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Filiera carni

L’equilibrio agricolo de Il Poggiolino

of Meroni E.


Tra la piana operosa della provincia di Prato, segnata dalla lunga tradizione tessile, e le prime propaggini verdi della montagna pistoiese, sorge Montemurlo. È qui, nel cuore del Parco del Monteferrato, che prende forma una realtà agricola capace di coniugare paesaggio, allevamento e memoria contadina: Il Poggiolino. Incastonata tra boschi di quercia, cerri da ghianda e torrentelli sassosi, l’azienda fondata da Bruno e Giulia Tissi non è soltanto un luogo di produzione, ma un presidio rurale dove la biodiversità agronomica toscana viene custodita e restituita nella sua forma più autentica.

Un progetto che nasce dalla volontà di recuperare antiche specie animali e vegetali, rispettando i ritmi naturali e applicando i principi dell’agricoltura biodinamica, senza ricorso a pesticidi, diserbanti o concimi chimici.

Al Poggiolino, nulla è lasciato al caso. Le risorse utilizzate nel ciclo produttivo sono prevalentemente autoprodotte: il letame del bestiame concima i campi, i foraggi coltivati alimentano gli animali, creando un equilibrio costante tra suolo, piante e allevamento. È un modello agro-silvo-pastorale che guarda al passato con strumenti moderni, finalizzato non tanto alla massimizzazione della resa, quanto alla qualità intrinseca del prodotto.

La biodiversità vegetale è sorprendente. Gli olivi antichi — Moraiolo, Frantoiano di Montemurlo, Leccino e Pendolino — convivono con vitigni tradizionali come Sangiovese, Trebbiano, Malvasia e Colombana. Nei frutteti trovano spazio varietà storiche: dal Fico Dottato Verdino alla Susina Santa Rosa, dalla Pera Coscia di Firenze alla Pesca Cotogna del Poggio, fino a melograni, corbezzoli e sorbi. Nei pascoli crescono graminacee e leguminose autoctone spontanee, mentre i seminativi forniscono barbabietole da foraggio.

Il fiore all’occhiello dell’azienda è senza dubbio il Suino Nero Macchiaiola Maremmana, razza rara e oggi allevata in solo due realtà italiane. Il progetto di recupero nasce quasi per scommessa: Bruno Tissi parte con 5 capi, entra in contatto con un’allevatrice altrettanto determinata e insieme danno vita ad un percorso condiviso di salvaguardia genetica. Oggi, con l’Azienda Felcetone, Il Poggiolino rappresenta uno degli ultimi baluardi di questa razza.

Si tratta di animali geneticamente adattati alla macchia, rustici e capaci di vivere in condizioni semibrade. L’organizzazione aziendale accompagna gradualmente i suini nella crescita: dai reparti di maternità — dove i suinetti restano fino a due mesi con la madre, svezzati senza forzature — fino agli ambienti seminaturali che li preparano alla vita nel bosco.

Le strutture sono coibentate con legno di larice, pensate per garantire benessere e protezione in ogni fase. L’ambiente riproduttivo prevede un verro con più scrofe, nel rispetto dei comportamenti naturali della specie.

L’alimentazione, studiata anche in collaborazione con l’università, è semplice e coerente con il territorio: fieno, pisello proteico, orzo e crusca. Non esiste un vero finissaggio; piuttosto, nella fase pre-macellazione, la dieta viene integrata con ciò che l’azienda produce stagionalmente, come vinacce o residui della potatura degli olivi.

Un recupero totale, che riduce gli sprechi e rafforza il legame tra allevamento e agricoltura. Il risultato è evidente anche nel comportamento degli animali: suini tranquilli, senza segni di stress, privi di morsi o aggressività. Un indicatore concreto di benessere, prima ancora che un principio teorico.

Accanto alla Macchiaiola Maremmana, Il Poggiolino alleva altre razze autoctone a rischio di estinzione: la pecora Garfagnina, la pecora Zerasca (o agnello di Zeri) e l’asino Amiatino, il gallo Valdarnese nero, il cavallo Monterufolino, la vacca Calvanina. A vigilare sul lavoro quotidiano, immancabili, i cani da guardia: splendidi esemplari di pastore Maremmano, presenza silenziosa e fondamentale nell’equilibrio aziendale.

Il progetto de Il Poggiolino non si esaurisce nella produzione. L’azienda ha infatti avviato una fattoria didattica rivolta a bambini, ragazzi e studenti di ogni ordine e grado. I percorsi guidati permettono di conoscere da vicino la vita rurale, seguendo i cicli naturali delle produzioni: dalla potatura alla raccolta delle olive fino all’imbottigliamento dell’olio; dalla vigna alla vinificazione; dalla semina degli ortaggi alla panificazione secondo antiche ricette contadine. Un modo concreto per trasmettere saperi, valori e gesti che rischiano di perdersi, restituendo dignità culturale al lavoro agricolo.

Esperienze come quella de Il Poggiolino pongono una domanda che il settore delle carni non può più eludere: quale modello produttivo vogliamo sostenere nei prossimi decenni? In un contesto in cui l’allevamento è spesso ridotto a mero indicatore quantitativo, realtà di questo tipo ricordano che la carne è prima di tutto il risultato di un ecosistema complesso, fatto di genetica, territorio, gestione, tempo e responsabilità.

Il recupero del Suino Nero Macchiaiola Maremmana non è soltanto un’operazione di conservazione zootecnica, ma un atto culturale. Significa accettare rese inferiori, cicli più lunghi e costi maggiori, in cambio di una qualità che non può essere standardizzata né replicata altrove.

Per il lettore di Eurocarni — macellaio, trasformatore, tecnico o ristoratore — questo implica una riflessione profonda sul valore reale della materia prima e sulla necessità di saperla raccontare, prima ancora che lavorarla. Dal punto di vista strettamente produttivo, il modello de Il Poggiolino dimostra come il benessere animale non sia un concetto astratto, ma un elemento misurabile nella qualità finale delle carni.

Animali allevati senza stress, con una crescita lenta e un’alimentazione coerente con il territorio, restituiscono tessiture, profili aromatici e comportamenti tecnologici delle carni che nulla hanno a che vedere con i parametri dell’allevamento intensivo. È una carne che chiede competenza, rispetto e mani esperte, ma che ripaga ampiamente chi sa interpretarla.

C’è poi un altro aspetto che merita attenzione: l’integrazione totale tra allevamento e agricoltura. Il riutilizzo delle vinacce, delle potature, dei foraggi aziendali non è soltanto un esempio virtuoso di economia circolare, ma una risposta concreta alle criticità ambientali che oggi investono il comparto zootecnico. In questo senso, Il Poggiolino non propone un modello nostalgico, bensì sorprendentemente attuale, capace di dialogare con le istanze di sostenibilità senza cedere a semplificazioni ideologiche. Infine, il valore forse più rilevante per il futuro della filiera: la trasmissione del sapere.

Attraverso la fattoria didattica, l’azienda si fa luogo di educazione, non solo per i più giovani, ma indirettamente per tutto il settore. Perché non esiste carne di qualità senza una cultura che la sostenga, senza consumatori consapevoli e operatori capaci di spiegare il perché di certe scelte produttive.

In un’epoca in cui il dibattito sulla carne è spesso polarizzato e superficiale, realtà come Il Poggiolino invitano a rallentare lo sguardo e ad approfondire. Non offrono soluzioni universali ma indicano una direzione possibile: quella di un allevamento che non rincorre i numeri, ma costruisce valore. Ed è proprio da esperienze così che il mondo della carne può trovare nuovi argomenti, nuove narrazioni e, forse, nuove prospettive di futuro.

Edoardo Meroni


Azienda Agricola Il Poggiolino

Via di Cicignano 73

59013 Montemurlo (PO)

E-mail: info@ilpoggiolino.net

Web: www.ilpoggiolino.net

FB: IlPoggiolinoMontemurlo


Nota

Photo © Il Poggiolino Montemurlo.



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