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Gli assaggi di Max Rella

Collio Brda, il valore del confine

of Rella M.


Ancora per pochi mesi e settimane, Gorizia e Nova Goriča condividono il titolo di Capitale europea della Cultura 2025. Un evento che non si limita alle arti e agli spettacoli, ma che racconta anche una nuova geografia di relazioni, superando linee di confine che per decenni hanno separato persone e storie. Oggi l’enogastronomia diventa parte di questo percorso comune e il vino del Collio Brda è uno dei simboli più autentici di una terra unica e indivisibile, anche se la politica del ‘900 l’ha forzatamente spezzata.


Progetto Sinefinis: Cantine Gradis’ciutta e Ferdinand

In questo contesto il Progetto Sinefinis rappresenta una delle esperienze più emblematiche: un Metodo Classico nato dall’amicizia tra l’italiano Robert Prinčič, alla guida della Cantina Gradis’ciutta di San Floriano del Collio (GO), e lo sloveno Matjaž Četrtič della Cantina Ferdinand. I due sono cresciuti a poche decine di metri di distanza, divisi da un confine che fino agli anni Novanta rendeva impossibile anche solo incontrarsi. L’occasione arrivò durante un master in wine business a Trieste: lì nacque un’amicizia e la volontà di trasformare un progetto di studio in realtà. La loro idea era creare un vino europeo, capace di travalicare non solo i confini nazionali, ma anche quelli delle denominazioni. Un vino borderless, che riconosce nella Ribolla — o Rebula, come la chiamano in Slovenia — il filo conduttore di un territorio che non ha mai conosciuto barriere naturali. Le bollicine Sinefinis sono un Metodo Classico ottenuto dall’assemblaggio di due basi spumanti, quella di Gradis’ciutta e quella di Ferdinand, con affinamento di 36-60 mesi sui lieviti e una produzione di circa 25.000 bottiglie l’anno. Non è né italiano né sloveno, ma orgogliosamente europeo. È stato presentato qualche anno fa anche a due ex presidenti della Repubblica, Giorgio Napolitano e Danilo Türk, come best practice di collaborazione transfrontaliera, simbolo di un Collio reintegrato almeno nello spirito, seppur ancora sottoposto a regimi normativi differenti. Ma Gradis’ciutta non è solo Sinefinis. La cantina di Prinčič è da sempre interprete raffinata del Collio, un territorio segnato dai terrazzamenti in pietra a secco e dal suolo di ponca, marne e arenarie che conferiscono ai vini una vena minerale inconfondibile. Tra le etichette di spicco troviamo la Rebula Sveti Nikolaj, che nasce da vigne di oltre cinquant’anni e affina in botti grandi: è una Ribolla complessa, profonda, che coniuga freschezza e struttura, capace di raccontare il lato più autentico e longevo di questo vitigno.

Accanto a lei il Collio Riserva, blend delle varietà più rappresentative della zona, affina a lungo prima di uscire in bottiglia e incarna l’eleganza classica del territorio, con una trama gustativa ricca e mineralità persistente. Insieme a questi vini di tradizione, il progetto Sinefinis porta un messaggio che va oltre l’enologia: dimostra che ciò che la storia ha diviso può oggi ritrovarsi in una sintesi nuova. Nel cuore di una Capitale europea della Cultura che è la somma di due città, un vino senza frontiere diventa simbolo di dialogo, condivisione e identità comune.

www.gradisciutta.eu


Storie di vino, rinascita, sperimentazione, cantina tiare

Nel dopoguerra quasi il 70% del Collio Brda ricadeva in territorio iugoslavo. Un confine che ha segnato la storia e lo sviluppo di questa regione: il modello socialista, pur limitando la libera impresa, ha permesso di conservare un’agricoltura promiscua, fatta di vigne, frutteti e uliveti. Un paesaggio che oggi è considerato un punto di forza. «Fino agli anni Novanta era tutto fermo — ricorda Sebastian Mauric della Cantina Belica (www.belica.si/it) — poi i primi vignaioli di Medana, sei piccoli produttori, hanno iniziato a imbottigliare. Oggi il Brda è una destinazione enoturistica riconosciuta, con decine di aziende e accoglienza diffusa». La storia recente di questo territorio parla di rinascita e di progetti comuni, come le Vespe gialle del Collio per accompagnare i turisti tra i vigneti, le Panchine gialle del Collio e quelle arancioni dei 7 produttori di Ribolla di Oslavia, simbolo di una varietà che ha fatto scuola con i vini macerati. Un modo creativo per trasformare i confini in luoghi di incontro e di contemplazione. L’eterogeneità del Collio, con i suoi suoli di ponca e i suoi panorami legati alla memoria della Grande Guerra, ha spinto produttori da entrambe le parti del confine a sperimentare e innovare. La ponca è un suolo tipico del Collio, chiamato flyschoide, cioè composto principalmente da rocce di natura eocenica e paleocenica, portate in superficie dal sollevamento dei fondali marini. Ecco perché spesso si ritrovano nei vigneti fossili marini. Ma torniamo al vino.

La Cantina Ronco dei Tassi, ad esempio, con il Fosarin Collio Bianco DOP ha ottenuto riconoscimenti prestigiosi (roncodeitassi.it). Nel paese sloveno appena oltre confine di Šmartno, invece, iniziative come Art Circle trasformano le cantine in ambasciate culturali temporanee, con artisti ospitati che lasciano opere permanenti. Un’altra tappa di confine è Dolegna del Collio, dove il produttore Roberto Snidarcig guida la Cantina Tiare insieme alla moglie Sandra. I loro vigneti si estendono proprio lungo i cippi di confine tra Italia e Slovenia e i loro vini sono diventati ambasciatori del Collio italiano. Da 11 anni consecutivi il Sauvignon di Tiare riceve i Tre Bicchieri del Gambero Rosso: un bianco intenso e verticale, che unisce eleganza aromatica e freschezza minerale. La nuova etichetta Masserè, Pinot grigio nato quasi per caso da un imprevisto in cantina, è diventata una firma distintiva di Tiare: colore ramato brillante e profumi di frutta secca e spezie; un sorso ampio che coniuga tradizione e modernità. Completa la triade la Ribolla gialla, che nella versione di Snidarcig esprime la tipicità varietale con note agrumate e floreali, grande bevibilità e una spiccata impronta territoriale.

www.tiaredoc.com


Il valore della condivisione

Questi vini raccontano la doppia natura del Collio, sospeso tra rigore e creatività, memoria e sperimentazione. E se i 7 produttori di Ribolla di Oslavia lavorano oggi ad uno studio innovativo sui vini macerati, quelli del Brda sloveno e del Collio italiano continuano a cercare strade comuni, consapevoli che solo unendo le forze si può valorizzare un territorio che la geopolitica aveva diviso ma che la viticoltura ha sempre considerato unico. La direttrice dell’ente turistico del Brda, Tina Novak Samec, lo sintetizza bene: «Tutto ciò che facciamo è transfrontaliero e rispecchia il nostro modo di vivere. L’obiettivo è riunire sotto tante forme un territorio che è sempre stato insieme». Collio e Brda, coi loro paesaggi vitati e la loro comunità di vignaioli, dimostrano che il confine non è più linea di separazione, ma una traccia da trasformare in valore condiviso.

Massimiliano Rella

In foto: vigne sulle colline di San Floriano del Collio (GO).




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