduzione famigliare che unisce qualità, tradizione e competenza. Grazie all’impegno e alla lungimiranza del Cavalier Angelo Pepe, scomparso nel 2024, e oggi della figlia Milena, in due decenni questa importante cantina ha raggiunto livelli di eccellenza conquistando riconoscimenti e premi con i vini Docg delle più note denominazioni campane: il Taurasi, il Greco di Tufo e il Fiano di Avellino. Milena è una giovane donna capace e preparata, oggi alla sua 22vendemmia, che ha saputo valorizzare l’identità dei prodotti aziendali. La storia di questa giovane famiglia del vino comincia con il ritorno alla terra d’origine da parte di Angelo, trasferitosi da ragazzo trasferito in Belgio, dove aveva aperto ben cinque ristoranti di cucina italiana. La svolta vitivinicola era arrivata però nel 2005, quando Milena, dopo una laurea in viticoltura ed enologia in Francia e una seconda laurea in marketing in Belgio, aveva deciso di tornare in Irpinia accanto ai genitori per prendersi cura dei vigneti e oliveti di famiglia. Dalla ventina di ettari iniziali oggi Cavalier Pepe è una cantina enoturistica con ristorante panoramico, camere per gli ospiti e un sistema produttivo di qualità: 70 ettari di vigne e 12 di oliveto e una produzione di 450.000 bottiglie di vino l’anno (20 etichette), il 38% verso i mercati esteri, Nord Europa, Canada, Stati Uniti e Brasile tra i più importanti, e un fatturato di 2,5 milioni di euro. In Italia è presente nel canale Ho.re.ca. con l’80% dei suoi vini. I vigneti sono situati tra Monte Tuoro e Monte Vergine, sulle colline vitate del Taurasi, tra Luogosano e Sant’Angelo all’Esca, in provincia di Avellino, terre di Fiano, Falanghina, Greco, Coda di volpe e naturalmente di Aglianico. Dopo il fiume Calore comincia l’area della Docg Fiano di Avellino, zona ricca d’acqua, neve in montagna, piogge a fine agosto-settembre che ricaricano i suoli e una forte escursione termica. Qui si trova il grosso della tenuta.


I vini degustati

I vini di Tenuta Cavalier Pepe sono espressione del territorio, equilibrati e aromatici, con tutte le caratteristiche dell’Irpinia: vini minerali, sapidi, intensi e persistenti. Abbiamo apprezzato in particolare tre etichette. La prima è Brancato Fiano di Avellino Riserva DOCG 2016, un bianco fine, elegante, dalle note floreali e un finale di frutta secca. L’area di produzione è caratterizzata da una buona escursione termica che sintetizza gli aromi presenti nella buccia, rendendoli più persistenti; suoli minerali, argillosi e calcarei d’origine vulcanica da cui nascono uve con una buona acidità per un vino di grande longevità che evolve con l’affinamento verso note di idrocarburi. Il secondo è Grancare Greco di Tufo DOCG Riserva 2024, un bianco prodotto con uno dei vitigni più espressivi, intenso, complesso, minerale. Affinato in legno, al naso spiccano note agrumate di lime e pompelmo; al palato tornano gli agrumi insieme ad una buona acidità e persistenza e che evolvono con un lungo affinamento in note di fichi, albicocca e frutta matura. Terzo vino: La Loggia del Cavaliere Taurasi Riserva DOCG 2017, appena 6.000 bottiglie, rosso rubino brillante, al naso note di ciliegia e amarena, sentori di violetta, pepe e accenti balsamici (liquirizia, menta, eucalipto). Al palato è alcolico, strutturato, dal tannino rotondo, ricco di polifenoli. 

www.tenutapepe.it


SOCIETÀ AGRICOLA CERAUDO ROBERTO, Strongoli (KR)

Una cantina nuova, un impianto fotovoltaico per l’autosufficienza energetica, il riutilizzo degli scarti di lavorazione come humus per i campi, ma anche packaging in vetro e cartone riciclati, colonnine per la ricarica elettrica e nuovi vigneti di varietà autoctone. L’azienda Ceraudo, una tenuta biologica di quasi 70 ettari sulle colline vista mare di Strongoli, in provincia di Crotone, è da decenni un punto di riferimento per il vino e l’olio della costa ionica calabrese. Già nel 1987 Roberto Ceraudo, considerato da molti un visionario, mise al bando la chimica dalle vigne e dagli uliveti e 4 anni dopo, nel 1991, ottenne la prima certificazione biologica della Calabria. Da allora il percorso è stato coerente e progressivo, coniugando l’innovazione tecnologica con il rispetto per il territorio. La gestione dell’azienda è tutta a carattere familiare: il figlio Giuseppe segue la parte agricola, ovvero 25 ettari di vigne, 37 di uliveto (14 dei quali con piante secolari recuperate), un ettaro di agrumeto e due di seminativi; la figlia maggiore Susy si occupa dell’accoglienza agrituristica e da gennaio è la nuova delegata regionale dell’associazione Le Donne del Vino Calabria; mentre la più giovane, Caterina, è la chef che guida il ristorante stellato Dattilo, interno alla tenuta. La produzione vinicola ammonta a 100.000 bottiglie, distribuite per il 60% in Italia e il resto su mercati come Stati Uniti, Giappone, Nord Europa e Germania. 8 le etichette: 3 bianchi — un Pecorello in purezza, uno Chardonnay e un blend di Mantonico e Greco bianco — 3 rossi a base Gaglioppo, in purezza o in blend con Magliocco e Cabernet sauvignon, 2 rosati da uve Gaglioppo. I rosati, ottenuti con sole tre ore di contatto con le bucce, affinano in barrique. «Il Gaglioppo è un vitigno poco colorato, con pochi antociani e si presta bene ai rosati», spiega Ceraudo. In alcune annate ne viene prodotto anche un passito. Tra le ultime novità di casa Ceraudo c’è un Vermut nato recuperando una ricetta storica trovata ad Altomonte Calabro. Tredici botaniche — foglia d’ulivo, rosmarino, alloro, carciofo selvatico, eucalipto, bucce di limetta, mandarino e bergamotto, e altre — vengono messe in infusione per 5/6 mesi in alcol a 90 gradi, poi si aggiunge vino (bianco o rosso a seconda della tipologia), acqua e zucchero d’uva per portare il grado alcolico a 12-13%. Per coltivare le botaniche Ceraudo ha creato un piccolo orto della biodiversità. Sul fronte della sostenibilità, l’azienda ha installato oltre dodici anni fa un impianto fotovoltaico da 130 kW che copre oggi il 100% del fabbisogno diurno. Vinacce e sansa sono trasformate in humus e, unite al letame ovino, fertilizzano orto e agrumeto, mentre gli scarti del ristorante alimentano un piccolo allevamento di pollame.


I vini degustati

Il Grisara è un bianco ottenuto da uve Pecorello in purezza, vinificato con lieviti autoctoni e macerazione sulle bucce per un giorno. Premiato da anni dalle principali guide di settore, al naso si presenta ricco e complesso, con note erbacee e speziate, sentori sapidi e un delicato richiamo al fiore di mandorlo. In bocca riprende le stesse suggestioni, aggiungendo la freschezza agrumata del pompelmo amaro, una buona sapidità e una mineralità decisa, con un finale piacevolmente amarognolo. Ottimo con piatti di pesce e crostacei. Tra i rossi il Nanà Calabria IGT è ottenuto da un uvaggio di Gaglioppo e Magliocco. Colore rubino intenso con riflessi violacei, note di frutta rossa e prugna, in bocca ampio, piacevole, rotondo. Ottimo con zuppe di legumi, affettati, carne bianca e rossa.

www.ceraudo.it


Massimiliano Rella



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