Contesto europeo. La produzione europea continua a crescere anche nel 2024
La produzione europea di carni avicole è stata in costante crescita negli ultimi vent’anni (fanno eccezione solo il 2021 e il 2022). Nel 2024, con un +5% sul 2023, è arrivata al livello più alto mai raggiunto. Le oltre 13 milioni di tonnellate di carni avicole prodotte garantiscono all’UE la totale autosufficienza, con un grado di autoapprovvigionamento superiore al 108%, che le permette di confermare la posizione di esportatore netto anche nel 2024.
L’Europa è il quarto produttore mondiale (dopo USA, Brasile e Cina) e uno dei principali player commerciali a livello globale sia come esportatore che come importatore. Le esportazioni riguardano generalmente referenze di scarso pregio che hanno come sbocchi principali le Filippine e il Ghana, mentre le importazioni sono prevalentemente rappresentate da tagli pregiati — generalmente “petti” — provenienti da Brasile, Thailandia e Ucraina.
La produzione di carni avicole nel decennio è cresciuta del 22% grazie all’incremento delle produzioni dei Paesi dell’Est, in particolare della Polonia. La Polonia si conferma infatti, per il nono anno consecutivo, il principale produttore UE, con una dinamica espansiva continua che le ha permesso, nel corso del decennio 2015-2024, di incrementare la propria produzione del 43%. Nel 2024 la produzione di carne avicola polacca è cresciuta ad un buon ritmo (+5,3%), rappresentando da sola oltre 1/5 della produzione totale europea. Seguono Spagna e Germania.
I Paesi che in ambito europeo hanno evidenziato una maggior dinamica produttiva negli ultimi 10 anni sono Polonia e Romania. Il miglioramento delle condizioni economiche in questi Paesi ha favorito l’aumento del consumo interno e permesso investimenti che hanno reso più efficienti i rispettivi sistemi produttivi.
Tra i Paesi europei, anche la Spagna, nonostante si possa considerare un mercato maturo, ha visto la propria produzione crescere del 25% nell’ultimo decennio. Notevole l’incremento della produzione francese nel 2024: +12% su base annua, che fa salire la Francia al terzo posto in ambito europeo, superando la Germania.
L’Italia si posiziona al quinto posto, con una quota dell’11% e una produzione che è cresciuta negli ultimi anni a ritmi meno sostenuti, ma ha puntato su innovazione, differenziazione e miglioramento degli standard qualitativi degli allevamenti e delle carni, con prospettive che potrebbero prevedere un’espansione geografica del mercato. Nel 2024 la crescita della produzione nazionale è solo poco sotto la media europea (4,1% contro +5,5%).
Dopo l’impennata del 2022, i prezzi medi europei dei broiler (calcolata come media pesata di quelli comunicati da tutti gli Stati Membri) hanno continuato ad aumentare fino a raggiungere il culmine a maggio/giugno 2023 per poi ridursi gradualmente fino a febbraio 2024, quando hanno ripreso di nuovo la tendenza al rialzo. A marzo 2025 i prezzi medi europei hanno raggiunto i 284 Ä/100 kg, il livello più alto degli ultimi anni (+8% vs marzo 2024), analogo andamento è stato rilevato per i “petti” che, con un valore di 585 Ä/100 kg, hanno superato dell’8% i valori dell’analogo periodo 2024. In termini di margine operativo degli allevatori, si evidenzia una tendenza positiva da ascriversi all’aumento dei valori di vendita a fronte di una sostanziale stabilità dei costi.
Dal 1o ottobre 2024 al 10 marzo 2025 in Europa si sono rilevati 383 focolai di influenza aviaria in 15 Paesi Membri produttori di avicoli. La maggior parte dei focolai è stata individuata in Ungheria (53%), ma molti abbattimenti hanno interessato sia la Polonia che l’Italia. Gli allevamenti più colpiti sono quelli di tacchini e di anatre, ma sono quelli di galline ovaiole dove il numero di capi interessati è più consistente.
Nei primi 11 mesi del 2024 le esportazioni europee verso i Paesi Terzi avevano registrato un incremento del 9% in volume e del 4% in valore. Le importazioni UE dai Paesi terzi, allo stesso tempo, erano stagnanti in volume (–0,2%) e in aumento in valore (+2%). Il principale fornitore resta il Brasile (31% del totale) seguito dall’Ucraina, per la quale persistono fino al 5 giugno i benefit del “Duty-free Quota”; per i primi 5 mesi del 2025 (il benefit è per oltre 57.000 tonnellate, di cui a marzo ne ha coperto solo la metà).
Situazione produttiva in Italia. In Italia nel 2024 tornano nella norma il patrimonio avicolo e aumenta la produzione
Al 31 dicembre 2024 negli allevamenti italiani erano presenti oltre 152 milioni di volatili domestici, in oltre 6.700 aziende di tipo professionale (ossia con oltre 250 capi). Tra gli avicoli presenti in allevamento al 31/12/2024 oltre la metà era rappresentata da polli da carne (52%), il 36% da galline ovaiole, il 6% da tacchini da carne e il restante da specie minori quali faraone, piccioni, anatre, oche. A livello territoriale risulta una chiara concentrazione dei capi in tre regioni: Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna. Nella sola regione Veneto sono allevati il 32% degli avicoli nazionali (al 31/12/24 erano presenti oltre 49 milioni di capi).
La fotografia sulle consistenze a dicembre 2024, pur trattandosi di una pura istantanea che cambierà di mese in mese, evidenzia su base annua un incremento dell’8% per i polli (oltre 79 milioni di capi) mentre sembra stabile il numero delle ovaiole in deposizione, e in leggera flessione la consistenza dei tacchini (–3%).
Il bilancio di approvvigionamento della carne avicola
Nel 2024 la produzione di carne avicola è tornata ad allinearsi ai livelli precedenti, con un incremento del 4,2% sul 2023 quando già aveva messo a segno un primo recupero, dopo le flessioni del biennio 2021-2022. Sono cresciute in misura lieve le importazioni di carne — che rappresentano comunque una quota molto contenuta sulle disponibilità totali (7% nel complesso) —, così come sono aumentate le esportazioni (+5,3%) cui viene destinato il 14% della produzione nazionale.
Sono aumentate le disponibilità interne grazie ad una domanda sempre attiva, così come sono cresciuti i consumi medi pro capite, favoriti in parte da lievi ridimensionamenti dei prezzi, a fronte del rincaro delle altre carni. Si stima che ogni Italiano abbia mangiato in media 21,9 kg di carne avicola nel 2024, il dato più alto degli ultimi 10 anni, con un recupero rispetto al 2023 del 4,4%. Il tasso di autoapprovvigionamento si attesta al 107%, confermando la completa autosufficienza del settore e la predisposizione all’export verso nuovi mercati.
L’evoluzione dei prezzi e dei costi nel 2024 e nei primi mesi 2025
Le aspettative per il 2025 sono piuttosto positive per gli allevatori: il mese di marzo ha portato infatti una ripresa delle quotazioni del pollo, che sono superiori del 26% rispetto a quelli di marzo 2024. La dinamica è stata determinata da un’offerta scarsa (limitata produzione in maturazione sia per numeri che per peso per i noti problemi sanitari), da un’assenza di scorte di vivo in allevamento, dato che si sono anticipati i carichi. Ad oggi, l’offerta di vivo è inferiore alla domanda e, pertanto, considerato che per le prossime settimane ci si attendono maggiori consumi, il mercato dovrebbe essere deficitario in misura ancora maggiore, quindi i listini dovrebbero ulteriormente aumentare. Si segnala, inoltre, che la situazione a livello continentale riflette quella italiana, caratterizzata da problemi sanitari e di discontinuità dell’offerta. Il mercato del 2025 si è rivelato totalmente diverso rispetto a quello di un anno fa: nei primi mesi del 2024, infatti, era stato registrato un drastico ridimensionamento dei prezzi in azienda, dovuto a un eccesso di offerta, situazione tornata nella norma nei mesi estivi con prezzi che hanno rapidamente raggiunto di nuovo livelli discreti, con il culmine a ottobre e novembre, quando hanno di nuovo toccato 1,49 e/kg peso vivo. Un ripiegamento ha caratterizzato il trimestre successivo, in cui l’offerta, per la difficoltà nella programmazione, è tornata ad essere eccedente.
Per i tacchini i prezzi dal quarto trimestre 2024 e per i primi quattro mesi del 2025 si sono attestati su livelli superiori a quelli dell’analogo periodo dell’anno precedente, raggiungendo nel mese di aprile il livello più alto degli ultimi anni (2,06 e/kg in media). L’offerta di tacchino a livello comunitario continua ed essere ridotta. La scarsità di offerta a livello nazionale mantiene il mercato in uno stato di eccesso di domanda, rafforzato, in questo frangente, dalle richieste provenienti dall’estero. Il prezzo medio dei tacchini a marzo è superiore del 28% rispetto a quello di marzo 2024. In miglioramento nel primo trimestre 2025, la ragione di scambio del pollo, calcolata come rapporto tra indice dei costi e indice dei prezzi e proxy della dinamica della redditività aziendale. Al contrario, nel 2024, la ragione di scambio aveva subito un’erosione dovuta a una flessione dei prezzi medi annui più importante della flessione dei costi.
I costi di produzione nel 2024 hanno subito infatti una contrazione da ascriversi al rientro delle quotazioni delle materie prime utilizzate per l’alimentazione nonché al leggero cedimento dei prezzi degli energetici (–12% circa nell’anno). In particolare, i prezzi medi annui di mais, orzo e farina di soia (prodotti base dell’alimentazione avicola) hanno registrato nel 2024 una flessione rispetto al 2023. Nella primavera 2025, il prezzo medio del mais ha segnato una lieve ripresa con un incremento su base annua del 18%, simile il differenziale dei prezzi per l’orzo. I prezzi medi del pollo nel primo trimestre sono più alti degli analoghi dello scorso anno del 23% pertanto si può ipotizzare un rientro della redditività per gli avicoltori.
Scambi con l’estero
Il comparto delle carni avicole resta l’unico, fra quelli della zootecnia italiana, a presentare un saldo della bilancia commerciale strutturalmente e congiunturalmente costantemente positivo, sia in quantità che in valore. In particolare, nel 2024 il saldo della bilancia commerciale del settore avicolo si conferma in positivo di oltre 120 milioni di euro, considerando anche il contributo delle uova. Focalizzandosi solo sulle carni, quindi, escludendo le uova, il saldo sale a oltre 194 milioni di euro. I volumi di carni avicole esportati nel 2024 sono risultati superiori di circa 11.000 tonnellate rispetto a quelle del 2023 (+5,3%), attestandosi su di un livello superiore rispetto alla media delle annate del quinquennio precedente. Le importazioni in volume sono aumentate di 10.000 tonnellate (+10,2%) rispetto a quelle del 2023, attestandosi anch’esse su livelli superiori alla media di quelle degli ultimi cinque anni. Il mercato, malgrado la completa autosufficienza, ha fatto più ricorso a carni avicole estere, necessarie per colmare la discontinuità dell’offerta. Le stesse problematiche spiegano la crescita delle esportazioni verso altri Paesi europei, dove l’influenza aviaria non ha sempre permesso la garanzia di un’offerta stabile e continuativa.
Sul fronte delle esportazioni il principale cliente è la Germania, con una quota del 26% del totale e una dinamica positiva del 9,3%, seguita dal Regno Unito (8%), con una dinamica espansiva del 37%. Restano stagnanti gli acquisti da Francia e Grecia. In aumento del 6% quelli della Polonia.
Nel 2024 le importazioni di carni avicole sono aumentate da tutti e quattro i principali Paesi fornitori, ma, rispetto al 2023, incrementi importanti si sono rilevati anche da nuovi Paesi dell’Est quali Bulgaria (+87%) e Romania (+113%), da cui provengono circa il 5% delle attuali importazioni. La Germania, primo fornitore con un quarto del volume totale di carni avicole importate, ha registrato un incremento dell’8%; la Polonia che è il secondo fornitore abituale del nostro Paese, e nel tempo sta guadagnando punti quota a discapito della Germania, ha incrementato gli invii del 44%. I Paesi Bassi, terzo fornitore assoluto di carni avicole, sono invece i principali fornitori di carni avicole congelate, situazione che trova spiegazione nel fatto che questo Paese è uno dei principali snodi distributivi di produzioni extra-UE e ha incrementato gli invii del 7%. La Francia, nostro sesto fornitore di carni avicole, è il principale fornitore di carni di anatra e oca e nel 2024 ha incrementato del 30% i volumi inviati.
Acquisti domestici
Le avicole sono, tra le carni fresche, quelle che, sia nel 2024, che nei primi mesi del 2025, hanno mostrato la miglior performance, così come lo hanno fatto nell’arco dell’ultimo quinquennio: il consumo medio pro capite ha superato nell’ultimo anno i 21,9 kg contro i neanche 16 kg delle carni bovine. L’indice di penetrazione nelle famiglie (ossia le famiglie che consumano questo prodotto sull’universo delle famiglie italiane) nel 2024 è del 94,4%, contro il 92% per le carni bovine e l’82% per le suine. Le carni avicole fresche vendute nel 2024 rappresentavano il 44% del volume delle carne totali vendute. Rispetto al 2023, questi sono aumentati del 4,6% e hanno continuato a crescere anche nei primi mesi del 2025, mettendo a segno un ulteriore +5,7% nel primo trimestre.
Il 2024 è stato un anno in cui i consumi di tutti i proteici di origine animale sono stati stagnanti, in particolare per le carni si è rilevata una discreta debolezza della domanda da ascriversi a molteplici fattori non solo di tipo etico-salutistico ma anche e soprattutto economico, considerato l’evidente balzo dei prezzi medi che ha caratterizzato le carni rosse. In questo contesto di consumi in flessione delle carni (–0,9% i volumi delle bovine e –0,3% quelli delle suine), le carni avicole hanno continuato a mostrare resilienza, guadagnando ulteriormente quote di mercato, favorite da un lieve ridimensionamento dei prezzi medi, in controtendenza a quanto accadeva per le altre.
I prezzi al consumo, nel primo frangente del 2025 hanno ripreso vigore, tanto che a fronte di un incremento dei volumi del 5,7% la spesa è aumentata dell’8,7% rispetto all’analogo periodo dell’anno scorso, ciò vale a dire che le carni avicole si sono rivalutate mediamente del 3%, recuperando il divario del 2024 In relazione ai canali distributivi presso cui le carni avicole sono state veicolate, il quadro 2024 consolida e amplifica la situazione dell’anno precedente con la netta prevalenza di supermercati (quota del 39%) e discount (28%), entrambi i canali registrano dinamiche positive rispetto al 2023 (rispettivamente +8,4% e +6,9%) e confermano la tendenza con un ulteriore incremento anche nei primi due mesi del 2025 (+7,2% i discount e +1,9% i super).
Tra le carni avicole, la referenza prevalente sugli acquisti è il petto di pollo, che pesa per il 58% in valore e per il 48% in volume. Nel corso dei quattro anni dal 2021 al 2024, i prezzi del petto di pollo hanno nel complesso segnato un incremento del 17%, con incidenze differenti a seconda dei canali, con le punte più elevate presso i negozi tradizionali (+29%), dove però sono sempre meno gli acquirenti e i volumi si sono ridotti del 6%. Ha continuato a guadagnare terreno il canale discount, che, pur avendo applicato nel periodo in analisi un rincaro del 20%, ha visto i volumi venduti incrementarsi del 14%. La presenza più capillare dei discount nelle grandi città e la maggior attenzione ai reparti dei prodotti freschi ha agevolato la dinamica espansiva di questo canale, che per le carni avicole ha raggiunto nel 2024 un indice di penetrazione del 40% (era 34% nel 2021). I prezzi medi annui del 2024 sono oscillati tra gli 8,47 Ä/kg del discount agli 11,42 Ä/kg delle macellerie, con uno scarto del 26% tra canali.
Nel 2024 una dinamica leggermente flessiva si è rilevata per la categoria della carne elaborata avicola, che ha arretrato in termini di volume dello 0,5%, controbilanciata da un incremento del 6,1% dei volumi della carne avicola naturale. Anche in un arco temporale più lungo, le carni naturali sembrano essere favorite dalle scelte dei consumatori: infatti tra il 2024 e il 2021 queste sono aumentate dell’11,9% contro il 4,7% delle elaborate. Riguardo l’atteggiamento del consumatore nei confronti delle carni avicole, dall’analisi dei risultati del Consumer Panel di NIQ emerge un netto incremento di acquisti in volume da parte delle famiglie con figli in casa (+12%) e dei single over 55 (+7%), mentre le coppie con figli grandi (>24 anni) hanno ridotto del 3% i volumi acquistati.
Prospettive
La Commissione europea ha pubblicato il suo ultimo rapporto sulle prospettive agricole dell’UE “EU Agricultural outlook 2024-2035”, che presenta le proiezioni di mercato per il settore agroalimentare dell’UE fino al 2035. Secondo il rapporto, si prevede che il settore agricolo dell’UE contribuirà alla sicurezza alimentare globale, adattandosi al contempo a sfide come il cambiamento climatico e la mutevole domanda dei consumatori. Il rapporto prevede un cambiamento nei modelli di consumo dell’UE. Per quanto concerne il settore zootecnico, si evidenzia un calo marginale del consumo di carne bovina e suina. Solo per la carne avicola è previsto un aumento dei consumi. I cambiamenti nei modelli di consumo nell’UE e la salubrità e l’accessibilità economica delle carni bianche dovrebbero portare a un aumento della produzione avicola dell’UE di 770.000 tonnellate entro il 2035. Ciò si traduce in un aumento del consumo annuo pro capite da 24,2 kg a 25,8 kg. Nonostante i continui focolai di influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) nei principali Paesi produttori dell’UE e la crescente concorrenza da parte delle importazioni, la produzione di carne di pollo continua a crescere, trainata dalla forte domanda interna. L’influenza aviaria rimane comunque una sfida importante, che coinvolge l’intero mondo, con epidemie all’inizio della stagione invernale nell’emisfero settentrionale del globo e pesanti conseguenze in Sudafrica. Per affrontare il problema, sempre più Paesi avvieranno la vaccinazione, oltre alle misure di biosicurezza. A tal proposito l’Italia sta lavorando molto sul fronte della biosicurezza. I costi dei mangimi dovrebbero diminuire leggermente, ma le questioni geopolitiche globali e i rischi meteorologici potrebbero impattare negativamente. Con la prevista graduale ripresa del potere d’acquisto dei consumatori, l’attenzione sui prezzi sarà inferiore rispetto allo scorso anno; al contempo, migliorerà anche la domanda di prodotti di valore più elevato. In questo contesto di mercato basato sui prezzi, con costi di produzione volatili e rischi di influenza aviaria, i produttori dovranno concentrarsi su efficienza, approvvigionamento e biosicurezza ottimali, ma il miglioramento del potere d’acquisto dei consumatori dovrebbe portare gradualmente ad un aumento della domanda di prodotti premium e a valore aggiunto. Conoscere l’atteggiamento del consumatore nei confronti dei sistemi di produzione avicoli diventa imprescindibile se si vuole garantire e aumentare la fiducia verso il settore. Attualmente, infatti, il consumatore richiede che gli alimenti siano prodotti in modo etico, nel rispetto del benessere animale e dell’ambiente, garantendo la sicurezza dei lavoratori e un commercio equo. Per far sì che il settore avicolo continui il suo processo di sviluppo, quindi, diventa necessario adottare e comunicare una gestione responsabile e attenta a queste problematiche lungo tutta la catena produttiva.
Fonte: Tendenze e dinamiche recenti – Avicoli, aprile 2025 Ismea
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