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Gli assaggi di Max Rella

Ribolla e Roero Arneis

of Rella M.


Banca della Ribolla di Oslavia


A Oslavia, sette cantine della piccola frazione di Gorizia hanno creato la Banca della Ribolla, un vigneto “archivio” che raccoglie e conserva il patrimonio genetico della Ribolla gialla. L’idea nasce da APRO – Associazione Produttori Ribolla di Oslavia, che, in collaborazione con il consulente viticolo Alessandro Zanutta, tre anni fa ha cominciato un progetto di selezione massale partendo dalle viti più vecchie, sopravvissute a due guerre mondiali (siamo sulle “trincee” della Grande Guerra) e al successivo abbandono dei campi. Dalle prime ricognizioni nei 100 ettari di Oslavia sono state individuate pochi filari ultradecennali e, dopo analisi fitosanitarie e virologiche, 50 piante sono state ritenute idonee. Da queste, a loro volta, sono state ottenute 400 gemme e, infine, le barbatelle che oggi formano il vigneto conservativo: 225 piante sane tutte innestate sullo stesso portainnesto per garantire condizioni omogenee. Il fine del progetto è mettere a disposizione delle future generazioni un patrimonio comune che eviti l’erosione genetica causata dai cloni commerciali e che assicuri dunque biodiversità, identità e materiali per i reimpianti delle vigne. Per i produttori di Oslavia non è solo un progetto agricolo, ma un gesto culturale che lega memoria, territorio e futuro.

La Banca della Ribolla è stata presentata ad ottobre durante RibolliAMO, evento che celebra questo vitigno e la comunità che lo custodisce. «Il nostro obiettivo come produttori — sottolinea il giovane Matej Fiegl, della cantina omonima — è di preservare il patrimonio genetico per trasmetterlo alle generazioni future, tenendo sempre d’occhio il nostro passato. Con la Banca della Ribolla ci siamo creati una collezione che è un patrimonio a disposizione delle sette cantine. Ci consentirà di avere il legno e il patrimonio genetico e di unire più saldamente il territorio, l’agronomia e la conoscenza».

Oslavia, con 100 ettari di vigneto di cui 35 a Ribolla, segue un Disciplinare interno che prevede uve naturali coltivate nel territorio, macerazione minima di 21 giorni e almeno due anni di affinamento. Vanta una riconosciuta primogenitura in Italia sui vini macerati, i cosiddetti Orange Wines, che nel tempo ha trovato un pubblico sensibile soprattutto in Asia. La cucina giapponese, ricca di umami e agrodolce, si abbina bene ai macerati per struttura, sapidità e profondità aromatica. Per questo il Giappone e altri Paesi asiatici sono i primi mercati per quasi tutti i produttori.

La storia delle sette cantine racconta un percorso coerente: Princic, ad esempio, fu tra i primi a sperimentare le macerazioni negli anni ’90. Il Trebez Etichetta Nera Dario Princic 2016 è prodotto con metodo ossidativo, senza rabbocchi: potente, ricco, concentrato, ha note di scorza di agrumi e resina, al palato una sapidità persistente. Anche le cantine Josko Gravner, Saša Radikon, La Castellada, Primosic, Fiegl e Il Carpino condividono l’idea di vino che nasce dal rispetto della vigna e dalla volontà di non standardizzare. Per tutti la macerazione richiede uve impeccabili, maturazioni spinte, pulizia in vendemmia e un’agricoltura che permetta fermentazioni spontanee. La ponca, terreno tipico del Collio, assicura la mineralità necessaria per sostenere l’identità della Ribolla, vitigno delicato che chiede esposizioni soleggiate e rese basse. Il lavoro di chi produce questi vini ha radici profonde, spesso familiari, e unisce tecniche antiche e scelte moderne. Le durate di macerazione cambiano da cantina a cantina, ad esempio minimo 80 giorni in botte di rovere di Slavonia a tronco conico per la Ribolla gialla Il Carpino dei produttori Franco Sosol e la moglie Ana: un bianco da uve selezionate ricco e complesso, con note di frutta secca, canditi e ginepro. Dopo la svinatura e la pressatura il mosto torna a maturare nella stessa botte 2 anni sulle fecce, senza solfiti aggiunti, poi 5 anni di bottiglia. Oggi è in commercio l’annata 2018 ma la 2020 anticiperà l’uscita sulla 2019 perché è già pronta. «Un’annata eccezionale» assicurano i Sosol. «Un vino con un grado alcolico del 14,9%».


Angelo Negro

La cantina Angelo Negro è un punto di partenza per la storia del Roero Arneis: l’attuale proprietario, Giovanni Negro, fu il primo produttore a riscoprire questo vitigno autoctono negli anni ’70, allora vinificato dal padre Angelo per una piccola quantità di vino dolce, filtrato in modo empirico (con sacchi, coni di carta, calici di vetro), appena 30-40 litri per la casa e le occasioni conviviali. Il figlio Giovanni intuì, però, le potenzialità di quest’uva autoctona a bacca bianca, allora quasi scomparsa, soprattutto per la longevità e il lungo affinamento, come poi ha dimostrato in anni recenti con i riconoscimenti enologici (gli ultimi, i Tre Bicchieri del Gambero Rosso al Roero Arneis 7 Anni anche Miglior Bianco del Piemonte per il magazine Falstaff). Negro cominciò nel 1971 a produrre l’Arneis nella tipologia secco e, dal 2001, nelle migliori annate, l’etichetta 7 Anni, un bianco che fa 6 mesi d’acciaio e 6 anni e mezzo di affinamento in bottiglia. Con il suo lavoro la famiglia Negro (i 4 figli sono Gabriele, Angelo, Emanuela e Giuseppe) ha aperto un mercato che oggi vale 8 milioni di bottiglie, prodotte da 250 cantine del Roero, un territorio caratterizzato da crinali e alti spuntoni di roccia sedimentaria, dalle sfumature ocra, lungo una dorsale di 40 km da Bra a Cisterna d’Asti, l’unico comune astigiano di questa frastagliata area che ricade quasi per intero in provincia di Cuneo.

Le Rocche, considerate il collante geologico e paesaggistico del Roero, si formarono 250.000 anni fa, quando il Tanaro, che scorreva su un altipiano emerso dal mare, deviò il suo tracciato sotto la forza d’urto di un altro fiume. Dal fenomeno conosciuto come “cattura del Tanaro” discendono la composizione sabbiosa, i sedimenti, i ciottoli, le conchiglie e i fossili che affiorano tra i campi del Roero, coltivati con uve Nebbiolo, Barbera e Arneis, ma anche con nocciole Tonda gentile Igp e pere autoctone Madernassa.

L’areale viticolo del Roero Arneis Docg (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) supera oggi i 100 ettari. Nel 2016 la Docg è stata sottoposta ad una modifica del Disciplinare di produzione che prevedeva, dalla vendemmia 2017, la nascita della tipologia Roero Arneis Riserva, con l’obbligo di un invecchiamento minimo di 6 mesi. «Questa novità ha preso atto della capacità di affinamento di un vitigno bianco come l’Arneis» sottolinea Giovanni Negro. «A fine anni ’80 ci fu il boom di impianti per questa varietà, ma i tempi erano immaturi per farne un vino di lungo affinamento. Oggi, invece, finalmente abbiamo le condizioni culturali e tecniche».

Anche la cantina dei Negro si estende su 10 ettari, 60 dei quali a vigneto (in gran parte Arneis, Barbera, Nebbiolo e Moscato), 20 di bosco, 8 di noccioleto, il resto a seminativi. Si tratta di un’azienda che applica pratiche rispettose dell’ambiente: parte delle vigne è in conversione biologica, parte è gestita con il metodo della lotta integrata green experience, senza diserbanti né prodotti sintetici. Nell’ampia gamma di vini dell’azienda di Monteu Roero spicca la linea di alta qualità dedicata proprio all’Arneis, cinque etichette di punta che coniugano tradizione e innovazione, capaci di esprimere complessità, eleganza e longevità. 

Il Roero Arneis 7 Anni Riserva Docg nasce nelle annate migliori, fermentato in acciaio senza macerazione malolattica, affinato sur lie per 7 mesi e lasciato riposare in bottiglia per 7 anni. Il risultato è un bianco paglierino dai riflessi dorati, profumi agrumati, note di nocciola, pesca, zafferano e anice stellato; al palato ha una personalità avvolgente, un’acidità equilibrata e una bella trama minerale e sapida.

Il Roero Arneis “Perdaudin” Riserva DOCG proviene dai vigneti più storici, uve diraspate e subito pressate, fermentate in acciaio a temperatura controllata, affinamento sui lieviti per 7 mesi e un anno di affinamento in bottiglia. Giallo intenso, prevalgono i fiori bianchi come l’acacia e i fiori d’arancio, la frutta matura, ananas, pera e una nota minerale di fondo. In bocca è fresco e importante, il finale lungo e minerale.

Il Roero Arneis “Serra Lupini” nasce invece nel vigneto cru Serra Lupini, a 280-320 metri slm su suolo calcareo-sabbioso. Parte delle uve (il 20%) subisce una crio-macerazione di 8–10 ore prima della fermentazione in acciaio, seguita da 4 mesi di affinamento sui lieviti. Ha profumi di pesca matura, fiori di acacia e frutta tropicale; al palato è morbido e persistente, sapido e minerale.

Il Metodo Classico Giovanni è uno spumante Metodo Classico — dosaggio zero — da Arneis in purezza, dedicato dai 4 figli al papà Giovanni, pioniere dell’Arneis secco. Fermentano in acciaio, riposa 6 mesi in vasca e poi 59 mesi sui lieviti in bottiglia. Il risultato è un Blanc de Blancs dal perlage fine e un bouquet di fiori bianchi e pera. In bocca è cremoso, croccante, sapido, persistente.

Chiude il quintetto il Passito Perdaudin, un 30% di acini larvati dalla muffa nobile Botrytis, il resto appassito su graticci fino a febbraio. Affinato 18 mesi sui propri lieviti, è un vino dorato con riflessi ambrati, profumi di albicocca, fichi secchi; in bocca è caldo, dolce e vellutato, con lunga sapidità finale.

www.negroangelo.it

Massimiliano Rella


In foto: la vendemmia.




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