Lo scorso 13 novembre la zootecnia italiana è tornata al centro del dibattito nazionale con la tavola rotonda “Il futuro della zootecnia italiana: tra sfide economiche, nuova PAC e ricambio generazionale”, promossa da ASSOCARNI e moderata dalla giornalista Alessandra Viero, con un’introduzione a cura di CLAL sull’andamento dei mercati bovino e ovino. Presso l’affollatissima Sala Cinema Trevi dell’Harry’s Bar Trevi Hotel, nel cuore della Capitale, il presidente di ASSOCARNI Serafino Cremonini ha dato il benvenuto ai presenti e aperto i lavori istituzionali della mattina. La filiera bovina italiana ha confermato una forte capacità di adattamento in un contesto europeo in contrazione. Dopo mesi di volatilità, il mercato si sta stabilizzando, ma permangono criticità strutturali legate alla bassa autosufficienza — ancora sotto il 40% — e alla dipendenza dai ristalli esteri. «Il mercato resta complesso ma mostra segnali di stabilità grazie al lavoro di tutta la filiera. Ora serve consolidare questi risultati con politiche di lungo periodo e relazioni più equilibrate con la distribuzione. Con il Ddl “Coltiva Italia”, il Governo ha ascoltato l’appello degli allevatori e produttori italiani, scegliendo di investire in modo mirato sulla linea vacca–vitello: è la via per ridurre la dipendenza dai ristalli esteri e rafforzare la sovranità alimentare del nostro Paese», ha dichiarato Cremonini. Il Ddl “Coltiva Italia” prevede una dotazione complessiva di 1,05 miliardi di euro per l’intero settore dell’agricoltura, inclusa la zootecnia. All’interno di questo budget, 300 milioni di euro sono destinati al comparto bovino: il 70% alla linea vacca–vitello e il 30% all’impiego di seme sessato. Il confronto tra produzione e distribuzione ha messo in evidenza la necessità di un nuovo patto di filiera, fondato su accordi stabili, indicatori di costo condivisi e una comunicazione trasparente su origine, benessere animale e sostenibilità.
Lollobrigida: necessità del criterio di reciprocità negli standard tra prodotti importati e quelli dell’UE
Il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida ha rimarcato la necessità del criterio di reciprocità negli standard tra prodotti importati e quelli dell’UE, specialmente in vista dell’accordo Mercosur. Questo principio mira a garantire che le merci provenienti da Paesi Terzi rispettino gli stessi requisiti europei in termini di benessere animale, uso di fitofarmaci e altri standard di produzione, al fine di evitare una concorrenza sleale.
Tavola rotonda “Il punto di vista della produzione e della distribuzione”
Nella seconda parte dei lavori, dedicata al dialogo con il mondo politico e parlamentare, è emersa la volontà condivisa di preservare la competitività del settore zootecnico nel quadro della prossima PAC 2028–2034, evitando il rischio di una rinazionalizzazione delle risorse e valorizzando la specificità dei sistemi di allevamento italiani. È stata inoltre ribadita la necessità di posticipare di 12 mesi l’applicazione del Regolamento europeo sulla deforestazione, per evitare distorsioni tra Stati Membri, e di garantire reciprocità negli standard e controlli efficaci nell’ambito dell’accordo Mercosur. Alla tavola rotonda, sono intervenuti nella parte dedicata al mondo produttivo, Cristiano Fini, presidente CIA, Massimiliano Giansanti, presidente Confagricoltura e COPA, ed Ettore Prandini, presidente Coldiretti, Piero Camilli, vicepresidente Assocarni con delega al settore ovino, Paolo Cetorelli, di CE.DI.Gros, Giuliano Marchesin, direttore OI IntercarneItalia, e Claudio Mazzini, Coop Italia.
Prandini e la miopia dell’UE
«La cosa che più dispiace, e lo dico da europeista convinto, è che l’Europa abbia una miopia totale» ha sottolineato Ettore Prandini. «Tu non puoi fare scelte se non hai una visione di carattere globale. In questo momento storico ci sono Paesi come Cina, India, Brasile, Stati Uniti che implementano le risorse sul compatto agricolo per aumentare la disponibilità di cibo interno, guardando anche ad una competitività sui mercati a livello globale. L’Europa fa esattamente il contrario: disinveste, nonostante l’aver aumentato in modo significativo le risorse nel bilancio, quasi duplicate. Passiamo dall’avere un peso storico sul bilancio comunitario del 34% ad un peso che andremo ad avere del 14% e questo, secondo noi, è inaudito, perché significherà sempre di più indebolire la nostra capacità competitiva, la nostra capacità nel dare risposte concrete anche nell’accompagnare le imprese su quelle che saranno le sfide future» ha sottolineato il presidente di Coldiretti.
Fini, riflessioni sulle criticità degli accordi commerciali
«Gli accordi commerciali ci portano ovviamente dei benefici ma, in tante altre situazioni, possono creare danni» ha detto Cristiano Fini. «Credo che l’accordo del Mercosur rispetto all’inizio sia sicuramente migliorato ma contenga ancora delle criticità, in particolare per il comparto carni. Noi dobbiamo cercare, in tutti i modi ovviamente, di introdurre dei meccanismi migliorativi anche se i tempi e gli spazi, purtroppo, sono veramente molto ristretti».
Mazzini, più risorse agli allevatori nazionali
«In Italia siamo di fronte ad un calo di disponibilità di materia prima, a cui si aggiungono un calo dei consumi, un calo della redditività nel vendere carni rosse e una riduzione degli spazi dedicati agli allevamenti delle carni bovine — ha rimarcato Claudio Mazzini, aggiungendo che — questa spirale va fermata al più presto». Mazzini ha ricordato che Coop Italia è il primo venditore di carne 100% nazionale in Italia, attraverso diverse filiere tra cui scottona e vitellone. «È fondamentale aiutare gli allevatori a incrementare il patrimonio zootecnico nazionale».
Camilli, il comparto ovini da sostenere e tutelare
In merito al comparto delle carni ovine è intervenuto Piero Camilli. «Io rappresento un settore molto marginale nel comparto delle carni. Gli Italiani mangiano almeno 2 kg di agnello all’anno, soprattutto concentrati a Natale e Pasqua». Camilli ha sottolineato che questa concentrazione dei consumi in due distinti periodi dell’anno sia fonte di distorsioni nei prezzi con aumenti del 30-40%. Ha poi rimarcato, tra i tanti punti toccati, la necessità di tutelare maggiormente questo comparto, attraverso sostegni ai pastori che, attraverso il loro lavoro, incrementando gli sforzi di contrasto alla diffusione di animali selvatici portatori di malattie e di favorire maggiori interventi economici per la costruzione di stalle in allevamento.
Il punto di vista della politica e del Parlamento
Ha fatto seguito una parte dedicata al dialogo con il mondo politico e parlamentare, grazie all’intervento del senatore Giorgio Maria Bergesio, vicepresidente Commissione Agricoltura del Senato, del senatore Luca De Carlo, presidente Commissione Industria, Commercio, Turismo, Agricoltura e Produzione Agroalimentare del Senato, del senatore Stefano Patuanelli, componente Commissione Bilancio della Camera, e dell’onorevole Raffaele Nevi, vicepresidente Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati.
Dati di settore
Secondo CLAL (impresa indipendente con sede in Italia che realizza analisi di mercato nel settore agroalimentare, NdR) nel 2024 la produzione italiana di carne bovina ha raggiunto circa 659.000 tonnellate (+6,3% sul 2023), con un grado di autoapprovvigionamento crollato al 37% e un fatturato che tra allevamento e industria supera i 13 miliardi di euro. A completare il quadro, il settore ovicaprino — con un valore complessivo superiore a 900 milioni di euro tra carne e latte — conferma la propria importanza strategica per il presidio territoriale e ambientale delle aree interne e per il mantenimento di una produzione tipica di alta qualità con un patrimonio ovino nazionale in lieve aumento e con le importazioni di carni ovine in crescita di circa il 5% su base annua.
Conclusioni
Serafino Cremonini ha ringraziato il Ministro Francesco Lollobrigida per la costante attenzione dimostrata nei confronti del comparto zootecnico italiano e, da ultimo, per la posizione assunta sul Regolamento europeo sulla deforestazione, che comporterà costi e complessità significative per gli operatori. «Invito le forze politiche delle varie correnti e le associazioni di categoria a lavorare insieme per il bene della zootecnia italiana» ha sottolineato il presidente di ASSOCARNI durante i saluti finali. Non ultimo, Cremonini ha voluto ringraziare pubblicamente Claudia Cremonini in quanto portavoce della difesa della carne bovina in Italia attraverso Carni Sostenibili (carnisostenibili.it). Costituito nel 2014 dalla comunione di intenti di Assocarni, Assica e Unaitalia, questo progetto — attraverso un approccio formativo e informativo — ha senza dubbio contribuito a diffondere una informazione molto più equilibrata sul consumo di carne in materia di salute, alimentazione e sostenibilità. Infine, un ultimo saluto anche da parte del cavalier Luigi Cremonini, che ha ringraziato i partecipanti a questa giornata di approfondimenti, necessari al comparto per delineare priorità, obiettivi e condivisione di vedute per il sostegno e lo sviluppo della zootecnia nazionale e del comparto carni.
Assocarni – Associazione Nazionale Industria e Commercio Carni e Bestiame
>> Link: assocarni.it
In foto: il tavolo dei relatori della tavola rotonda “Il punto di vista della produzione e della distribuzione” svoltasi a Roma lo scorso novembre, ai cui hanno partecipato Cristiano Fini, Massimiliano Giansanti e Ettore Prandini, alla presidenza rispettivamente di CIA, COPA e Coldiretti, Piero Camilli, vicepresidente ASSOCARNI con delega al settore ovino e AD di Ilco Srl, Paolo Cetorelli, presidente CE.DI. Gro, e, in collegamento, Claudio Mazzini, responsabile Freschissimi Coop. Italia.
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Il punto di OI Intercarneitalia e AOP Italia Zootecnica
Alla tavola rotonda organizzata da Assocarni, l’Organizzazione Interprofessionale delle carni bovine prodotte in Italia ha portato la voce degli allevatori rappresentati da AOP Italia Zootecnica. Nel suo intervento, il direttore di OI Intercarneitalia e AOP Italia Zootecnica, Giuliano Marchesin, ha evidenziato le criticità che la zootecnia italiana sta affrontando. Da qui, Marchesin ha lanciato diversi appelli al Ministro Lollobrigida. “Premesso che l’allevatore è in assoluto il primo a garantire e pretendere da se stesso e dalle sue maestranze il rispetto del benessere animale, allevatori e macellatori chiedono al Ministro Lollobrigida l’abrogazione dell’art. 224 bis della Legge 77/2020, ovvero il cosiddetto SQNBA. Chiedono di abbandonare questo sistema europeo di certificazione del benessere animale, ritenuto costoso, obsoleto e burocratico, ripristinando il sistema di classificazione del benessere animale italiano, rappresentato da ClassyFarm, veicolando le informazioni con i Disciplinari di etichettatura facoltativa riconosciuti dal Ministero. Se facciamo un’analisi SWOT dell’SQNBA, i punti di forza e le opportunità sarebbero pari a zero, i punti di debolezza e le minacce potrebbero riempire molte pagine, ovvero, il dossier che abbiamo già consegnato al Ministro Lollobrigida e alle organizzazioni sindacali, per motivare concretamente la richiesta di abrogazione”. Secondo appello: “Innanzitutto al Ministro Lollobrigida va il plauso di tutta la filiera zootecnica per l’attenzione che le ha riservato con il Coltiva Italia e non solo, anche per tutte le battaglie fatte in Europa contro la ‘carne artificiale’, il ‘meat sounding’ e quelle attuali, come la nuova PAC, che lo vedono presente in prima persona ai tavoli di Bruxelles. 300 milioni di euro sono una cifra importante che, se ben organizzata sotto il profilo di decreti e regole, può dare la possibilità al sistema di allevamento italiano di poter diminuire la dipendenza dall’estero, puntando alla ricostruzione di mandrie di vacche nutrici specializzate da carne. Gli allevatori vorrebbero partecipare attivamente a scrivere le regole per un progetto reale ed efficace e per armonizzarle con gli altri interventi in essere (aiuti accoppiati) e anche orientare i CSR (Complementi di Sviluppo Rurale) delle Regioni, per individuare azioni, razionalizzare finanziamenti, investimenti e normative. Ogni anno i nostri allevatori importano oltre 900.000 vitelli da ristallo, portando all’estero oltre un miliardo e 300 milioni, soprattutto in Francia. Finanziando l’acquisto di vacche nutrici al 50% e finanziando la copertura degli interessi bancari sulla restante parte, sicuramente riusciamo ad aumentare il patrimonio italiano di vacche nutrici, attualmente fermo a 370.000 capi, in diminuzione, con almeno 170.000 vacche nutrici specializzate da carne, che potrebbero fornire in 5 anni, oltre 750.000 vitelli da ingrassare nei nostri allevamenti, con un saldo attivo di circa un miliardo trattenuto in Italia, rispetto ai 300 milioni investiti. Anche il ‘dairy on beef’ può contribuire, in misura molto ridotta considerato che già le aziende di vacche da latte collaborano rifornendo il settore del vitello a carne bianca. Coltiva Italia zootecnia potrebbe favorire anche il mantenimento nelle zone interne di giovani allevatori”. Terzo appello: “Il Regolamento EUDR, ovvero il cosiddetto ‘anti deforestazione’, va assolutamente semplificato o abolito. L’idea iniziale del legislatore, era buona: importiamo in Europa solo prodotti che non provengano da zone di deforestazione. L’idea è poi finita nelle mani degli euroburocrati e ne è uscito un disastro di regole che, se applicate in Italia, ma anche negli altri Paesi europei, creeranno solo burocrazia e costi assurdi, senza garantire, tanto per fare un esempio, che la carne che arriva dal Brasile o altri Paesi d’Oltreoceano, abbia veramente rispettato le regole imposte dalla Commissione europea sulla deforestazione”. Fonti: OI Intercarneitalia e AOP Italia Zootecnica |
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È stata seguita con grande attenzione la presentazione della situazione attuale del mercato bovino e ovino, tra criticità e prospettive di breve periodo, a cura di Francesco Branchi e Marika De Vincenzi di CLAL. Una premessa su CLAL.it: questo portale è stato sviluppato da un archivio storico di dati e realizzato grazie all’esperienza professionale di Angelo Rossi ed è continuamente implementato attraverso la frequentazione di fonti scientificamente valide e accreditate. Esso analizza il mercato lattiero caseario, ne interpreta andamento e tendenze, rende disponibili dati, notizie e sintesi mediante un’attività di informazione e formazione. Nella sezione TESEO.clal.it (contenitore informatico sviluppato dal team di CLAL.it che analizza il mercato agricolo ed allevatoriale, rende disponibili dati, notizie e sintesi mediante un’attività di informazione e formazione) è, invece, disponibile il monitoraggio di prezzi e dati di mercato e di produzione del settore carni, di cui De Vincenzi è Meat Analyst.
Italia Il 50% della carne consumata in Italia proviene da bovini nati nel nostro Paese, a cui si aggiunge un 15% proveniente da bovini che vengono importati e poi allevati in Italia mentre un ulteriore 34% è invece rappresentato da capi importati e che vanno direttamente al macello. Oltre a questa carne, l’Italia importa altre 430.000 tonnellate di prodotto dall’estero. Di tutta questa carne disponibile, il 18% è destinato all’export, mentre il rimanente fa parte del nostro consumo o di eventuali stock.
Mondo segno +++ Nel mondo si consuma più carne e questo è un dato di fatto con un +2,9% di consumo pro capite registrato nel 2024 rispetto all’anno precedente. Quasi tutti i paesi stanno incrementando il consumo pro capite salvo qualche eccezione come Argentina, Canada e Giappone. Anche la domanda di carne bovina nel mondo è in continua crescita: nel 2025, tra gennaio e luglio, la domanda mondiale di carne bovina ha registrato un incremento del +5,2% rispetto all’anno precedente. Per quanto concerne le importazioni nel lungo periodo, complessivamente nel mondo queste sono aumentate del 43% con il Sud-est asiatico, Cina inclusa, che ha fatto da traino. Quindi, a livello globale il consumo pro-capite sta aumentando e di conseguenza la domanda. Una situazione ben lontana da quanto si registra in Italia ed Europa.
Europa, luci e ombre Rispetto a dieci anni fa, in Europa c’è stato un calo del patrimonio bovino pari a circa 8 milioni di capi. Di conseguenza anche le carni prodotte sono diminuite di circa un milione di tonnellate e anche l’export europeo è diminuito. A livello generale la situazione è sbilanciata: ci sono infatti paesi eccedentari, che producono più carne di quella che consumano, come ad esempio l’Irlanda, la Polonia e la Francia, e altri che sono invece deficitari come l’Italia, che ha un tasso di autosufficienza del 37%. Tuttavia anche nei paesi che registrano un surplus ci sono segnali di difficoltà. Un esempio su tutti è la Polonia, che pur vantando un tasso di autosufficienza del 395%, per mantenere i livelli attuali delle macellazioni ha aumentato l’import di bovini vivi. Anche in Francia la situazione è simile: sta diminuendo il numero del patrimonio bovino, cala la produzione e si riducono i consumi di carne bovina.
Italia, segnali positivi nei primi sette mesi del 2025 Tornando all’Italia, il tasso di autosufficienza è passato da un 54,8% nel 2019 a un 37,2% nel 2024. Tuttavia, se ci concentriamo sull’anno corrente, quindi gennaio-luglio 2025, in Italia ci sono segnali positivi. Infatti, sono aumentate le macellazioni, nonostante sia diminuito l’import di bovini vivi; l’import di carne è rimasto stabile, mentre l’export di carne è aumentato. Complessivamente nel periodo gennaio-luglio il tasso di autosufficienza italiano si è attestato al 38,9%.
Gli allevamenti in Italia, segno – Se analizziamo la situazione di oggi rispetto a quella di dieci anni fa, per quanto riguarda gli allevamenti specializzati nella produzione di carne, vi è stata una diminuzione del numero di capi, pari a 67.000 unità, mentre il numero degli allevamenti è diminuito di 19.000 unità. Questo calo degli allevamenti è superiore alla diminuzione dei capi, il che significa che c’è in atto una concentrazione dei capi in allevamenti più grandi. Anche per quanto riguarda gli allevamenti specializzati nella produzione di latte e misti, l’andamento è simile. Rispetto a dieci anni fa vi è stato un calo del numero di capi di 150.000 unità, soprattutto in allevamenti misti carne-latte.
Macellazioni in Italia Se analizziamo le macellazioni di bovini di età 12-24 mesi, nel 2024 sono stati macellati 1.263.000 bovini in calo rispetto al 2023. Di questi bovini allevati e macellati in Italia, solamente il 22,5% è nato in Italia, mentre il 63,6% è nato in Francia.
Prezzi e consumi in Italia In Italia l’aumento dei prezzi all’ingrosso si è riversato solo parzialmente sui prezzi al consumo. Infatti complessivamente non vi è stato un calo dei consumi della carne bovina, ma rispetto al 2019 vi è stato addirittura un aumento del 2%. Nel 2025 il consumo di carne bovina ha registrato un leggero calo, mentre sono aumentati i consumi di carne suina, mentre i consumi di carne avicunicola sono rimasti stabili, a seguito comunque di un aumento sensibile avvenuto nei due anni precedenti.
>> Link: teseo.clal.it |
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