it en
Risultati
Interviste

Costantino Milia: novantasei anni di terra, visione e sacrifici

of Dessì M. A.


C’è un’immagine che riassume meglio di ogni altra la filosofia di Costantino Milia: quella del suo sguardo che, ogni mattina, si posa sulle distese di Bortigali e della piana di Campeda. Nonostante i 96 anni, il patron di Milia Carni non rinuncia al rito quotidiano del controllo di persona delle sue campagne. Si accorge per primo se è nato un vitello, scruta il cielo come si faceva un tempo per capire se ci sono nuvole in arrivo, fa un passaggio allo stabilimento di macellazione, per vedere come procede il lavoro. Questo legame indissolubile con il territorio e una vita intera dedicata all’azienda, gli sono valsi nelle scorse settimane, uno dei più alti riconoscimenti formali per un imprenditore. La Camera di Commercio di Nuoro ha, infatti, appena conferito a Costantino Milia il Sigillo d’Oro, un prestigioso Premio Fedeltà al Lavoro attribuito a coloro che, con costanza e visione, hanno costruito l’identità economica e sociale del Nuorese. Un premio che non celebra solo la longevità di un’impresa in sé, ma la statura morale di chi ha saputo creare valore, partendo dal nulla. Un valore che non si limita alla proprietà e alla famiglia, ma è prezioso per il territorio tutto, in termini tanto economici quanto sociali. Oggi la Milia Carni è una struttura imponente alla periferia di Bortigali, nel centro Sardegna, che domina una vallata fortemente vocata alla produzione di carni d’eccellenza per microclima, vegetazione e acqua. È quella stessa piana che, Costantino Milia, partendo da zero, è riuscito, assieme ai fratelli Salvatore e Angelino, a trasformare in un modello di eccellenza zootecnica nota in tutta Italia. È un ecosistema completo che comprende mangimificio, stalle di finissaggio e un moderno stabilimento di macellazione, capace di servire la Grande Distribuzione Organizzata sia in Sardegna che nel resto d’Italia e all’estero. Eppure, dietro questa potenza industriale, batte il cuore di una famiglia numerosa e coesa: due generazioni e tre fratelli che oltre cinquant’anni fa hanno dato vita a tutto questo. Incontrarlo nel suo quartier generale significa ripercorrere un secolo di storia. Costantino ha trasformato la fatica del servo pastore in una filiera integrata e sostenibile, capace di essere oggi energeticamente autosufficiente, grazie a fotovoltaico e biogas. In questa intervista, ricostruiamo con lui le tappe di un’avventura iniziata negli anni ’50, quando gli accordi si facevano con una stretta di mano, la vendita con una proposta al mercato e gli spostamenti delle carni nei vagoni treno, a temperatura ambiente.


Signor Milia, secondo lei la fortuna esiste? Qual è stato il motore della sua scalata imprenditoriale?

«La fortuna è alzarsi ogni giorno alle 4:00 del mattino per lavorare duro. Il mio motore è stata la necessità, ma anche la forte voglia di riscatto. Quindi direi che la fortuna esiste, ma va ricercata con impegno quotidiano e dedizione costante».


Però ci sono anche altre persone che fanno sacrifici enormi e non costruiscono imprese come le sue. Qual è il suo segreto?

«Mi son sempre detto: dove arrivano gli altri, posso arrivare anch’io. Forse il segreto è che non mi sono mai perso d’animo e non mi sono mai accontentato. E ogni cosa che ho fatto, l’ho fatta col sorriso. Anche quando non tutto andava bene, ho sempre mantenuto un atteggiamento positivo e gioviale con le persone. Ero intraprendente, cercavo di migliorare e fare sempre un passo in avanti in tutte le mie attività. Poi sono sempre stato bravo a riconoscere le persone valide e oneste, ho sempre avuto la capacità di capire chi avevo davanti e come mi dovevo comportare di conseguenza».


Ma imprenditori si nasce o si diventa?

«Imprenditori si nasce. E quando uno ce l’ha nell’indole, non va frenato, bisogna lasciarlo fare».


L’esperienza romana negli anni ’60 è stata la sua vera “università”. Cosa ha imparato lontano dall’Isola?

«Sono arrivato come servo pastore e ne sono uscito proprietario d’azienda con un gregge di 3.000 pecore. È lontano dalla Sardegna che ho capito il valore del commercio su larga scala. Non mi limitavo ad allevare: vendevo prodotti sardi e carni, spingendomi fino in Puglia e al Nord Italia. Avevo sempre idee nuove, voglia di comprare e investire. Cercavo mercati più ricchi e ho imparato che per crescere non bisogna avere paura, nemmeno delle distanze».


Se stava bene nel Lazio, come mai è voluto rientrare nell’Isola? (Scuote la testa, come farebbe ogni sardo...)

«Perché è inutile, la Sardegna è un richiamo troppo forte. Non puoi fare diversamente».


Negli anni ‘70 il rientro in Sardegna e la nascita della Milia Carni insieme ai suoi fratelli. Com’è stato conciliare la sua visione “globale”con le radici locali?

«È stato un equilibrio delicato. I miei fratelli Salvatore e Angelino sono stati riferimenti fondamentali, perché avevano un contatto quotidiano col territorio. Ma erano anche l’anima prudente e riflessiva dell’azienda che stavamo costruendo. Ci compensavamo».


È stato tra i primi ad introdurre la razza Limousine in Sardegna negli anni ’80. Perché questa scommessa? 

«Capii che il mercato stava cambiando e che serviva una carne bovina di qualità superiore, adatta ai pascoli bradi ma con una resa eccellente. Le Limousine sono ovunque ma i nostri animali vivono all’aria aperta per due terzi della vita, in una zona della Sardegna molto adatta al pascolo brado. E per non dipendere da nessuno, abbiamo creato il mangimificio aziendale in modo che anche l’integrazione alimentare fosse fatta e controllata da noi: è la dimostrazione che l’integrazione di filiera è l’unica strada per garantire qualità costante e per distinguerti nel mercato».


Nel mangimificio avete introdotto anche il cibo per animali domestici che adesso mangiano come gli umani. Non succedeva quando era giovane Lei. (Ride)

«Adesso per cani e gatti è così. E noi facciamo per loro prodotti buoni come per gli animali da allevamento, di filiera sarda e controllata».


Ora le aziende sono gestite dai suoi figli e dai suoi nipoti. Come li avete instradati al lavoro? E lei che padre è stato?

«Li abbiamo instradati con severità. Già da piccoli lavoravano con noi durante le vacanze estive e quando non c’era scuola. Hanno studiato, ma quando non andavano a lezione non potevano stare in giro a bighellonare o perdere tempo. Dovevano tutti venire in campagna. Sono stato un padre severo, perché senza lavoro e sacrificio non si cresce e non si ottiene niente».


Ai collaboratori invece cosa chiede?

«Chiedo passione per il lavoro, per poter avere rapporti che durino negli anni e risultati che soddisfino anche i clienti più esigenti».


Oggi l’azienda è un modello di sostenibilità, con impianti fotovoltaici e biogas. Un uomo della sua generazione come vede questa attenzione all’ambiente?

«Produciamo energia dai tetti e humus dagli scarti perché la terra ci ha dato tanto e dobbiamo restituirle qualcosa. Ma chi è cresciuto in campagna sa bene che il rispetto dell’ambiente non è e non può essere una moda: è il minimo che si può fare per continuare a vivere in questo territorio».


E la carne coltivata in laboratorio?

«Cos’è la carne coltivata? La carne è una sola, quella che viene dalla natura, dai pascoli. Non esiste altra carne».


È passato da un tempo in cui la carne si consumava solo la domenica — anche nelle famiglie più abbienti ed era fortemente desiderata e apprezzata —, ad un’epoca in cui viene consumata tutti i giorni ma è molto contestata e si dice addirittura sia dannosa per la salute. Cosa ne pensa di questa situazione?

«La carne fa bene ma deve essere sana, venire dal pascolo. Io la mangio sempre, mi piace e sto benissimo».


Qual è oggi il suo maggior orgoglio?

«Sicuramente il sapere che i nostri dipendenti vanno in pensione dopo 40 anni passati con noi e che l’azienda è pronta per i miei nipoti. Che gli consegniamo qualcosa che abbiamo costruito, che oggi è talmente solido da andare oltre il nostro stesso tempo».


A 96 anni, qual è il suo augurio per il futuro del Gruppo Milia?

«Vedere la famiglia unita come siamo stati sino ad ora. La mia soddisfazione più grande è sapere che quel sacrificio iniziato settant’anni fa, oggi dà lavoro a decine di famiglie del territorio, oltre alla mia. Perché bisogna essere generosi, sempre».


E l’augurio per se stesso?

«Di poter continuare a controllare la campagna e il bestiame ogni mattina, come faccio adesso».

Maria Antonietta Dessì


Milia Srl

Località Tanca e Mesu

08012 Bortigali (NU)

Telefono: 0785 80469

Web: www.miliasrl.it

FB: miliacarnisrl

INST: @MiliaCarni


In foto: Costantino Milia, patron di Milia Carni.



Activate your subscription

To subscribe to a Magazine or buy a copy of a Yearbook