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Dodici strati di carta e un prosciutto cotto… nell’asfalto

of Lagorio R.


La Val de Travers si allunga obliqua dalle sponde del lago di Neuchâtel, in Svizzera, fino al confine francese. Una delle attrazioni turistiche delle valle sono le miniere di asfalto costituite da calcari bituminosi che si formarono 120 milioni di anni fa per impregnazione, evaporazione e ossidazione del petrolio di un antico giacimento. Per quasi tre secoli, dal 1717 al 1986, dai fianchi della montagna è stato estratto un minerale ricco di bitume, creando un labirinto di gallerie lunghe quasi 100 km. L’asfalto di Travers fu scoperto da tale Eirini d’Eyrinys, professore di greco e sedicente medico, uomo di cultura e di grande curiosità scientifica. Con cocciutaggine iniziò a scavare in una delle regioni minerarie più povere d’Europa, forse alla ricerca di carbone perché colpito dalla presenza di masse calcaree nere e untuose accanto al fiume Areuse. Presto si accorse che da quelle miniere (le prime erano a cielo aperto) avrebbe potuto estrarre solo asfalto, gettando per esso le basi per l’applicazione in epoca moderna nel suo “Dissertation sur l’asphalte ou ciment naturel” stampato a Parigi nel 1721. Intorno al 1830 iniziò lo sfruttamento del giacimento La Presta, che si trova sul versante meridionale della valle.

Impiegato già prima del 1850 nei centri urbani più importanti per la pavimentazione di ampie superfici (marciapiedi, ponti e vie), l’asfalto fu in seguito adottato anche per le strade. Così, tra il 1960 e il 1986, l’estrazione fu in capo a uno dei più potenti gruppi europei di costruzioni stradali, la società britannica Tarmac. Nella fabbrica a due passi dalla miniera, i ciottoli di bitume naturale venivano frantumati e poi riscaldati per essere riversati in stampi esagonali da 25 kg, in modo da essere trasportati in ogni angolo del mondo. Oggi in disuso, le miniere de La Presta sono diventate un’attrazione turistica. E anche se attualmente l’80% delle gallerie è inondato, quel che resta può essere visitato. Ma, soprattutto, grazie all’intuizione di alcuni minatori, dal 1935 è possibile assaggiare il prosciutto cotto nell’asfalto. La specialità che viene servita ai turisti è stata creata il 4 dicembre di quell’anno, in occasione della festa di Santa Barbara, protettrice dei minatori. Il personale della miniera intuì le potenzialità del calore del bitume e avvolse un prosciutto prima nella carta di giornale, poi in un sacco usato per la farina che infine veniva ricoperto di asfalto fuso.

«Oggi il prosciutto arriva direttamente dal macellaio avvolto in 12 strati di carta da salumiere e 2 grossi sacchi di carta usati per conservare la farina» spiega Nicole Perret, che gestisce il Café des Mines. «Poi viene deposto in una cesta di metallo e immerso in un contenitore a forma di parallelepipedo, in cui si trova dell’asfalto liquido, a una temperatura che oscilla tra i 180 e i 200 °C. Qui resta per un periodo variabile tra le 4 ore e le 4 ore e mezzo in ragione del peso, che varia tra i 7,5 e i 9,5 kg. Lo stesso intervallo di tempo serve per rendere liquida la pietra polverizzata. A fine cottura il prosciutto viene tolto dal cesto, liberato dai numerosi strati di carta e lasciato a riposare per una mezz’oretta». La confezione viene infine tagliata con cura per evitare di perdere il succo, che viene messo da parte e, una volta raffreddato, sgrassato. Il risultato finale è un prosciutto più saporito, più tenero, e gli umori della carne che irrorano il coscio tagliato a fette da 10 mm di spessore conferiscono un aroma caratteristico. «La gente oramai conosce più questa nostra specialità che le miniere», dice con un sorriso. Insomma, costruire strade e servire da strumento da cucina è il doppio uso dell’asfalto della Val de Travers.

Riccardo Lagorio

CAFÉ DES MINES

Site de La Presta – 2105 Travers (Svizzera)

Telefono: +41 32 8649064

E-mail: info@gout-region.ch

Web: www.mines-asphalte.ch



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