La Cabannina è una delle razze bovine autoctone più importanti della Liguria, che da secoli rappresenta un elemento distintivo del paesaggio e delle tradizioni alimentari della regione. Originaria della piana di Cabanne, nel comune di Rezzoaglio (GE), questa razza si è sviluppata grazie alla capacità di adattamento dei suoi capi alle difficili condizioni dell’Appennino ligure. Oggi, la razza è tornata ad essere protagonista, con un importante lavoro di recupero che ha visto il numero di esemplari salire da 100 a 300 capi in pochi anni, ma sempre sotto il monitoraggio delle istituzioni per evitare il rischio di estinzione. A partire dai primi decenni del XX secolo, infatti, la razza Cabannina ha rischiato di essere perduta. Grazie al lavoro instancabile degli allevatori, supportati anche dal Presidio Slow Food e dalla creazione dell’APARC (Associazione Produttori Allevatori Razza Cabannina), è stato possibile un significativo recupero delle linee genetiche in purezza. Attualmente è censita come una razza a rischio, ma grazie agli sforzi di pochi allevatori appassionati, la sua presenza rimane garantita. Le aziende allevatrici, tra cui quelle aderenti al Presidio Slow Food e socie di APARC, sono oggi circa una trentina e si trovano nelle zone storiche della Cabannina, che includono il Genovesato, la Valle Scrivia, la Valpolcevera, l’entroterra di Chiavari e la Val d’Aveto. Il numero di capi attuali varia tra i 518 capi, secondo APARC, e i 714 capi, secondo la Banca Dati Nazionale dell’Anagrafe Zootecnica (BDN). Il Presidio Slow Food ha istituito un Disciplinare di produzione che impone agli allevatori di seguire rigide regole relative al benessere animale, alla tutela del territorio e alla sostenibilità. Gli animali sono allevati prevalentemente al pascolo, con una dieta composta per almeno il 70% da foraggi locali, e il restante 30% può essere integrato con concentrati naturali, sempre rispettando le normative ecologiche e di sostenibilità.
La Cabannina è una razza rustica, di piccola taglia e con un mantello castano scuro che può variare verso il bruno chiaro, caratterizzata da una striscia color crema sulla linea dorso-lombare, detta riga mulina, che assume sfumature rossicce con l’età. Queste caratteristiche fisiche, unite ad un rumine ben sviluppato, la rendono particolarmente adatta a un’alimentazione al pascolo e ad un allevamento in ambienti montani e impervi. Sono animali a duplice attitudine, forniscono sia latte che carne. Sebbene la produzione di latte non sia elevata, con circa 26 quintali a lattazione, il loro prodotto è di altissima qualità, perfetto per la caseificazione. Dal suo latte si ricavano prelibatezze eccezionali, come la ricotta stagionata, il sarazzu, ma anche formaggi freschi o stagionati come la prescinsêua e la formaggetta. La carne, invece, viene utilizzata per produrre salumi tipici come la mostardella della Valpolcevera.
L’allevamento della Cabannina non è solo una questione di conservazione di una razza, ma anche di valorizzazione di un intero territorio montano. I pascoli, ricchi di erbe spontanee e arbusti tipici dell’Appennino ligure, non solo offrono un’ottima alimentazione per gli animali, ma contribuiscono anche a mantenere il paesaggio montano, evitando il rischio di abbandono e degrado. Questo modello di allevamento estensivo ha un impatto ambientale minimo, grazie all’utilizzo di risorse locali e sostenibili. Gli animali vivono in un ambiente naturale, dove la loro alimentazione e la gestione dei pascoli rispettano le tradizioni agricole liguri. Gli allevatori sono persone che, vivendo nella zona collinare e montuosa delle province di Genova e La Spezia, affrontano con passione e impegno le sfide quotidiane della vita agricola. La loro attività non è solo economica, ma anche culturale, poiché si impegnano attivamente nella conservazione di una razza storica che ha saputo adattarsi alle difficoltà del territorio, contribuendo a mantenere vive tradizioni gastronomiche secolari. Il futuro della razza Cabannina non è solo una questione di numeri o di produzione, ma di passione, identità e sostenibilità. Ogni capo di Cabannina che pascola sui ripidi pendii dell’Appennino ligure racconta una storia di resistenza, di adattamento e di rispetto per il territorio. Gli allevatori che si dedicano con impegno a questa razza sono veri e propri custodi di un patrimonio millenario, che hanno scelto di sfidare le difficoltà del terreno e del clima per preservare una tradizione che rappresenta il cuore pulsante della Liguria. Sostenendo la Cabannina, non solo si supporta un’agricoltura sostenibile, ma si contribuisce a mantenere in vita un ecosistema, un paesaggio e una cultura che rischiano di svanire nell’indifferenza del tempo.
Chiara Papotti
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