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Storia e cultura

Caesar Salad, storia di un trasmigratore italiano

of Ballarini G.


Sul Palazzo della Civiltà Italia-na a Roma, che avrebbe dovuto ospitare l’Esposizione Universale del 1942, vi è una famosa iscrizione che dice: “Un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori, di trasmigratori”, espressione di Benito Mussolini tratta da un suo discorso del 2 ottobre 1935. Una frase che oggi potrebbe essere completata con l’aggiunta di coloro che hanno portato nel mondo i valori della nostra cultura culinaria, come nel caso della Caesar Salad, italiana nata all’estero lo scorso anno ha compiuto cent’anni e la cui storia merita di essere raccontata.


Cesare Cardini

Cesare Cardini (1896-1956) nacque a Baveno, sulla sponda piemontese del Lago Maggiore, in una famiglia molto numerosa. Giovanissimo, insieme a due fratelli, Alessandro e Gaudenzio, emigrò in Messico dove iniziò un’attività di ristorazione. Poco più che ventenne — siamo agli inizi degli anni ‘20 del secolo scorso —, Cesare si trasferì negli Stati Uniti, dove cambiò il suo nome in Caesar e avviò un ristorante a Sacramento, per poi spostare successivamente la sua attività di ristorazione a San Diego, in California.

Nel 1920 negli Stati Uniti iniziava il proibizionismo (finirà nel 1933) che vietava la fabbricazione, vendita, importazione e trasporto di alcool. Cardini aprì quindi un locale a Tijuana, in Messico, nello stato della Bassa California, proprio sul confine, in modo da aggirare le restrizioni e attirare clienti americani. Ed è qui che, in occasione della festa del 4 luglio 1924, o almeno così si narra, Cesare Cardini inventò un’insalata per i piloti statunitensi del Rockwell Field Air Force arrivati per festeggiare l’Independence day con una bevuta “legale”. In loro onore il piatto venne infatti inizialmente denominato Insalata dell’Aviatore (Aviator’s Salad). Nel 1929, con il nome del suo inventore, la Caesar Salad diventò un piatto molto popolare fra le celebrità di Hollywood. Nel 1935 Cardini si trasferì a Los Angeles e da quel momento si occupò della produzione e commercializzazione del suo condimento per l’insalata, registrato come marchio nel 1948. Sposato con Camille, Cardini morì il 3 novembre 1956 nella sua abitazione. L’azienda di famiglia venne gestita dalla figlia Rosa Maria Cardini (1928-2003) che in seguito cedette il marchio. Oggi sono in commercio i condimenti contrassegnati dal nome Caesar in una dozzina di varianti. Negli anni la famiglia Cardini ha dovuto difendersi da accuse di plagio da parte di un cameriere e di un altro cuoco italiano emigrato negli Usa, ma questo non ha impedito di avere fama e successo economico producendo su scala industriale la Salsa Caesar.


Caesar Salad e Salsa Caesar

La Caesar salad è un piatto semplice composto da lattuga, Parmigiano, limone, crostini di pane, olio, uova e salsa Worcestershire. La Salsa Caesar brevettata da Cesare Cardini per condire l’insalata combina i sapori italiani e americani. Simile nella consistenza alla maionese, la ricetta originale prevede uova fresche, aglio, limone, aceto e salsa Worcestershire. Aggiungendo a questi ingredienti l’olio extravergine d’oliva, versato a filo ed emulsionato con il frullatore a immersione, si crea una crema densa e vellutata simile alla maionese. La ricetta tradizionale della salsa Caesar prevede l’uso dell'uovo crudo. Esistono innumerevoli varianti e alcune versioni prevedono l’aggiunta di acciughe, senape e Parmigiano. La salsa Caesar si può usare per condire l’insalata, per esaltare il sapore di sandwich e panini come quello con il pastrami, carni grigliate o l’arrosto, verdure, piadine, hamburger e polpette.


La ricetta aperta di un trasmigratore

La Caesar Salad supera un secolo di vita con una crescente diffusione, dal semplice bar all’albergo di lusso. Diversi i motivi di questo indubbio successo e tra questi i più importanti sono quelli di essere una “ricetta aperta” a più interpretazioni, utilizzi e usi, quindi a culture gastronomiche differenti, onnivore o vegane e dei più diversi Paesi, da quella messicana prima a quelle dei diversi stati americani poi e di tutto il mondo oggi. Questa caratteristica è già presente alla sua nascita e trova sempre più spazio nell’odierna globalizzazione non solo degli alimenti, quanto e soprattutto degli stili alimentari, in un continuo e sempre più rapido sviluppo e conseguente espansione.

Prof. Em. Giovanni Ballarini

Università degli Studi di Parma




All’ADI Design Museum l’iconica bottiglietta dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP disegnata da Giorgetto Giugiaro nel 1987


L’iconica ampolla dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP, progettata dal noto designer Giorgetto Giugiaro nel 1987, è stata recentemente presentata durante l’incontro “Il Design del Cibo: il rapporto tra design e cultura alimentare”, svoltosi presso l’ADI Design Museum, il luogo nato attorno all’intero repertorio di progetti appartenenti alla collezione storica del premio Compasso d’Oro (nato a sua volta nel 1954 da un’idea di Gio Ponti) e gestito dall’associazione ADI. Qui la bottiglietta ha infatti uno spazio dedicato da aprile, a testimonianza concreta del legame tra tradizione produttiva e linguaggio del design industriale.

La forma della bottiglia dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP, che il Consorzio Tutela Aceto Balsamico Tradizionale di Modena ha adottato dal 1988, racconta una storia, un valore legato al tempo e all’artigianalità. «La bottiglietta che Giorgetto Giugiaro progettò per noi negli anni ‘80 su commissione della Camera di Commercio fu veramente una idea antesignana che ha permesso nel tempo di distinguere fra i diversi tipi di aceto l’autentica eccellenza di Modena, cioè l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP» commenta Leonardo Giacobazzi, vicepresidente del Consorzio di tutela. «La bottiglia, unica per tutti i produttori, è di per sé stessa garanzia di originalità e della qualità che viene raggiunta solo grazie alle strettissime procedure del Disciplinare di produzione. E il Consorzio di tutela, nella consapevolezza dell’importanza della bottiglietta che ancora oggi chiamiamo “di Giugiaro”, ha oggi in atto nuove strategie promozionali per incentivarne ulteriormente la riconoscibilità sul mercato nazionale ed internazionale, perché, oltre che come garanzia di originalità e qualità, sia testimone storico delle procedure artigianali che caratterizzano il nostro territorio fin dall’Impero Romano».

La forma della bottiglia dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP “di Giugiaro” richiama il “matraccio” degli assaggiatori e tutti i produttori la utilizzano con il sigillo che ne suggella l’apertura a garanzia di autenticità, perché significa che il prodotto è passato attraverso un rigoroso controllo e ha superato l’esame degli assaggiatori. È la sola bottiglietta ufficiale per tutti i produttori ed è venduta nella confezione da 100 ml. È inconfondibile e una garanzia per il consumatore. Ne vengono prodotte 165.000 per un valore di circa 7 milioni di euro, con una quota di export del 70%, principalmente verso USA, Francia, Germania e Giappone.

>> Link: www.balsamicotradizionale.it




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