La conoscenza delle diete dei nostri antenati è molto importante per la cosiddetta medicina evoluzionistica perché ci siamo evoluti con una dieta che spiega come molti moderni disturbi alimentari siano la conseguenza del cambiamento tra la dieta paleolitica e la più recente dieta neolitica basata su agricoltura e allevamento degli animali. Per questo ricercatori di nutrizione umana che studiano lo sviluppo dei disordini legati all’alimentazione delle società occidentali, e che non sono presenti nelle moderne popolazioni di cacciatori-raccoglitori che hanno mantenuto stili di alimentazione simili a quelli degli uomini del paleolitico, concludono che la nostra specie mal si è adattata agli alimenti vegetali e alle carni di animali addomesticati e alla loro lavorazione. Per questo c’è chi sostiene l’opportunità di un ritorno a una dieta che si avvicini a quella paleolitica o pre-agricola.
Dieta paleo
Studiando l’evoluzione degli ominidi, tipica è la diminuzione delle dimensioni della mandibola e un aumento del cervello. Molti ricercatori interpretano i cambiamenti della mandibola come dovuta a un aumentato consumo di carne, mena dura degli alimenti vegetali e più facile da masticare. Un aumentato consumo di carne favorisce un aumento delle dimensioni del cervello e un cervello più grande significa maggiore intelligenza, ma ha bisogno di più energia, che può essere soddisfatta da un maggior consumo di carne, un alimento più efficiente dal punto di vista energetico rispetto ai vegetali.
L’aumento delle dimensioni del cervello e dell’intelligenza permette di manipolare i cibi in modi che nessun altro animale può fare e gli ominidi intelligenti possono usare gli strumenti per tagliare la carne, cucinare e trasformare gli alimenti rendendoli più facili da digerire. Mangiare meno cibo vegetale e più carne significa che il sistema digestivo deve lavorare meno e consente di ridurre le dimensioni dell’intestino e del peso corporeo favorendo l’efficienza negli spostamenti e nella corsa.
Un’alimentazione ricca di carne e altri prodotti d’origine animale comporta anche la presenza di acidi grassi, il docosaesaenoico e l’arachidonico, e gli Omega-3, essenziali per lo sviluppo del cervello nell’uomo moderno, e le migliori fonti di questi acidi grassi sono il midollo osseo e in particolare il cervello degli animali, che non a caso sono tra gli alimenti più ricercati nelle popolazioni del passato.
Che i nostri antenati avessero una dieta ricca di alimenti d’origine animale deriva anche dagli studi sui coltelli di pietra, sui quali sono stati trovati residui di sangue di diversi animali, e dalle incisioni che sulle ossa di questi ultimi hanno lasciato gli stessi coltelli, ma soprattutto dall’analisi chimica dei fossili dove, nel collagene osseo e nello smalto dei denti, isotopi stabili degli elementi carbonio e azoto permettono di stabilire un rapporto tra alimenti vegetali e animali. Queste ricerche indicano inoltre che i Neanderthal erano carnivori di alto e maggiore livello dei Cro-Magnon, nostri diretti antenati del Paleolitico, indicando la significativa importanza dei prodotti animali nelle loro diete e in quelle dei successivi periodi mesolitici.
Alimentazione agricola neolitica
Significativo è il cambiamento dell’alimentazione associata all’introduzione dell’agricoltura e dell’allevamento animale e cioè nel periodo neolitico, quando compaiono ceramiche, strumenti in pietra levigata per la lavorazione delle piante e i resti di piante coltivate. In questo periodo vi è una generale diminuzione della statura corporea, delle dimensioni della dentizione e un aumento delle carie dentali. La dentizione più piccola non è dovuta ad un maggiore consumo di carne, ma al consumo di alimenti più facili da masticare come pane e pappe e il contenuto di carboidrati di tali alimenti determina l’aumento delle carie. Esiste anche la comparsa di malattie associate al consumo di questi alimenti trasformati e legate ad uno stile di vita sedentario e urbano, che spesso derivano dall’aumentata dipendenza dalle piante addomesticate. Tuttavia, associato ad una generale diminuzione dello stato di salute per l’adozione dell’agricoltura, vi è un significativo aumento della popolazione e una sua concentrazione urbana e sul territorio che porta alla diffusione di parassitosi e infezioni che prima erano controllate con il nomadismo. L’aumento della popolazione e il conseguente aumento di produzione di cibo porta ad un maggiore carico sull’ambiente, ma anche un sovraffollamento e un generale declino nella salute individuale con effetti ancora oggi evidenti.
“Carnivorità” umana
La conformazione dell’attuale corpo umano testimonia la necessità di un’alimentazione onnivora, con la presenza di alimenti d’origine animale, soprattutto carne, e d’origine vegetale, in particolare frutta. Sono precisi indicatori di un’alimentazione carnea i denti incisivi e canini, lo stomaco di piccole dimensioni e la brevità del piccolo intestino. Sono altrettanto precisi indicatori di un’alimentazione vegetale i denti molari e lo sviluppo del grosso intestino dove questi alimenti sono fermentati, mentre l’importanza della frutta è testimoniata dalla necessità di Vitamina C o acido ascorbico. La “carnivorità” dell’uomo trova dimostrazioni di tipo antropologico nell’estrema diversità di carni che consumiamo, insetti, pesci, uccelli, mammiferi, nel fatto che ogni società ha le sue carni e che queste sono un alimento ambito, come dimostra il fatto che il suo aumento è costantemente associato alla ricchezza, ma anche che l’astensione di una o più carni è un segno di distinzione o è considerata una punizione.
Prof. Em. Giovanni Ballarini
Università degli Studi di Parma
In foto: la conformazione del corpo umano attuale testimonia la necessità di un’alimentazione onnivora, con la presenza di alimenti d’origine animale, soprattutto carne, e d’origine vegetale, in particolare frutta.
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