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Il nuovo spaccio carni degli Andretta a Mira

of Bison G. O.


L’inaugurazione del nuovo Spaccio carni degli Andretta a Mira (VE) non è un evento da catalogare come semplice espansione o diversificazione aziendale. Piuttosto è la naturale e coraggiosa applicazione della filosofia che da decenni guida la famiglia, oggi con il passaggio di testimone a Piero Andretta. Se il padre, Luigi Andretta  imprenditore, agronomo per formazione, allevatore per vocazione e figura di spicco nel sindacalismo zootecnico (come ex presidente nazionale del settore carni bovine in Confagricoltura e socio Unicarve) —, ha impostato la visione e l’approccio costruttivo al modello allevatoriale, è il figlio Piero che attualmente, dopo averne raccolto il testimone, traduce quei principi in pratica quotidiana, bilanciando il lavoro tra allevamento, campagna e il banco della macelleria.

Il nuovo punto vendita è il segno tangibile di come i principi di controllo e qualità — maturati nel solco della tradizione di Tombolo (PD), il “triangolo della bistecca” — continuino ad essere le chiavi del successo. D’altronde, la storia di Luigi Andretta, radicata nella competenza dei mediatori e commercianti di bestiame tombolani, ha portato a una convinzione ferma: in azienda non si dovrebbe buttare via niente, nemmeno lo sterco, la tradizionale “benzina” per concimare la terra in ossequio ai principi di economia circolare e filiera corta.

La sua attività di allevamento a Mira è l’espressione di questa mentalità: un’impresa che mira all’eccellenza e che ha sempre criticato gli eccessi, soprattutto quelli ideologici, della burocrazia.

Definita l’impresa agricola, Luigi ha sempre avversato gli “agricoltori di carta” che intercettano contributi senza un vero profilo gestionale e manageriale. «Questo — ha sempre sostenuto — non è fare impresa». E ha sempre inseguito il sogno di creare un’azienda con allevamento sufficientemente robusta da relazionarsi alla pari con la GDO e puntare alla «qualità riconosciuta a prezzo equo. Ma per raggiungere questo scopo — sottolinea Luigi — servono corrette politiche di filiera».

Piero Andretta, psicologo che per otto anni si è occupato di riabilitazione e stimolazione cognitiva di anziani affetti da gravi forme di demenza, entra in questo solco di rigore e visione, ma con un’impronta operativa e una spinta all’innovazione commerciale. «Lo spaccio carni, che opera dal mercoledì al sabato, mattina e pomeriggio, è pienamente conforme alle aspettative, nonostante la mole enorme di burocrazia che ne ha allungato i tempi di realizzazione. È la mia scommessa più grande basata sulla convinzione che anche con pochi animali da ingrassare un’azienda che diversifica può non solo sopravvivere, ma vivere bene e senza timori, nonostante la concorrenza della GDO».

Lo spaccio è gestito da Piero con due macellai e rappresenta l’ultimo anello di una filiera totalmente controllata. Nella sala di lavorazione arriva la carne intera già disossata e viene porzionata in diversi preparati. «L’allevamento — puntualizza Andretta — cuore dell’attività, è specializzato da anni sulla razza Limousine, che corrisponde al 90% di tutti i bovini ingrassati; il restante 10% dei capi è destinato a razze allevate su richieste specifiche di alcuni clienti».

L’azienda si attesta su circa 500 ristalli all’anno, con lo spazio e le condizioni per stabulare e crescere fino a 1000 capi in proporzione all’esigenza del mercato. «Il punto di forza — sottolineano gli Andretta — oltre all’attenzione alle stalle e al benessere animale, è l’alimentazione: il 90% del nutrimento è ricavato dalle nostre campagne adiacenti alle strutture, integrato solo con elementi naturali come fieno e panelli di semi di lino.

La carne bovina in vendita è esclusivamente Sorana totalmente di nostra proprietà e provenienza e la macellazione si attesta al momento su 1 capo a settimana, dato destinato a crescere con l’aumento della clientela».

L’attenzione alla qualità e alla filiera corta per quanto possibile non si ferma alla carne bovina. Lo spaccio è infatti il luogo dove convergono altre eccellenze provenienti da aziende agricole del territorio, selezionate con cura e rigore. Tutto l’avicolo, ad esempio, è fornito da Mirco Scudellaro, dell’omonima azienda agricola, che condivide la filosofia sul ciclo naturale di vita dell’animale. Scudellaro si distingue per l’allevamento a lento accrescimento, un metodo che consente agli animali, come polli e galline, di razzolare liberamente all’aperto. La loro alimentazione è rigorosamente controllata e basata prevalentemente su cereali e foraggi come mais ed erba medica prodotti in azienda, senza l’uso di promotori della crescita o alimentazioni forzate.

Parallelamente, la partnership con l’Azienda Agricola Basso di Favaro Veneto arricchisce l’offerta con latte e derivati, uova, insaccati e salumi. L’azienda Basso è considerata un esempio di agricoltura circolare e biologica che investe costantemente in pratiche sostenibili come la produzione di energia da fonti rinnovabili e la stalla ecologica in legno. I loro prodotti caseari spaziano dal latte fresco crudo a yogurt e formaggi lavorati; a questi si aggiungono una selezione di insaccati da suini allevati e nutriti con materie prime coltivate in loco.

Piero ha già tantissime idee per il futuro, ma intende procedere gradualmente. «A breve — sottolinea — oltre all’attuale offerta di pronto cuoci, l’ambizione sarebbe quella di strutturare una linea dedicata al cotto, magari proposto in confezioni conservate in atmosfera modificata (ATM), il che richiederà l’organizzazione di una sala cottura adeguata».

Sebbene lo spazio lo permetterebbe e il contesto sia piacevole, non è prevista, almeno per ora, l’attivazione di una ristomacelleria, con somministrazione di alimenti e bevande. «I tavoli esterni sono a disposizione per chi volesse consumare ciò che ha acquistato, ma senza servizio e stoviglie».

L’offerta si completerà nel tempo con la vendita di pane, sughi e passate, e vini e birre artigianali, magari di piccole realtà poco conosciute e provenienti in buona parte da aziende agricole venete. Piero però è chiaro: «Non per questo vogliamo diventare una bottega di alimentari. Noi siamo una macelleria, uno spaccio carni, e in questo la vendita dei nostri bovini deve essere la parte preponderante e qualificante».

Questa apertura è dunque per gli Andretta il coronamento di questa lunga marcia e rigorosa filosofia produttiva, il punto di contatto diretto tra l’attenzione all’ingrasso e alla lavorazione e il consumatore finale.

Gian Omar Bison


In foto: il banco del nuovo Spaccio carni Andretta a Mira, Venezia.




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