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Slow Wine Fair e SANA Food insieme

of Redazione


Si chiude consolidando un percorso condiviso vincente la seconda edizione congiunta di Slow Wine Fair e SANA Food: al doppio appuntamento organizzato da BolognaFiere hanno partecipato 16.000 visitatori e 350 buyer internazionali, in arrivo da 30 Paesi, mentre sono stati più di 2.000 gli incontri B2B con le oltre 1.100 cantine presenti a Slow Wine Fair (per oltre il 60% biologiche o biodinamiche) e le 300 aziende di SANA Food. E a confermare il successo delle due manifestazioni non sono soltanto i numeri, ma anche la qualità e la profondità dei contenuti proposti. Centrale il tema portante dell’edizione 2026, la giustizia sociale, declinata attraverso incontri e confronti che hanno visto protagonisti giovani vignaioli, viticoltrici e ospiti impegnati in progetti di inclusione sociale e promozione della parità di genere, le cui esperienze sono sempre più determinanti nell’affermare l’idea di un vino giusto e di qualità. Un dibattito che ha ribadito con forza la necessità di un maggiore supporto istituzionale per tutelare le condizioni dei lavoratori, non solo in vigna ma più in generale in tutto il comparto agricolo, e per accompagnare la transizione verso un sistema alimentare capace di coniugare qualità, sostenibilità ambientale e responsabilità sociale.

Mentre il tema centrale di SANA Food 2026 è stato il ruolo del biologico, perno di una cultura alimentare sana e sostenibile capace di tutelare la salute delle persone e dell’ambiente, preservare la biodiversità e contribuire a contrastare gli impatti climatici. Al centro del racconto, le piccole e medie aziende biologiche e biodinamiche: realtà produttive che portano avanti una tradizione rispettosa della terra e delle tipicità dei territori, dimostrando come qualità e rispetto per gli ecosistemi siano valori inscindibili.

La manifestazione è stata anche l’occasione per fare il punto sul presente e sul futuro del biologico italiano durante la settima edizione di Rivoluzione Bio – Gli Stati Generali del Biologico, promossa da BolognaFiere in collaborazione con FederBio e AssoBio, con la cura scientifica di Nomisma e il supporto di ICE-Agenzia. L’indagine di Nomisma ha messo in luce come il fuori casa (ristorazione commerciale e collettiva) rappresenti per il biologico un canale strategico non solo per il suo peso numerico e per l’ampia consumer base, ma anche perché per l’operatore è spesso espressione di una scelta etica e di sostenibilità e di una proposta coerente con le esigenze di benessere e salute del consumatore, e a quest’ultimo offre l’opportunità di scoprire e provare ingredienti innovativi o prodotti bio che difficilmente sceglierebbe per le preparazioni in cucina.

«L’affluenza è aumentata in misura significativa, attestandosi a 16.000 visitatori (+6% rispetto all’edizione 2025), e ciò conferma l’interesse concreto di un pubblico altamente qualificato: ristorazione di qualità e collettiva, osti ed enotecari, risto-retail, distribuzione specializzata, importatori e distributori, con una presenza internazionale sempre più rilevante» ha commentato Rossano Bozzi, direttore business unit BolognaFiere. «Grazie al contributo dei partner organizzativi e delle istituzioni, abbiamo messo in connessione in modo strutturato cibo e vino, produzione e mercato, Italia ed estero, generando valore economico, cultura e tutela dei territori. Con SANA Food e Slow Wine Fair, BolognaFiere consolida una piattaforma integrata di confronto, formazione, networking e business pensata per un comparto che non sempre trova l’attenzione che merita».

«Slow Wine Fair e SANA Food — ha sottolineato Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia — hanno visto come protagonista la rete di produttori e viticoltori di Slow Food. A loro va un grande ringraziamento perché sono un esempio dell’agricoltura che la nostra associazione vuole valorizzare e far conoscere: di qualità, virtuosa, rigenerativa del suolo e attenta al benessere delle persone. Le cantine presenti a Slow Wine Fair e i produttori dei Presidi e delle reti Slow Food che hanno animato gli spazi di SANA Food sono portatori di valori sociali, ambientali, culturali e identitari. È a partire da queste donne e questi uomini che il settore può innescare una nuova rigenerazione, sociale e ambientale.

La viticoltura, che ha sempre avuto una funzione di traino di tutto il comparto, deve continuare nella crescita umana, culturale, sociale ed economica di tutti coloro che concorrono alla coltivazione dell’uva, siano essi stranieri (il più delle volte), donne o giovani. In questo cambiamento anche noi cittadini possiamo fare la differenza, compiendo scelte d’acquisto consapevoli e divenendo co-produttori. Possiamo essere protagonisti di una rivoluzione che parte dal basso perché il cibo non è solo prezzo, ma soprattutto valore, e non può essere trattato come una qualsiasi altra merce. Ogni protagonista della filiera agroalimentare è chiamato a giocare il proprio ruolo con rispetto per il vivente tutto e contribuire a un futuro buono pulito e giusto per tutte e tutti».

Le fa eco Giancarlo Gariglio, coordinatore della Slow Wine Coalition: «La qualità organolettica non basterà più a dar valore ad un vino. La partita oltre che sulla sostenibilità, considerato prerequisito dagli appassionati attenti, si giocherà su una visione virtuosa di partecipazione della cantina alla crescita della comunità in cui si trova a operare. Questo messaggio funzionerà se si stringerà una forte alleanza tra chi il vino lo fa in un certo modo, chi lo consuma, ma soprattutto chi lo sa raccontare e vendere nel modo giusto».


I numeri di SANA Food 2026

In uno scenario in cui la cucina italiana è stata riconosciuta come Patrimonio culturale immateriale dell’umanità UNESCO, SANA Food 2026 consolida il proprio ruolo di piattaforma di riferimento per un’alimentazione fuori casa sana e sostenibile, che mette al centro territori, cultura e sviluppo. La manifestazione archivia un’edizione intensa e partecipata, che ha favorito sinergie commerciali e lo sviluppo del comparto all’insegna di qualità, sostenibilità, biodiversità e innovazione. Tra i protagonisti di SANA Food, il comparto biologico italiano, che sfiora i 7 miliardi di euro di vendite e rappresenta un asset economico e culturale in grado di orientare l’intero sistema produttivo, dal campo alla tavola, con un impatto diretto sulle comunità locali. I 300 espositori che hanno preso parte a SANA Food hanno proposto prodotti di specialità, da filiere di qualità, referenze DOP, IGP, veg e biologiche, oltre al social food e all’offerta di imprese sostenibili. Tra i principali attori del settore, CIA – Agricoltori Italiani e Coldiretti hanno contribuito a rafforzare il dialogo tra istituzioni e imprese. Con 18 aziende biologiche, CIA ha portato un esempio concreto di agricoltura sostenibile e diversità territoriale. Apt Emilia-Romagna, la Regione Sardegna con l’Agenzia Regionale Laore Sardegna e la Fondazione Distretto Sardegna BIO, la Regione Calabria e la Camera di Commercio di Bologna hanno animato collettive formate da oltre 40 aziende, valorizzando produzioni locali d’eccellenza e storie di tradizione e innovazione. Formazione e cultura gastronomica hanno avuto ampio spazio anche grazie alla nuova collaborazione dell’Associazione Italiana Cuochi: nell’area OoH Lab!, nove masterclass hanno consentito agli operatori professionali di approfondire tecniche, ingredienti e tipicità italiane. Particolarmente apprezzate le tre masterclass su olio extravergine di oliva, aceto balsamico e miele rivolte ai buyer internazionali. SANA Novità si è confermato, con oltre 100 prodotti e più di 50 aziende, il luogo dove l’innovazione prende forma, diventando opportunità concrete. Uno spazio che non solo anticipa le tendenze del food service, ma le orienta, mettendo in connessione aziende e professionisti alla ricerca di qualità, autenticità e nuove prospettive di mercato.

«Questa edizione di SANA Food, in sinergia con Slow Wine Fair, ci consegna un messaggio chiaro: il cibo biologico, espressione delle diversità territoriali, insieme al vino buono, pulito e giusto, rappresenta oggi un asse strategico per il futuro dell’agroalimentare italiano, un’ottima ragione per consolidare la collaborazione tra BolognaFiere, FederBio e Slow Food» dichiara Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio. «Investire nella transizione agroecologica non è solo una scelta etica, ma una leva fondamentale per garantire sostenibilità economica, sociale e ambientale.

La partecipazione particolarmente significativa registrata quest’anno ha confermato il successo del nuovo format, che pone al centro i sistemi locali e le piccole e medie aziende agricole biologiche e biodinamiche, sempre più presenti anche nel canale dei consumi fuori casa. Realtà che costituiscono un motore essenziale per la rigenerazione delle aree rurali e interne, dove contribuiscono a costruire economie solide e reti sociali vitali. I dati presentati confermano che il biologico è un settore in salute, pronto a compiere un ulteriore salto di qualità e ad affermarsi sempre più come modello di sviluppo dell’intero comparto agroalimentare. Adesso occorre affrontare le criticità con politiche lungimiranti, con investimenti strategici in ricerca, innovazione e formazione, cogliendo l’imminente introduzione del Marchio del biologico italiano per rafforzare ulteriormente il settore, grazie anche al supporto di campagne di comunicazione dedicate».


Slow Wine Fair 2026: i numeri

Erano oltre 1.100 gli espositori di Slow Wine Fair — con oltre il 60% di cantine certificate biologiche e/o biodinamiche o in conversione — provenienti da tutte le regioni italiane e da 28 Paesi. Più di 100 gli eventi in programma, tra cui le 14 masterclass e le conferenze e presentazioni nell’Arena Reale Mutua, main partner dell’evento. Tra i momenti più significativi, il dialogo tra il Cardinale Matteo Maria Zuppi e il fondatore di Slow Food Carlo Petrini con i giovani vignaioli presenti all’evento. «È fondamentale parlare ai giovani che oggi producono vino» ha sottolineato Petrini. «Questa nuova generazione deve assumersi responsabilità che un tempo non erano condivise. Il vino non è più solo una bevanda: è diventato elemento identitario, punta di diamante del sistema alimentare». Nel suo intervento, il Cardinale Zuppi ha invitato a leggere la produzione vitivinicola dentro il tempo presente, segnato da conflitti e logiche di forza. «Spesso è il mercato a dettare le scelte. Ma dobbiamo dimostrare che il buono, pulito e giusto non è un’utopia: è l’unico modo per sopravvivere e garantire un futuro per tutte e tutti». 

Numerose e seguite le degustazioni realizzate negli spazi delle istituzioni regionali, tra i quali Regione Sardegna – LAORE, Regione Calabria – Dipartimento Agricoltura, Regione Lazio – Arsial, Regione Lombardia e Regione Campania. Tra le novità più apprezzate di questa edizione, l’area dedicata alla Banca del Vino – Annate Storiche e i Temporary Tasting, che hanno offerto ai visitatori percorsi di degustazione mirati e tematici. Sempre più frequentati anche gli spazi dedicati ai torrefattori della Slow Food Coffee Coalition, la sesta edizione della Fiera dell’Amaro d’Italia, l’area Mixology Lab dedicata al mondo degli spirits e la presenza dei produttori di sidro, a testimonianza di una proposta capace di dialogare con l’intero universo delle bevande di qualità. Sul fronte B2B, oltre 2.000 gli appuntamenti professionali tra cantine e operatori del settore bio e tanti contatti informali con 350 buyer internazionali, selezionati anche grazie alla collaborazione con Italian Trade Agency (ICE) e alla piattaforma di business matching messa a disposizione da BolognaFiere, che ha permesso ai professionisti di profilare in maniera dettagliata le aziende e le etichette corrispondenti ai loro interessi. Significativa la partecipazione di ristoratori ed enotecari, interlocutori fondamentali per la diffusione di una cultura del vino attenta alla qualità e alla sostenibilità. A loro è stato dedicato il Premio Carta Vini Terroir e Spirito Slow, che valorizza l’alleanza strategica tra il mondo della ristorazione – e non solo – e il lavoro delle vignaiole e dei vignaioli impegnati in una produzione responsabile. Le categorie premiate sono state 14, con l’aggiunta, in questa edizione, del riconoscimento alla migliore selezione di caffè.


Appuntamento all’edizione 2027, dal 21 al 23 febbraio!


>> Link: slowinefair.slowfood.it


In foto: tra i momenti più significativi all’Arena Reale Mutua, main partner dell’evento, il dialogo tra il Cardinale Matteo Maria Zuppi e il fondatore di Slow Food Carlo Petrini con i giovani vignaioli (photo © Michele Purin, SlowWineFair).





Presentata la prossima Distinti Salumi


Non solo vino alla Slow Wine Fair 2026: è il caso di Distinti Salumi 2026, manifestazione che riunirà dal 22 al 24 maggio nel centro storico della città di Cagli (PU) la migliore norcineria artigianale italiana. La prossima edizione dell’evento è stata presentata in Casa Slow Food durante la fiera. «Distinti Salumi non è soltanto una vetrina d’eccellenza, ma un vero motore per la nostra economia locale: un’occasione per mettere in rete produttori, artigiani, operatori del settore e realtà sociali del territorio, rafforzando l’identità di Cagli e rilanciando il turismo enogastronomico» ha detto il sindaco di Cagli Alberto Alessandri. «Invito tutti i cittadini e gli appassionati del buon cibo a partecipare a questa straordinaria esperienza: un viaggio nei saperi e nei sapori che ci appartengono, un momento per riscoprire il nostro patrimonio gastronomico e riflettere sulle sfide della produzione alimentare sostenibile».

L’Italia ha un patrimonio di salumi straordinario, il più ricco al mondo; una diversità legata ai saperi, alle razze animali locali, ai microclimi, alla storia stessa del nostro paese, che è frutto di una straordinaria stratificazione di culture e popoli. Salvare il mestiere del norcino significa preservare questo patrimonio, ma anche rigenerare aree interne, proteggere paesaggi, promuovere un allevamento sostenibile. Distinti Salumi torna nella cittadina marchigiana con l’intento di discutere dell’importanza di creare una rete di maestri norcini, una sorta di scuola diffusa di norcineria, che faciliti la trasmissione di saperi tra generazioni diverse. Durante la conferenza è stato presentato un assaggio del programma: l’area mercatale con salumi selezionati da tutta Italia, tra cui numerosi presidi Slow Food e produttori dei Mercati della Terra, i Laboratori del Gusto, degustazioni guidate da esperti e produttori, le cene a cura di cuochi e cuoche dell’Alleanza Slow Food marchigiana, lo spazio dedicato a bambini e famiglie, le visite in cantina, le conferenze e i forum sui temi cardine dell’evento.




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