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Gli assaggi di Max Rella

Salento e Coros

of Rella M.


CUPERTINUM, PUGLIA

In questo 2025 la pugliese Cupertinum spegne le sue prime 90 candeline. Un traguardo importante per una delle cooperative vinicole più storiche e identitarie del Sud Italia. Fondata nel 1935 da 36 viticoltori, rappresenta da quasi un secolo l’anima agricola e culturale di Copertino, piccolo comune in provincia di Lecce, nel cuore del Salento, tra lo Ionio e l’Adriatico. Oggi sono 300 i soci che portano avanti quell’idea originaria di cooperazione e valorizzazione del territorio, coltivando ben 300 ettari di vigneti. Al centro del progetto di Cupertinum c’è il Negroamaro, vitigno simbolo della Puglia meridionale. Non mancano però la Malvasia nera, il Primitivo, la Malvasia bianca e altre varietà tipiche. Vitigni coltivati su suoli argillosi, poggiati sulla roccia calcarea, tra i 30 e i 60 metri sul livello del mare, un mix di fattori ideale per ottenere vini strutturati ma freschi, longevi ed eleganti.

La Doc Copertino, ottenuta nel ‘76 grazie anche all’impegno della cantina, è attualmente uno dei marchi di qualità territoriale più rappresentativi del Salento, ma la storia della viticoltura in zona è molto più antica: a Copertino si produce vino infatti da almeno ventotto secoli. I Greci, i Romani, Federico II e i nobili del Cinquecento lasciarono tracce importanti nel percorso verso l’eccellenza di queste terre. Una tradizione vivissima che Cupertinum ha saputo traghettare nel presente, con una visione coerente tra qualità, identità e sostenibilità. Grazie anche ad alcuni personaggi chiave: per quasi cinquant’anni, dal ‘60 al 2008, la guida enologica è stata affidata a Severino Garofano, padre dell’enologia pugliese. Dopo di lui, dal 2010, è l’enologo Giuseppe Pizzolante Leuzzi a firmare i vini della cantina e a cui si deve l’introduzione di nuove linee come Glykós, primo passito da uve Negroamaro in purezza, lo spumante extra dry Giortì, i rossi Aldieri, Poggiani e le linee Squarciafico e Petra di Sole. Vini di qualità premiati in Italia e all’estero e riconosciuti anche da critici autorevoli come Luigi Veronelli e Hugh Johnson. Il presidente Francesco Trono ha puntato molto sul coinvolgimento culturale e sociale dell’azienda sul territorio. Il progetto “Il Vigneto sul Castello” ne è un esempio: nel 2013 sono stati impiantati filari di Negroamaro Cannellino, una varietà antica precoce, sui bastioni del Castello Angioino, restituendo vita ad un giardino pensile citato già nel XVI secolo. Lo è anche l’impianto fotovoltaico realizzato con Sorgenia per la produzione di energia rinnovabile e la collaborazione con la Caritas diocesana per il reinserimento sociale dei giovani disagiati. E ancora: le visite educative nelle scuole, il parco sportivo aperto ai più giovani, il Bike Park Cupertinum fino al liturgico Ex Vite, primo vino in Puglia autorizzato con decreto vescovile. Sul fronte produttivo Cupertinum continua a raccontare il Salento attraverso le sue etichette. In cantina, durante vinificazione e affinamento, l’obiettivo è mettere in risalto il carattere del vino.

Tra i prodotti di punta abbiamo dunque apprezzato il Copertino DOC Rosso da uve Negroamaro, un “nettare” che si distingue per le note di mora, pepe nero, caffè tostato e il tipico amarognolo del vitigno; ideale con carni rosse, selvaggina e formaggi stagionati. La struttura è elegante e tenuta all’invecchiamento molto lunga. Molto interessante il rosato Squarciafico, fresco, leggero e fruttato, da uve Negroamaro raccolte a fine agosto; un bel vino di colore rosa corallo ottimo con crudi di pesce, grigliate miste del Mediterraneo, zuppe di verdure e legumi. Aldieri, Primitivo IGT, è invece un rosso intenso e avvolgente con sentori di ciliegia, spezie e confettura, ideale compagno di primi piatti con sughi intensi e secondi a base di carne, ma anche formaggi stagionati. Tutti vinificati con cura: macerazioni mirate, affinamenti in acciaio, cemento o barrique, per esaltare il carattere varietale e il terroir.

www.cupertinum.it


Cherchi, Sardegna

A Usini, in provincia di Sassari, piccolo comune collinare nel Nord-Ovest della Sardegna, il vino è più di un prodotto: è radice, espressione, identità territoriale. Tra i vigneti che ricamano il bel paesaggio del Coros, come è chiamata quest’area interna, spicca a 200 metri sul livello del mare Cantina Cherchi, pioniera nella valorizzazione del Vermentino e del vitigno Cagnulari. Qui la famiglia Cherchi coltiva 30 ettari di vigneti su colline assolate e terreni calcarei, divisi tra Vermentino (55%), Cagnulari e Cannonau. Fondata nel 1970 da Giovanni Cherchi, detto Billìa, con appena 2 ettari di vigna ricevuti in eredità, l’azienda è oggi simbolo di resilienza agricola e lungimiranza enologica. In tempi in cui si parlava poco di vini sardi fuori dai confini regionali, Giovanni cominciò infatti a imbottigliare il Vermentino di Usini, scommettendo su un vino bianco che, di lì a poco, avrebbe conquistato critica e pubblico. Fu Luigi Veronelli, nel 1987, a scoprirlo e celebrarlo, aprendo una nuova stagione per la cantina.

Ma è con il Cagnulari che Cherchi scrive una pagina importante dell’enologia sarda e della rinascita del Coros. Vitigno “rustico”, poco coltivato e considerato marginale fino a pochi decenni fa, era impiegato soltanto come uva da taglio. La buccia sottile, l’instabilità in cantina, la difficoltà nella vinificazione richiedevano una buona dose di coraggio imprenditoriale che alla Cherchi non è mancato: lo vinifica in purezza per la prima volta in Sardegna nel 1970. Oggi l’azienda— guidata dal figlio di Giovanni, Salvatore Cherchi —, produce 30.000 bottiglie di Cagnulari, su un totale di 180.000 bottiglie annue. «Il Cagnulari – spiega Salvatore – è un vino difficile, ma se trattato con attenzione sa regalare profondità e longevità. Da giovane è spigoloso, ma col tempo si arrotonda e diventa elegante». Le etichette dedicate sono tre, oltre ad un blend: la Linea classica, Billìa da vigne giovani e Soberanu, selezione di uve eccellenti prodotta in appena 1.000 bottiglie e solo nelle migliori annate.

Il Coros è anche una terra ricca di storia: a Usini, per esempio, sono stati trovati vinaccioli di vite in scavi archeologici e una vasca romana per la vinificazione. Ma è sempre più la vite la protagonista principale, i vini e adesso l’enoturismo. «I produttori sono aumentati negli anni. Oggi si contano 12 cantine imbottigliatrici» racconta Giovanni Antonio Sechi, vicesindaco di Usini e vicepresidente e coordinatore regionale dell’associazione Città del Vino. «In totale abbiamo 360 ettari di superficie vitata, 116 ettari dei quali con il vitigno Cagnulari. Siamo il primo comune in Sardegna per estensione di questa varietà. Inoltre, abbiamo 100 ettari di Vermentino, il resto di altri vitigni. In media le 12 cantine producono complessivamente oltre 500.000 bottiglie: siamo quindi una realtà importante della regione, il tredicesimo comune per superficie vitata in Sardegna».

Torniamo a Cherchi. Tra i vini di punta segnaliamo il Tuvaoes Vermentino di Sardegna DOC, da trent’anni punto di riferimento per questo vitigno a bacca bianca. Di colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, al naso prevalgono le erbe selvatiche e la foglia di pomodoro, mentre al palato colpiscono la bella struttura acida e il finale persistente. Un bianco che sorprende per capacità di evoluzione, anche a distanza di anni, mantenendo freschezza e aromaticità. Il Cagnulari IGT Isola dei Nuraghi è invece l’anima più identitaria della cantina: un rosso rubino intenso con sentori di confettura, spezie e geranio, in bocca asciutto e sapido, con tannini morbidi e buona capacità d’invecchiamento. Infine, il Luzzana, blend di Cagnulari e Cannonau, una sintesi in rosso del territorio: affinato in legno e poi in bottiglia per almeno un anno, regala un bouquet complesso di prugna e vaniglia, corpo deciso e lunga persistenza. Oltre alla qualità del vino, Cherchi continua ad essere custode di un patrimonio culturale e paesaggistico. «Ci sentiamo vignaioli legati alla nostra terra e alle persone» conclude Salvatore. Una filosofia che si traduce in attenzione all’ambiente, rispetto dei ritmi naturali e cura artigianale in ogni fase produttiva. A 55 anni dalla prima bottiglia, la sfida è ancora raccontare l’autenticità di Usini, del Coros e dei suoi vini.

www.vinicolacherchi.com

Massimiliano Rella



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