Anaborapi — l’Associazione Nazionale Allevatori Bovini Razza Piemontese — è una realtà con sede a Carrù (CN) che aggrega 4.000 aziende zootecniche associate in tutta Italia, con capi iscritti al Libro Genealogico nazionale. È un circuito vivo, soprattutto di realtà medio-piccole, spesso a conduzione famigliare, custodi di una razza unica. La maggior parte degli allevamenti italiani si trova nel Nord-Ovest, tra Piemonte, Lombardia e Liguria, dove si concentra il 90% dei circa 300.000 capi (15.000 dei quali fattrici) controllati da Anaborapi, con una media di 75 animali ad azienda. Più della metà degli allevatori — oltre 2.000 — gestisce un’attività a ciclo chiuso, dall’allevamento all’ingrasso; una filiera corta, tracciabile, costruita con una grande attenzione al benessere animale, un valore che si trasferisce direttamente nella qualità della carne. La Piemontese vive in un territorio che la “modella”. Il 30% della mandria sale in alpeggio da giugno a ottobre, sui pascoli di montagna tra Cuneo e Torino, fino a 2.600 metri di quota, in ambienti impegnativi che richiedono animali robusti e allevatori capaci di lavorare con ritmi tradizionali. Durante questi mesi estivi la montagna offre erbe che arricchiscono l’alimentazione e, al tempo stesso, le mandrie contribuiscono a mantenere vivi e puliti i pascoli.
Dal punto di vista economico, l’impatto della Piemontese è significativo. «Il giro d’affari alla stalla è intorno ai 450 milioni di euro — spiega il direttore di Anaborapi, Andrea Quaglino — cifra che quasi triplica lungo la filiera fino alla macelleria. Il 60% della carne finisce nella Grande Distribuzione, il 40% è venduto nelle macellerie tradizionali, dove la Piemontese è ancora oggi una presenza centrale».
Le cooperative di allevatori hanno un ruolo fondamentale nella commercializzazione, sia nel canale GDO che nei punti vendita di prossimità, ma anche la vendita diretta sta crescendo — fenomeno interessante — che oggi assorbe il 5% della produzione, segno di un consumatore che cerca un rapporto più immediato e trasparente con chi alleva.
«Il profilo degli allevamenti sta cambiando» sottolinea il direttore Quaglino. «Negli anni le aziende sono diventate più grandi, ma il numero di famiglie che se ne occupano è diminuito. Si sta andando verso una zootecnia di precisione che permette di gestire meglio animali e risorse: sistemi per rilevare i calori, dispositivi di allarme parto, in alcuni casi perfino alimentazione robotizzata».
Le produzioni più tipiche sono il vitellone, macellato tra i 16 e i 18 mesi, peso vivo di 700-750 kg, e la femmina tra i 14 e i 16 mesi, che raggiunge i 450-500 kg. Il Bue Grasso resta, al contrario, un prodotto di nicchia, legato alle feste e alle fiere storiche del Piemonte. «Anche la vacca a fine carriera, dopo adeguato ingrasso, riesce ad avere un valore commerciale molto elevato e trova mercati importanti all’estero» afferma Quaglino. «Una quota significativa ad esempio viene esportata in Francia, soprattutto in Costa Azzurra, dove i consumatori preferiscono carni più rosse e con una struttura diversa rispetto a quelle italiane».
Il lavoro quotidiano di Anaborapi poggia su tre pilastri:
La Piemontese è infatti la razza italiana che fa il maggior uso d’inseminazione artificiale: circa la metà dei vitelli nasce con questa tecnica. Il Centro Tori della sede di Carrù (CN) produce ogni anno 250.000 dosi di seme, la metà destinate all’estero, dove sono impiegate per migliorare la qualità delle carni attraverso incroci mirati. Nel 2025, il Centro ha compiuto 30 anni e non si occupa più soltanto di selezionare animali con una buona crescita e una conformazione ideale da carne. Alla selezione tradizionale affianca oggi una ricerca orientata ai caratteri funzionali: facilità di parto, prevenzione dei difetti alla nascita, docilità, benessere animale e performance gestionali. Tutti elementi che rendono il lavoro più sicuro, gli animali più equilibrati e la filiera più sostenibile. «Il futuro della Piemontese passa da una selezione attenta che guarda all’impatto ambientale» conclude Quaglino. «Le emissioni di gas inquinanti sono uno dei temi su cui si concentra la ricerca. Il valore di una razza, infatti, non si misura solo nella qualità della carne, ma nella sua capacità di stare al passo con un’agricoltura moderna e responsabile. In tal senso la selezione funzionale non è un dettaglio tecnico: è il progetto del futuro».
In questo equilibrio tra tradizione, ricerca e innovazione, Anaborapi diventa un collante. Tiene insieme gli allevatori, sostiene la competitività delle aziende, tutela una razza che appartiene al territorio e, allo stesso tempo, rappresenta un patrimonio genetico esportato nel mondo. Un lavoro silenzioso ma decisivo, lontano dai riflettori dei media ma essenziale per controbattere la disinformazione.
Massimiliano Rella
>> Link: anaborapi.it
In foto: il direttore di Anaborapi Andrea Quaglino.
To subscribe to a Magazine or buy a copy of a Yearbook
From traditional advertising to digital tools such as Newsletter and Direct Email Marketing. Let's build together the most effective communication strategy for your growth.
Find outFrom traditional advertising to digital tools such as Newsletter and Direct Email Marketing. Let's build together the most effective communication strategy for your growth.
Find out