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Rilanciamo il commercio di prossimità

of Redazione


In un momento storico segnato dall’indebolimento dei legami sociali ed economici, il commercio di prossimità si conferma un presidio fondamentale per la tenuta dei territori e delle comunità. Eppure, negli ultimi 13 anni in Italia sono scomparse più di 130.000 imprese attive nel comparto del commercio al dettaglio. Imprese che, nel 2024, erano poco più di 645.000, facendo segnare un –16% rispetto al 2011 (817.000 imprese). È quanto emerge dallo studio “Il Valore della Reciprocità”, condotto da Nomisma nell’ambito dell’Osservatorio Reciprocità e Commercio Locale. Un’analisi che rileva la percezione e la consapevolezza della popolazione italiana rispetto al concetto di reciprocità e ai suoi effetti sulle economie territoriali. Il progetto di ricerca nasce da molteplici richieste di approfondimento rispetto al fenomeno della desertificazione commerciale e delle sue conseguenze. La progressiva contrazione delle attività commerciali, tanto nei quartieri urbani quanto nei piccoli centri, sta lasciando spazio a vuoti e ad una minore offerta di servizi per i residenti, che porta inevitabilmente ad un impoverimento della qualità della vita, una perdita di attrattività del territorio e, in casi frequenti, a fenomeni di degrado urbano.

«Il concetto alla base dello studio di Nomisma è quello di reciprocità, inteso come azione positiva compiuta da un soggetto (individuo o impresa) senza che ne sia stabilito un vantaggio diretto ed immediato, attivando un circolo virtuoso con benefici a tutti gli attori coinvolti in un determinato contesto. I risultati della prima survey di inquadramento generale del fenomeno — realizzata nei primi mesi del 2025 su un campione rappresentativo di Italiani tra i 25 e i 65 anni — evidenziano una profonda consapevolezza del valore della reciprocità nella vita quotidiana» contestualizza Francesco Capobianco, Head of Public Policy di Nomisma.

Al contempo, Percorsi di Secondo Welfare, LAB dell’Università degli Studi di Milano, ha realizzato una serie di interviste e focus group con esperti, addetti ai lavori, sindaci e assessori allo scopo di realizzare un Manifesto per il contrasto alla desertificazione commerciale e il sostegno all’economia dei territori. Questo Manifesto intende sintetizzare 10 punti programmatici e un quadro concettuale per far fronte alle sfide dell’economia locale e di prossimità con un approccio sociale e orientato alle comunità. Sia l’Osservatorio che il Manifesto si pongono l’obiettivo di raccogliere e mappare esperienze e progettualità condivise sui territori, validando le soluzioni più innovative, al fine di promuoverle in policy concrete da adottare per invertire questa pericolosa tendenza. «Tutti i soggetti che hanno a cuore il proprio territorio — sollecita Valentino Santoni di Percorsi di Secondo Welfare — possono consultare on-line il Manifesto sulla pagina dell’Osservatorio e sono invitati a proporre progetti e iniziative innovativi. Tutto questo permetterà di attivare un circolo virtuoso di best practice per sviluppare proposte efficaci per affrontare una crisi silenziosa che sta impoverendo tutto il Paese».


Il rapporto con il territorio

Il principio di reciprocità si estende significativamente anche al rapporto col territorio, in particolare attraverso il ruolo dei negozi di prossimità. La ricerca rivela che più di 4 Italiani su 5 (l’84% del totale, per la precisione) ritengono che i negozi di prossimità favoriscano l’economia locale: questi esercizi commerciali sono percepiti non solo come punti vendita, ma come strumenti essenziali per rendere vivi i centri urbani (81%) e per generare un impatto sociale positivo (72%), andando ben oltre la semplice funzione economica svolta. Le principali motivazioni che spingono all’acquisto nei negozi di prossimità sono la vicinanza all’abitazione o al luogo di lavoro e la maggiore qualità dei prodotti offerti. Tuttavia, coloro che sono meno avvezzi ai negozi di vicinato individuano nel prezzo più elevato (56%), nella limitata varietà dell’offerta (48%) e nell’abitudine ad acquistare altrove (25%) i principali ostacoli. Nonostante ciò, a parità di qualità, solo il 14% degli Italiani non sarebbe disposto a pagare di più per un prodotto alimentare acquistato in un negozio di vicinato, percentuale che sale al 18% per i prodotti non alimentari. Inoltre, le previsioni future indicano un aumento degli acquisti di specialità locali e prodotti freschi presso i negozi di vicinato/prossimità nei prossimi 2-3 anni.


Le azioni sociali

L’indagine realizzata da Nomisma evidenzia come un’ampia maggioranza, pari al 91% degli intervistati, ritiene il principio di reciprocità importante, mentre l’85% concorda sul fatto che svolgere azioni reciprocamente vantaggiose favorisca la creazione di un ambiente di collaborazione. Tra i valori più significativi che la reciprocità genera, il 26% indica la costruzione della fiducia come il più importante, ma anche l’etica (18%), l’equilibrio nelle relazioni (17%) e il senso di appartenenza e coesione sociale (16%) assumono grande rilevanza. Per quanto riguarda le azioni sociali, le pratiche più comuni (realizzate “sempre” / “regolarmente”) a beneficio della comunità, dopo il rispetto degli spazi riservati alle persone con disabilità (90%), sono quelle legate all’ambiente — come la raccolta differenziata (89%) e il decoro degli spazi pubblici (85%) — mentre meno frequenti sono le donazioni di beni, il volontariato o la partecipazione a iniziative locali. Le principali motivazioni che spingono gli Italiani ad agire sono il desiderio di contribuire al benessere collettivo (53%), il voler dare il buon esempio (33%) e l’abitudine (32%). D’altro canto, tra chi non compie regolarmente buone azioni, le ragioni più citate sono la mancanza di tempo (44%) e la necessità di concentrarsi sui propri problemi personali (37%). Nonostante queste sfide, un dato incoraggiante emerge: il 44% degli Italiani prevede di aumentare il proprio impegno sociale nei prossimi 2-3 anni, mentre solo il 7% ipotizza una riduzione. Non solo, il 74% della popolazione ritiene che, se più persone adottassero comportamenti socialmente virtuosi, si otterrebbe un miglioramento generale del benessere.

«L’indagine evidenzia come l’applicazione del principio di reciprocità tra imprese locali possa rappresentare una leva concreta per contrastare la desertificazione commerciale, attivare reti collaborative e generare valore condiviso sul territorio. Si tratta in realtà di un primo tassello di un progetto più strutturato, volto a tradurre le evidenze emerse in interventi concreti e orientati all’impatto. Il percorso viene consolidato da un Osservatorio permanente sulla Reciprocità e il Commercio Locale promosso da Nomisma insieme a Percorsi di Secondo Welfare, laboratorio di ricerca e informazione sul welfare riconosciuto dall’Università Statale di Milano, con le finalità di monitorare l’evoluzione delle iniziative, valutare gli effetti generati sul tessuto socio-economico e promuovere policy efficaci e modelli replicabili in cui le imprese di prossimità possano assumere un ruolo strategico nella costruzione di comunità coese e sostenibili. L’Osservatorio si giova del sostegno e del contributo di istituzioni e di un gruppo di aziende e associazioni d’impresa che credono nei territori, nell’importanza dell’economia di prossimità e vogliono promuovere modelli innovativi e sostenibili per il commercio locale» conclude Capobianco.


>> Link: nomisma.it/soluzioni/ricerca/osservatori-abbonamento/osservatorio-sulla-reciprocita-e-il-commercio-locale



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