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Packaging e sostenibilità: il ruolo chiave dell’Industria Alimentare

of Bartalozzi G.


In occasione del seminario “Packaging e sostenibilità” tenutosi lo scorso 7 luglio presso l’Accademia dei Georgofili, abbiamo avuto l’opportunità di confrontarci con Gabriele Cardia, vicedirettore Federalimentare, responsabile Area Ambiente. In un settore agroalimentare moderno dove il packaging ha assunto un ruolo strategico fondamentale, andando ben oltre la sua funzione originaria di semplice contenitore, l’industria sia affrontando le sfide legate alla sostenibilità, alla sicurezza e all’innovazione nel confezionamento. In questo contesto dinamico, il dott. Cardia ci ha fornito la prospettiva di Federalimentare, illustrandoci il punto di vista dell’industria alimentare riguardo al ruolo del packaging nell’ottica della transizione verso un’economia più sostenibile e competitiva.


Ci parli dell’attività svolta da Federalimentare sui temi dell’ambiente e della sostenibilità.

«Mi consenta una breve presentazione di Federalimentare, la Federazione italiana del Food & Beverage che rappresenta all’interno di Confindustria il secondo settore manifatturiero italiano, con un fatturato annuo di oltre 195 miliardi di euro, contribuisce per il 9,6% al PIL nazionale e attualmente federa 13 associazioni che raggruppano oltre 6.850 imprese impegnate a promuovere l’eccellenza alimentare del made in Italy. Venendo alla domanda, seguiamo da vicino le leggi nazionali ed europee che riguardano l’ambiente, concentrandoci soprattutto sulla sostenibilità dei processi di trasformazione e dei prodotti agroalimentari, tenendo conto degli aspetti ecologici, economici e sociali. Il concetto di sostenibilità include non solo gli aspetti ambientali, ma anche quelli della sostenibilità economica e sociale: senza l’attenzione a questi aspetti ogni azione volta a ridurre gli impatti sull’ecosistema avrebbe respiro corto. Lavoriamo attivamente per instaurare un dialogo costruttivo con i principali decisori politici a livello nazionale ed europeo, con l’obiettivo di rappresentare le esigenze e le idee del nostro settore. Ci concentriamo in particolare sull’efficienza energetica, la gestione degli imballaggi, il recupero dei sottoprodotti e la lotta agli sprechi alimentari lungo l’intera catena di produzione».


Quali sono le strategie dell’industria alimentare e delle bevande per ridurre l’impatto ambientale?

«L’impegno sulla sostenibilità ambientale dell’industria alimentare si sviluppa principalmente su 4 macro aree strategiche d’intervento, tutte coerenti coi principi dell’economia circolare alla base delle nuove norme quadro UE sulle politiche ambientali e industriali:

  • uso efficiente degli input di base (in primis acqua ed energia, attraverso efficientamento e ottimizzazione dei processi). Ha dimezzato in 30 anni l’utilizzo di acqua, fa efficienza energetica (–30% di consumi in 20 anni) e riduce le emissioni di gas serra (–30%);
  • pieno sfruttamento delle materie prime agricole in tutte le loro componenti, che sono destinate all’alimentazione umana e alla mangimistica e ad altre filiere di utilità — cosmetica, farmaceutica, chimica, bioenergetica —, per valorizzare integralmente le risorse e minimizzare la produzione di rifiuti secondo i principi dell’economia circolare;
  • eco-progettazione del packaging, corretta gestione degli imballaggi post uso e alleggerimento degli imballaggi attraverso eliminazione del c.d. sovraimballaggio (imballaggi secondario e terziario), alleggerimento degli spessori e razionalizzazione/diminuzione dell’uso di materia prima. Rispetto a questo target è stato ridotto del 40% il peso delle bottiglie di plastica da 1,5 litri e del 55% quello delle lattine da 33 cl, mentre le tecnologie di produzione del vetro hanno permesso di ridurre negli ultimi trent’anni di oltre il 30% il peso delle bottiglie per vini, aperitivi, amari, liquori e distillati;
  • prevenzione degli sprechi alimentari. L’impegno dell’industria alimentare consiste anche nel prevenire lo spreco ancora prima che si realizzi, nella fase del consumo domestico (cui è imputabile il 45% degli sprechi alimentari), attraverso una serie di azioni che spingono il consumatore verso modelli di consumo più consapevoli:
  1. riporzionamento degli alimenti in linea con nuovi stili di vita e abitudini di consumo;
  2. packaging evoluti che siano in grado di preservare più a lungo sicurezza e qualità degli alimenti;
  3. estensione della shelf-life;
  4. prodotti ad alto servizio aggiunto che minimizzano manipolazioni domestiche e occasioni di spreco;
  5. informazioni sempre più accurate per la corretta preparazione e conservazione degli alimenti».


Il nostro Paese come si colloca riguardo al sistema del riciclo?

«L’industria alimentare partecipa attivamente al sistema CONAI e dei Consorzi ad esso facenti capo nell’ambito dello schema nazionale di recupero e riciclo dei rifiuti d’imballaggio, che, dalla costituzione ad oggi, ha sempre raggiunto e superato i target fissati dall’UE al 2025 e quasi raggiunto quelli al 2030 per i diversi materiali, anche in un momento di crisi dei consumi interni e di riduzione delle immissioni sul mercato. Nel 2024, l’Italia ha raggiunto un tasso di riciclo del 76,7% degli imballaggi immessi sul mercato pari a oltre 10,7 milioni di tonnellate (dato: Conai). Un aumento rispetto agli anni precedenti che conferma il trend di crescita del riciclo degli imballaggi nel Paese. A ciò si aggiunga che le azioni di prevenzione premiate da CONAI negli ultimi 4 anni hanno permesso un risparmio pari al 25% di consumi idrici, 23% di consumi energetici, 23% di emissioni di CO2. Con 137 milioni di tonnellate di rifiuti riciclati, l’Italia guida la classifica europea dei Paesi che riciclano di più, con la media UE al 40,8%. Il riciclo riguarda imballaggi in carta, cartone, acciaio, alluminio, legno, plastica e vetro. Il riciclo degli imballaggi genera benefici economici per il Paese e l’ambiente, evitando l’estrazione di materia vergine, riducendo le emissioni di CO2eq, e offre anche opportunità occupazionali».

Giulia Bartalozzi

Georgofili INFO



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