L’assemblea annuale dei soci allevatori e del direttivo di Cooperativa Zootecnica Scaligera, importante realtà di produttori di carne bovina di prima qualità del Veneto, svoltasi lo scorso 23 maggio nella Corte Scaligera di Mozzecane (VR), ha quest’anno vantato la presenza di relatori della TESEO-CLAL, società indipendente che realizza analisi previsionali e di mercato nel settore agroalimentare su vari comparti tra cui quello delle carni. La tavola rotonda che ha fatto seguito all’assemblea, moderata da Paolo Tovo, si è incentrata sull’andamento del comparto delle carni bovine in Italia e all’estero, in particolare sul mercato, sui consumi e sulle strategie di valorizzazione. Riportiamo a seguire una serie di approfondimenti da parte di TESEO-CLAL e dei relatori alla tavola rotonda, ovvero:
Focus su mercato, consumi, strategie di valorizzazione, Marika De Vincenzi, team TESEO-CLAL, analyst Meat
Mondo: surplus e deficit
Per contestualizzare il comparto a livello mondiale Marika De Vincenzi ha illustrato i Paesi che sono autosufficienti nella produzione e nel consumo interno di carne: primo fra tutti c’è il Brasile, seguito da Argentina, Australia e Unione Europea. Non sono autosufficienti i Paesi del Sud-Est asiatico, la Corea del Sud, il Giappone, la Cina (che ha una carenza di 3 milioni e 725.000 tonnellate di carne), le Filippine e anche l’Arabia Saudita.
Italia in deficit
«Se l’UE complessivamente è autosufficiente, tuttavia ci sono Paesi che lo sono (Irlanda, Francia, Polonia) e altri che non lo sono, come l’Italia, che ha un tasso di autosufficienza del 47% e dipende fortemente dalle importazioni da Francia, Polonia e Irlanda» ha puntualizzato De Vincenzi. «Per ottenere questa percentuale abbiamo considerato italiani anche i bovini che acquistiamo dall’estero, ovvero i bovini da ristallo, che restano nei nostri allevamenti per almeno 6 mesi. Se eliminassimo da questo calcolo anche questi bovini, il tasso di autosufficienza sarebbe ancora più basso, intorno al 40%».
Consistenza degli allevamenti
Altro tasto dolente messo in luce da Marika De Vincenzi è la consistenza degli allevamenti dei bovini da carne in Italia: innanzitutto, in Piemonte, Veneto e Lombardia si trova il 54% dei bovini da carne, il che significa allevamenti di grandi dimensioni, a differenza delle altre aree. Ma cosa è successo ai nostri allevamenti? «Il confronto tra il 2024 e il 2014, quindi nell’arco esatto di un decennio, riporta un decremento di 19.046 unità. In tutte le regioni c’è stato un calo degli allevamenti, in particolare proprio Piemonte (–28%), Lombardia (–30%) e Veneto (–39%). A livello nazionale siamo passati da 83.790 allevamenti nel 2014 a 64.440 allevamenti nel 2024, un calo registrato soprattutto nelle aziende agricole di piccole dimensioni, mentre gli allevamenti con più di 500 capi sono leggermente aumentati».
Macellazioni
Nel 2024 in Italia sono stati macellati 1.263.000 bovini di 12-24 mesi, con un calo del 3,5% rispetto all’anno precedente. Solamente il 22,5% di questi bovini era nato in Italia.
Francia-Italia
Il 63,6% del totale macellato è rappresentato da bovini nati in Francia, a testimonianza del fatto che il nostro Paese è fortemente dipendente dai ristalli francesi. Va comunque rimarcato che nel 2024 la Francia ha ridotto del 3,3% il flusso di bovini vivi verso l’Italia, anche a seguito di un calo del patrimonio nazionale di bovini da carne. È invece aumentato l’export di carne dalla Francia all’Italia, che nel 2024 — contrariamente agli anni precedenti caratterizzati da una sostanziale stabilità — ha registrato un +8,9%. Probabilmente la Francia si sta strutturando per esportare più carne.
Consumi 2025
In merito ai consumi di carni fresche, nei primi tre mesi del 2025 nel suino c’è stato un aumento dei volumi del +3,1%, mentre i prezzi medi al consumo si sono mantenuti più o meno stabili e il prezzo medio al consumo del trimestre è stato pari a 8,35 e/kg. La carne bovina ha invece registrato una diminuzione dei consumi a volume dello 0,9% e un aumento dei prezzi medi al consumo del +6,9%, probabilmente anche a causa della minore disponibilità di prodotto. «Se aggiungiamo i consumi di carne avicunicola registriamo un aumento dei volumi dell’1,6% e un aumento dei prezzi al consumo del 2,3%» ha concluso De Vincenzi. «Tuttavia, il prezzo medio al consumo della carne avicunicola è stato pari a 8,31 e/kg. Cosa significa questo? Che probabilmente il consumatore si sta orientando verso carne più economica».
Tavola rotonda
Esperienze virtuose, innovazione e qualità con l’utilizzo del marchio SQNZ
«Proviamo insieme a rispondere a una domanda chiave: come possiamo costruire oggi un futuro solido per la carne bovina italiana e per chi la produce?» ha detto Paolo Tovo aprendo la tavola rotonda agli interventi dei relatori. «In uno scenario di consumo in calo e crescente sensibilità ambientale, quale visione strategica dovrebbe adottare la filiera della carne bovina per restare rilevante, quando abbiamo visto che siamo al 47% di autosufficienza produttiva?».
Il punto di vista di Carlo Angelo Sgoifo Rossi
«Questa domanda mi porta a fare una riflessione su tre punti» ha esordito il prof. Sgoifo Rossi. «Il primo verte sul calo dei consumi, che è l’aspetto più importante; il secondo su quelli che potrebbero essere i potenziali nuovi consumatori e il terzo riguarda i potenziali nuovi mercati per dare una visione virtuosa a quella che è la nostra filiera carne. Iniziamo con i motivi addotti a spiegare il calo dei consumi di carne vanno dalla crisi economica — che grava non poco sul portafoglio dei consumatori — alle informazioni assolutamente scorrette, denigranti, fuorvianti e penalizzanti il comparto. Siamo anche passati da una distribuzione al dettaglio, con la presenza del macellaio o del corner all’interno del supermercato che garantivano informazioni, aiutando il consumatore a percepire il giusto valore della carne bovina per tutte le sue qualità nutrizionali e salutistiche, ad una DO nella quale, purtroppo, i contenuti su prodotto, attività, filiera e su tutti gli sforzi fatti a livello di allevamento si sono completamente e totalmente perse. Il calo di consumi di carne e in particolare di carne bovina io credo sia invece legato ad un concetto di priorità». Il prof. Sgoifo Rossi centra subito un punto chiave: «quando consideriamo un alimento in termini di priorità per la nostra alimentazione, siamo pronti a sacrificare qualcos’altro per non perderne i benefici. Quindi, il primo punto per l’analisi di una filiera virtuosa è capire quali sono state le cause di questo calo di percezione del valore della carne. E le cause vanno imputate a mio parere innanzitutto ad una disinformazione micidiale, poi c’è la responsabilità della GDO che non ha mai trasferito in maniera stimolante e, diciamolo, qualificante, tutto ciò che viene fatto in allevamento».
E ancora, «Le previsioni ci dicono che già nel 2035 ci sarà un ulteriore calo di consumi di carne in Italia che raggiungerà il –10% e in Europa un –7%. Da non trascurare poi il calo violentissimo della popolazione italiana che dovremo affrontare con una maggior accoglienza di immigrazione perché ci mancheranno addirittura 12 milioni di persone tra riduzione delle nascite, quindi demografica, e pensionamenti. Tutta questa immigrazione — che si prevede passerà dagli attuali 4,5 milioni di immigrati a oltre 12 milioni —, ha delle abitudini alimentari che sono molto legate a quelle che erano le nostre 30 o 40 anni fa. E questo è un bene! Un’ultima osservazione va ai nuovi mercati: se guardiamo alla vicinissima Africa, l’Italia è il trait d’union tra il continente africano e quello europeo. In merito al consumo di carne bovina, nello specifico in Africa, si stima un aumento del +300% nei prossimi 25 anni e ad oggi viene acquistato il 40% del consumato».
Quali sono stati i principali risultati raggiunti negli ultimi due anni da Cooperativa Scaligera? L’analisi di Davide Maran
«Negli ultimi anni abbiamo lavorato molto bene e la carne di Cooperativa Scaligera oramai è diventata un prodotto riconosciuto dal mercato. Siamo presenti in tutta Italia e il nostro canale di riferimento sono sempre stati i grossisti e i macellai perché, come sottolineato anche dal prof. Sgoifo Rossi, GDO e DO non avevano interessa ad investire nel trasmettere il valore del prodotto» ha detto Davide Maran. «È vero, in futuro si mangerà meno carne, ma è altrettanto vero che si mangerà un prodotto migliore. Dietro al nostro marchio c’è un lavoro di filiera che si fonda sul benessere animale e sul valore della nostra zootecnia e questa è la filosofia alla base delle nostre strategie commerciali che, oltre al canale tradizionale, oggi si stanno sviluppando anche nella DO e, ultimamente, in GDO». Anche se il mercato italiano resta al centro delle strategie commerciali di Cooperativa Scaligera, qualcosa si muove anche su mercati esteri. «Ci sono realtà come l’Europa dell’Est, il Belgio, la Germania, che sanno riconoscere le carni di qualità».
Cosa significa SQNZ Sistema di Qualità Nazionale Zootecnia? Quali sono le strategie per il futuro della zootecnia? Come si fa a valorizzare gli allevamenti garantendone la qualità? La parola a Giuliano Marchesin
Una premessa: l’Organizzazione Produttori Unicarve è promotrice del marchio “Consorzio Sigillo Italiano”, un brand forte e autorevole che permette ai consumatori di riconoscere le produzioni ottenute rispettando i Disciplinari approvati dal MIPAAF e dalla Commissione europea, garantendo così la qualità del prodotto venduto. Il marchio “Consorzio Sigillo Italiano”, sinonimo di qualità, trasparenza e sicurezza, è un valore aggiunto per i nostri allevamenti e per tutta la filiera produttiva, controllata e regolamentata dal Sistema di Qualità Nazionale Zootecnia – SQNZ. «Questo Sistema potrebbe davvero essere la chiave per dare un valore aggiunto al bovino perché il nostro obiettivo, attraverso Consorzio Sigillo Italiano, l’AOP Italia Zootecnia, la OI IntercarnItalia, è far guadagnare di più agli allevatori» ha esordito Marchesin. «È un dato di fatto che oggi una bistecca su due non sia italiana. Se il nostro obiettivo è che le aziende zootecniche rimangano aperte occorre incentivare l’allevamento e la produzione. La relazione degli analisti di TESEO-CLAL sottolinea il fatto che i numeri siano in calo: occorre invertire il trend. Da parte nostra abbiamo lavorato e ottenuto un Sistema di Qualità Nazionale Zootecnia: ci sono le linee guida e c’è qualche finanziamento. Adesso occorre passare all’azione adottando questo Sistema che è trasparente, prevedendo dei controlli di qualità da parte dei tecnici interni con l’autocontrollo e controlli di certificazione da parte di organismi terzi. Quindi, sostanzialmente, siamo in grado di dire al consumatore che gli portiamo una qualità “certificata”. Passare all’azione vuol dire fare squadra, uniti e non divisi!».
Quanto pesa l’innovazione sia in stalla che a valle della filiera nella competitività di una cooperativa come Scaligera?
«L’innovazione porta sempre ad un risultato positivo, quindi credo che su una filiera come Scaligera — così come in tutte le filiere di carne bovina — applicare innovazione sia centrale. Da un punto di vista della conoscenza, dell’analisi dei dati, dell’informatizzazione e dell’automazione delle aziende, dell’applicazione di tecnologie in grado di far capire l’efficienza produttiva o l’inefficienza di alcune tipologie di alimentazione, allevamento o gestione degli animali. L’innovazione è determinante perché consente di diventare più competitivi!» ha sottolineato il prof. Sgoifo Rossi.
Opportunità di crescita per i soci allevatori di Scaligera: dove?
«Io credo che il risultato di oggi sia figlio delle strategie passate e, oggettivamente, le strategie che mettiamo tutti i giorni in pratica sono ben chiare. Ci consentono di differenziarci, posizionandoci sulla continuità di prodotto offerto e sulla qualità» ha concluso Davide Maran. «Le prospettive, a mio modo di vedere, sono molto interessanti. Siamo già ben posizionati, abbiamo soci allevatori che ci seguono, i nostri numeri non stanno calando, quindi crediamo molto nel lavoro che stiamo facendo. C’è un mercato che chiaramente è in continua evoluzione e che bisogna interpretare in maniera chiara: se il mercato nazionale non sarà in grado di riuscire ad assorbire gli aumenti e i nuovi costi, ci saranno sicuramente altri mercati in grado di farlo».
Elena Benedetti
>> Link: coopscaligera.it
To subscribe to a Magazine or buy a copy of a Yearbook
From traditional advertising to digital tools such as Newsletter and Direct Email Marketing. Let's build together the most effective communication strategy for your growth.
Find outFrom traditional advertising to digital tools such as Newsletter and Direct Email Marketing. Let's build together the most effective communication strategy for your growth.
Find out